D´Alema si “converte”. E sulle unioni gay diventa finiano

Massimo D'Alema foto

Ad ogni azione segue una reazione eguale e contraria.° 

Se sorrido ad una dolce fanciulla, è altamente probabile che lei ricambi con un gesto cortese.

Se le do un calcio negli stinchi, è certo che lei risponda in modo anche più violento.

Considerazione banale?

Ovvio che lo sia.

Ma non per tutti.

Se così fosse, infatti, si dovrebbe guardare – da destra – con enorme soddisfazione a ciò che D´Alema oggi ha dichiarato, a proposito delle unioni gay.

E queste dichiarazioni dovrebbero essere considerate come una vittoria della destra.

Anzi: una vittoria di Gianfranco Fini.

Il quale, dando corpo e voce ad una destra liberale e conservatricee non certo codina, anticapitalista, omofoba e antisemita – circa un anno fa, prima ancora che il governo Prodi predisponesse il disegno di legge sui Dico, ebbe ad affermare:

Ci sono unioni e convivenze che non possono essere equiparate alla famiglia, ma che se determinano una discriminazione nei diritti individuali degli individui, allora credo che vadano discusse. E´ una posizione di buonsenso che vale per tutte le coppie, anche omosessuali“.

Le dichiarazioni del leader di An, ovviamente, crearono sconcerto in alcuni settori del centrodestra.

In particolar modo, li dove venivano ostentate posizioni fieramente – come dire – omofobe.

Mi riferisco ai vari Marcello Pera, Gaetano Quagliariello, Beppe Pisanu, Luca Volontè, Carlo Giovanardi (com´è facile intuire, non ho il dono ipocrita della diplomazia. Anche perché non sono un politico o una puttana).

Le accuse a Fini, poi, arrivarono anche da sedicenti intellettuali: Marcello Veneziani, ad esempio.

Il succo dei rimproveri, grosso modo era: Fini s´è venduto l´anima al Diavolo (cioè al politicamente corretto), ha tradito le sue radici. Non è più di destra e offende il sentimento dei cattolici.

Quest´ultima accusa, poi, era ed è talmente vera, che la Chiesa, infatti, si è sempre dichiarata favorevole al riconoscimento di “diritti individuali” ai conviventi. Anche gay!

Fini, quindi, s´è limitato a “ripetere” quello che dice il Clero (ma evidentemente alcuni sedicenti cattolici non vanno a messa, non ascoltano i prelati, insomma esprimono posizioni contrarie a ciò che dice la Chiesa. Loro, non Fini!).

Poco rileva tutto ciò.

In fondo in politica esistono molti piccoli uomini, condannati – dalla propria mediocrità  – ad essere semplici comparse: una sottospecie di Costantino Vitagliano del Palazzo.

E fra quelli che muovevano (e muovono) accuse a Fini, ce n´è a bizzeffe. Problemi loro, evidentemente.

Ciò che rileva, tuttavia, è altro.

E prende spunto da ciò che oggi – come s´è annunciato all´inizio di questo post – D´Alema ha dichiarato a proposito delle unioni gay.

Si presti molta attenzione:

Non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali“.

Ad ogni azione segue una reazione eguale e contraria.

D´Alema oggi ripete a pappagallo ciò che ieri ha detto Fini, perché quest´ultimo non ha mai espresso posizioni codine o omofobe.

Se lo avesse fatto, il leader del principale partito progressista italiano, non avrebbe potuto esprimere le suddette posizioni.

Ed oggi – per “reazione” – avremmo una sinistra, che magari non potrebbe fare a meno di condurre battaglie a favore dei matrimoni gay.

E invece non lo fa, perché non deve “reagire”in modo eguale e contrario – a posizioni becere.

Con buona pace di quelli che di politica – quella vera, intendo – non capiscono un beneamato cazzo!

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12 Responses to "D´Alema si “converte”. E sulle unioni gay diventa finiano"

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