Giuseppe Prezzolini: il Manifesto dei Conservatori

Il viaggiatore sopra il mare di nebbia Caspar Friedrich foto

Quando pubblicò il Manifesto dei Conservatori (1972), Giuseppe Prezzolini aveva 90 anni.° 

E tuttavia era lucidissimo.

Quindi ben chiaro gli appariva quale dovesse essere il compito del conservatore. E da quali insidie dovesse ben guardarsi:

Prima di tutto il Vero Conservatore si guarderà  bene dal confondersi con i reazionari, i retrogradi, i tradizionalisti, i nostalgici; perché il Vero Conservatore intende “continuare mantenendo”, e non tornare indietro e rifare esperienze fallite. Il Vero Conservatore sa che a problemi nuovi occorrono risposte nuove, ispirate a principi permanenti” (pagina 47, Rusconi Editore).

Quindi il Vero Conservatore non ha nulla a che spartire con il tradizionalista.

Con chi rifiuta il tempo, le innovazioni quanto i cambiamenti, suggerendo soluzioni sempre eguali.

Il Vero Conservatore è diverso da chiunque consideri ogni aspetto della Tradizione come sacro e intoccabile.

Il Vero Conservatore, di contro, vuole conservare – della tradizione – solo ciò che ancora abbia utilità  per il proprio popolo.

Non già  ciò – che rivelatosi sbagliato e dannoso – possa produrre nocumento.

In più, il Vero conservatore (che nulla ha a che vedere con i retrogradi), ovviamente mai potrebbe essere omofobo o xenofobo.

Il Vero Conservatore, inoltre, mai potrebbe farsi dettare l´agenda politica dal Clero:

Il Vero Conservatore rispetta la libertà  dei culti religiosi, ma non permette ad alcun gruppo religioso di esercitare influenza sulla vita politica della società ” (pagina 54).

Il Vero Conservatore si guarderà  bene del dare un sigillo religioso alla propria dottrina, perché la dottrina del Vero Conservatore non è fondata sopra una rivelazione ma sopra i fatti e il ragionamento” (pagina 48).

Il Vero Conservatore, poi, mai potrebbe farsi “braccio armato” del Clero, cercando di fare proseliti, crociate e “convertire alla fede” persone:

La religione ha certamente un grande valore. (…) Ma quando il sentimento religioso si va logorando o scompare, come accade oggi da per tutto e per tutte le religioni (già  si parlava di “secolarizzazione”, ndr), non lo si può far rivivere semplicemente per ragioni e con mezzi politici” (pagine 43 e 44).

Da che se ne desume – ovviamente – che il Vero Conservatore sia altro rispetto ai cosiddetti teocon o atei devoti (espressioni evidentemente recenti): o conservatori religiosi (altresì detti: tradizionalisti).

Ancora.

Il Vero Conservatore è ovviamente un innovatore:

Il Vero Conservatore è persuaso di essere, se non l´uomo di domani, certamente l´uomo del dopodomani” (pagina 47).

Il Vero Conservatore accetta la necessità  di cambiamenti politici, poiché la storia è cambiamento continuo; ma vuole che il cambiamento avvenga con prudenza, con calma, con successivi e tempestivi gradi” (pagina 49).

Il Vero Conservatore è sempre e solo massimamente pragmatico:

Il Vero Conservatore è per la natura contro l´astrattismo, per il provato contro il teorizzato, per il permanete contro il transeunte” (pagina 48).

Il Vero Conservatore, mai si sognerebbe di imporre il “proprio credo”, i propri valori (come ben dice anche Desiderio) ad altri.

Al Vero Conservatore è sufficiente essere tale. Nella sua vita:

Il Vero Conservatore sa che la fonte maggiore del rispetto sociale è l´autorità , che l´esempio vale più dei discorsi; e quindi cercherà  di essere un campione, insieme con la propria famiglia, delle virtù che fanno generalmente guadagnare l´autorità : ossia il compimento dei propri doveri, l´onestà  personale, la capacità  di giudizio non partigiano, il mantenimento della parola data, la specchiatezza dei costumi, la coerenza dell´azione con il pensiero, la modestia nella vita sociale” (pagina 53).

Il Vero Conservatore non crede che gli uomini siano delinquenti o bravi cittadini in virtù delle istituzioni; ma che ci sia in ciascun individuo qualche principio che lo rende, fin dalla nascita, contento e desideroso o no di giovare alla società ” (pagina 56).

Inoltre – e mi riferisco ai tempi nostri – il Vero Conservatore mai si sognerebbe di accusare la società  – e soprattutto il mercato (la televisione, la pubblicità , le “veline”, i “tronisti” ecc. ecc) – per il fatto che i cittadini mostrino forme di devianza:

Il Vero Conservatore è piuttosto pessimista per natura; non crede che gli uomini nascano buoni e siano fatti cattivi dalla società , bensì che quel poco di buono che ci si può aspettare dagli uomini è il risultato lento di secoli di lotta e di compressione della società  per ottenere da esseri naturalmente aggressivi uno sforzo alla collaborazione. Il Vero Conservatore sa che la devozione alla patria, il senso del dovere, il rispetto umano sono virtù di pochi” (pagina 57).

Il Vero Conservatore, poi, aborrisce gli utopisti. Che cagionano danni e non risolvono problemi. In più è sempre realista:

Il Vero Conservatore non ha nostalgia del passato, giudica severamente il presente, e non gli sorride l´immagine del futuro; egli sa che i governi son tutti, all´incirca, oppressivi, tutte le rivolte creatrici di tirannie, e le felicità  sognate tutte irraggiungibili; perciò teme i trapassi, le rivoluzioni, le agonie delle attese, le turpitudini delle promesse, i trionfi dei profittatori; e dice agli uomini di contentarsi di ritocchi sensati, di riforme serie, di pazienti creazioni di nuovi sistemi” (pagina 60).

Essendo pessimista e realista, ovviamente, il Vero Conservatore non può che essere un antistatalista e un iperliberista:

Il Vero Conservatore sa che l´estensione della burocrazia, (…) l´aumento progressivo delle tasse, la svalutazione della moneta sono stati sempre il principio della decadenza delle società  e hanno annunziato il principio della fine della loro indipendenza” (pagina 55 e 56).

In conclusione.

Sebbene buona parte di questi argomenti appaiono – o possano apparire – ovvi, scontati e finanche dozzinali (si tenga sempre presente che li ha scritti un signore nato nel 1882), si può partire da queste considerazioni per fare alcune valutazioni.

Primo: la più parte di quelli che si definiscono conservatori – penso ai tradizionalisti, agli atei devoti o ai teocon – conservatori veri, almeno per Prezzolini (che in materia aveva titoli per parlare), non sono.

Secondo: la più parte di coloro che – avversandoli – parlano di conservatori, nemmeno sanno di cosa stiano parlando (e questo avviene soprattutto tra i sinistri).

Terzo: ovviamente le argomentazioni di Prezzolini sono “antiche”, anche perché non tengono conto – e come potrebbe essere diversamente (visto che il libro è del 1972) – delle evoluzioni che – ad esempio negli anni ´80 – avrebbe avuto il movimento conservatore.

Il conservatorismo mondiale, infatti, nei decenni successivi alla pubblicazione del Manifesto dei Conservatori, venne assumendo tratti ancora più marcatamente liberali e liberisti.

Intrecciando rapporti sempre più stretti anche con il mondo libertarian (da sempre fucina di elaborazioni economiche essenziali).

Le supply-side economics, le nuove teorie sulla tassazione e nuove formulazioni sui compiti dello stato (deregulation), hanno contribuito a dare voce ad una politica più improntata al sincretismo e al “meticciato”, in casa conservatrice.

Dando più compiutamente sostanza a quella “creatura” – il “liberal-conservatore” – che nascendo dal meglio delle due tradizioni politiche (quella liberale e quella conservatrice), ha prodotto nel mondo intero – non solo l´emulazione da parte della sinistra vincente: Blair e Clinton, ad esempio – ma anche risultati concreti e utili ovunque: più occupazione, più ricchezza pro capite, minore povertà , più libertà  individuali, più benessere.

Dunque il termine conservatore non è una parolaccia (anzi: è più di un complimento).

Il problema, è che nove volte su dieci, è usato – e per autodefinirsi – da individui che conservatori non sono.

Per questo quelli come me, per seguire il monito di Prezzolini (per cui il Vero Conservatore “deve guardarsi bene dal confondersi” con altri che conservatori veri non siano), preferiscono usare l´espressione “liberale di destra” quando parlano di sé.

° 

P.S.: ovviamente non basta un post per descrivere, in modo completo, cosa sia un conservatore. Questo post è al massimo uno “spuntino”. ;)

° 

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16 Commenti a “Giuseppe Prezzolini: il Manifesto dei Conservatori”

  1. sinistraSTOP scrive:

    Questo manifesto del conservatore di Prezzolini è quanto di più bello possa esistere sotto il profilo politico; ma la domanda è questa; Esiste una destra che incarna tutti questi valori senza tralasciarne alcuno?? hum… direi di no; La destra di oggi solo in piccola parte purtroppo esprime conservatorismo (soprattutto AN); Forza Italia ad esempio lo tira fuori solo quando fa comodo a lei.
    Molto spesso l’immagine del conservatore, non in italia, ma bensì nel mondo, ha subito una decadenza d’immagine, prima forse per l’avvento di Margaret Thatcher, e poi, per questo anticlericalismo diffuso che imperversa nella nostra società .
    Nella nostra storia anche noi abbiamo avuto grandi conservatori, ed uno in particolare… parlo ovviamente di Giorgio Almirante e del MSI, forse il partito politico che maggiormente mi ha rappresentato fino ad oggi; Lui… un conservatore d’acciaio, sempre diffidente ai cambiamenti proposti nel corso dei 70 molto spesso dai Radicali, visceralmente anticomunista (come me) ma legatissimo ai valori della famiglia e della nazione.
    Oggi partiti come il vecchio MSI non esistono più; anzi; purtroppo oggi tra i politici ( e anche tra quelli più vicini ad Almirante) si cerca il più possibile di rinnegare le proprie origini, svendendosi ad una sorta di piccola DC che ormai è diventata AN.
    Fortunatamente abbiamo avuto conservatori DOC anche tra i giornalisti; Come dimenticarci di Indro Montanelli?? L’immagine di questo giornalista la ricordo sempre con molto piacere; saggio, burbero, ma sempre a difesa delle radici; Come possiamo dimenticarci il “turiamoci il naso e votiamo DC”?? Un grande. Assai meno grande il giornalista (ospite fisso in una trasmissione di un giornalista Leninista che prende 870 mila euro all’anno) che, anche se proveniente dalla sua scuola giornalistica ha deciso di saltare il fosso e di diventare trotskista.
    Ma dall’altra parte abbiamo invece chi sbandiera un “progressismo tradizionalista”; ovvero coloro che sono talmente progressisti, e con talmente tante idee nuove da farsi chiamare ancora “comunisti”, da rivendicare principi formulati l’altro ieri come la “redistribuzione dei redditi” e la “lotta di classe”.

  2. camelot scrive:

    Risposta a sinistraSTOP:
    In parte il tuo commento fa riferimento al tradizionalismo, più che al conservatorismo (ma forse ho letto male).
    Il “conservatorismo politico”, in Italia è ottimamente incarnato dalla Casa delle Libertà : il conservatorismo politico è liberale ed essenzialmente laico (capace, quindi, di essere inclusivo e di dare voce ai cattolici quanto ai laici)…
    Io rimango, invece, dell’idea (che è più che un’idea), che il vero conservatore sia un fatto – non politico – ma di indole…e tale per cui il vero conservatore dalla politica rimanga ben distante…preferendo ad essa la scrittura e il giornalismo…proprio per rimanere nelle condizioni di scudisciare la classe politica tutta: a partire dalla propria…
    Il conservatore è un bastian contrario, mai soddisfatto di nulla di ciò che la classe politica fa…ben consapevole che sia sempre corrotta, e ben consapevole del fatto che il popolo – nella sua interezza – difficilmente riesca a capire quanto lo stato pletorico, lo stato leviatano con le sue tasse e la sua oppressione, sia solo il mezzo mediante il quale la politica – con la scusa di aiutare i più deboli – arricchisca se stessa a scapito della collettività …

  3. Abr scrive:

    Molto bello e addirittura commovente l’incipit.
    Quel “..il Vero Conservatore intende “continuare mantenendo”..” ricorda Hanna Arendt e Finkierlkraut (cito a memoria: in un mondo ove la costante è il cambiamento, l’unica rivoluzione possibile è tentare di preservare i valori fondamentali).
    Corretto sottolineare che conservatore e retrogrado o tradizionalista siano termini che poco hanno da spartire tra loro.

    Però sorry ma poi a mio avviso corri il rischio di incartarti, quando esci da questo favoloso seminato per condurre Prezzolini per mano in un processo ad excludendum, dove elenchi puntualmente cosa sia “conservatorialmente buono” e cosa “cattivo”.

    Non trovi che un vero liberale lasci tutto ciò alla scelta individuale?
    Lo dice anche: ” il Vero Conservatore mai si sognerebbe di imporre il proprio credo agli altri”: “credo” non solo religioso …

    Tanto per cominciare il vero conservatore (con la v e c minuscole) se ne frega della “political correctness”; dà  a sè stesso i “precetti” che gli derivano dalla sua precipua diversity, storia e identità , non quelli “à  la page”; crede nella libertà  e nel diritto individuale di ciascuno, in primis il suo, a cercare la propria felicità  e benessere senza rompere i .. timpani a nessuno, ma anche senza farseli rompere; al limite è pronto a usare il suo fucile per difendersi… i timpani a casa sua.

    Sotto questo profilo le crociate risarcitorie e i “diritti delle minoranze” sono per egli temi inconsistenti e incomprensibili – i diritti sono degli individui non delle “categorie”; è un film quello che appartiene a “the other side”.
    Alla fine della fiera, non per dar ragione a Bobbio ma sempre lì andiamo a parare: il vero Conservatore mette la LIBERTA’ individuale dinanzi a ogni cosa. Di tutti e per tutti, ma in primis la sua, nel nome del principio individualista che se ognuno tenesse pulito il pezzo di strada davanti a casa sua, tutta la città  sarebbe pulita.
    ciao, Abr

    Ps.: un rilievo storico: sorry per la semplificazione forse eccessiva, ma è stato Maometto libertarian ad andare alla montagna conservative e non il viceversa, o come credo fermamente, a tornare finalmente where it belongs.
    Infatti fu il movimento libertarian dopo numerose peripezie a fine anni ‘80 con Rothbard in persona a riconoscere ampi terreni di convergenza programmatica addirittura con i Paleo-Right di Pat Buchanan etc. , per non parlare della convergenza dei neocon su Bush Jr. assieme ai Social Conservative.

  4. sinistraSTOP scrive:

    Ribadisco che condivido praticamente tutto, Camelot, del manifesto del conservatore di Prezzolini; L’unica cosa che mi lascia perplesso, forse, è il tentare di incorporare nel tradizionalismo la difesa delle radici e della famiglia, che, a mio modo di vedere (ma ognuno ovviamente ha le proprie opinioni) è la base per la formazione di un ottimo conservatorismo;
    Resto comunque stupefatto dalla raffigurazione di Prezzolini del conservatore… descritto dettagliatamente, e che fa venire (almeno in me) la nostalgia di una politica che non esiste più.
    I due conservatori che (sempre a mio avviso, come ho ribadito in precedenza) rappresentano maggiormente suddetto manifesto sono “Montanelli” e “Almirante”, due burberi “buoni”, ovvero critici, sempre aspri, diffidenti ed a volte perfino maligni, due bastian contrari (come giustamente hai accennato tu, Camelot) mai soddisfatti, e allo stesso tempo portatori di un pessimismo costruttivo (che tanto avrebbe fatto bene al nostro paese).

  5. etienne64 scrive:

    Temo che la tua idea che il “conservatorismo politico” sia incarnato dalla attuale CdL sia più una speranza che una realtà .
    La CdL pare paladina prima di tutto di un irrazionalismo, di un trascinare le masse con pochi ed efficaci slogan, che con il colto e ponderato conservatorismo di Prezzolini mi pare che c’entri assai poco.
    Ho fortissimi dubbi sul fatto che Prezzolini avesse potuto apprezzare un leader (Berlusconi) che mena vanto di non aver letto un libro da 20 anni (perché, dice, ha troppo da lavorare) o un intero movimento che ha semplificato ogni problema ad essere di destra o di sinistra, con noi o contro di noi.
    In Italia direi che una presenza “conservatrice” del tipo descritto da Prezzolini (colta, disincantata e ragionevole) direi che non ci sia mai stata.
    Proprio P. aborriva il fascismo non perché liberticida ma, prima di tutto, perché orrendamente volgare e cialtrone.
    N.b. Prezzolini non mi è mai stato simpatico: ma gli ho sempre riconosciuto essere uno dei pochi veri conservatori italiani (non del nostro paese, visto che alla fine visse per buona parte della sua vita in Canton Ticino…)

  6. camelot scrive:

    Risposta ad Abr:
    Ciao Abr, ma io infatti condivido tutto quello che hai scritto….questo post è un giochino (e in parte ironico)…quello che mi interessava evidenziare prendendo spunto dal libello di Prezzolini è che l’idea contemporanea di conservatorismo, sia spesse volte profondamente diversa da quella classica….se viene vicino al sottoscritto, un teocon che mi dice: “tu non sei conservatore, perchè difendi in modo diverso da me, i principi A, B e C”, io gli faccio notare che c’è una letteratura che forse dà  ragione a me e non a lui…poi della letteratura ognuno può infischiarsene, in primis il sottoscritto….
    Nella parte in cui parlo del mondo libertarian intendevo dire – anche se in modo approssimativo (l’ho scritto in pochi minuti), quello che hai detto tu…io sono convinto che i “due mondi” debbano stare assieme…non a caso difendo il connubio contro chi – tradizionalista o teocon – ritiene invece i libertarian dei “relativisti”…. ;)

  7. camelot scrive:

    Risposta a sinistraSTOP:
    Ma infatti – e ovviamente – c’è la difesa delle radici e della famiglia, è presentissima….la questione riguarda semmai il perchè la si difenda: il tradizionalista la difende perchè glielo dice la Chiesa, il conservatore perchè – ad esempio – la famiglia è il primo e principale ambito di formazione culturale e morale dell’individuo…cui viene impartita una “lezione”, che spesse volte può essere opposta a quella – dominante e politicamente corretta- che dà  la società ….però è importante l’aspetto “laico” delle motivazioni di Prezzolini…che porta a difendere alcune cose per realismo e pragmatismo, e non già  per “rivelazione divina”…lo trovo un elemento essenziale di differenza…

  8. camelot scrive:

    Risposta a etienne:
    Etienne, perdonami: voi che votate centrosinistra, avete leader che non hanno nemmeno la laurea (D’Alema e Veltroni, Bertinotti ecc. ecc)…quindi la storiella di Berlusconi che non legge un libro – falsissima – risparmiatevela….guardate in casa vostra, prima di tutto: visto che avete gente che non ha mai lavorato in vita sua – campando alle spalle del contribuente – e che è talmente “mediocre” che nemmeno sui libri è riuscita mai a stare ;)
    P.S.: Prezzolini non è mai nemmeno stato un mio mito…mi andava di citarlo…ma i miei riferimenti sono altri…

  9. etienne64 scrive:

    Vedi Cam, Berlusconi potrebbe essere anche la persona più colta del mondo. La questione non è se Berlusconi (o Fini, o Casini o chi ti pare) siano personalmente colti o ignoranti. Il punto è che l’odierna destra, nel solco di quella che è stata la dx da Crispi in poi (e non mi venir fuori con la storia che Crispi da giovane era garibaldino: appunto, da giovane) ha sempre idealizzato la volontà  sull’intelletto, la forza sulla teoria e oggi il “fare” sulle presunte “pippe” mentali.
    Il che, come tutte le cose, ha anche i suoi lati positivi. Grandi azioni richiedono tuttosommato grandi energie, non sottili analisi.
    Ma mi permetto di osservare che nella cultura della nostra dx la figura del conservatore colto, disincantato e perciò pragmatico ci sta decisamente stretta.
    Premesso che il pragmatismo sembra essere quanto di più alieno dalla nostra classe politica nel suo complesso, mi pare evidente che oggi la dx non faccia appello al senso pratico, ma cerchi di suscitare emozioni, n.b. per molti versi riuscendoci meglio della sx.
    Ma se lasci stare la sx estrema, il tentativo (riuscito? non riuscito? propenderei per la seconda) di essere pacati e pragmatici è proprio della sx moderata. Il che, se vuoi, è abbastanza singolare. Ma curiosamente pare essere così.
    Vedi, quando mi rinfacci che D’Alema non ha mai lavorato in vita sua, dici cosa giusta: ma, in modo altrettanto disincantato, dovresti anche dirmi che nemmeno Fini o Casini paiono avere delle grosse esperienze professionali alle spalle.
    E allora, se non vogliamo giocare alle figurine (io ho 3 laureati, ma io ho 2 dottori e 4 geometri…) il problema che ti ho posto è: dov’é nella CdL il “Vero Conservatore” prezzoliniano?
    Esempio. Tu leggi Libero. Ma ti pare che una roba come quel giornale che sgronda giudizi e dà  pochissime notizie (le notizie sono solo funzionali ad esprimere giudizi), ti pare che sia il giornale del posato “Vero conservatore”? Non è solo una questione di immagine. E’ una questione di forma mentis. Per Feltri (lo uso sempre come esempio) la cautela non esiste: l’importante è dirla e dirla grossa, decisa, possibilmente tagliente. Ok, legittima scelta, ma, di nuovo, che c’entra con il Conservatore prezzoliniano?
    Sinceramente credo ch l’Italia ha un disperato bisogno di veri conservatori.
    MA non ne vedo molti in giro, se non, come mera chimera, nella sx moderata. Insomma, siccome sono (orgogliosamente) borghese e tuttosommato conservatore, quelli che in questo momento mi sono mno alieni sono quelli che portano avanti l’essenza della nostra cultura borghese: la filantropia, l’attenzione all’equita sociale e amenità  del genere. Insomma, i rossi stinti.

  10. camelot scrive:

    Risposta a etienne64:
    Fini ha lavorato poco ma ha lavorato: ha insegnato in una scuola…e per pagarsi gli studi ha lavorato alla pompa di benzina del padre…Casini ha lavorato pochissimo in una banca…poi si è messo a fare politica….Veltroni non è riuscito nemmeno a prendersi la maturità  classica…è scappato dal liceo Tasso di Roma per andare ad iscriversi ad un “liceo sperimentale”: onde conseguire un diploma in scuola di cinematografia…. ;)

  11. Camelot, tu scrivi che le parole di Prezzolini sono antiche, ma sono ancora totalmente condivisibili.
    Purtroppo non attuali, ma per colpa della mancanza di materiale umano che possa metterle in pratica.
    Ovvio che ogni paese dia una propria sfumatura geografica alle definizioni di dersta e sinistra, conservatori e progressisti, ma in Italia il conservatorismo teorizzato da Prezzolini non è mai esistito.
    E non vedo chi potrebbe incarnare (e dove) ora quelle idee così positive.
    Tu dici la CDL.
    Io ti chiedo “chi”.
    Nella CDL non c’è nulla di conservatore (nell’accezione prezzoliniana, cioè quella positiva), al limite c’è parecchio di ciò che viene autoproclamato tale, senza esserlo, come ben descrivi nel post.
    Ovvero gente che pensa solo al proprio bene, che ha sempre un orecchio puntato verso la Chiesa, che vede nella Famiglia solo un sacro valore di cui riempirsi la bocca ed è tutta gente che proviene dalla “coalizione” che ha distrutto economicamente l’Italia negli anni ‘80 e ‘90.
    E guidata dalla persona che in quegli stessi anni si è casualmente arricchito.
    Purtroppo tutto l’ambiente politico italiano (soprattutto quello attuale, in cui sono arrivati al “potere” le seconde e terze scelte di DC e PSI) non è proprio il campo di applicazione del meglio delle teorie mondiali sulla politica: le idee politiche italiane attuali non possono definirsi nè, di destra nè di sinistra, nè liberali, nè conservatrici, nè d’altro tipo, ma solo squallide e antipolitiche.
    Avendo i miei punti di vista, ovviamente, noto che questo peggioramento dello scenario politico risieda soprattutto a destra (non nella Destra), dove gravitano personaggi inguardabili e invotabili, mentre a sinistra ce ne sono meno, e sicuramente per nulla pericolosi (con una legge elettorale decente).

    E poi, basta con la balla della gente che non ha mai lavorato in vita sua: la politica, oltre che una passione, è un lavoro a tutti gli effetti. Sarà  pure pagato dal contribuente, e magari troppo, ma è un lavoro. E chi ne svolge un altro, non ha il tempo per dedicarsi alla politica attiva.
    Altrimenti si cade sempre sulla solita retorica per cui chi lavora sono gli imprenditori (che, però, hanno migliaia di lavoratori alle proprie dipendenze) o chi sovolge un lavoro fisico pesante, mentre gli impiegati, specie gli statali “non fanno un cazzo tutto il giorno”. E che dire degli insegnanti che lavorano mezza giornata?
    E avanti di luoghi comuni…

  12. camelot scrive:

    Risposta a unpirlaqualsiasi:
    Io ho fatto politica – con incarichi direttivi – per 6 anni della mia vita..quindi se dico che non è lavoro – non almeno come quello normale – so di cosa parlo…
    La differenza tra quelli come il sottoscritto che l’hanno fatta, e le persone di cui sopra, è che a parità  di incarichi direttivi, io non ho mai preso uno “stipendio”, loro sì ;)

  13. etienne64 scrive:

    Scusa Cam, ma mi sembrava che la discussione fosse un filino più profonda del discutere di quante ore di lavoro abbia fatto Fini o Casini o Veltroni. Un po’ banaluccio parlare solo delle supplenze di Fini o delle tue valutazioni sul liceo sperimentale fatto da Veltroni, non trovi?

  14. grossini8 scrive:

    Complimenti per il manifesto di Prezzolini da te pubblicato. Parole sante.
    Veniamo al problema della destra in Italia: potremmo dire che in Italia un ceto politico conservatore sia esistito, a mio parere,con Giovanni Giolitti, peraltro eccellente conoscitore della macchina statale, dell\’amministrazione dello stato (esistevano, guarda un po\’, politici che erano formati all\’amministrazione dello stato e non alle riprese dei festival romani e su questo condivido l\’opinione di Camelot). Il fascismo viene annoverato nella destra,ma, a mio parere, se si guarda all\’esperienza della repubblica di Salò, ha poco o nulla da condividere con un vero spirito conservatore. Le origini del fascismo sono rivoluzionarie e ciò desta già  qualche dubbio. Non parliamo dell\’esperienza della DC: se si esclude De Gasperi e la politica liberale degli anni \’50, subito dopo abbiamo assistito al predominio del cattocomunismo e del pensiero azionista, da cui un conservatore dovrebbe guardarsi come dal fascismo. Oggi non saprei individuare un vero conservatore in parlamento. Certo è che non ci può aspettare dai cattocomunisti \’convertitisi per non deragliare dopo il muro di Berlino l\’espressione di un orizzonte conservatore, come molti qua ritengono. Ci va l\’educazione alla libertà  che questi signori, prima nel PCI, non hanno mai ricevuto.
    Voglio consigliarti la lettura dell\’autobiografia di un noto storico tedesco, Joachim fest, che si intitola \’Io no\’. Penso che lì sia ben espressi i valori da cui un conservatore dovrebbe attingere. Fest è stato l\’ultimo gran borghese.

  15. textman scrive:

    Io Prezzolini, Flaiano e Longanesi li ho come padri della (mia) patria.
    Grazie camelot di averl fatto sapere anche ad altri che tra i nostri antenati non c’erano solo massimalisti e baciapile.

  16. camelot scrive:

    RIsposta a textman:
    Sono anche “miei padri”.
    Ciao ;)

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