Alleanza Nazionale: le basi della nuova svolta

Dunque, si è già  parlato dell´intenzione di Gianfranco Fini di dare vita ad un´ulteriore svolta all´interno di Alleanza Nazionale.° 

Passano i giorni, e le informazioni al riguardo diventano più numerose.

Vediamo un po´ più nel dettaglio quali siano le intenzioni di Fini, analizzando alcune sue dichiarazioni. Ha parlato della necessità  di dare vita ad:

Una destra europeista, moderna, globalizzata, meno nazionalista e più internazionalizzata“.

Ma anche, a quanto pare (e fortunatamente), più liberale e federalista. Con un´attenzione assolutamente condivisibile ai diritti civili (cerchiamo anche di inserirci in Amnesty International):

Come cattolici e moderati, noi non possiamo ignorare i problemi degli immigrati e dei carcerati“.

Quindi un´apertura chiara all´amnistia e all´indulto. Niente destra “gratuitamente” punitiva: forte con i deboli e debole con i forti! E niente concessioni alla xenofobia!

Sul piano delle politiche economiche:

Dobbiamo anche essere attenti ai problemi della concorrenza, della modernizzazione, dello sviluppo. Così diventeremo un polo attrattivo per i ceti produttivi più spostati al centro e a sinistra“.

Ecco, da queste prime dichiarazioni, direi che senza dubbio Alleanza Nazionale (e viva Dio!) abbia intenzione di superare “residue” posizioni stataliste.

Dire che Fini abbia compreso, data la rimonta alle ultime elezioni politiche (dovuta alle performance berlusconiane a difesa del ceto medio e dei ceti produttivi), quanto il “nostro” elettorato per quanto sia composito, articolato ed interclassista, abbia comunque al proprio interno anche ceti medi produttivi che, legittimamente, richiedono progetti in cui credere.

Alleanza Nazionale, da questo punto di vista, forse ha avuto scarso appeal verso quegli elettori che si sentono protetti certo da politiche e politici moderati, ma che cercano anche “aperture solide verso le politiche di mercato”.

Si è sbagliato troppe volte con le politiche stataliste: insistendo ad esempio sulla necessità  di salvare l´Alitalia. Che invece doveva essere lasciata al mercato. Libera o di fallire o di essere rilevata da gruppi privati.

Non è possibile che invece al riguardo, Alleanza Nazionale e Rifondazione Comunista avessero le stesse identiche posizioni.

Abbiamo bisogno di una compagnia di bandiera?

E perché mai?

Se voglio andare in Francia con l´Alitalia, il biglietto aereo mi costa 400 euro. Con una qualsiasi altra compagnia aerea low cost spendo invece 89 euro.

Io guardo a questo, come chiunque altro. Non certo al fatto di sentirmi orgoglioso per avere una compagnia aerea nazionale. Chi se ne frega! Sono residui di nazionalismo che andrebbero gettati alle ortiche.

Come poi anche i contributi dati in Calabria per assumere forestali.

Una vergogna autentica. Tipico esempio di politiche clientelari e stataliste, che non si sono nemmeno tradotte in voti. E questo mi rende felice. Così forse politiche del genere saranno accantonate.

La Destra italiana, a mio modesto avviso, ha bisogno di maggiori aperture al mercato, proprio perché la globalizzazione non rende più possibili “politiche miste”.

Non si campa solo di “concezione spiritualistica della vita“, come recitava l´articolo 1 dello statuto del Msi.

Si deve dare risposte, speranze e futuro ai giovani.

E per fare questo bisogna “indirizzare” il partito verso moderne politiche liberiste.

Quando sento la Meloni, avanzare proposte che riguardano i “mutui agevolati alle giovani coppie”, mi viene l´orticaria.

Perché non parlare invece di incentivi alla intrapresa da parte dei giovani?

Perché non parlare di rifondare il sistema bancario, incapace di finanziare progetti, e capacissimo invece di dar soldi solo a chi possa fornire garanzie reali o personali?

Nel mondo anglosassone, Inghilterra e America, se tu sei giovane e non c´hai il becco di un quattrino, ma hai un progetto di impresa valido, vai in banca ed esponi il tuo progetto. E se la banca lo ritiene valido, ti dà  il credito di finanziamento. E fin quando non hai restituito il prestito, ti “controlla” attraverso una partecipazione nella tua attività . Riavuti i soldi, la banca ti cede la quota.

Perché non creare questo sistema anche in Italia?

La legge Biagi è coerente solo è integrata da un giusto sistema di ammortizzatori sociali, il sussidio di disoccupazione. E solo se è possibile ai giovani “lanciarsi nella intrapresa economica”.

Altrimenti è una condanna a vita!

L´impresa è il cuore di una moderna democrazia.

Viviamo soffocati da una cappa di cultura anticapitalistica, che non è solo frutto di una pervasiva cultura comunista. Ma purtroppo è frutto, e lo dico a malincuore, anche di un´avversione “ecclesiastica e religiosa” verso il mercato, il capitale e il danaro.

Occorre superare questi tabù. Occorre considerare l´impresa come il motore dello sviluppo individuale e collettivo. Senza avversione.

L´attuazione del secondo comma dell´articolo 3 della Costituzione, quello per intenderci che statuisce l´eguaglianza “sostanziale” tra cittadini, da realizzarsi mediante l´intervento dello stato, richiede una “attualizzazione”. Lo stato per garantire questo principio ha bisogno dei privati. Lo stato per rimuovere le ineguaglianze, non potendo “più assumere” in “prima persona”, deve demandare questo compito ai privati.

Ma non basta.

Deve consentire a ciascuno di rendersi interprete e protagonista esclusivo della propria esistenza. Padroni della propria vita e del proprio lavoro.

E in questo contesto, a mio avviso, un partito di Destra come Alleanza Nazionale deve “riformulare” il concetto di Patria, ricomprendendo all´interno di questa categoria, quell´insieme di valori “nazionali” che rendono grande l´America. Il “sogno Americano”, deve divenire il “sogno Italiano”.

La possibilità  di affermarsi, di superare le condizioni di disagio iniziali. Quelle cui la vita tuo malgrado ti fa soggiacere, deve essere una priorità  non solo politica, ma cultura di una moderna Destra Europea.

Obiettivo della quale non deve essere, ovviamente, la lotta alla ricchezza altrui (da attuarsi mediante politiche “redistributive”, proprie di una cultura comunista).

Ma la lotta senza quartiere alla povertà . Ovunque essa si annidi!

Fiducia nell´individuo, fiducia nel privato. Attenzione all´impresa e al “genio italiano”. Questi i nuovi termini, e direi i nuovi “imperativi categorici” di una moderna Destra che si candidi a governare la “realtà ” nel 2006.

L´aspirazione ad una vita migliore.

Ma senza demagogia e senza fregnacce da cazzaro!

Con la sobrietà  e la serietà  che tutti riconoscono a Gianfranco Fini.

L´auspicio è che queste innovazioni Alleanza Nazionale sappia davvero portarle fino in fondo.

Siamo una grande realtà  politica. Dobbiamo candidarci ad essere la più grande realtà  politico/partitica italiana.

Ma per fare questo ci vuole coraggio. E molti passi in avanti.

Senza timori e nostalgie di sorta.

Il domani appartiene a noi!

E il domani è a portata di mano!

Basta essere lungimiranti!

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Tracked back to: TMH´s Bacon Bits, Fulvia Leopardi

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5 Responses to "Alleanza Nazionale: le basi della nuova svolta"

  • Carmelo says:
  • camelot says:
  • Carmelo says:
  • Giggimassi says:
  • camelot says:
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