Tremonti e il governo devono fare di più

Giulio Tremonti foto

Capiamoci: la crisi economica internazionale – lungi dall´aver esaurito i suoi effetti recessivi – è ancora pienamente in corso.° ° 

Soldi non ce ne sono. Mi riferisco a tesoretti, tesoroni o ad extragettiti.

Questo è noto non da ora: ma da mesi.

Questa crisi è dannatamente preoccupante, perché porta seco solo e soltanto elementi negativi. Tra questi: spicca un livello inflattivo da paura.

Ricapitolando.

L’economia flette; la domanda ristagna; e come se non bastasse, ci si mette anche un livello dei prezzi in crescita costante; cosa questa che impone alla Bce, una stretta monetaria. Che, a sua volta, se ha la funzione di contenere le dinamiche inflattive, certo non aiuta la ripresa economica.

Insomma: da qualunque punto di vista si guardi la situazione economica, non si può che essere pessimisti.

Ma questo quadro fosco, non è una novità : ripeto.

Era già  tutto noto, molti e molti mesi orsono.

Non a caso Berlusconi, in tutta la campagna elettorale, ha ripetuto come un mantra ossessivo: “La situazione è grave. Non abbiamo la bacchetta magica. Faremo quello che è possibile, compatibilmente con la situazione economica”.

Aggiungo – mi si perdoni la digressione – che per le stesse ragioni, quando il governo Prodi è caduto, qui si invocava un governo bipartisan per affrontare la crisi economica internazionale. E solo dopo averla risolta, si reputava possibile un ritorno alle urne. Non prima, però, del secondo trimestre 2009.

Le cose, come noto, sono andate diversamente. Forse è un bene.

Ma forse no.

Se infatti Tremonti dichiara: “Nell’estate del 2007 qualcuno aveva parlato di una crisi soltanto finanziaria, senza effetti sull’economia reale. Adesso si scopre che è la crisi più grave dal dopoguerra con effetti non limitati al solo campo finanziario, ma estesi anche alla vita della gente“.

Ecco, se Tremonti dichiara che si tratta della “crisi più grave dal dopoguerra“, io mi pongo due ordini di problemi: di natura politica e di natura economica.

Quelli di natura politica.

Lo si capisce che questo genere di crisi, richiede equilibrio, senno e “concordia nazionale”?

Lo si capisce che il ritorno al “bipolarismo muscolare”, cioè alla contrapposizione sterile e violenta tra schieramenti è venefica, perché stiamo vivendo una situazione drammatica?

Secondo me no. Non lo capiscono i fessi di destra, come quelli di sinistra.

Anche perché dell´andamento dell´economia – e poi qualcuno si chiede perché siamo un Paese che scivola verso la povertà  -, non fotte un cazzo ad alcuno!

O meglio: frega a tutti. Ma a ciascuno interessa solo limitatamente alla propria persona e alla propria famiglia.

Interessa a ciascuno il dettaglio, l´inquadratura particolare: ma non il quadro d´insieme.

D´altra parte siamo una Nazione di merda. Anzi: non siamo affatto una Nazione! Siamo un´accozzaglia di genti diverse, messe sotto lo stesso tetto, e che se potessero si farebbero la guerra – ma davvero, con le armi – da sera a mane.

All´Italietta delle divisioni tra genti diverse, poi, si somma l´Italietta degli italioti politicamente contrapposti, che – nemmeno nei momenti drammatici – riescono a trovare ragioni di accordo, di pacificazione e di equilibrio. Onde scongiurare “assieme” le difficoltà .

Il problema – e ritorniamo a monte – è che da “soli” non si possono fronteggiare le situazioni davvero drammatiche.

Non lo si può fare, perché se non c´è concordia e un atteggiamento moraleserio! – da ambo le parti: è sufficiente che affiori un indice economico negativo, perché l´opposizione accusi il governo di esserne responsabile. Anche se quell´indice, magari è effetto di variabili internazionali, rispetto alle quali un governo non può fare una mazza!

Tradotto: il centrosinistra, quando nell´autunno prossimo incominceranno ad affiorare altri dati macroeconomici negativi – e che in qualche modo possano essere venduti all´opinione pubblica come effetti delle politiche del governo Berlusconi -, non perderà  un istante per prendere a manganellate il centrodestra, accusandolo di cose che hanno cause pregresse, e che con l´avvento di Silvio IV al governo, nulla hanno a che vedere.

Solo che qualunque performance economica si verifichi a fine 2008, sarà  imputabile al centrodestra. Se adesso, infatti, i prezzi crescono e la domanda ristagna: non se ne può dare la colpa al centrodestra.

Se però questa stessa situazione dovesse rimanere immutata a fine 2008 (ed è certo): saremmo accusati noi, di esserne i responsabili (soprattutto se il Pd – e la sua leadership – è debole).

Il che – qualcuno dirà  – è ordinaria amministrazione, nel senso che è ovvio che l´opposizione accusi il governo, di qualsiasi performance economica negativa sia ad esso artatamente attribuibile.

Certo. Ma se – a causa della crisi, e soprattutto delle dinamiche iper-inflattive – c´è un numero crescente di persone che vede quotidianamente peggiorare la propria situazione personale, al punto da avere difficoltà  finanche ad acquistare il pane e la pasta: questo può innescare fattispecie pericolose. E che possono trovare sbocchi in forme di rivolta, anche molto violente.

Non sono io, a dirlo. Ma il socialista Tremonti:

L´impoverimento del ceto medio europeo ha un solo esito: il fascismo. E noi siamo di fronte a fenomeni drammatici di questo tipo” (Tremonti ha usato l´espressione fascismo, per alludere a moti di rivolta, a pulsioni violente).

A suo giudizio, dunque, i governanti italiani – ed europei – rischiano le natiche! Rischiano sommovimenti, la cui portata nessuno può prevedere.

E di fronte a valutazioni di questo tenore, espresse da un ministro della Repubblica: una persona sana di mente, che può fare?

Può augurarsi che i rapporti tra maggioranza e opposizione vadano a puttane? O, invece, per amor di Patria non può che sperare che le due parti ritornino a parlare, onde evitare che un domani l´opposizione – per ragioni di infimo ordine – soffi sul fuoco di un´eventuale rivolta popolare (dovuta al caro-vita)?

A me la risposta sembra ovvia! Ma io sono una persona assennata: dunque non faccio testo. Non appartenendo alla categoria – assai vasta – dei fascistelli e degli squadristi di destra e di sinistra, che – sia pur metaforicamente, s´intende – non desiderano altro che prendersi amabilmente a manganellate.

Detto ciò, veniamo alle questioni economiche.

Tremonti, oggi ha dichiarato:

Se c’è sviluppo e ricchezza da distribuire questa va distribuita in termini fiscali a favore di redditi da lavoro dipendente, delle pensioni e della famiglia. Si tratta di un impegno che pensiamo di formalizzare e prendere prima dell’estate“.

Interessante.

Peccato, però, che subito dopo abbia aggiunto:

L’andamento delle entrate fiscali fa escludere l’esistenza o la sopravvivenza di tesoretti“.

Dunque, di soldi per fare politiche a sostegno dei redditi medio-bassi, non v´è traccia.

E allora a Tremonti verrebbe da chiedere: “Ma caro mio, tu parli del rischio di rivolte popolari; parli di impoverimento dei ceti medi; parli di rischio di fascismo; e allora vuoi trovarlo il modo per scongiurare tutto ciò, riducendo le tasse alle persone di cui sopra”?

E qui si deve tornare ad una questione già  affrontata.

Siamo sicuri che valesse la pena spendere 2 miliardi di euro, per ridurre l´Ici a “chiunque“, invece di usare questi soldi, per abbassare le tasse “solo” alle fasce di reddito medio-basse?

A scanso di equivoci: io sono un liberista. Non sono un socialista à  la Tremonti (non a caso sono contrario alla Robin Tax). Le tasse, per me, vanno ridotte a tutti. A tutti!

Ma la situazione economica che stiamo vivendo, impone priorità .

E la madre delle priorità : è aumentare il reddito reale dei meno abbienti, in questo istante!

Non solo per evitare rivolte, il che sarebbe cinico: ma anche per ragioni di etica (si può dire, o è politicamente corretto, pardon scorretto?).

E allora veniamo ad un altro fatto ancora. Che si riallaccia alla questione della condizione economica delle fasce di reddito basse.

Qui è da una settimana circa che si è a conoscenza del fatto che a quanto pare, la copertura finanziaria per la cosiddetta poor-Cardla carta che permetterebbe ai pensionati al minimo di avere sconti per comprare alimenti, oltreché per pagare un po´ meno la bolletta elettrica -, non c´è. Mancano i soldi per la Card.

Tremonti, un paio di settimane fa, aveva detto che lo strumento in questione richiedeva uno stanziamento annuo di 500 milioni di euro.

Bene.

Per il 2008 – ma forse perché la Card avrà  effetto solo per 6 mesi – si prevede, invece, nella relazione tecnica di accompagnamento al decreto fiscale (che la Card ha introdotto), uno stanziamento di 260 milioni di euro. Circa la metà , dunque. E non solo.

Perché di questo importo, si sono trovati solo 200 milioni (da finanziarsi con la Robin Tax). Mancano all´appello 60 milioni di euro. Mica bruscolini!

E non finisce qui.

Perché per il 2009 e per il 2010, sempre la relazione tecnica, prevede uno stanziamento annuo di 17,4 milioni di euro.

Un po´ pochini, rispetto a quei 500 milioni annui di cui Tremonti aveva parlato solo qualche giorno fa; e che avrebbero dovuto consentire un miglioramento – sia pur minimo – del tenore di vita per 1.200.000 pensionati al minimo.

Come cacchio le aiuti queste persone, con 17 milioni l´anno (invece di 500)? Siamo sicuri che bastino?

E allora torniamo nuovamente a monte.

Si spendono 2 miliardi di euro per abolire l´Ici anche ai ricchi; si dice che la situazione è drammatica, che i soldi – in termini di extragettito – per fare redistribuzione a favore dei poveri, non ci sono; si dice che si temono rivolte di piazza; allo stesso tempo si litiga con l´opposizione.

Porca puttana: ma la logica dov´è?

Questo governo volete che duri, o in fondo sperate che muoia presto?

P.S.: per non parlare del fatto, che la stima di crescita del Pil fatta dal centro studi di Confindustria – che è molto più attendibile della Ragioneria generale dello Stato – prevede per il 2008 un aumento dello 0,1%, contro lo 0,5% previsto dal Dpef. Il che significa: ancora meno gettito fiscale, ancora meno risorse da destinare alle fasce di reddito medio-basse.

Update delle 19.08:

Arriva anche il monito del governatore di Bankitalia: “La politica economica deve ora abbattere il debito e contribuire alla ripresa della crescita con servizi pubblici migliori e una riduzione del carico fiscale“.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .

69 Responses to "Tremonti e il governo devono fare di più"

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