Francesco Giavazzi e il liberismo che sarebbe di sinistra

Francesco Giavazzi foto

L´ingegnere elettronico Francesco Giavazzi è persona apprezzabile, quando parla d´economia. E quando suggerisce – alla politica tutta – interventi precisi.° ° ° ° ° 

Quando, invece, dall´economia passa alla politica, diviene molto difficile non ridere di ciò che postula.

Qualche mesetto fa, ad esempio, c´ha fatto scompisciare dalle risate, raccontandoci che le liberalizzazioni sono di sinistra. E che la destra – il centrodestra – in Italia sia stato eletto per garantire la conservazione dello status quo.

Già !

Infatti la legge Biagi l´hanno approvata Diliberto, Bertinotti e Prodi. Nevvero?

Ma non pago delle roboanti e sesquipedali cacchiate sostenute nell´editoriale in questione, l´ingegnere elettronico che insegna economia alla Bocconi (come possa un ingegnere elettronico insegnare economia ed essere definito economista, è un mistero tutto italico!), s´è messo a lavoro.

E cumulando grandi – geniali – intuizioni, ha regalato ai noi tutti un´opera – c´è da starne certi – che passerà  alla storia della letteratura economica (e non solo).

Il titolo della stessa, già  dice tutto: “Il liberismo è di sinistra“.

Che è un po´ come affermare che Ilona Staller sia vergine (o che Rosy Bindi sia un gran figone, o che De Mita sia un uomo di indiscussa probità ).

Ciò detto, prima di proseguire è necessario che io faccia una precisazione: il libello di Giavazzi (scritto a quattro mani con Alberto Alesina) è uscito oggi. Io – come chiunque altro – non ho ancora potuto leggerlo. Ne riferisco sulla base delle notizie contenute in un editoriale (marchetta) del vice direttore del Corrierino di Sinistra, Dario di Vico.

Veniamo al dunque, partendo da quello che – a detta del vice direttore del Corrierino – sarebbe l‘obbiettivo del saggio:

Sfidare l´opinione corrente che accoppia indissolubilmente le parole “liberismo” e “destra”, mentre – a parer loro – concorrenza, riforme e merito dovrebbero essere le nuove bandiere della sinistra, perché chi ha a cuore i valori storici dell´equità  e delle pari opportunità  è bene che, oggi e in Italia, faccia affidamento innanzitutto sul mercato“.

Ora, non v´è dubbio che “chi ha a cuore i valori storici dell´equità  e delle pari opportunità  è bene che (…) faccia affidamento innanzitutto sul mercato“, il problema – semmai – è che in Italia il mercato sia ancora tabù: a sinistra più che a destra. Così come lo è il merito!

Prova ne sia il fatto, tra le tante cose, che quando il centrodestra ha provato a proporre l´abolizione dell´articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (articolo che consente ai dipendenti delle aziende con più di 16 lavoratori, di essere dei “parassiti”. Che mai potranno essere licenziati, nemmeno se stanno a grattarsi la pancia ogni giorno, invece di lavorare), la sinistra – alla faccia del merito e della difesa dei lavoratori seri – s´è messa a gridare al golpe!

E non certo solo quella comunista.

Quell´articolo (dello Statuto dei Lavoratori) – caso quasi unico al mondo – difende i lavoratori oziosi e privi di merito. La sua abolizione, invece, premierebbe il merito, il talento e la buona volontà . E consentirebbe alle imprese di non dover “sposare a vita” i fancazzisti!

Dov´era Giavazzi, l´ingegnere elettronico economista, quando il centrodestra provava a condurre una battaglia che premiasse il merito? Scriveva editoriali di fuoco a difesa dell´operato della Casa delle Libertà , contro il conservatorismo sociale di questa sinistra che adora premiare – e tutelare – i parassiti, più che le persone di buona volontà ?

No, semplicemente taceva! Chissà  perché.

Ancora.

Quando il centrodestra – con la legge Biagi – provava a sconquassare l´impianto socialista-marxista della legislazione italica in materia di lavoro, stabilendo norme più flessibili in entrata e in uscita e, quindi, norme capaci di far scegliere ad un´impresa il lavoratore più meritevole – consentendole, invece, di licenziare i fancazzisti, non assumendoli a tempo indeterminato – dov´era Giavazzi? A scrivere editoriali a difesa dell´”equità ” e “delle pari opportunità ” garantite dalla legge del giuslavorista trucidato dal terrorismo di matrice comunista?

Per nulla!

Non solo.

Ma Giavazzi, vive in Italia? Conosce il nostro Paese? Il curriculum vitae dei politici nostrani, quelli di sinistra in primis?

Perché la sensazione è che Giavazzi – magari fosse il solo – viva su Urano!

Si parta da Francesco Rutelli.

Da quando ha 29 anni, siede quasi ininterrottamente al Parlamento. Praticamente non ha mai lavorato un giorno.

Stesso discorso può farsi, ad esempio, per Massimo D´Alema e Walter Veltroni. Per Giovanni Russo Spena (di Rifondazione comunista) e tanti altri ancora (ovviamente ce ne sono parecchi, purtroppo, anche a destra, o nel centrodestra. Ma sono pochissimi rispetto a quelli di sinistra).

Giavazzi è convinto che questa sinistra – di fancazzisti che campano alle spalle del contribuente da quando hanno poco meno di 30 anni – possa davvero premiare il “merito” e “le pari opportunità “?

Dev´essere un inguaribile ottimista, evidentemente. Beato lui!

Ancora.

Quando Letizia Moratti provava a risolvere uno dei tanti problemi – serissimi – del nostro Paese: quello del “baronato” nelle Università , dov´era Giavazzi?

Ad attaccare la sinistra che non voleva venissero toccati i concorsi pubblici, perché° – se fossero eliminati -° come cacchio li “piazzerebbe” i professori “amici” all´interno delle Facoltà , per perpetrare il mito – l´illusione falsissima – ch´essa rappresenti la cultura, l´impegno e altre cazzatelle del genere?

Assolutamente no, Giavazzi taceva!

Altrimenti avremmo letto attacchi al figlio del Capo dello Stato (che non si sa com´abbia vinto la cattedra universitaria), e al figlio del poeta comunista Sanguineti (anch´egli vincitore di un concorso, ma per “ragioni misteriose“).

Non solo.

Ma il professor Giavazzi (ma la stessa domanda verrebbe voglia di rivolgerla anche al “politologo dell´ovvio” Sartori), ha mai verificato quale – e quanta – ignoranza e impreparazione sia presente tra i docenti universitari, guarda caso tra quelli che – si narra – abbiano vinto cattedre con le tessere di partiti di sinistra, e non già  per ragioni di merito?

E´ consapevole – l´ingegnere Giavazzi – che le Facoltà  d´Italia siano “okkupate” da professori, solo perché quest´ultimi dispongono di tessere di partito “giuste”?

Venga a Napoli, se non lo sa. E faccia una visita alla Facoltà  di Architettura. Dove l´ex preside – l´ex deputato comunista e diessino Uberto Siola – ha “regnato”, e per diciassette anni, essendone l´indiscusso Padrone!

Nemmeno una foglia è mai entrata in quella Facoltà , se non esibiva prima la tessera del Pci/Pds/Ds! Anche i bidelli sono stati assunti così, cioè purché comprovassero la loro fede “di sinistra”.

E la sinistra – questa sinistra, quella italiana, non quella inglese di Blair – dovrebbe difendere il merito? 😀

Ma la prego, Giavazzi, mi fornisca il nome del suo pusher.

Si vede che vende roba eccelsa!

° 

P.S.: il fatto che l´articolo 18 della legge 300/1970 (alias: Statuto dei Lavoratori) sia una legge a tutela dei lavoratori parassiti, lo conferma il fatto – tra i tanti – che l´articolo in questione non si applichi ai lavoratori assunti dai Sindacati. Rendo? Nemmeno i Sindacati voglio soggiacere ad esso. 😉

P.S.2: sull´argomento, da leggere anche Mthrandir, Nicola Porro, La Favilla, The Mote in God´s Eye, The Right Nation° e Ismael.

° 

43 Responses to "Francesco Giavazzi e il liberismo che sarebbe di sinistra"

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