Fini, la mobilitazione contro la Finanziaria e il futuro di An

Gianfranco Fini foto

Fini è chiarissimo: in piazza si deve andare, perché questa Finanziaria “proletarizza il ceto medio“.° 

E ancora:

Ormai non c’è più nessuno che la difenda, perfino i rampolli delle grandi famiglie industriali si sono resi conto dei suoi effetti“.

E sugli effetti della manifestazione al fine di compattare la Cdl:

Lo dico con la brutalità  di cui sono capace: pensare che i cortei possano compattare la maggioranza è una masturbazione mentale“.

E sulla possibilità  che la mobilitazione di piazza appaia poco compatibile con le posizioni di una coalizione moderata:

Non c’è alcun nesso tra la volontà  di cambiare la Finanziaria in Parlamento con l’appoggiare manifestazioni, come An farà  a partire da quelle dei professionisti, che già  fanno riflettere l’opinione pubblica perché la protesta contro questo governo è già  un fatto reale“.

E poi l´invito a tutti, per una mobilitazione da coalizione liberale e liberista (cui si è aggiunto il benestare definitivo di Berlusconi):

Per contestare le politiche governative e il dirigismo statalista del centrosinistra, auspichiamo una grande manifestazione di tutto il centrodestra, da tenersi a Roma, alla fine del mese di novembre, in concomitanza con il passaggio dalla Camera al Senato dell’iter di approvazione della Finanziaria“.

In piazza, dunque. E Prodi a casa!

Anche se profetizza:

Quando Prodi cadrà , e cadrà , anche se non si sa quando, lo farà  non perché la sinistra radicale toglierà  il suo appoggio. La crisi è al centro, Margherita o Mastella, il punto di frattura è proprio quello. Il tallone d’Achille è al centro“.

Mentre sul futuro del partito, Fini chiarisce che An:

non è un movimento di centro ma centrale alla coalizione” e l´obiettivo è quello di “essere trainanti nella coalizione“, considerando il Partito Popolare Europeo come l‘”approdo finale“.

E sull´identità , tema caro a Destra, Fini è ancora più netto:

A destra abbiamo il culto della buona memoria, ma questo dev’essere una linfa per aumentare il consenso fuori da noi. Dipende dal nostro comportamento evitare il rischio di perdere la nostra identità , perché l’approdo al Ppe non è il primo passo ma l’ultimo di un percorso che deve essere partecipato. Oggi non ci possiamo più fermare abbiamo indicato una via“.

Presidente Fini vai avanti: su questo blog si è sempre con te!

E mi raccomando: rimuovi le incrostazioni stataliste che ancora allignano in An.

Ché la Destra è liberale e liberista. Altrimenti non è!

Chiudo con le parole di Renato Besana, contenute in un articolo apparso oggi su Libero:

La destra ha dalla sua la grande cultura del Novecento, che al contrario di altri non ha bisogno di prendere a prestito; la tensione a rispondere alle domande etiche senza indulgere al clericalismo teocon, privo di ogni dimensione trascendente; l´autocoscienza necessaria a confrontarsi con l´immigrazione; la sensibilità  sociale che le permette di affrontare le asprezze del mercato; la coscienza nazionale, unico antidoto all´omologazione globalista. Sono, queste, le coordinate naturali di un partito conservatore. La storia italiana ed europea dimostra che, dal XIX secolo in poi, sono stati proprio i conservatori, comunque si chiamassero, a modernizzare la società  e a gestire il cambiamento“.

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