Luca Ricolfi dice che Berlusconi ha rispettato il 61,1% del Contratto con gli Italiani

Breve premessa

Dunque, questo post contiene la trascrizione integrale della puntata di Otto e mezzo, condotta da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni, cui ha partecipato il Professore Luca Ricolfi.

In questa trascrizione si dà  conto del giudizio, che l´intellettuale di sinistra ha espresso sull´operato del Governo Berlusconi. Un giudizio che non è affatto in linea con ciò che dice la stragrande maggioranza dei leader del centrosinistra. Infatti pur essendo critico nei confronti dell´operato del centrodestra, Ricolfi tuttavia riconosce, con grande onestà  intellettuale e morale, i risultati conseguiti dal Governo Berlusconi.

Su tutti, vi riporto solo sommariamente (rinviandovi alla lettura completa della trascrizione) due giudizi del Professor Ricolfi, e che riguardano due temi topici: l´aumento delle pensioni e la crescita dell´occupazione.

A questo riguardo Ricolfi ha dichiarato: “La promessa sulle pensioni è stata realizzata al cento per cento. Ha aiutato esattamente chi ne aveva bisogno. Sull´occupazione, promesse mantenute all´80 per cento. E non è vero che è aumentato il lavoro precario“.

Detto ciò, quelli che hanno il coraggio di leggere i giudizi dell´intellettuale di Sinistra Luca Ricolfi (che attualmente insegna Metodologia della Ricerca Psicosociale presso la Facoltà  di Psicologia dell´Università  di Torino), continuino pure la lettura di questo post.

Gli altri, quelli cui hanno fatto il lavaggio del cervello, quelli per cui il Governo Berlusconi non ha fatto niente, è meglio che lascino perdere.

Perché Ricolfi non è un lobotomizzato o un servo: Ricolfi è uno studioso serio, e non s´è venduto l´anima al Diavolo. Talchè non ha affatto difficoltà  a raccontare la Verità .

Non lasciatevi scoraggiare dalla lunghezza. Buona lettura.

Ferrara – Il titolo della puntata di questa sera potrebbe essere questo: Studioso molto serio apprezzato scientificamente giudica il contratto con gli italiani di Silvio Berlusconi e questo studioso serio essendo anche una persona di sinistra, trova che il contratto è stato realizzato al 61 e qualcosa per cento.

Giornalista poco serio, Giuliano Ferrara, imbastisce una piccola rissetta televisiva sulle percentuali e tenta di dimostrare che se lo dicono gli studiosi seri di sinistra che Berlusconi ha realizzato in larga misura il suo programma, allora è vero.

Ecco, questa trasmissione non la facciamo. Ne facciamo un´altra.
Abbiamo con noi il professor Luca Ricolfi che è autore di due libri sicuramente irritanti per la sinistra, pur essendo lui una personalità  del mondo accademico e di ricerca libera, di sinistra, progressista.

Uno si intitola “Perché siamo antipatici” e dice: a sinistra abbiamo troppo senso di superiorità , troppo sussiego e risultiamo troppo antipatici a un numero troppo elevato di italiani.
L´altro libro è “Tempo scaduto. Il contratto per gli italiani alla prova dei fatti”.
Solo che non c´è scritto, come si potrebbe immaginare se il suo autore fosse un propagandista della Casa delle libertà : tutto bene, stiamo tutti benissimo, la situazione non potrebbe essere migliore. Ci sono scritte idee, cifre e percentuali che vanno analizzate senza piegarle alle interpretazioni.

La prima cifra che le chiedo di spiegare è questo 61 per cento, perché fa una certa impressione l´idea che un uomo politico faccia un programma di una sola pagina, e non di 280, ci scriva sopra delle cifre e dica: questi sono i risultati che mi propongo, e poi all´ingrosso li realizza al 61 per cento.

Non è la percentuale che Berlusconi aveva promesso di realizzare, è inferiore.
Berlusconi forse non si dovrebbe neanche presentare alle elezioni stando al suo contratto e alla lettura che lei ne dà , però il 61 per cento più qualcosa fa impressione.
Come è arrivato a maturare questo giudizio?

Ricolfi – Intanto il 61,1 per cento è una media.
Le promesse di Berlusconi erano 5. Io ho fatto la media aritmetica dei gradi di realizzazione delle 5 promesse. E quello che ho constatato è che le 2 promesse che presumibilmente erano le più importanti per Berlusconi non sono assolutamente state mantenute, e sono quella fiscale, mantenuta grosso modo al 55 per cento, e quella sulla sicurezza – aveva promesso una forte riduzione del numero dei delitti e dei reati – mentre nella legislatura registriamo un aumento.

Quindi chi volesse dire che queste due promesse sono più importanti potrebbe finire il discorso qui e dire: le cose più importanti non sono state fatte. Berlusconi non ammette, almeno finora, di non aver onorato il contratto.

Sulle altre promesse invece ci sono le sorprese per me più interessanti perché io credo che qualsiasi persona di buon senso sulle prime due promesse è d´accordo.

Sulle altre promesse invece abbiamo delle sorprese.
La più grossa credo sia quella sulle pensioni.
Perché la Casa delle libertà  e Berlusconi sono stati accusati per cinque anni praticamente di non aver mantenuto questa promessa e io mi sono preso la briga di andarmi a rivedere la cassetta. Perché la promessa non era chiarissima.

Diceva che le pensioni minime venivano portate a un certo livello. Cioè a un milione al mese. Poi mi sono andato a vedere la cassetta della trasmissione in cui aveva fatto questa promessa, e lo consiglio a tutti perché viene da piangere.
Se uno è di destra gli viene da piangere. Perché c´è un tale abisso…C´è un abisso tra sogno raccontato, che devo dire aveva colpito anche alcune persone a sinistra perché era un sogno di modernizzazione, e quello che poi è stato realizzato. Io ho consigliato al centrosinistra come unico spot della campagna elettorale: guardate quella cassetta, basta riguardarla.

Ferrara – Lei l´ha guardata e cosa ha trovato?

Ricolfi – Ho trovato che in trent´anni di attività  Bruno Vespa forse in quella occasione ha trovato il top.

Ha fatto veramente quello che dovrebbe fare un conduttore anglosassone, ha incalzato il premier.

Ma come un milione al mese. Ma a tutti? Veramente a tutti?

E lì Berlusconi è stato chiarissimo. Incalzato da Vespa ha detto che questa promessa non era destinata alla totalità  dei pensionati che prendevano una pensione inferiore al milione al mese ma a un certo insieme di pensionati, cioè a quelli che non avevano altri redditi e non avevano altre pensioni, che non avevano un coniuge con una pensione sopra un certo livello. Ed era stato chiarissimo.

Bisogna anche tenere presente che in Italia non abbiamo 22 milioni di pensioni e 10 milioni di pensionati veri e propri. Cioè ci sono pensionati che prendono 3-4 pensioni. Quindi non si poteva dare questo aumento in modo generalizzato.

Ferrara – E lei dice che lo ha realizzato al cento per cento…

RicolfiSì, perché quelli che avevano un solo reddito inferiore al milione hanno avuto l´aumento. Quindi questa promessa io l´ho data realizzata al cento per cento. Ed è la cosa che sorprende di più quando si parla di questo libro.

Ferrara – Quindi per obiettività  secondo lei la sinistra dovrebbe smetterla di dire: ma i pensionati sono tantissimi e solo pochi hanno ricevuto questi aumenti…

RicolfiMa avrebbe dovuto smettere da subito. Quello è stato un provvedimento estremamente selettivo. Perché è andato ad aiutare esattamente chi ne aveva bisogno e chi ne aveva un bisogno estremo.

Ferrara – L´altra cosa che incuriosisce è il suo giudizio sulle grandi opere. Anche lì lei dice che c´è un grado di realizzazione della promessa.

RicolfiDue terzi circa, ma lì il discorso interessante non è il grado di realizzazione. Perché la promessa era nominale e l´apertura dei cantieri non vuol dire nulla. Se lei apre un cantiere nello stretto di Messina domani e non ha fatto ancora nulla, sono nominalmente 4 miliardi di euro di investimento.

Ferrara – Quindi la promessa era un po´ farlocca?

Ricolfi – La cosa sulle grandi opere che ho scoperto, anche se nessuno è sicuro, gli indizi che ho raccolto, anche se i dati sono confusissimi, portano a ritenere che la promessa sia stata mantenuta in quella misura ma che sia stato creato un enorme debito occulto. Cioè il valore delle opere in gara o che hanno vinto una gara è molto maggiore degli stanziamenti.

Ferrara – E ha impegnato dei soldi per il famoso cantieramento, cioè per dichiarare aperti i cantieri che in realtà  non ci sono nel bilancio dello stato…

Armeni – Che ci sarebbero in un futuro governo?

Ricolfi – Qualsiasi futuro governo avrà  questi 30 miliardi da trovare per le opere che hanno vinto le gare. Non dico per il piano delle grandi opere, che è enorme, ma solo per quelle per cui è stata aperta una gara. Tanto per dare degli ordini di grandezza, il piano delle grandi opere ai prezzi attuali è 250 miliardi di euro. Quattro anni fa era 125, quindi ha raddoppiato il valore delle opere in quattro anni. Di questi 250 miliardi di euro, che hanno vinto una gara, o stanno per vincerla, sono circa 70 miliardi. Di questi 70 miliardi una parte, circa 20/30 miliardi è coperta, gli altri no, bisogna trovarli.

Ferrara – Quindi è realizzata per i due terzi però era una promessa nominale, quindi poco verificabile all´atto pratico.

Armeni – Arriviamo al lavoro. Perché il professor Ricolfi dice un´altra cifra: 61,1 per cento. Ma gli italiani pensano che sia stata realizzata solo al 30 per cento.

Ricolfi – C´è più scarto nella percezione della realtà  del lavoro. Cioè secondo i conti che ho io…

Ferrara – Lei dice 80 per cento…

Ricolfi80 per cento. Ho fatto il calcolo di quanto dell´incremento occupazionale va tolto perché sono regolarizzazioni di contratti, c´è una discussione complicatissima su questo. Io ho fatto una stima e sono arrivato alla conclusione che levando questi 200 mila e rotti posti di lavoro fasulli perché sono regolarizzazioni di immigrati, si arriva a un 70/80 per cento di realizzazione della promessa.
La gente interrogata invece trova che sul lavoro le cose sono andate malissimo, è proprio la promessa su cui gli italiani sono più insoddisfatti. C´è uno scarto.

Ferrara – La ragione?

Ricolfi – La ragione io penso sia questa, è una congettura. C´è stato un incremento occupazionale. Poi se volete possiamo anche parlare della precarietà  o meno, perché, contrariamente a quello che si pensa, questo incremento occupazionale non è stato di lavori precari. A fronte di questo incremento occupazionale la gente invece dice che la precarietà  è enormemente aumentata, io stesso ho questa percezione, tutti lo pensiamo, l´impressione è che la precarietà  sia aumentata e non ci siano tutti questi posti di lavoro in più. Allora qual è la spiegazione?

Secondo me c´è una spiegazione molto semplice ma molto forte.
L´Istat in questi anni ci ha contato delle cucche, delle storie in buonissima fede, sull´inflazione. Cioè ci sono degli studi molto seri soprattutto del professor Luigi Campiglio dell´Università  Cattolica di Milano, che sostengono l´ipotesi che l´inflazione in Italia dopo l´introduzione dell´euro sia stata compresa tra il doppio e il triplo di quella ufficiale.

I dati ufficiali sono così assurdi che tra il 2001 e il 2002, danno una riduzione dell´inflazione.

Se ammettiamo che per un attimo nel 2001 e nel 2002 e nel 2003 con l´introduzione dell´euro ci sia stato uno scalino improvviso e forte ne livello generale dei prezzi, non registrato dalle statistiche ufficiali, questo cosa produce sulle famiglie?
Produce una riduzione del potere d´acquisto, di cui esistono fortissimi indizi.
I dati Isae provano che la gente ricorre all´indebitamento, provano che la gente ricorre al credito al consumo.

Ma se c´è una riduzione del potere di acquisto, una famiglia normale che ha un lavoratore stabile, una moglie lavora part time e un ragazzo che fa un lavoro atipico, a un certo punto non ce la fa più.

E che cosa dice. Che c´è troppa precarietà . Ma non è che la precarietà  è aumentata rispetto a prima, è diventata insopportabile.

Ferrara – Non è aumentata nelle statistiche sul lavoro, ma è diventata insopportabile socialmente perché c´è stata una grande inflazioni dell´euro.

Armeni – Sul libro c´è scritto che l´aumento della riduzione della disoccupazione è dovuto a uno scoraggiamento. Cioè soprattutto nel sud la gente dopo un po´ non cerca più lavoro e forse anche questo dipende un po´ da questa sensazione di cui lei parlava.

Ricolfi – Ma il fatto è che la disoccupazione ha una dinamica complicata che dipende dagli aumenti occupazionali in modo contraddittorio, nel senso che quando si crea un aumento occupazionale la disoccupazione può anche crescere, in quanto la gente si presenta sul mercato del lavoro perché ci sono delle occasioni, e viceversa quando l´occupazione diminuisce.

C´è sempre un effetto che tecnicamente si chiama il lavoratore scoraggiato e il lavoratore aggiuntivo.

Questo fenomeno del lavoratore scoraggiato viene di solito imputato dall´Istat al sud.
Io ho fatto dei controlli econometrici e mi risulta esattamente il contrario: l´unico posto d´Italia nel quale prevale il meccanismo opposto, cioè il lavoratore aggiuntivo, è proprio il Mezzogiorno.
In ogni caso questo è irrilevante dal punto di vista del discorso che facciamo.
A noi interessa quanti posti di lavoro sono stati creati.

Ferrara – Un´altra cosa sulla quale la gente si interroga è: Berlusconi è stato sfortunato? Lui lo sappiamo, è andato al governo nella primavera del 2001 subito, come gentile biglietto d´ingresso, ha avuto il G8, cioè gli scontri di Genova, e poi è arrivato l´11 settembre. E il mondo ha tremato…
Lei formula un giudizio che mette in imbarazzo molti commentatori di sinistra e che io non voglio strumentalizzare.
Anzi, io forse da questo punto di vista sono più severo di lei in termini volontaristici, di decisionismo politico verso la politica del governo. Però il suo giudizio è interessante, curioso.

Lei dice che nessun economista, nel momento in cui Berlusconi si è presentato in tv da Vespa per il contratto con gli italiani, poteva immaginare che quelle promesse si sarebbero dovute scontrare con la realtà  che noi abbiamo avuto poi sotto gli occhi.

Ricolfi.

Ferrara – Sarebbe questo il beneficio delle buone intenzioni. Lui ha promesso delle cose che poteva allo stato dei fatti mantenere. Casomai dopo ha avuto la responsabilità , che molti gli rimproverano, di non fare un discorso di verità  al paese e dire: guardate che non le posso più mantenere. Com´è questa faccenda dal suo punto di vista?

RicolfiPiù o meno come l´ha raccontata lei. Nel senso che io distinguo responsabilità  politiche e fattibilità  delle promesse.
Le promesse di Berlusconi oltre a essere chiare, cosa che io considero un fatto positivo, e addirittura una rivoluzione nella comunicazione politica, erano realizzabili in base alle informazioni che si avevano in quel momento.
Perché mancavano due informazioni fondamentali che ci sarebbero state dopo: l´entità  del buco di bilancio lascito dal centrosinistra, ancora maggiore di quello che Brunetta aveva valutato prima del voto, ma soprattutto la stagnazione.

Ferrara – Il buco elettorale, le finanziarie di Amato

Ricolfi – Il ciclo elettorale, la spesa allegra, che c´è anche adesso tra l´altro..

Ferrara – Certo, non ne dubitavo.

Ricolfi – Ed è molto maggiore di quel che si dice, credo. L´altra cosa che non era prevedibile è che l´Europa in particolare l´Europa dell´euro, di cui noi facciamo parte, avesse un tasso di sviluppo basso come quello che c´è stato negli anni successivi.

Io non dico che la previsione del governo del 3,1 per cento annuo fosse realistica, però uno sviluppo che anziché essere dello 0,5 fosse stato dell´1 o dell´1 e mezzo per cento avrebbe completamente cambiato il quadro.

Di qui però comincia il discorso politico. Queste promesse possono essere giudicate buone o cattive e qui il mio giudizio è molto negativo, nel senso che se le avesse realizzate completamente adesso saremmo a gambe all´aria sui conti pubblici per quanto riguarda il piano delle grandi opere, che se fosse stato nei tempi e fosse stato realizzato li avrebbe sballati.

Ferrara – Così la parte fiscale. Però io voglio farle la domanda delle cento pistole.
Dopo avere detto queste cose che a me sembrano molto responsabili e non inducono di per sé né a votare a favore né contro Berlusconi, lei che cosa risponde all´uomo di sinistra, all´uomo della strada di sinistra che le chiede: ma professor Ricolfi, lei avrà  degli altri motivi, anche generali (che ne so, le famose leggi cucite su misura, oppure avrà  altri elementi…) lei avrà  degli strumenti di critica, presumo, per il modo di governare di Berlusconi…ora lei in campagna elettorale ci viene a ripubblicare il suo libro “Tempo scaduto” e a dire queste cose che un mascalzone come Ferrara in combutta con la Armeni magari poi spiattella davanti a centinaia di migliaia di italiani. Come risponde?

Armeni – Berlusconi si doveva presentare?

Ricolfi – Non si deve assolutamente presentare perché i patti si rispettano. Quanto ai motivi per votare o non votare Berlusconi ci sono vari discorsi.

Ferrara – No, non i motivi per non votare Berlusconi. Ma l´obiezione: professor Ricolfi, ma lei è matto?

Ricolfi – Ho capito, io dovrei avere dei motivi diversi per non votare Berlusconi.

Ferrara – Sì e mettere un po´ sotto il tappeto prima delle elezioni la sua analisi.

Ricolfi – I motivi sono quelli che lei ha evocato ma ce ne è anche un altro molto più importante, perché si parla tanto di pericoli istituzionali, di fascismo eccetera, ma il vero pericolo del paese non è quello.

Ferrara – E´ il populismo?

Ricolfi – No. Berlusconi aveva un programma anche di tipo liberale che non ha minimamente attuato. Quindi quello che i liberali si chiedono in Italia è chi ha più possibilità  di realizzare i cambiamenti di tipo liberale che Berlusconi aveva promesso, che Prodi aveva provato di fare a suo tempo?

Ferrara – Ma l´obiezione di lavorare per il re di Prussia?

Ricolfi – Io le faccio una contro-domanda. Se raccontare le cose per come stanno significa essere strumentalizzati allora cosa dobbiamo fare?
Raccontare balle o cucche?
Possiamo arrivare alla conclusione di non votare Berlusconi anche senza raccontarci cucche. Non si vede perché bisogna fare un quadro dell´Italia sbagliato che ci porterà  a delle terapie sbagliate.

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1 Response to "Luca Ricolfi dice che Berlusconi ha rispettato il 61,1% del Contratto con gli Italiani"

  • Marco says:
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