Il discorso di Gianfranco Fini alla Camera dei Deputati

Gianfranco Fini foto

Vi riporto il discorso pronunciato da Gianfranco Fini, dopo essere stato eletto Presidente della Camera.° 

Lo stesso ha un certo rilievo e per diverse ragioni (che prossimamente saranno analizzate in modo più approfondito).

In massima sintesi può dirsi – per adesso – che la concione tenuta dal numero due del Popolo della Libertà , è indice forse di una svolta politica personale, e di un mutamento di posizioni. Cosa che a me non fa piacere (ma ne parleremo nei prossimi giorni).

Ecco il discorso:

“Onorevoli colleghi,
è con autentica, e penso comprensibile, emozione che mi rivolgo a voi per un doveroso indirizzo di saluto in apertura della XVI Legislatura. Ringrazio quanti mi hanno espresso la loro fiducia e, con pari sincerità , quanti non lo hanno fatto per logici e più che naturali motivi politici. Come i più recenti tra i miei predecessori, gli onorevoli Bertinotti, Casini e Violante -che saluto- sono anch’io un uomo di parte, fortemente convinto della bontà  dei valori che hanno ispirato il mio impegno politico.

Ho tuttavia ben chiaro che il primo dovere dell’alta carica istituzionale cui mi avete chiamato è quello del rigoroso rispetto del principio di assoluta parità  di diritti, tra tutti i deputati, nell’espletare -nella democratica dialettica tra maggioranza e minoranza- le prerogative che sono attribuite ai parlamentari dalla Costituzione.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che della Costituzione è il supremo e imparziale garante, rivolgo un doveroso quanto sincero e particolare saluto. Con sentimenti di rispetto e stima mi rivolgo al Presidente ed all’intera Corte Costituzionale; al neopresidente del Senato sen. Schifani con cui sono certo di una proficua collaborazione istituzionale; al Segretario Generale ed a tutti i funzionari e dipendenti della Camera dei Deputati.

Un deferente omaggio lo rivolgo al Pontefice Benedetto XVI, guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano ed indiscussa autorità  morale per il mondo intero, come dimostrato anche dal suo recente mirabile discorso alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La laicità  delle istituzioni è principio irrinunciabile della nostra come di ogni moderna democrazia parlamentare. Ed è proprio nel nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo fondamentale che, nell’arco dei secoli, la religione cristiana ha avuto, e ha tuttora nella formazione e nella difesa della identità  culturale della Nazione italiana.
Nazione di cui è simbolo la bandiera Tricolore, esposta in quest’aula, ed alla quale rendo omaggio.
E’ in essa che si riconosce il nostro popolo, le donne e gli uomini che vivono all’interno dei confini della Repubblica come i nostri connazionali residenti all’estero, che per la seconda volta hanno eletto i loro rappresentanti in Parlamento.

E’ al nostro popolo, a coloro che il 13 e 14 aprile hanno esercitato il diritto di voto così come a coloro che legittimamente si sono astenuti dal farlo, che la Camera dei Deputati deve avvertire in via prioritaria il dovere di rispondere del suo operato.
La credibilità  e l’efficienza delle istituzioni rappresentano la risposta più alta, e proprio per questo più difficile, al rischio della disaffezione e della disistima nei confronti del sistema politico e della democrazia rappresentativa.
Credibilità  significa nutrire la forte consapevolezza che spetta innanzitutto a noi, a chi siede in quest’aula, l’onere di dimostrare che i deputati non sono una casta di cittadini privilegiati.
Ciò sarà  possibile solo con la forza incontrovertibile dei fatti.
Fin d’ora chiedo a ognuno di voi, onorevoli colleghi, collaborazione e sostegno per far si che la Camera dei Deputati sia un buon esempio per tutti gli italiani in materia di trasparenza interna, corretto utilizzo del denaro del contribuente, riduzione delle spese, valorizzazione dei meriti e delle capacità .

Efficienza delle istituzioni significa riforme.
Negli ultimi dieci anni il dibattito sul tema è stato ampio e fruttuoso.
Sarebbe sbagliato, perché non corrispondente al vero, affermare che nulla è stato fatto. Più volte la Costituzione è stata cambiata, e anche nella I parte. Non siamo all’anno zero. Eppure spero di interpretare il sentimento di tutta la Assemblea affermando che la XVI Legislatura dovrà  essere per davvero una Legislatura Costituente.
Le sfide del tempo in cui viviamo a proposito della “qualità  della democrazia” esigono infatti una risposta che metta la società  civile in condizione di avvalersi di istituzioni più snelle ed efficienti di quelle attuali.
La modernizzazione del Sistema Italia deve necessariamente riguardare anche il nostro assetto politico-istituzionale.
Nella passata Legislatura la Commissione Affari Costituzionali ha messo a punto una proposta, ampiamente condivisa, per superare il cosiddetto bicameralismo perfetto, per rafforzare con equilibrio il ruolo dell’Esecutivo ed il potere di indirizzo e di controllo del Parlamento, per realizzare un federalismo unitario e solidale.
Mi auguro che da essa si possa ripartire in questa Legislatura per definire una nuova architettura costituzionale che faccia della nostra democrazia una democrazia più rappresentativa e più governante.

La ricorrente contrapposizione tra i problemi e le aspirazioni del Nord del paese e quelli del Meridione deve essere sanata unicamente nel nome di un autentico interesse nazionale. Ed è certamente interesse di tutti gli italiani, aldilà  di dove essi risiedono, avere istituzioni che siano per davvero al servizio dei cittadini, ne tutelino i diritti e ne valorizzino le capacità .
Istituzioni nazionali ed europee; perché sempre di più, nell’epoca della globalizzazione economica, con le opportunità  e i pericoli che essa comporta, si deve avvertire la necessità  di una politica comune dei popoli e degli Stati del vecchio Continente.
A tale riguardo è mio vivo auspicio che il futuro Governo invii sollecitamente alle Camere il disegno di legge di ratifica del nuovo Trattato Europeo di Lisbona perché l’Italia, paese fondatore dell’Unione, deve esercitare anche in questa occasione un deciso ruolo di impulso e di stimolo.

Onorevoli Colleghi,
anche questa Legislatura si apre a cavallo tra due ricorrenze di alto valore ideale e politico, il 25 aprile ed il 1 maggio.
Celebrare la ritrovata libertà  del nostro popolo e la centralità  del lavoro nell’economia è un dovere cui nessuno si può sottrarre. Specie se vogliamo vivere il 25 aprile ed il 1 maggio come giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani ed in particolare dai più giovani.
Negli ultimi anni molti passi avanti nella giusta direzione sono stati compiuti, e dalla quasi totalità  delle forze politiche.
Coloro che si ostinano ad erigere steccati di odio o a negare le infamie dei totalitarismi sono pochi quanto isolati nella coscienza civile degli italiani.
La ricostruzione di una memoria condivisa, una sincera pacificazione nazionale, nel rispetto della verità  storica, tra i vincitori ed i vinti di ieri sono traguardi ormai raggiunti anche per il nobile e coraggioso impegno profuso, in stagioni politicamente diverse, da due Presidenti della Repubblica, che voglio salutare e ringraziare: Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi.
Eppure penso che sia tutt’ora di grande significato politico e morale rammentare il valore insostituibile della Libertà , bene supremo per ogni essere umano, precondizione per ogni democrazia.
E penso sia lecito domandarsi se ancora oggi, 63 anni dopo la Liberazione, la nostra Libertà  corra pericoli, sia davvero minacciata.
Spero non meravigli se alla domanda mi sento di rispondere affermativamente; se ritengo che la Camera dei Deputati debba essere consapevole che un’insidia per la nostra Libertà , e di conseguenza per la nostra democrazia, a mio avviso esiste tutt’ora.
La minaccia non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso che sono ormai sepolte, nella quasi totalità  delle coscienze del nostro popolo, con il novecento che le ha generate.

I rischi per la nostra libertà  sono oggi di tutt’altra natura.
L’insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale; dalla errata convinzione che libertà  significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole.
La libertà  è minacciata nello stesso momento in cui, come sta avvenendo per alcune questioni, nel suo nome si teorizza la presunta impossibilità  di definire ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Essere consapevole di questo pericolo e sventarlo è dovere primario della politica, se davvero vuole onorare il suo primato. Ed è compito delle istituzioni, ed in primis del Parlamento, riconoscere e valorizzare il ruolo centrale che, nella difesa della libertà  autenticamente intesa, hanno l’educazione dei giovani e la diffusione del sapere.

E’ nella famiglia e nella scuola, luoghi dove si formano i cittadini di domani, che nasce, cresce e si diffonde l’ideale della libertà .
Un ideale che va difeso quotidianamente da un’altro pericolo.
La progressiva perdita di autorevolezza dello Stato, l’affievolirsi del principio di legalità , l’aleatorietà  del diritto alla giustizia, il conseguente diffondersi di un senso di insicurezza tra i cittadini.
Fenomeni che sono la spia di un “malessere della democrazia” che riguarda l’intero Occidente, che in Italia non sono più acuti che altrove, che non devono indurre a presagire la disgregazione della coesione sociale ma che sono comunque presenti in misura tale da imporre alle istituzioni il dovere di contrastarli.

Sono certo che la Camera dei Deputati, nel confronto tra le diverse posizioni culturali e politiche e sempre e comunque nel pieno rispetto del dettato costituzionale, vorrà  e saprà  farlo.
E’ con questo fermo convincimento che desidero rivolgermi, per rendere omaggio al loro impegno e per ricordare quanti sono Caduti nell’adempimento del dovere, a tutte le donne e gli uomini che servono lo Stato.
Penso in primo luogo alla Magistratura di ogni ordine e grado e agli appartenenti alle Forze dell’Ordine. E’ a loro che si deve la certezza che l’azione dello Stato, se sostenuta da leggi giuste varate dal un Parlamento democratico, è sempre e comunque più forte di tutte le mafie, di ogni illegalità  e abuso, di qualsivoglia prevaricazione e lesione dei diritti del cittadino.
Analogamente si deve alle nostre Forze Armate, cui parimenti rivolgo un grato saluto, se il terrorismo internazionale ha avuto la riprova che la libertà  e la pace sono valori per la cui difesa e affermazione l’Italia è in prima linea , come dimostra il coraggio, l’umanità  e purtroppo il sacrificio dei nostri soldati impegnati nelle missioni internazionali.

Onorevoli colleghi,
naturale corollario, in termini ideali, della Festa della Libertà  è la Festa del Lavoro. E’ infatti solo il pieno esercizio del diritto del nostro popolo di lavorare e generare ricchezza che può liberare l’economia dalle secche della stagnazione. Ed è solo il diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro dignitoso ed equamente retribuito che può liberare le famiglie dal bisogno e dal timore della emarginazione sociale.
Come garantire concordia tra capitale e lavoro, come aumentare la produzione della ricchezza nazionale, come ridistribuirla in modo equo, secondo le capacità  e i bisogni di ognuno, è ormai interrogativo che riguarda l’intera politica europea, chiamata anche su questo versante a confrontarsi con il tramonto delle ideologie classiste e veteroliberiste del Novecento e sempre più obbligata a rispondere alla sfida epocale della globalizzazione dei mercati.
Mi auguro che anche su queste questioni, che si riflettono sulla qualità  della vita quotidiana degli italiani, la Camera dei Deputati sappia, nel confronto tra governo e opposizione, fornire risposte capaci di rafforzare la credibilità  delle istituzioni e far imboccare al paese la via della ripresa economica, dello sviluppo, della giustizia sociale.

Sono altresì certo che tutte le deputate e i deputati, senza distinzione di appartenenza politica, avvertano oggi l’imperativo morale del massimo impegno per garantire che il diritto al lavoro possa essere esercitato in condizioni di sicurezza. La perdurante tragedia delle cosiddette morti bianche offende la coscienza di ognuno, non può e non deve essere considerata come ineluttabile, deve generare uno sforzo comune a tutte le istituzioni perché ad essa si ponga rapidamente fine.

Onorevoli colleghi,
l’ultima breve considerazione che desidero rivolgervi è relativa alla cosiddetta “diplomazia parlamentare” avviata e sviluppata dai miei predecessori.
Ritengo che la Camera dei Deputati debba continuare ad avvalersene per rafforzare il dialogo con altre Assemblee legislative ed in particolare con quelle dei paesi del Mediterraneo.
Sulle sponde del “mare nostrum” sono nate e si sono diffuse le tre grandi religioni monoteiste. Per secoli il Mediterraneo è stato l’epicentro del pianeta, luogo di fecondi scambi culturali e commerciali e teatro di guerre sanguinose tra popoli di cultura e religione diversa.
Oggi è specie nel Mediterraneo che il rapporto tra la cultura ebraicocristiana dell’Occidente e l’Islam può svilupparsi positivamente nel segno del reciproco rispetto tra identità  diverse o può precipitare nel baratro di quello scontro tra civiltà  evocato e invocato dagli integralisti.
E’ altresì di tutta evidenza che è indispensabile guardare a ciò che accade nel Mediterraneo anche per affrontare le questioni poste dai massicci fenomeni migratori e per dar vita a effettive politiche di integrazione.
Sono certo che il nostro Parlamento , che nel 2010 assumerà  la Presidenza di turno della Assemblea euromediterranea, saprà  farlo e che di grande rilievo sarà  il contributo fornito dalla Camera dei Deputati.
Grazie per l’attenzione con cui mi avete ascoltato.
A tutte le deputate e i deputati, ed in particolar modo a chi oggi è entrato per la prima volta nell’aula di Montecitorio, sinceri auguri di buon lavoro. Viva l´Italia e viva la Camera dei Deputati”.

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