Ferrara e Pera: due teocon arrivati alla frutta

In questi giorni la Chiesa parla.° ° ° 

E dice tante cose. Non tutte eguali, perché pronunciate da persone diverse.

E viva Dio, la Chiesa non si genuflette alle logiche della modernità  che stabiliscono “l´equipollenza” di tutto. Talchè se il Papa dice una cosa, questa cosa ha più rilievo rispetto a quella pronunciata da un qualsiasi vescovo o cardinale (che si chiami Tettamanzi o Ruini, poco importa). Perché il Papa è il Vicario di Cristo in terra!

Una premessa.

Io sono un laico. Un liberale e un conservatore laico.

Serbo scetticismo sull´esistenza di Dio.

Non ho avuto il dono della Fede, e quindi non “sento” come certa l´esistenza di Dio.

E tuttavia non ho nemmeno la certezza che Dio non esista.

Anzi, a tal riguardo, considero non solo possibile, ma finanche altamente probabile che un dio esista.

Considero poi l´ateismo una delle forme più alte di presunzione che un essere umano possa esprimere. Una presunzione priva di giustificazione: logica quanto empirica.

A mio avviso l´ateismo è uno degli figli dell´egalitarismo marxista: uccide Dio, per realizzare una fittizia eguaglianza fra tutti gli uomini.

Tutto è eguale, tutto si equivale.

Beninteso: in qualunque altro ambito diverso da quello dei diritti.

E infatti quasi sempre l´ateo, anche senza rendersene conto, disprezza finanche le logiche democratiche: quelle fondate sui numeri. Quelle che solo hanno diritto a stabilire quale posizione debba prevalere nella società , e quale debba essere “schiacciata”. Per l´ateo, che sia di destra o di sinistra poco conta: chiunque non la pensi come lui, è un ebete!

Sicchè l´ateo anticlericale (tendenzialmente di sinistra) s´oppone al conformismo tradizionalista: e se la maggioranza ritiene non praticabile l´attribuzione del diritto di adottare bambini ai gay, è solo un retrogrado analfabeta.

Mentre dall´altra parte, l´”ateo devoto”, l´ateo conservatore e tradizionalista, conduce la propria crociata contro la “maggioranza modernista”: e se la maggioranza ritiene di non dover figliare, o di figliare poco, quest´atteggiamento, questo comportamento è solo ascrivibile a variabili “infime”. L´egoismo, e l´assenza di “Valori” (con la V maiuscola).

E dunque nel primo come nel secondo caso, questo esercito vastissimo di atei “violentissimi”, conduce la propria battaglia in nome del disprezzo più totale verso gli altri.

Incurante del “sentire comune”. Incurante delle regole democratiche.

Perché per l´ateo tutto s´equivale (anche quando l´ateo sia un “devoto).

Questa è una premessa per arrivare ad altro.

Bene.

In questi giorni, come si diceva all´inizio, la Chiesa dibatte.

Dibatte di “cose alte”: fede, teologia e rapporto tra fede e politica.

Il Cardinale Tettamanzi, qualche giorno fa, ha fatto una sortita molto interessante.

Ha stigmatizzato quanti, pur dicendosi atei, “spalleggiano” la Chiesa.

“Meglio essere credenti e non ostentare la propria religiosità , piuttosto che dirsi d´accordo con la missione della Chiesa essendo invece atei o non credenti”.

Magnifica dichiarazione!

Sublime!

Io la condivido in pieno. Non fosse altro che per ragioni estetiche!

Cacchio: rispetta davvero la Chiesa. Rispetta davvero i 10 comandamenti!

Vai a Messa! Pratica l´umiltà  e la compassione. La comprensione e la Virtù, invece di rompere i marroni con l´ateismo moralista!

Pratica, voglio. E non chiacchiere! Che quelle le sappiamo fare tutti!

Sicchè l´ateo devoto si sposi. Faccia 20 figli. Vada a messa ogni giorno.

Sia coerente: sposi Cristo e la Chiesa fino in fondo.

Cessi dunque di dirsi ateo!

E cessi di “usare” (magari) la Chiesa per il proprio tornaconto: politico piuttosto che culturale.

Di fronte a questo interessantissimo intervento, certo mondo ateo e devoto, s´è sentito tirato in ballo.

Giudicato e sbeffeggiato!

La cosa tuttavia più interessante, è che si è manifestata una “frattura” in questo universo.

Giuliano Ferrara, “ateo devoto” ante litteram, ha risposto sul Foglio all´attacco di Tettamanzi.

E in un punto, ha tirato un bel calcio nel sedere a Marcello Pera:

“Se il Suo discorso contro l´impostura pseudocristiana riguardasse politici maldestri, come il presidente del Senato nella scorsa legislatura, che ha invocato l´amicizia degli ecclesiastici, e perfino del Papa, a scudo protettivo per beghe di cortile politico in quel di Lucca, si abbia tutta la nostra comprensione, ma è un de minimis che ci farebbe soltanto perdere tempo”.

Chiaro il concetto? (io queste cose le ho dette 6/8 mesi fa, quando Pera ha lanciato il suo movimento!)

E Pera, ferito, ha risposto:

“Sta sconcertando parecchi che prima sul Foglio trovavano argomenti dai quali ora rifugge. Il problema è che Giuliano soffre sempre quando incontra persone più intelligenti di lui”.

In conclusione.

Provo assoluta ripugnanza per coloro che usano la religione a fini politici.

Provo assoluto ribrezzo per quanti, dicendosi atei, vogliono usare lo stato per “fini religiosi”.

Provo assoluto fastidio per l´incoerenza degli uomini.

E siccome per me non siamo tutti “equivalenti”, mi permetto sommessamente di far notare, che queste persone sono peggiori del sottoscritto!

Anche se riescono ad “usare” tanti fessacchiotti per i loro meschini scopi.

L´umanità  è piena di persone facilmente plagiabili!

Il conformismo è un cancro.

Volate alto. E decidete cosa sia giusto con la vostra testa!

Fate come Fini e Berlusconi, che non a caso a quel manifesto non hanno aderito. E nemmeno lo hanno preso in considerazione!

D´altronde sono “statisti”, e non pecore!

° 

10 Responses to "Ferrara e Pera: due teocon arrivati alla frutta"

  • Rudolf says:
  • pietro says:
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