Emma Bonino e la fuga del terrorista Toni Negri

15 marzo 2010

Correva l’anno 1983. Si sarebbe votato per il rinnovo del Parlamento, e il duo Bonino & Pannella pensò di offrire una candidatura a Toni Negri.

Professore di Dottrina dello Stato presso l’Università di Padova; fondatore dell’organizzazione eversiva nota come Autonomia Operaia, Negri, agli occhi di Emma e Marco, presentava un titolo che più di altri lo rendeva meritevole di un seggio parlamentare: in quel momento, infatti, alloggiava presso una confortevole struttura carceraria, in regime di custodia cautelare, con un bel fardello di accuse sul groppone. Eccole elencate: insurrezione contro lo Stato, banda armata, associazione sovversiva, rapina, furto, omicidio di due persone, sequestro di persona e danneggiamenti. Indiscutibilmente addebiti di tutto rispetto. Solo contro un pedofilo se ne sarebbero potuti muovere di peggiori.

Le elezioni ebbero luogo in giugno. I Radicali racimolarono 800.000 voti, il 2,2% dei consensi complessivi, e portarono nel Palazzo undici deputati ed un senatore. Tra gli eletti figurava anche il professore di Padova, naturalmente.

La prima seduta del nuovo Parlamento si tenne il 12 luglio.

La cronaca di quel giorno, nel racconto di Guido Guidi (Il Giornale, mercoledì 13 luglio 1983):

Toni Negri, dal principio alla fine, ha ostentato un sorriso smagliante dietro il quale si intuiva un grande imbarazzo: l’impatto è stato duro e la giornata, per lui, densa di avvenimenti e di emozioni. I missini lo hanno insultato pesantemente in aula; i democristiani lo hanno invitato a lasciare subito Montecitorio e, comunque, ad evitare di farsi vedere in giro; i magistrati romani, con una tempestività prevista ma abbastanza inusuale hanno chiesto alla Camera l’autorizzazione a procedere contro di lui e, soprattutto, ad arrestarlo perché “i fatti contestati sono eccezionalmente gravi”.

Il primo adempimento, infatti, che la confermata presidente Nilde Jotti ha dovuto compiere è stato quello di comunicare all’assemblea che il procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, Franz Sesti, aveva chiesto d’avere la possibilità di riprendere subito l’azione penale nei confronti del neodeputato e, quindi, il processo forzatamente sospeso undici giorni or sono nell’aula del Foro Italico.

Le accuse sono quelle note da tempo: insurrezione contro lo Stato, banda armata, associazione sovversiva, due omicidi (uno volontario ed uno preterintenzionale), rapine, sequestro di persona, furti, danneggiamenti. I supporti, che il procuratore generale ha raccolto in un dossier molto voluminoso, sono costituiti non soltanto dalle confidenze di numerosi “pentiti”, ma – e questo è un aspetto abbastanza singolare del caso – dalle stesse ammissioni fatte da Toni Negri nel suo interrogatorio al Foro Italico, bruscamente interrotto dalla elezioni a deputato (…).

Per mettere bene a fuoco questa vicenda, poi, non si può prescindere dal considerare l’opera saggistica del professore di Padova. In tomi come “Il dominio e il sabotaggio” (1977), infatti, Negri definisce la propria visione politica; in qualche modo avallata, in virtù della candidatura offertagli, dal duo Bonino & Pannella:

L’azione insurrezionale contro lo Stato si articola nell’opera di distruzione dello Stato (…). La crisi capitalistica deve avere un effetto imposto e dominato dal potere proletario. Destabilizzare il regime non può essere qualcosa di diverso dal progetto di destrutturare il sistema. L’insurrezione non può essere separata dal progetto di soppressione dello Stato (…). Smantellare il sistema nemico comporta, immediatamente, la necessità di attaccare, di destabilizzare il suo sistema politico (…). Il metodo di trasformazione sociale è quello della dittatura e della eliminazione del nemico (…). E noi possiamo solo rispondere che la dittatura è, non può che essere, e noi faremo tutto quanto ci è possibile – fino a sacrificare la nostra vita, come facciamo oggi con la rivoluzione, lo faremo domani con la dittatura – perché essa sia un processo collettivo finalizzato alla libertà, all’emancipazione del proletariato (…)”.

Torniamo ai fatti.

La Camera, avendo ricevuto dagli inquirenti romani la succitata richiesta a procedere contro il leader di Autonomia Operaia, il 19 settembre di quell’anno la mise ai voti; e i deputati furono chiamati a pronunciarsi in merito all’incarcerazione di Toni Negri. Questi, però, mentre a Montecitorio si deliberava sulla sua sorte, decise di correre ai ripari e di abbandonare il Paese.

Il racconto di Massimiliano Scafi (Il Giornale, venerdì 23 settembre 1983):

Le tracce del leader dell’Autonomia si perdono martedì sera. In quelle ore il docente stava seguendo tramite Radio radicale il dibattito a Montecitorio da un rifugio segreto. Dalla sede del gruppo parlamentare del Pr Jaroslav Novak, imputato a piede libero nel processo 7 aprile, si teneva continuamente in contatto telefonico con Negri. “Era vicino Milano – ha detto Novak – in casa di amici”.

Da allora più nulla. E’ già all’estero, al sicuro, afferma Pannella. Potrebbe aver passato la frontiera con il suo tesserino universitario. Si trova a Parigi? E’ a Strasburgo? Oppure a Berlino? Qualcosa bolle in pentola. Pannella starebbe preparando una mossa ad effetto, in vista delle elezioni europee dell’84, candidando forse il professore nelle proprie liste. Rischia però nel frattempo un’incriminazione per favoreggiamento (…)”.

Latitanza; una fuga concordata con i vertici del Partito Radicale; Pannella che garantisce che Negri “è già all’estero, al sicuro”, e che, a sua volta, rischia “un’incriminazione per favoreggiamento” dello stesso.

Ma come andarono davvero i fatti, in quell’occasione? I Radicali aiutarono il terrorista Toni Negri ad espatriare?

Probabilmente in questa storia ci sono due verità: quella accertata – a suo tempo – nelle aule di giustizia; e quella custodita – ancor oggi segretamente e gelosamente – da chi, a vario titolo, partecipò a quella vicenda favorendo la fuga del leader di Autonomia Operaia.

Tra la prima e la seconda verità, come spesso capita in situazioni del genere, c’è un abisso. Lo appureremo a breve.

La prima verità può essere raccontata facilmente, grazie a Wikipedia:

Negri fuggì in Francia grazie all’aiuto di Donatella Ratti (da cui ebbe una figlia, Nina) e di Nanni Balestrini”.

La seconda verità, invece, è racchiusa in un libro pubblicato nel 1993 da un giornalista del gruppo Rizzoli Corriere della Sera, Mauro Suttora. Il libro s’intitola “Pannella, i segreti di un istrione”; e ciò che a noi interessa è contenuto nel Capitolo 23 del medesimo (quello dedicato al caso Toni Negri):

Il Parlamento concede l’autorizzazione all’arresto di Toni Negri, e i radicali non votando risultano determinanti. Nel frattempo, però, il professore è scappato in Francia sulla barca di Emma Bonino (…)”.

Suttora è stato da me contattato via mail; abbiamo avuto un breve colloquio, e nel corso dello stesso gli ho rivolto alcune domande a cui gentilmente ha risposto:

Lei accusa Emma Bonino di aver favorito la fuga di Toni Negri, mettendogli a disposizione la propria barca?

Suttora: “Non è un’accusa, è una constatazione. All’epoca sarebbe stata una rivelazione, perché nessuno lo scrisse. Forse qualche pm zelante avrebbe potuto addirittura incriminarla”.

Com’è venuto a conoscenza di questa informazione?

Suttora: “Dirigenti radicali”.

Quando ha scritto il libro era in possesso di prove che documentassero la succitata asserzione?

Suttora: “Solo la rivelazione confidenziale di una fonte”.

E’ mai stato querelato dalla Bonino per quanto ha scritto nel suo libro?

Suttora: “No”.

Emma Bonino, dunque, mettendogli a disposizione la propria barca, avrebbe aiutato a fuggire in Francia (è un reato) Toni Negri: una persona accusata di insurrezione contro lo Stato, banda armata, associazione sovversiva e omicidio.

Lo slogan che ha scelto per le Regionali del Lazio è: “Ti puoi fidare”.

Senz’altro.

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Petra Haden & Bill Frisell

14 marzo 2010

 

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Ogni promessa è debito

13 marzo 2010

Enrico Letta ieri garantiva:

Chi attacca il Colle (nel corso della manifestazione contro il decreto salva-liste, ndr) rompe con noi. Se ci saranno parole fuori luogo i rapporti con quelle forze politiche si devono considerare interrotti. Sono fuori dall’alleanza”.

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Il blog di Renata Polverini



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Il programma elettorale di Renata Polverini

13 marzo 2010

Di seguito un estratto del programma di governo di Renata Polverini (cliccando qui è possibile leggerlo in versione integrale):

CON TE

La coalizione che sostiene la candidatura di Renata Polverini si riconosce nei valori della Costituzione della Repubblica e nei principi posti a fondamento della nostra democrazia e assume, come primo impegno, la difesa della visione del mondo che ispira la Carta costituzionale, il ripudio di ogni suggestione totalitaria, la diffusione, soprattutto tra le nuove generazioni, di una cultura basata sulla tolleranza, sul rispetto reciproco, sulla solidarietà, sulla netta condanna di ogni forma di razzismo, sulla dignità del lavoro. Partendo da questo preambolo, declineremo nel nostro programma le altre grandi parole d’ordine della comunità politica che si raccoglie intorno a Renata: l’orgoglio della nostra identità nazionale, il valore fondante della famiglia, l’aspirazione alla giustizia sociale e la difesa, sempre, dei diritti dei più deboli. La moralità, che rappresenta l’onore della politica, è certo tra i requisiti più importanti che oggi reclamano i cittadini da quanti si accingono a governare il nostro territorio. Per questa ragione non hanno trovato posto nelle nostre liste candidati condannati per corruzione. E’ un primo segnale, al quale dovrà far seguito un più complessivo passo indietro della politica da ogni eccesso di arroganza, da qualsiasi straripante invadenza nella cosa pubblica. A cominciare dalla sanità, dove troppo si è preteso da chi soffre e da chi è malato, senza nulla togliere alle ragioni di un vecchio modo di pensare la politica.

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Regionali Campania e Lazio (sondaggio): Caldoro stabilmente avanti e la Polverini ritorna in vantaggio

11 marzo 2010

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Marco Travaglio, la bocca della verità

11 marzo 2010

Consiglio vivamente di guardare entrambi i video (soprattutto il primo), per intero.

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Vogliono vincere facile? Consentiamoglielo

10 marzo 2010

Se fossi Renata Polverini rinuncerei a correre nel Lazio e, tra me e me, direi: lor signori del Pd vogliono “vincere facile”, cioè a tavolino? E io li accontento. Rinuncio a correre.

Lo faccio perché considero scorretto e sleale il comportamento dei miei avversari. E poi, Bersani mi ha preso per il culo per tanti giorni e io davvero non ne posso più della sua doppiezza: prima ha dichiarato che non avrebbe voluto vincere a tavolino; poi, però, non ha chiarito cosa avrebbe voluto il governo facesse per rimediare al caos liste; poi è stato messo al corrente del decreto interpretativo e nulla ha avuto da ridire sul provvedimento, salvo scagliarsi subito dopo – e pubblicamente – contro lo stesso; infine, ha rifiutato finanche l’ipotesi avanzata dai Radicali – suoi alleati – di far slittare le votazioni ad aprile.

Che dovrei fare: accettare di gareggiare con questo genere di persone? Con chi, se si fosse trovato nelle mie stesse condizioni, e lo sa! (“Noi ci saremmo comportati in modo opposto“), sarebbe stato aiutato dalla mia parte politica (com’è avvenuto alle Europee); e invece, siccome il guaio è capitato a me, se ne fotte allegramente di venirmi incontro onde ristabilire cavallerescamente una condizione di “parità di gioco”?

No, io rinuncio: non gareggio con questi ladri di democrazia.

Alzo bandiera bianca.

Dite quello che vi pare, ma a me dei giudici che impediscono a Roberto Formigoni di candidarsi in Lombardia e al Pdl di candidarsi a Roma, fanno venire in mente un golpe. Fosse successo ai nostri, staremmo già tutti in piazza. Voglio che il centrosinistra vinca le elezioni, senza scorciatoie e soprattutto senza appoggiarsi alla magistratura” (Mario Adinolfi, membro della Direzione nazionale del Pd).

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Regionali Piemonte, sondaggi a confronto

10 marzo 2010

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Mago Pidiello (il Pd parla ai propri elettori)

10 marzo 2010

Ammazza, che spot elettorale. Chi lo ha girato, Nanni Moretti?

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Tribunali rivoluzionari. Hasta la victoria, siempre!

9 marzo 2010

Quella che vedete ripresa in questo video del Tg3 è Anna Argento, presidente della prima sezione della Corte d’Assise della Capitale. E’ la persona che ha impedito al Pdl di presentare la propria lista nella Provincia di Roma.

Guardate il filmato al minuto 00.03, e noterete – in basso a sinistra – questo dettaglio (un quadro raffigurante Che Guevara):

E noi dovremmo credere all’imparzialità di questa persona?

Ci risulta difficile.

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