Mariastella Gelmini: insicura e confusa

Mariastella Gelmini foto

Se vivessimo in un Paese “normale”, avremmo una sinistra ed una destra degne di questi nomi.° 

Avremmo una sinistra ed una destra, ad esempio, liberali. La prima attenta soprattutto alle libertà  individuali (i diritti civili); la seconda, invece, più attenta alle libertà  economiche. In ogni caso: entrambe sufficientemente liberiste (ma non solo).

Siccome, invece, viviamo in una Nazione pregna di “sessantottismo avariato e diffuso”; siccome viviamo in un Paese pregno di “cattivo” cattolicesimo (quello buono, è minoritario); e siccome siamo tutti più o meno statalisti, dirigisti, coglioni, ignoranti e catto-social-comunisti (o fascisti, che è lo stesso): abbiamo la sinistra e la destra che ci meritiamo. Le peggiori al mondo. E che annoverano nelle propria fila, per di più, persone che potrebbero stare indifferentemente nell´uno o nell´altro campo: visto che non hanno la più pallida idea, di cosa voglia dire° aderire all´uno o all´altro schieramento.

Si vede che quando hanno deciso di candidarsi con una parte, hanno tirato la monetina – testa o croce? – per scegliere.

Abbiamo, per esempio, una destra che piazza al Ministero dell´Economia un social-comunista in piena crisi “confusionista”, Giulio Tremonti. Uno che non ha mai citato la Thatcher. Ma che in compenso ha detto che Marx “era un genio” e che “aveva capito tutto“. Nemmeno Bertinotti sarebbe arrivato a tanto!

La medesima destra, poi, ha collocato al Ministero dell´Istruzione una valente trentenne. Che quantunque abbia idee a volte condivisibili, mostra una qualche lacuna di troppo sul significato di parole giammai desuete, ed anzi colme di valore ed attuali: destra e sinistra.

La fanciulla in questione – giova dire mia coetanea – infatti, non ha la più pallida idea di cosa cacchio vogliano significare i due termini in questione (come buona parte della classe dirigente e della “base” del centrodestra, d‘altronde). Talché ogni tanto – forse per insicurezza personale, forse per farsi accettare, forse per supina adesione alla vulgata politicamente corretta, o forse davvero per ignoranza -, afferma che gli interventi che intende adottare, siano giusti in quanto di sinistra (sic!).

Ieri, ad esempio, intervistata da Magazine – il settimanale del Corriere della Sera -, la Gelmini ha dichiarato quanto segue:

C´è un fraintendimento di fondo: alcuni pensano che premiare i migliori sia una forma di discriminazione, che la meritocrazia sia elitaria. Sbagliato, il merito è un concetto di sinistra. (…) Negli ultimi anni, invece, l´eredità  sessantottina ha privilegiato forme di egualitarismo e buonismo“.

Si vede che la mia coetanea, poveretta, crede che il sessantotto – e l´egualitarismo ch´esso ha introdotto -, sia stato politicamente di destra; che dunque sia stata quest´ultima a sostenerlo. E non già  – ed invece – quella stessa sinistra che, proprio perché troppo ancorata a quella stagione – quella del “voto politico” eguale per tutti, eguale soprattutto per i “somari” figli di papà  e ricchi, che potevano permettersi di “okkupare” le università  e cazzeggiare per anni -, ancora oggi vede come fumo nell´occhio, il merito. E tutto ciò che ad esso sia – direttamente o indirettamente – correlato.

Ad esempio la sinistra in questione odia ancora gli imprenditori e i professionisti (soprattutto i primi): considerandoli “nemici politici”, in quanto sempre e comunque – e soprattutto: a priori – evasori fiscali e sfruttatori. Una sinistra siffatta, evidentemente, nulla ha a che spartire con il merito: qualunque attività  non soggetta a “trattenuta alla fonte”, non dà  entrate certe; richiede capacità , talento; ed espone a rischi enormi: quello di restare a bocca asciutta e a pancia vuota, qualche volta; quello di finire in mezzo ad una strada perdendo il denaro investito. Se si odia l´intrapresa, si odia il merito. Se si considera “criminale” chiunque faccia intrapresa, si è ostili al merito. Inoltre se si vessa il contribuente a tal punto da derubarlo del 50% (e più) della ricchezza da lui prodotta (ciò che la sinistra da sempre fa): evidentemente non solo non si apprezza il merito, ma lo si vuole finanche contrastare, annichilire, uccidere! Si lancia questo messaggio: “Più sei bravo, e io più ti umilio. Più dimostri di avere talento, e più io ti riduco in braghe di tela”.

La stessa sinistra, inoltre, che è tanto ostile al merito da non disdegnare di assecondare quel malvezzo che è la baronia universitaria. In base al quale, la cattedra universitaria finisce – per diritto divino – sempre al figlio (o ad un affine) del barone di turno (che si dimostra compiacente, politicamente).

La sinistra ha mai parlato di abolire il valore legale del titolo di studi, di abolire i concorsi pubblici, di privatizzare le università  consentendo a quest´ultime di scegliersi i docenti, al di fuori delle logiche nepotistiche da lustri vigenti? Affatto! E perché mai? Semplicemente perché del merito se ne fotte! E se ne fotte anche dei tanti poveri giovani – e meritevoli e talentati – che provano a far la carriera universitaria; fin quando non s´accorgono che le porte sono sbarrate; che se non sei “figlio di” o appoggiato dal “partito tal dei tali”, la cattedra mai la vincerai. La stessa sinistra, infine, che fottendosene dei modi nepotistici con cui le cattedre universitarie vengono assegnate, se ne fotte anche del fatto che i poveri ricevano una pessima istruzione universitaria; e che a causa di questa pessima istruzione, difficilmente riusciranno a sistemarsi, e ad affrancarsi dalla povertà  (cosa che avverrebbe, qualora potessero accedere – grazie a munifiche borse di studio – ad università  private, al cui interno insegnassero i migliori professori su piazza, e non quegli analfabeti che oggi pontificano da cattedre vinte, grazie a concorsi fasulli).

La sinistra, inoltre, avversa il merito perché esso è sempre e solo un attributo INDIVIDUALE, e mai di massa. E la sinistra, purtroppo, ancora oggi diffida dell´INDIVIDUO, e considera come sacro solo il COLLETTIVO: cui affida il compito del “cambiamento”.

La sinistra diffida dell´INDIVIDUO – e dunque non può avere nulla a che spartire nemmeno con il merito -, anche quando si tratti di attribuirgli colpe. Ad esempio la gauche nostrana – ancor oggi -, per spiegare certe devianza sociali, non riesce a fare a meno di accusare la società : “La società  è colpevole delle devianze sociali che in essa si registrano. La società  è colpevole del fatto che una parte della popolazione sia dedita alla delinquenza, ai furti. La società  trasmette valori negativi, afferma che bisogna arricchirsi a tutti i costi e sempre, perché questo è un valore in sé? Bene, e chi non vi riesce legalmente, lo fa ricorrendo all´illecito. Non ha colpe individuali, quest´ultimo: la colpa è della società  che instilla modelli culturali fallimentari”.

Se le colpe – come dice la sinistra – sono sempre di altri, e mai del singolo che sbagli, allora vuol dire che la responsabilità  non è mai individuale, ma solo collettiva. Se l´individuo, dunque, giammai è responsabile del proprio comportamento e non ha colpe nei casi di devianza, vuol dire che esso – per la sinistra – non ha alcun valore, non esiste, è un puntino insulso ed insignificante. Di cui non ci si deve curare.

Mi spiegate come si possa essere attenti al merito – che è sempre un attributo del singolo -, se si considera l´INDIVIDUO un nulla?

La sinistra in questione, poi, nessuna parentela ha con il merito, anche per la sua antiquata avversione a qualunque ipotesi di abrogazione dell´articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Norma che obbliga le imprese a “sposare a vita” i propri dipendenti. Inclusi quelli incapaci, fancazzisti, privi di qualunque voglia di lavorare, o talento, o abnegazione o merito (appunto!). La sinistra in questione – in virtù dell´avversione all´abrogazione della norma succitata -, dimostra di voler tutelare, anzi, prioritariamente quei lavoratori che potrebbero essere licenziati, perché improduttivi.

Insomma – ma di esempi se ne potrebbero fare ancora tanti -, la Gelmini (a Magazine) ha detto emerite stronzate (“il merito è un concetto di sinistra“)!

Ma anche no: visto che nel centrodestra non dubito esistano persone che non solo condividono il suo giudizio, ma che probabilmente pensano che la suddetta coalizione debba diventare – o essere – un “nuovo centrosinistra”, riveduto e corretto (rispetto a quello di Veltroni o di Prodi).

Persone che, ovviamente, non si capisce quale parentela abbiano con la cultura, i valori, e le impostazioni programmatiche di uno schieramento liberal-conservatore europeo (facente capo al Partito popolare europeo – mi riferisco al Pdl -, e non al Pse!).

Ah, già , dimenticavo: hanno scelto di candidarsi col centrodestra piuttosto che col centrosinistra, tirando la monetina (testa o croce?). Nevvero?

P.S.: Di Sandro Bondi, Ministro della Cultura (sic!), che ha detto che i “giovani dovrebbero tutti studiare Gramsci“; così come dell´ennesima festa dei “bambini” di An – che allestiranno ancora una volta stands, ospitando libri dedicati a Che Guevara -, non intendo parlare. Mi limito a vergognarmi di loro.

P.S.2: Fin quando ci saranno esponenti politici che si vergogneranno di essere parte di uno schieramento di centrodestra, rifiutandosi di definirlo come tale; fin quando ci saranno ministri che, pur adottando un provvedimento giusto e tipicamente di destra, per giustificarne la “liceità “, affermeranno che il provvedimento in questione sia di sinistra: il centrodestra non diventerà  mai forza dominante nella società . Raccoglierà  solo un voto d´opinione, dettato dalla disperazione e dalla diffidenza nei confronti dell´altra parte (il centrosinistra). Avrà  difficoltà  a fare proselitismo, a raccogliere attorno a sé giovani e militanti. Non riuscirà  ad imporsi sui giornali del “salotto buono”, perché nessuno sarà  in grado di attribuirgli una precisa identità . Non si potrà  mai dire: “Il centrodestra è questo, dunque farà  interventi di questo tipo. E mai ne adotterà  di quest´altro”. Oggi come oggi, il centrodestra non risponde a questa esigenza di “identificazione”. Esso è un´entità  indefinita, ibrida, anodina. Io mi chiedo come faccia un giovane a dirsi orgogliosamente di centrodestra, se nessuno si premura di spiegargli cosa diamine voglia dire, essere di centrodestra. Io mi chiedo come faccia un giovane a dirsi orgogliosamente di centrodestra, se i ministri del governo che lo dovrebbero rappresentare, quando adottano un provvedimento giusto, si premurano di precisare che l´intervento è commendevole, in quanto “di sinistra“.

Se volete, votate Ok.

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87 Responses to "Mariastella Gelmini: insicura e confusa"

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