Alleanza Nazionale dice addio al partito unico

Dunque, come era normale aspettarsi, il centrodestra italiano incomincia a manifestare qualche segno di stanchezza, a voler essere generosi. 

L’insieme degli appuntamenti elettorali che si sono avvicendati negli ultimi mesi, ma anche negli ultimi anni, ha evidenziato un appannamento dei consensi. Che impone un ripensamento della alleanza.

Ma un ripensamento non può e non deve significare la rottura dell’alleanza, ma solo e soltanto la ridefinizione delle strategie e delle istanze da proporre al popolo.

Non va tutto bene, ci mancherebbe. Ma io non credo nemmeno che vada poi così tanto male.

Non do un giudizio particolarmente “politico” sul pronunciamento a favore del No alla riforma costituzionale, da parte della maggioranza di quanti si sono recati alle urne.

E quando dico che non do un giudizio politico, intendo dire che il No non è stato una bocciatura (ulteriore) al centrodestra. Affatto.

Ha prevalso un principio di “precauzione”: gli italiani sono quello che sono.

Hanno un’indole conservatrice.

A mio modestissimo avviso, con il No alla riforma costituzionale hanno semplicemente espresso un No ad un cambiamento “foriero” di tali e tante novità , da creare ansia e perplessità.

Che tutto cambi perché nulla cambi davvero. L’Italia è così.

D’altra parte ci ritroviamo ad essere guidati dal centrosinistra (dell’Unione), che altro non è se non la riproposizione del vecchio “centrosinistra storico”: l’alleanza che ruotava attorno al perno Dc/Psi/Psdi.

Due nomi per tutti: Ciriaco De Mita e Nicola Mancino. Come dire: archeologia politica e partitocratica. Giusto per non incorrere in querele!

Ma sta bene al cinquanta per cento degli italiani, più uno zero virgola sei per mille (0,006), e allora stia bene a tutti!

Si diceva che il centrodestra evidenzia segni di stanchezza. Senza dubbio.

Però mostra anche l´intenzione di procedere ad un ripensamento complessivo dell’alleanza.

Qui mi interessa soprattutto verificare cosa stia capitando in casa di Alleanza Nazionale, il secondo partito della coalizione di centrodestra, e l´unico partito di Destra italiano.

Dunque, ieri si è tenuto un esecutivo di Alleanza Nazionale, presieduto da Gianfranco Fini, al termine del quale sono emersi alcuni orientamenti che devono essere interpretati. Perché il loro significato non è univoco, almeno dal mio punto di vista.

Innanzitutto anche da An è arrivato uno stop al partito unico di centrodestra, perché:

l’ipotesi si è oggettivamente allontanata“.

E qui iniziano i miei problemi interpretativi.

Uno stop (definitivo?) al partito unico di centrodestra è un clamoroso errore strategico.

Innanzitutto l’Italia ha bisogno di una semplificazione del quadro politico, e ancor più di quello partitico.

Avremmo bisogno di un confronto tra due grandi partiti: uno di centrosinistra e uno di centrodestra.

Avremmo bisogno di una maggiore condivisione, non solo dei “valori della repubblica”, ma anche delle politiche (economiche in primis) che devono essere adottata per garantire al Paese stabilità , prosperità , e piena occupazione.

Il radicalismo va accantonato: nuoce al paese.

L’essere ondivaghi non serve. E men che mai serve che l’avvicendamento tra le due coalizioni, porti ad una cancellazione totale o parziale (poco conta) delle politiche adottate dal precedente governo. Chiunque governi.

Questo continuo “stop and go” non va bene. La legge Biagi, ad esempio, ha garantito ottimi livelli occupazionali. Garantendo posti di lavoro ai giovani, in una fase economica di grande contrazione dell’economia, in cui non era affatto scontato che potesse crescere il numero dei lavoratori occupati.

Invece è avvenuto! Cancellarla non ha senso. Integrarla sì.

Ma perché ciò sia possibile, occorre che le due coalizioni diano vita ad un processo di semplificazione al loro interno: abbiamo bisogno di due grandi partiti, uno di sinistra e uno di destra, entrambi apertamente a favore dell´economia di mercato.

Solo il mercato può salvare il nostro paese da quella condizione di ristagno, che dal 1992 (ma in verità  l´inizio del declino è il 1989) affligge l’Italia.

Ora, il fatto che Alleanza Nazionale consideri per il momento “superflua” la creazione del partito unico, è un problema ed un ostacolo in più, sul cammino che dovrebbe portare alla semplificazione del quadro politico/partitico.

Che l’Udc si sia già  dichiarata indisponibile in tal senso, a mio avviso è irrilevante.

L’Udc è una costola marginale del centrodestra: il cuore e le gambe dell´alleanza sono Forza Italia e Alleanza Nazionale.

E qui veniamo ad un altro problema affrontato dall’esecutivo di An: il problema della difficoltà  di An, ad andare oltre la soglia del 12%.

Ora, di questo problema se ne discute da una vita. E’ il paradosso del vecchio Partito Socialista. Ancorato a quel 12% per un numero elevatissimo di anni.

Perché ciò costituisce un problema?

Perché se Alleanza Nazionale non ha chance di diventare il primo partito della coalizione di centrodestra, evidentemente non avrà  mai la possibilità  di esprimere un candidato Premier.

Indubbiamente è un problema.

Ma un problema che forse meglio potrebbe essere affrontato all’interno di un partito unico.

Al suo interno, infatti, Fini sarebbe il Leader naturale dell’aria laica: sostengo da una vita, che Fini potrebbe divenire il “capo” di quel vasto drappello (che dal mio punto di vista rappresenta il meglio del centrodestra italiano) che va da Antonio Martino a Benedetto della Vedova. Da Stefania Prestigiacomo a Marco Taradash. Da Alfredo Biondi a la Malfa.

Se invece non si costruisce il partito unitario, la Destra italiana è difficilissimo (se non impossibile) che riesca mai ad “avere le carte”, per ambire a rivendicare una Premiership.

Invece, in qualità  di leader dell’aria laica del futuro partito unico di centrodestra, sarebbe altamente probabile (se non certo) che, in nome di una prassi che impone l´alternanza tra laici e cattolici (da 60 anni va avanti così!), Fini divenisse il “candidato Premier” del centrodestra.

Al di fuori di questo meccanismo che ho appena descritto, io non vedo molte chance per Fini.

Ma non per sua colpa, beninteso. Quanto perché Alleanza Nazionale (sempre perché in Italia ci sono troppi partiti) ha una identità  tutta da decifrare. Ovviamente non univoca. Come non univoca è l´identità  di Forza Italia.

In alcuni casi (ma solo in alcuni), i due partiti sono sovrapponibili.

Non c’è ragione che esistano entrambi.

Lo stesso discorso può farsi ricomprendendo anche l’Udc.

Voglio dire, Alemanno ha le stesse posizioni di Marco Follini o di Pierferdinando Casini. Su tutto. Dalla politica economica ai temi della bioetica. Dalla funzione dello stato, all’attenzione per le politiche sociali.

Che Alemanno e Casini siano in due partiti diversi, è una roba che si pone al di fuori della logica e della ragionevolezza.

Così come il fatto che Fini, la Prestigiacomo, Antonio Martino e Benedetto della Vedova, sia “distribuiti” all’interno di tre partiti, è fuori dal mondo. Hanno tantissimi punti di convergenza. E non solo sotto il profilo delle questioni cosiddette etiche, ma anche sotto il profilo della concezione dello stato.

Perché diamine sono distribuiti in tre partiti?

Ciò di cui avrebbe bisogno il centrodestra, e in verità  più in generale il Paese, è che queste “aree di convergenza” si ricreassero all’interno di un unico contenitore.

Un partito unico, dotato per l’appunto di diverse “anime”. Questa è la soluzione ragionevole.

E non già  quella di “posticipare” a data da definire, la creazione di un partito unico del centrodestra.

Altra questione emersa dalla riunione dell´esecutivo di Alleanza Nazionale.

Quella della identità  di Alleanza Nazionale. Queste le parole di Fini:

è finito un periodo storico, dopo 12 anni dobbiamo ripensare il partito, esistono delle difficoltà  organizzative, ma non solo. Bisogna riflettere sul futuro della coalizione, ma anche della destra“.

Ancora:

Anche An deve ripensarsi, verificare se il 12% è il nostro limite massimo o se possiamo andare oltre“.

Procedendo “oltre Fiuggi“, allo scopo di costruire “un grande partito, popolare e nazionale, di respiro europeo“.

Ora, cosa vogliano dire queste parole prive di contenuti precisi, è un mistero tale che al confronto, l’interpretazione dell’Apocalisse di Giovanni, è così facile da sembrare una riedizione misticheggiante, di un qualunque libro scritto da Italo Calvino.

Innanzitutto quel riferimento ai due aggettivi “popolare e nazionale“.

Si vuole “spostare” al centro Alleanza Nazionale?

Per quel che mi riguarda va bene, anzi benissimo!

Non mi soffermo sulle dispute “nominalistiche”, mi interessano i contenuti!

Ché dirsi di centro, se può portare voti in più va bene.

Il problema, però, è non proporre politiche di centro!

Voglio dire, il partito popolare di Aznar, può anche definirsi partito di centro, ma non lo è.

Almeno sotto il profilo delle politiche economiche che ha espresso, è un partito di “destra economica”.

Quindi, se Alleanza Nazionale intende magari “ammiccare” al centro, ammesso che in tutti questi anni non l’abbia già  fatto, va benissimo. Purché sia chiaro che deve continuare ad esprimere politiche “riformatrici”, capaci di ammodernare il paese.

Purché sia chiaro che il “pilastro ideologico” non debba più essere lo stato e lo statalismo, ma solo il mercato.

Se le intenzioni sono queste, va bene anche lo “spostamento” al centro. Altrimenti no!

Quanto poi alla necessità  di creare “un grande partito di respiro europeo“, beh come dire: non è che i partiti di destra europea, almeno quelli “storici”, in questo momento stiano brillando per innovazione! Affatto!

I conservatori di Cameron stanno progressivamente scivolando verso una pericolosissima “deriva statalista”: hanno ucciso la Thatcher!

Il modello, semmai, è quello dei partiti di destra dell’Irlanda o dei paesi Peco: quelli cioè dell’est e del centro europei.

Partiti che esprimono politiche liberali e liberiste, spinte a creare in quei paesi devastati dal comunismo, condizioni di benessere, occupazione e libertà .

Se i riferimenti sono questi, bene.

Altrimenti è meglio (ma mica poi tanto) che si guardi al partito repubblicano americano: sono conservatori e in economia sono “abbastanza” liberisti.

Meglio il partito repubblicano americano, che non quello Tory inglese!

Almeno dal mio modesto punto di vista.

Tracked back to TMH´s Bacon Bits, third world county, Pirate´s Cove, MacBros´ Place, Comedian Jenée: People are Idiots

6 Responses to "Alleanza Nazionale dice addio al partito unico"

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  • Carmelo says:
  • camelot says:
  • Teo says:
  • camelot says:
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