Un ex brigatista rosso condannato per banda armata, Roberto Del Bello, lavora al Ministero dell´Interno

Roberto Del Bello foto

Roberto Del Bello è il segretario particolare di Francesco Bonato, attuale sottosegretario al Ministero dell´Interno in quota Rifondazione Comunista. 

Inoltre Roberto Del Bello nel 2004 è stato anche eletto consigliere alla Provincia di Venezia per Rifondazione Comunista (di cui è stato anche segretario provinciale).

Ma Roberto Del Bello, da quanto si apprende da un articolo apparso su Libero a firma Fausto Carioti e Roberta Catania, è soprattutto un ex Brigatista Rosso. Con una sentenza di condanna della Corte d´Assise di Venezia (poi confermata dalla Corte d´Assise d´Appello di Venezia e dalla Cassazione) per:

Associazione con finalità  di terrorismo o eversione e partecipazione a banda armata“.

Questo è quanto recita il dispositivo della sentenza del 20 luglio 1985, che a Roberto Del Bello ha comminato una pena di quattro anni e 7 mesi di reclusione. A cui si sono anche aggiunti “5 anni di interdizione dai pubblici uffici“.

Ma facciamo un passo all´indietro, per meglio raccontare la storia di questo uomo.

Roberto Del Bello nasce a San Donà di Piave (Ve) nel 1960.

Nel 1981 viene arrestato dai carabinieri, in quanto ritenuto coinvolto nel rapimento di Giuseppe Taliercio. All´epoca manager della Montedison. E successivamente trucidato dalle Br:

Va subito osservato come l´imputato sia stato inquisito prima degli altri, quando ancora era in corso il sequestro Taliercio, perché era risultato che in questa azione era stato usato un pulmino con targa identica ad un furgone della Breda; azienda dove lavorava il Roberto“.

Nel corso della requisitoria, poi, sarà  lo stesso pubblico ministero a chiedere per Del Bello il proscioglimento per il rapimento e l´uccisione di Taliercio.

Ma su Del Bello pesano altre accuse.

Nella sua abitazione, infatti:

Erano stati rinvenuti alcuni appunti sulla lotta armata e sulle Cellule Comuniste Combattenti, un manuale del guerrigliero, un volantino intestato “Comitato di lotta” e altro materiale“.

Per questo la Corte d´Assise di Venezia lo condanna a 4 anni e 7 mesi, per: “Associazione con finalità  di terrorismo o eversione e partecipazione a banda armata“.

A quel punto c´è il ricorso in appello. Anche questo, tuttavia, è negativo per Roberto Del Bello.

Infatti la Corte d´Assise d´Appello di Venezia conferma la sentenza di primo grado e la condanna inflitta a Del Bello. E statuisce:

Vi è poi quel conclamato collegamento tra la Breda-Navicolor ove Roberto Del Bello lavorava, e la targa del furgone usato per l´azione di Taliercio. Elemento questo, che evidenzia ancor di più l´infondatezza della spiegazione fornita dall´imputato per avvalorare la sua estraneità  al sodalizio. E in verità  anche la reazione all´arresto è sintomatica delle appartenenze ad un gruppo collettivo che lo vedeva “politicamente” impegnato: fu compilato a pennarello bleu e rosso un manifesto di protesta con cui si rivendicava il diritto alla libertà  di Roberto. Del Resto Savasta (capo delle Br venete, ndr) riferisce di aver incontrato in Venezia il “Nicola” (cioè Del Bello Roberto) che aveva conosciuto tramite Francescutti, il quale indica il gruppo operaio Sandonatese come quello composto dai militanti Del Bello (Roberto e Danilo), Znidarcic e Iseppin. E in particolare, riferito al Roberto, il Francescutti puntualizza di avere avuto con lui numerosi incontri, riscontrando vivace interesse per il dibattito politico e gli chiese di allargare nel campo del proprio lavoro l´area delle simpatie per le Br. Sono parole sintomatiche, che si dicono solo per un militante“.

E la Corte d´Assise d´Appello di Venezia conclude:

Partecipazione a tutti gli effetti, quindi, come rivela il nome di battaglia (“Nicola”, ndr) a condanna che si impone in tutta evidenza; nella misura fissata dal primo giudice dal momento che è stata irrogata la pena sulla base dei minimi e non vi è presupposto alcuno per far luogo ad attenuanti“.

Condanna, quindi, in secondo grado.

Ma Del Bello ricorre in Cassazione. La quale, tuttavia, rigetta il ricorso e conferma la condanna:

Del Bello però, asseriva di non far parte di nessun gruppo e smentiva Savasta che asseriva di averlo conosciuto come militante“.

In più:

Spiegava la documentazione in suo possesso come elaborazione di sue idee, come scritti politici ricopiati da pubblicazioni” e “precisava ancora che i numeri scritti sui fogli erano del tutto irrilevanti, mentre alcuni nomi si riferivano a componenti di Consiglio di maggioranza del Comune di San Donà  di Piave. Affermava di avere annotato qualche volta numeri di targhe di auto, ma solo perché spinto dal sospetto di avere ricevuto minacce da individui di ideologia fascista. Invece i nomi dei magistrati, avvocati e carabinieri li aveva annotati perché trattavasi di persone distintesi nella lotta alla corruzione“.

Queste spiegazioni, tuttavia, non convincono affatto la Cassazione, che sentenzia:

Ulteriori dati sulla sua attività  di militante provengono dal sequestro di documenti in occasione del suo arresto quando si indagava sul sequestro Taliercio: appunti sulla lotta armata e sulle Cellule comuniste Combattenti, una manuale del guerrigliero, volantini, ma soprattutto, annotazioni su persone, numeri di targa, ecc. riferentesi a magistrati, avvocati e carabinieri, impegnati nella lotta al terrorismo, personalità  politiche e industriali: annotazioni o schedature, osservano giustamente i giudici di merito, costituenti l´ossatura della controinformazione utilizzata dal sodalizio eversivo per i suoi piani“.

Insomma la Cassazione conferma l´imputazione e la condanna, che è bene ripetere:

Associazione con finalità  di terrorismo o eversione e partecipazione a banda armata“.

Uscito di prigione Roberto Del Bello riprende una vita grossomodo “normale”.

Nel 1991 cessa l´interdizione dai pubblici uffici. Diviene, quindi, maestro di scuola elementare. Occupazione che ricopre fino al 1997.

Poi c´è la politica con Rifondazione Comunista.

Prima è Segretario provinciale del Partito di Fausto Bertinotti a Venezia.

Nel 2004 diventa anche consigliere provinciale per il Prc.

Fino al maggio 2006.

Data in cui entra al Ministero dell´Interno.

Come segretario particolare di Francesco Bonato. Attuale sottosegretario al Ministero dell´Interno per Rifondazione Comunista.

Un ex Brigatista Rosso, condannato per “Associazione con finalità  di terrorismo o eversione e partecipazione a banda armata“, lavora all´interno del ministero che “comanda” Polizia e Carabinieri. Le cosiddette “Forze dell´Ordine”.

E tutto ovviamente corrisponde a criteri di logica e di eticità !

° 

41 Responses to "Un ex brigatista rosso condannato per banda armata, Roberto Del Bello, lavora al Ministero dell´Interno"

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