
Allora, come noto, in questi giorni molti studenti universitari stanno occupando varie Facoltà , in Italia.° ° ° ° ° ° ° ° °
Essi contestano la legge 133 (ed altre norme ad essa collegate). In particolare, tre misure in essa contenute.
Innanzitutto, i tagli al Fondo di finanziamento ordinario. Tagli che, ad avviso degli okkupanti, minaccerebbero il diritto allo studio.
In secondo luogo, essi avversano una possibilità che la legge introduce a favore degli Atenei: quella, cioè, che quest´ultimi possano costituire Fondazioni di diritto privato. Gli studenti che protestano, ritengono tale misura ignobile, perché a loro avviso equivarrebbe ad una privatizzazione delle università (magari fosse così!).
In ultimo, essi lamentano il fatto che la succitata legge 133, preveda un blocco del turnover (nella misura del 20%), che in sostanza ridurrebbe di molto le assunzioni di nuovi prof, all´interno delle Università .
Partiamo da quest´ultimo punto.
Innanzitutto è vero che la 133 preveda un blocco del turnover. Ed è vero che su cinque professori che andranno in pensione nei prossimi anni, solo uno verrà assunto per sostituirli. Però va subito aggiunto, che la misura in questione avrà effetto – questo, prevede la 133 – solo fino al 2012. Quindi si tratta di un freno alle nuove assunzioni, che ha carattere transitorio (e molto breve).
Si dirà : ma perché viene adottata questa misura? E soprattutto: ma è giusta?
La risposta non può che tenere conto di alcuni dati quantitativi, assolutamente rilevanti.
Dai primi anni Novanta ad oggi, gli studenti universitari sono aumentati – in valore assoluto – del 7%; mentre il numero dei professori è aumentato del 25%.
Si dirà : va bene, ma forse era necessario incrementare in modo così consistente, il corpo docente; forse in questo modo si è reso un miglior servizio agli studenti.
Assolutamente no.
Il numero dei docenti è cresciuto a dismisura (più di tre volte quello degli studenti), solo per dare lavoro – come spesso avviene in Italia – agli amici, e agli amici degli amici.
Se ciò non fosse vero, non si riuscirebbero a spiegare alcune cose.
Ad esempio.
Negli ultimi sette anni (come ha raccontato Andrea Scaglia su Libero di ieri, e oggi ne ha parlato anche Feltri), nelle nostre università sono stati messi al bando 13.232 posti da associato (quindi da professore di seconda fascia; quindi concorsi per ricercatori). Bene. Sapete quante persone sono state assunte, in realtà ?
A questo punto, molti di voi penseranno: “Che domanda del cazzo! Se sono stati banditi concorsi per 12.232 posti da professore associato, ne saranno state assunte 12.232″.
E invece no!
Il numero di coloro che sono divenuti professori associati, nel corso degli ultimi sette anni, è pari a 26.000.
Cioè le nostre università regalano stipendi da professore associato, a 13.768 persone, prive di una cattedra (universitaria), e prive di studenti.
Tutto ciò è costato e costa “soltanto” (si fa per dire) 300 milioni di euro. Quelli che okkupano, proteggono queste persone assunte con logica clientelare. Che campano con soldi sottratti agli studenti, alla ricerca, e alla qualità della didattica.
Ancora.
Le ragioni per cui è sacrosanto bloccare nuove assunzioni, nelle Facoltà , sono molteplici (oltre a quelle appena esposte).
Ad esempio.
Sempre per ragioni clientelari, sempre per dare lavoro agli amici e agli amici degli amici (tutto a spese nostre e a spese degli studenti), dal 2001 ad oggi, i corsi di laurea sono passati da 2.444 a 5.500.
Anche qui, prevedo l´obiezione: “Ma caro Camelot, se sono aumentati i corsi di laurea, lo si è fatto per venire incontro alle esigenze degli studenti. Solo per dare loro nuovo sapere”.
Senza dubbio!
Tanto è vero che in Italia esistono ben 323 corsi di laurea (Libero sostiene siano 327), con 15 – DICASI QUINDICI!!! – studenti. Questi corsi, per carità , mica sono stati creati ad hoc, per dare posti di lavoro a professori universitari e ricercatori. Ma quando mai!
Non finisce qui. Perché nel nostro meraviglioso paese – davvero il Bengodi – esistono anche 37 corsi di laurea, con un solo – DICASI UNO!!! – studente iscritto. Tutto normale, tutto logico.
Ancora.
Siccome l´Università viene usata dai prof, come un feudo personale (sovvenzionato, però, dal contribuente), ci sono altri corsi di laurea che hanno un seguito assai cospicuo, e che giammai sono stati creati solo per dare posti di lavoro ad amici e parenti. Per carità !
Ad esempio nella – economicamente – disastrata università di Firenze (di cui si parlerà anche dopo), esiste un corso di laurea in Scienze delle Religioni, che vanta addirittura ZERO iscritti. Così come esiste un altro corso in laurea, quello in Scienze Pedagogiche, che di iscritti ne ha addirittura UNO.
Ma non finisce qui.
Ad Arezzo, ad esempio, esiste un corso di laurea in Storia dell´Antichità , frequentato da ben TRE iscritti. Per non parlare, poi, di quello in Società , Culture e Istituzioni d´Europa, che è affollatissimo: SETTE immatricolati, addirittura (chissà che ressa, la mattina, per accedere all´aula!).
Ancora.
Stamane, sull´inserto napoletano del Corriere della Sera – il Corriere del Mezzogiorno – sono apparsi due articoli. Argomento: okkupazioni in corso a L´Orientale (che, come sanno tutti i campani, è uno degli Atenei più rossi d´Italia! Ma questo vuol dire poco, altro importa).
In uno dei due articoli, il giornalista Fabrizio Geremicca ci racconta che i tagli al Fondo di finanziamento ordinario, probabilmente, faranno “chiudere” alcune cattedre universitarie.
Domanda: perché?
Perché nessuno – o quasi -° è° iscritto° ai corsi ad esse associati. Dunque, stante il taglio ai finanziamenti, si ridurranno gli sprechi, tagliando corsi poco o nulla seguiti.
Il giornalista, ad esempio, intervista – come lui dice – “Valentina, una bella ragazza bionda di 21 anni“. La quale, racconta:
“Io, al secondo anno, sono l´unica studentessa che segue Amarico, la lingua ufficiale che si studia in Etiopia. C´è un solo docente. Se passerà questa legge, quando lui andrà via, l´insegnamento si spegnerà “.
Beata questa fanciulla: segue un corso tutta sola soletta, e con un prof a sua completa disposizione. Una regina!
Sempre a L´Orientale, poi, esiste un corso di laurea (va detto che nella suddetta Università si studiano, appunto, soprattutto lingue orientali) ove viene insegnato il berbero. Corso seguito da un fiume di persone: 20 iscritti.
Ora, tenuto conto dei molteplici corsi di laurea inutili, creati solo per dare posti di lavoro ad amici; e tenuto conto del fatto che molti di essi abbiano un seguito modestissimo, non vi pare ragionevole limitare nuove assunzioni – come prevede la legge 133 – fino al 2012? Non vi pare ragionevole sostituire solo un professore ogni cinque che andranno in pensione? Non vi pare giusto ridurre gli sprechi che, in parte lo si è dimostrato (e ancora se ne parlerà ), sono uno scandalo che urla vendetta?
La ratio della norma, è proprio questa: contenere gli sprechi, adeguare il numero dei professori all´effettiva popolazione universitaria complessiva.
Non mi sembra iniquo, tutto ciò.
Inoltre, il capitolo sprechi ben si lega ad un´altra questione, che è alla base delle proteste degli studenti: i tagli al Fondo di finanziamento ordinario.
Partiamo dai numeri: nel 2009 si taglieranno soltanto – e ribadisco soltanto – 63,5 milioni di euro; nel 2013 si arriverà a tagliare 455 milioni di euro.
Ora, come già detto, in parte si è mostrato come le Università – in tutta Italia – producano sprechi: mantenere in vita corsi di laurea frequentati da uno – o pochi iscritti – è un costo abnorme. Irragionevole, e per di più pagato da tutti. Studenti in primis.
Dunque, le sforbiciate volute del duo Tremonti/Gelmini, vanno valutate in quest´ottica: quella della razionalizzazione dei costi.
In più, nel 2009, la limatura è assai contenuta. Soprattutto se la si valuta in rapporto a quella voluta da Fabio Mussi.
Che, come racconta il neo-Rettore della Sapienza (forse, però, ricordando male, e sottostimando la somma):
“Ha tolto 87 milioni di euro alla ricerca per darli agli autotrasportatori che protestavano contro il caro benzina. Chiaramente è stata una scelta dell´allora ministro dell´Economia, Padoa Schioppa, ma Mussi non ha detto niente e in quel caso nessuno ha manifestato“.
Già , verrebbe da chiedere: ma i bamboccioni che oggi protestano, perché non hanno okkupato anche ieri? Semplice: perché le loro okkupazioni hanno natura politica, servono solo a contestare Berlusconi. Sono proteste pregiudiziali, e non di merito.
Tuttavia, sopra si è detto che il Rettore della Sapienza, Luigi Frati, forse ricorda male.
E per un motivo: Guido Trombetti – Presidente della conferenza dei Rettori – all´epoca dei fatti, parlava di un importo ben più consistente (era il 26 luglio 2006):
“Difficile immaginare un inizio peggiore della politica del governo Prodi verso l’università e gli enti di ricerca“.
“Le conseguenze del nuovo taglio, misurabili in non meno di duecento milioni di euro dall’anno prossimo, avranno conseguenze devastanti sulla qualità della didattica e della ricerca“.
200 milioni di euro di tagli, a partire dal 2007: e perché nessuno protestò, allora? Perché c´era il governo amico, al potere. Ovvio!
Tuttavia, nessuno – qui – vuole negare l´entità della sforbiciata che il centrodestra ha deliberato. Sicuramente essa è consistente.
Ma qui la si considera necessaria e utile.
E tale la si valuta, perché tutte le Università d´Italia – a causa di una gestione scellerata, clientelare e nepotistica da parte del corpo docente -, versano in una condizione drammatica: che si caratterizza per un numero eccessivo di corsi di laurea, per un numero eccessivo di dipartimenti, e per uno scialacquio di risorse ignobile.
Infatti non c´è solo il problema dei corsi di laurea “fantasma”, cioè con pochi studenti, creati solo per dare lavoro a professori e ricercatori amici: c´è anche di peggio.
Ci sono situazioni grottesche, come quella dell´Università di Firenze.
Che pur avendo i conti in rosso – per un numero eccessivo di prof, che assorbono oltre il 90% delle risorse disponibili grazie al Fondo di finanziamento ordinario -, addirittura – ascoltate bene – si permette il lusso di possedere 40 ettari di terreno, in località San Casciano Val di Pesaro, per produrre vino, olio extravergine e grappa. Cosa cacchio c´entrano il vino e la grappa, con la mission di un´Università ?
Nulla! Ma il precedente Rettore di quell´Ateneo, faceva il bello e il cattivo tempo. Con i soldi degli studenti, s‘intende!
Lo stesso Rettore, addirittura, stanziò nel bilancio 1,2 milioni di euro, per trasformare il terreno succitato, in un agriturismo!
Pensiate siano pochi, i casi come questo?
Affatto! Ce ne sono centinaia in tutta Italia. Perché l´Università – come ogni altro comparto pubblico – è gestita in modo pessimo. Con logiche che nulla hanno a che vedere con la didattica.
Chi difende lo status quo, chi lamenta l´eccessiva onerosità dei tagli, vuole – in alcuni casi in buona fede – che lo scialacquio continui! Che il denaro pubblico venga ancora impiegato soprattutto per pagare stipendi, a professori in sovrannumero!
Ed è qui che arriviamo al punto: gli studenti che protestano, lamentano il fatto che i tagli finiranno per ridurre i finanziamenti alla ricerca, per peggiorare la didattica, e per produrre un aumento delle tasse universitarie per gli studenti. E´ falso!
Partiamo dalle tasse universitarie.
Esse, nove casi su dieci, non aumenteranno affatto, a causa dei tagli.
E per un motivo: sono soggette a dei tetti, a dei massimali. E si dà il caso che tali massimali siano già applicati da quasi tutte le università .
A stabilire dei tetti ai versamenti degli studenti, è il Regolamento n. 305 del 1997 (ancora in vigore):
“(…) la contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato”.
Come già detto: questo limite è già stato raggiunto (in molti casi).
Dunque è un falso, che le tasse possano aumentare – nove casi su dieci – in virtù dei tagli. E´ solo un´arma usata dagli okkupanti per fare “terrorismo psicologico”, per diffondere panico, e per raccogliere consensi attorno alle proteste.
Ancora.
Altra balla: i tagli al Fondo di finanziamento ordinario, ridurranno i finanziamenti alla ricerca, in modo massiccio.
Ciò non è vero, per un semplice motivo: che il 90% del Fondo succitato, purtroppo, oggi è impiegato per pagare stipendi ai prof; e soltanto il 10% viene usato per la ricerca (per scelta delle singole Facoltà ).
E allora qui ritorniamo a monte: è il numero elevato di professori universitari, che produce sperpero di risorse.
Se la più parte delle Università ha un numero così elevato di docenti, da dover impiegare oltre il 90% delle risorse erogate dallo stato (che come più avanti si dirà , è vietato dalla legge), per pagare loro lo stipendio, vuol dire che evidentemente le Università non sono gestite nell´interesse degli studenti, ma solo nell´interesse dei professori universitari. E la didattica, e la qualità dell´insegnamento ne risentono.
Non a caso, una recente ricerca pubblicata da Times, inserisce una sola Università italiana, tra le duecento migliori al mondo: quella di Bologna (che si colloca al 192°° posto). Nessun´altra Università – nemmeno la Bocconi – figura tra le migliori.
Di chi è la colpa di ciò? Chi governa le Università , il caso? Oppure professori universitari che paiono più interessati al proprio potere, che alla qualità dell´istruzione che impartiscono?
Chi protesta, chi occupa, difende i “baroni”: non il diritto allo studio, che non è intaccato da quei tagli.
Chi protesta, chi occupa, difende gli illeciti dei baroni, proprio così!
Come si è detto, per legge, i finanziamenti dello stato non possono essere usati in percentuali superiori al 90%, per pagare stipendi. A dirlo, non è il pirla che vi scrive, ma la legge 449/97 , art. 51, comma 6, punto 4:
“Le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo delle università statali non possono eccedere il 90 per cento dei trasferimenti statali sul fondo per il finanziamento ordinario“.
E sono svariate diecine, invece, le Università che superano questa soglia, violando la legge!
Qui, per ragioni di brevità , se ne elencherà solo alcune.
Ad esempio c´è l´Università dell´Aquila, il cui Rettore – Ferdinando Di Iorio (candidato alla Presidenza della Regione Abruzzo, con la Sinistra l´Arcobaleno) -, ha molto male amministrato l´Ateneo: quest´ultimo, infatti, vanta un disavanzo di 12 milioni di euro; e in spregio alla legge sopramenzionata – e come molte altre Università – impiega il 95,5% del Fondo (di finanziamento ordinario) per pagare stipendi. E non si può, per legge! E lo stesso Rettore, tollera esistano corsi di laurea con otto – dicasi otto – iscritti: come quello che si tiene a Celano, in Ingegneria agroindustriale.
Ora, se° in moltissimi° casi, le Università impiegano oltre il 90% del Fondo che la Gelmini e Tremonti vogliono decurtare, per pagare gli stipendi ai docenti universitari in sovrannumero: mi dite in che modo tutto ciò potrà ripercuotersi negativamente sul diritto allo studio?
I tagli, assieme al blocco del turnover, porteranno solo benefici agli studenti: saranno ridotti i corsi di laurea frequentati solo da poche anime; sarà bloccato l´ingresso di nuovi professori che non servirebbero! Se non ci fossero troppi professori, rispetto agli studenti, non ci sarebbe bisogno di impiegare oltre il 90% del Fondo per pagare loro lo stipendio!
E lo si è detto all´inizio: dagli anni Novanta ad oggi, gli studenti universitari sono aumentati del 7%; mentre i docenti (universitari) del 25%! A cosa cacchio servono, tutti questi prof?
Invece, tra qualche anno, dopo che saranno stati cancellati i corsi frequentati da zero iscritti (e dopo che sarà stata razionalizzata la spesa per stipendi), ciascun Ateneo disporrà di più risorse, rispetto ad oggi, da destinare alla ricerca e alla didattica.
Inoltre, che la storiella che le Università italiane facciano schifo, perché i fondi sono pochi, è una cazzata sesquipedale.
Come raccontano i prof universitari – nonché economisti – del sito Noise from Amerika:
“”si deve a Roberto Perotti aver chiarito (già in The Italian University System: Rules vs. Incentives e di nuovo in “L’Università truccata”, Einaudi) che la mancanza di fondi è un falso mito. Tenendo opportunamente conto della circostanza che un numero notevole di studenti iscritti non ha più un rapporto con l’università e dunque non grava in alcun senso sulle strutture universitarie, la spesa annuale per studente risulta in Italia “la più alta al mondo dopo Usa, Svizzera e Svezia“”.
Lo ribadisco: chi occupa, lo fa soltanto a favore dei professorini! Per mantenere in vita lo status quo.
Quelli che subiranno perdite, infatti, sono i “baroni”. Quelli che, ordinari a tempo pieno, lavorano 3 ore al giorno, arrivando a guadagnare 10.000 euro al mese (pagati da tutti noi).
Quelli che, nelle Università , assumono figli, nipoti e parenti vari. E le cifre lo documentano in modo impietoso.
A Medicina, il “tasso di omonimia” è mai inferiore al 20%. In alcune università del Sud Italia, invece, arriva addirittura al 40%.
Nel dettaglio, ecco alcune cifre (con relativa tabella):
A La Sapienza di Roma, il 20% dei prof ha lo stesso cognome (sono parenti!).
Alla Cattolica di Roma, invece, la percentuale è del 15%.
Alla Statale di Milano, la percentuale di prof con lo stesso cognome è pari all´11,8%.
Alla Federico II di Napoli, l´omonimia arriva al 23,5%. Alla Seconda Università (sempre di Napoli), invece, la percentuale sale al 27,5%.
A Messina, i prof con lo stesso cognome sono il 33%.
A Bologna sono il 17,2%. A Padova sono il 3,7%. Alla Università Tor Vergata di Roma, sono il 13%. All´Università di Torino sono il 13,6%.
Domanda: volete che la situazione continui così? Volete continuino ad essere creati corsi di laurea fasulli, con tre iscritti, che servono solo ad assumere figli e nipoti di “baroni”?
Prego, fate pure. L´essenziale, però, è che non diciate che protestate per difendere il diritto allo studio. Perché è un falso!
Altra cosa che viene contestata: il fatto che la legge 133, preveda la possibilità – la facoltà , non l´obbligo – che le università possano dare vita a fondazioni di diritto privato. Ecco il testo dell´articolo:
“Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università
1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1°° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.
2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università . Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.
3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.
4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.
5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.
6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.
7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità , anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.
8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.
9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.
10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.
11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.
12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.
13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime”.
Ecco, soffermiamoci su un paio di punti che sono dirimenti:
“Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime”.
Dunque le fondazioni non possono svolgere attività commerciali o perseguire scopi di lucro, né possono utilizzare i proventi per distribuire dividendi.
Ancora:
“Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime”.
Il che vuol dire, ad esempio e tra le tante cose, che se domani un´Università dovesse trasformarsi in una Fondazione, rimarrebbe in vigore la norma citata sopra, sul limite delle tasse universitarie. Per gli studenti, nulla evolverebbe in peggio.
Inoltre le Fondazioni sarebbe sempre soggette al controllo del Ministero dell´Università e a quello della Corte dei Conti.
Ma quello che mi preme sottolineare, è un´altra cosa: una norma equivalente, già esiste.
“Titolo I DISPOSIZIONI GENERALI
°
Art. 1. Personalità giuridica delle fondazioni e finalità
°
1 . In applicazione di quanto previsto dall’articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e in luogo delle aggregazioni di cui alla lettera c) del comma 2 dello stesso articolo, le università statali, di seguito denominate enti di riferimento, al fine di realizzare l’acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato, nonché per lo svolgimento delle attività strumentali e di supporto alla didattica e alla ricerca, possono costituire, singolarmente o in forma associata, fondazioni di diritto privato disciplinate, per quanto non espressamente previsto dal presente regolamento, dal codice civile e dalle relative disposizioni di attuazione. Anche la Conferenza dei rettori delle università italiane può, per le stesse finalità , promuovere la costituzione di dette fondazioni.
Le fondazioni sono persone giuridiche private senza fini di lucro ed operano esclusivamente nell’interesse degli enti di riferimento.
5 . Gli enti di riferimento esercitano nei confronti della fondazione le funzioni di indirizzo e di riscontro sull’effettiva coerenza dell’attività delle fondazioni con l’interesse degli enti medesimi.
6 . Le fondazioni perseguono i propri scopi con tutte le modalità consentite dalla loro natura giuridica ed operano nel rispetto di principi di economicità della gestione. Non è ammessa sotto qualsiasi forma la distribuzione di utili. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti sono utilizzati interamente per perseguire gli scopi della fondazione”.
Quali attività possono svolgere:
Art. 2. Tipologie di attività attribuibili alle fondazioni
1 . Le fondazioni possono svolgere, a favore e per conto degli enti di riferimento, una o più delle seguenti tipologie di attività , secondo quanto previsto dai rispettivi statuti:
a) l’acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato;
b) lo svolgimento di attività strumentali e di supporto della didattica e della ricerca scientifica e tecnologica, con specifico riguardo:
>1) alla promozione e sostegno finanziario alle attività didattiche, formative e di ricerca;
2) alla promozione e allo svolgimento di attività integrative e sussidiarie alla didattica ed alla ricerca;
3) alla realizzazione di servizi e di iniziative diretti a favorire le condizioni di studio;
4) alla promozione e supporto delle attività di cooperazione scientifica e culturale degli enti di riferimento con istituzioni nazionali ed internazionali;
5) alla realizzazione e gestione, nell’ambito della programmazione degli enti di riferimento, di strutture di edilizia universitaria e di altre strutture di servizio strumentali e di supporto all’attività istituzionale degli enti di riferimento;
6) alla promozione e attuazione di iniziative a sostegno del trasferimento dei risultati della ricerca, della creazione di nuove imprenditorialità originate dalla ricerca ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera b), n. 1), del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297, della valorizzazione economica dei risultati delle ricerche, anche attraverso la tutela brevettale;
7) al supporto all’organizzazione di stages e di altre attività formative, nonché ad iniziative di formazione a distanza.
2 . Per il perseguimento delle finalità di cui al comma 1 le fondazioni possono, fra l’altro:
>a) promuovere la raccolta di fondi privati e pubblici e la richiesta di contributi pubblici e privati locali, nazionali, europei e internazionali da destinare agli scopi della fondazione;
b) stipulare contratti, convenzioni, accordi o intese con soggetti pubblici o privati;
c) amministrare e gestire i beni di cui abbiano la proprietà o il possesso, nonché le strutture universitarie delle quali le sia stata affidata la gestione;
d) sostenere lo svolgimento di attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico, anche attraverso la gestione operativa di strutture scientifiche e/o tecnologiche degli enti di riferimento;
e) promuovere la costituzione o partecipare a consorzi, associazioni o fondazioni che condividono le medesime finalità , nonché a strutture di ricerca, alta formazione e trasferimento tecnologico in Italia e all’estero, ivi comprese società di capitali strumentali a dette strutture. Nel caso di partecipazione a tali società di capitali la partecipazione non può superare il cinquanta per cento dell’intero capitale sociale;
f) promuovere e partecipare ad iniziative congiunte con altri istituti nazionali, stranieri, con amministrazioni ed organismi internazionali e, in genere, con operatori economico e sociali, pubblici o privati;
g) promuovere seminari, conferenze e convegni anche con altre istituzioni e organizzazioni nazionali ed internazionali o partecipare ad analoghe iniziative promosse da altri soggetti.
>3 . Le fondazioni agevolano la partecipazione alla propria attività di enti e amministrazioni pubbliche e di soggetti privati, sviluppando ed incrementando la necessaria rete di relazioni nazionali ed internazionali funzionali al raggiungimento dei propri fini”.
Dunque, come si è dimostrato, una norma in materia esisteva già .
Non solo: molteplici sono le Università che ne hanno approfittato. Molteplici sono le università che si sono “trasformate” in Fondazioni, senza che ciò abbia nuociuto alla didattica, o al diritto° allo studio. Anzi!
Infatti il compito principale delle Fondazioni è quello di promuovere la raccolta di fondi privati, per migliorare la qualità della ricerca nelle università . E per mettere a contatto imprese e laureandi, onde consentire a quest´ultimi di trovare lavoro in tempi brevi.
Vediamo quali Atenei hanno dato vita a Fondazioni.
Fondazione Politecnico di Milano. Fondazione Università di Venezia.
Fondazione Università di Salerno. Fondazione dell´Università degli studi dell´Aquila.
Fondazione Università IULM. Dal cui sito si legge:
“Fondazione Università IULM costituisce un avanzato progetto per la ricerca applicata e la formazione continua.
Un progetto promosso " a partire dall´art. 59, comma 3, dalle legge 388/2000 che ha avviato la legittimità della costituzione delle fondazioni universitarie e dal DPR 254/2001 che ha varato il conseguente regolamento " dall´Università Iulm di Milano (tra i maggiori soggetti universitari in Italia per immatricolazioni e laureati nel settore dell´informazione e della comunicazione) in collaborazione con importanti partner istituzionali, associativi e di impresa del territorio”.
Poi ci sono un paio di sorprese, che riguardano la “rossa” Emilia Romagna.
Università di Modena e Reggio Emilia Fondazione Marco Biagi.
Per arrivare al clou.
Infatti anche la “rossissima” Università di Bologna, è costituita in forma di Fondazione.
Qualcuno si chiederà : ma quale è lo scopo di una Fondazione universitaria?
Lo dice il sito della Fondazione Alma Mater:
“Fondazione Alma Mater svolge il ruolo di collegamento tra l´Università di Bologna e la società . Istituita nel 1996 – e riconosciuta nel 1997 dal Ministero dell´Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica " la Fondazione ha come mission l’integrazione fra sistemi (Università , istituzioni, imprenditoria privata) al fine di mettere a disposizione delle realtà socio-economiche nazionali ed internazionali l´enorme patrimonio del sapere universitario.
I compiti di Fondazione Alma Mater, che opera in tutti i campi senza scopo di lucro, sono:
- collaborare con l´Ateneo per la realizzazione dei suoi fini istituzionali ivi compresi lo svolgimento dell´attività didattica e le attività di servizio rese agli studenti;
- realizzare, sviluppare e promuovere, sia direttamente che indirettamente, l´utilizzazione delle conoscenze generate dall´attività scientifica al fine di migliorare le informazioni e le tecnologie a disposizione degli operatori pubblici e privati;
- costituire e promuovere una rete dell´Alta Formazione e della Formazione Continua di eccellenza, capace di trasferire conoscenza e innovazione ai diversi segmenti del sistema produttivo ed istituzionale del territorio;
- promuovere e consolidare il sistema di relazioni dell´Università di Bologna, agevolando anche il collegamento dell´Ateneo con gli altri Atenei europei e di tutto il mondo nella prospettiva di collaborazione europea ed internazionale;
- realizzare consulenze di alto profilo per la creazione di impresa ed il trasferimento tecnologico sia per gli enti associati ed i soggetti privati associati, sia per altri soggetti pubblici e privati;
- favorire, sviluppare e sostenere gli studi e la ricerca anche applicata nei settori dell´ecologia, dell´ambiente, nonché la ricerca anche applicata medico-biologica con particolare riferimento ai problemi degli anziani;
- svolgere attività di fund raising in favore dell´Università di Bologna”.
Qualcuno, a questo punto, potrebbe chiedersi: ma questo fund raising, questo procacciamento di risorse in “favore dell´Università di Bologna“, in quale modo avviene?
E´ sempre il sito della Fondazione, a rispondere:
“La Campagna “Cinque per mille all’Università di Bologna”
Anche quest’anno l’Università è uno dei potenziali beneficiari dello strumento 5 per mille, offerto ai cittadini per la prima volta nel 2006.
Attraverso la destinazione del “5 per mille”, che non comporta alcun onere per il contribuente, è possibile sostenere le istituzioni accademiche nelle proprie attività di ricerca e nel miglioramento della didattica.
L’Università di Bologna, tra l’altro, ha raccolto grande attenzione in questo senso da parte dei cittadini e dei suoi ex studenti. Infatti, nel corso della campagna del 2006 l’Ateneo bolognese si è “classificato” al 2°° posto, dopo l’Università la Sapienza di Roma, per numero di contribuenti che vi hanno destinato il proprio 5 per mille, arrivando a raccogliere 600.000 Euro. E nel 2007 i risultati sono ulteriormente migliorati, con Unibo prima tra le Università italiane per numero di contributi singoli ricevuti.
E’ questo lo slancio con cui parte la campagna del 2008, destinata a “toccare” con eventi ed altre iniziative la sede bolognese e le sedi di Romagna dell’Università .
Quest’anno, i fondi raccolti attraverso la campagna “Cinque per mille all’Università di Bologna” saranno impiegati per contribuire allo sviluppo della ricerca, attraverso migliori strutture, nuove strumentazioni e sostegno alle attività di ricercatori. In questo senso, tra l’altro, la campagna si inserisce organicamente nello sforzo dell’Alma Mater per promuovere l’innovazione, la competitività del territorio, e conseguentemente anche la migliore qualità della vita nel nostro paese”.
In conclusione.
La tanto vituperata legge 133 ha degli obiettivi molto chiari: ridurre gli sprechi, mettere le Università nelle condizioni di operare nel modo più efficiente possibile, e a favore degli studenti; consentire agli Atenei di “trasformarsi” in Fondazioni (è una facoltà , lo ripeto, non un obbligo), onde procurarsi ulteriore denaro (privato, in questo caso) per finanziare attività di ricerca.
Il resto è demagogia.
Da leggere: Roberto Perotti, “L’università truccata”: si spende tanto e male.
Da leggere: 30.000 persone in piazza contro la riforma Gelmini. Più che un’Onda, una goccia.
Una firma per difendere la libertà di frequentare le università , ed una a sostegno della riforma Gelmini.
Se volete, votate Ok.
Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .


















Dimenticavo la tabella ufficiale:
http://cordef.files.wordpress.com/2008/09/oecd_2008_eag_graphb13.png
A tutti:
Qualche indiscrezione sulla riforma dell’Università :
http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2008/11/02/riforma-della-universita-qualche-indiscrezione/
Innanzitutto partiamo dal capitolo fondazioni.
La trasformazione di un´università in fondazione di diritto privato è ben diversa dalla costituzione di fondazioni che funzionano parallelamente all´università stessa: nel primo caso avremmo un unico soggetto privato, il quale decide autonomamente le linee guida delle sue attività ; nel secondo caso avremmo due soggetti distinti: l´ente pubblico università e la fondazione universitaria privata, il primo dei quali “esercita nei confronti del secondo le funzioni di indirizzo e di riscontro sull´effettiva coerenza dell´attività delle fondazione con l´interesse dell´ ente medesimo”.
Passiamo ora al capitolo tasse. Il tuo intervento prospetta un futuro meraviglioso: le tasse universitarie non aumenteranno (perché devono rispettare il tetto del 20% dell´FFO, e anche nel caso della trasformazione in fondazioni di diritto privato la norma rimarrà vigente, almeno secondo la tua interpretazione), i privati investiranno enormemente e felicemente a fondo perduto (perché le fondazioni non hanno scopo di lucro e l´università per definizione è un investimento a fondo perduto) nelle nostre meravigliose università (che come tu sottolinei funzionano benissimo e quindi attirano migliaia di investitori) e io studente continuerò ad avere gli stessi servizi di oggi, se non addirittura migliori!
Peccato che la realtà è ben diversa. Nelle aziende italiane ben pochi fanno ricerca, in quanto è considerata solo uno spreco di denaro e perché purtroppo il nostro tessuto industriale è caratterizzato dalla piccola e media impresa (che non ha le risorse per fare ricerca e pensa solo all´immediato guadagno). I privati che dispongono di grandi mezzi economici investiranno solo in quelle università in cui la ricerca produce un immediato riscontro economico, dettando in pratica l´agenda della ricerca! E quelle università che non riusciranno ad attrarre privati e che saranno costrette a ridurre le tasse, saranno costretta a ridurre i servizi per gli studenti!
Parliamo ora di dati OCSE. Sbaglio o stiamo parlando di università ? Perché citi anche i dati di scuola primaria e secondaria (che sono i soli ad avvicinarsi alle medie OCSE)? Guardiamo bene i dati riguardanti l´università (tabelle OCSE consultabili qui)
La spesa per studente universitario
Italia 8.026 dollari
Media OCSE 11.512 dollari
Media UE 19 10.474 dollari
Numero studenti universitari per docenti
Italia 20,4
Media OCSE 15,3
Media UE 19 16,0
Spesa % sul PIL
Italia 0,8
Media OCSE 1,3
Media UE 19 1,3
% della spesa per l´università sul totale della spesa pubblica:
Italia 1,6
Media OCSE 3,0
Media UE 19 2,8
Mi sembra che parlino da soli. E che chiariscano anche il perché spesso molte università violano la legge che le impone di non usare più del 90% del FFO per gli stipendi(anche se in certi casi il personale è veramente esagerato, ma non generalizziamo): è come dare 5 € a un senzatetto e pretendere che non li spenda tutti in cibo!
Poi sulla base di quali dati Perotti ha dato le stime “reali”? Sinceramente ho molta più fiducia dei dati OCSE (con tutto il rispetto per il prof. Perotti).
Capitolo baroni. Tagliando in questo modo saranno proprio i famosi baroni a salvarsi: a me non risulta che ci sia qualche barone precario! I primi ad essere licenziati saranno assegnisti e ricercatori.
P.S. i link alle fonti sarebbe meglio metterli esterni!
RIsposta a Carlo:
Partiamo dai dati Ocse.
Tu citi un link, che fa riferimento ad una pagina, dove sono presenti centinaia di altri link. Non si trova alcuna tabella. La mia impressione – è quasi una certezza – è che molti di quelli che citano questi dati Ocse, guarda caso contrari alle ragioni di chi vuole i tagli, faccia un copia/incolla da un sito – magari tenuto da qualcuno contrario alla legge 133 -, e non controlli alla fonte se le cifre siano giuste. Io ho citato Repubblica, che è un quotidiano di sinistra. E ho citato gli economisti “liberal” – dunque di sinistra – del sito Noise from Amerika, che dicono cose ben diverse dai dati che tu hai riportato, e per i quali non c’è riscontro (almeno fino a quando non mi sarà dato un link che contenga tabelle per verificarli).
Quanto alle Fondazioni, sono una choice, una opportunità , non un obbligo.
Quella sulle tasse universitarie, è una interpretazione? Quella di chi dice aumenteranno, certamente!
Quanto al fatto che questi tagli arrivino a nuocere soprattutto – ho detto soprattutto -ai baroni, lo sostengono anche persone di sinistra. Come Umberto Eco, ad esempio, o come il responsabile giovani della Cgil (pensa te!):
http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2008/11/01/daniele-giordano-cgil-giovani-chi-occupa-fa-un-favore-ai-baroni/
A tutti:
Qualche tabella grafica che mostra gli sprechi e l’indebitamento delle varie università :
http://images.corriere.it/Media/Foto/2008/11/02/grafico_universita.jpg
http://images.corriere.it/Media/Foto/2008/11/02/grafico_universita2.jpg
E un articolo sui conti in rosso degli Atenei
A tutti:
Consiglio anche quest’articolo sull’Università di Siena:
http://blog.panorama.it/italia/2008/10/31/siena-luniversita-laureata-in-sprechi/
Magari faresti bene a leggere almeno il nome di chi ti scrive… visto che mi chiamo Claudio e non Carlo.
Purtroppo sospettavo che tu non sapessi l’inglese… (non che io ne sappia molto, ma almeno un po’ lo capisco) ora ti spiego:
vai in fondo alla pagina; ci sono dei link:
indicator B1: How much is spent for student (quanto si spende per studente):
Ci clicchi sopra e ti si apre un file di excel. In questo file ci sono tabelle e grafici comparativi con i paesi ocse. Vai sul foglio T_B1.1a e guarda la voce All Tertiary Education (è questa che riguarda l’università ).
Indicator B4: What is the total public spending on education?(Qual è la spesa pubblica totale per l’educazione)
foglio T_B4.1 ci sono 2 grandi colonne; quella di sinistra (total public extenditure) è la % di spesa per l’educazione sul totale della spesa pubblica; quella di destra (GDP) è la percentuale sul PIL; per entrambe la voce di riferimento riguardante l’università è Tertiary Education.
Spero tu riesca a leggerli…
Ho fatto copia e incolla da un sito? Non mi sembra proprio…
Poi dire che dei liberal sono di sinistra è come dire che Blair è di sinistra… (sono persone che predicano in un certo modo e poi agiscono in un altro).
La trassformazione in fondazioni private non sarà , come dici tu, una choice (pensavo che l’inglese non lo sapessi, ma evidentemente lo sai quando ti fa comodo), ma le università che non si trasformeranno in fondazioni (perchè come ho già detto saranno ben pochi i pazzi privati che hanno voglia di investrire a fondo perduto) fallirrano!
Sulle tasse universitarie la legge non è per niente chiara e starei attento prima di fare certe affermazioni, e comunque il ragionamento da me esposto precedentemente teneva conto proprio del fatto che le tasse non aumentassero.
Infine sei bravissimo a citare persone di sinistra solo quando di fa comodo. Ci sono tante persone di sinistra che dicono esattamente l’opposto, perché non citare anche loro. Poi sottolinei costantemente il fatto che una tua fonte sia di sinistra… pensi così di metterti al riparo da eventuali critiche perché tutti quelli che ti criticano sono di sinistra? E chi te lo dice? Sei molto prevenuto. E comunque non è che se una persona è di sinistra è un oracolo (cosa che invece accade per qualcun altro…)
Comunque quando citi una fonte faresti bene a citarla per intero: Eco in quello stesso articolo dice che tagliare i fondi per la ricerca (e il FFO dovrebbe essere usato anche per la ricerca) vuol dire impoverire il paese. Inoltre nella rassegna stampa del 24 ottobre di quel giornale comunista che è repubblica lo stesso Eco dice: “I tagli, ovviamente, sono una tragedia”.
mi scuso il link alla rassegna non funziona
rieccolo
Risposta a Cladio:
Ti chiedo scusa se ho sbagliato nome, ma mentre chiacchieravo con te, qui, lo facevo anche con altre persone su altri post ben più recenti.
Per te Blair e i liberal non sono di sinistra. Ah, vabbè, lo dicevi subito che sei comunista e la chiudevamo lì.
Senti, a proposito, quando il Ministro Mussi tagliò 200 milioni di euro, tu dov’eri?
Quanto al resto, fai qualunquismo e disinformazione. Capisco si voglia usare questa vicenda per disarcionare Berlusconi, ma la cosa è assai triste. Evidenzia molto poco rispetto per le regole democratiche, anche dette: voto popolare…
Scusa se mi permetto ma vorrei rifarmi alla contestazione di carlo.
Tu hai risposto ai suoi dati in questo modo:
“Tu citi un link, che fa riferimento ad una pagina, dove sono presenti centinaia di altri link. Non si trova alcuna tabella. La mia impressione – è quasi una certezza – è che molti di quelli che citano questi dati Ocse, guarda caso contrari alle ragioni di chi vuole i tagli, faccia un copia/incolla da un sito – magari tenuto da qualcuno contrario alla legge 133 -, e non controlli alla fonte se le cifre siano giuste.”
Beh…vorrei fare una piccola precisazione: mi pare che fino ad ora tu abbia fatto sfoggio di molti dati all’interno del tuo blog e a questo punto mi trovo a dubitare dove tu li abbia presi visto che dalla pagina che ti ha linkato Carlo non sei riuscito a trovare nulla! Avendoli poi già tu esaminati si presupone almeno tu sia passato dal sito dell’OCSE….ma noto che non è così dunque ti posto un po’ di link un po’ più dettagliati evitandoti lo sbattimento:
http://www.oecd.org/document/9/0,3343,en_2649_39263238_41266761_1_1_1_37455,00.html
chapter B
Indicator B1: How much is spent per student?
tab B1.1b
tab B1.2
Indicator B2: What proportion of national wealth is spent on education?
tab B2.1
Per curiosità trovi anche i valori salariali a questo link:
http://www.oecd.org/dataoecd/8/24/41271802.pdf
Non lo so, ti ripeto scusami ancora, ma a me pare vivamente che tutto ciò che imputi ad altri (vedi mancanza di infrmazione, scarsa documentazione, fonti acquisita da siti o schieramenti faziosi etc) lo stia facendo esattamente tu attraverso questo blog (vedi fonti prese da giornali e non da enti preposti meglio ancora se non italiani, sito dell’OCSE mai sfogliato, commenti sull’argomento di intellettuali o politici etc)
Io francamente nella vita cerco di farmi un opinione, la mia, che è l’unica francamente di cui mi fido e per far ciò cerco di prendere documenti ufficiali che descrivono la realtà e da li costruisco un mio modello di valutazione. Poi quello che possono dire Berlusconi, Veltroni, La Repubblica, Umberto Eco o chiunque altro è la loro interpretazione e la loro rivalutazione dei dati oggettivi che si spera abbiano acquisito (perchè spesso avviene che parlino senza neanche averli visti!)
Concordi almeno dopo aver visto finalmente i dati ufficiali?
Noti che nonostante i numeri per la nostra nazione siano sempre in rosso l’ultimo problema che viene affrontato è una riforma strutturale? Sempre lo stesso iter: prima si leva e poi si vedrà come aggiustare. Non ti sei anche tu un po’ stufato di questa mediocrità dei nostri governi nel prendere le decisioni, di aver passato mille riforme e vedere la scuola sempre con gli stessi problemi? Una tubatura rotta si aggiusta rabboccando i tubi non chiudendo il rubinetto!!!!
Sorry…vedo che claudio si è difeso benissimo da solo!
PS: scusa anche me per il nome errato!
Risposta a Lucky:
Io, i dati dell’Ocse li ho letti, eccome. Tu e Claudio, mi sia consentito, forse vi siete limitati a leggerli, e a considerare tale lettura, come esaustiva e come fine della questione.
Qui si parla di immani sprechi all’interno dell’Università , che non possono certo essere spiegati con i dati Ocse.
Qui si parla di immani atti di soperchieria da parte dei Rettori e dei baroni, che nulla hanno a che vedere con i dati Ocse. Mi spiego?
Mi pare che appellarsi ad essi, sia un mezzo per fuggire dalla realtà , per fare appello al “benaltrismo”: la questione è un’altra.
No, la questione è l’unicità dell’Università italiana: come luogo di corruzione, e di scarsa qualità della didattica. Chiunque voglia conservare lo status quo, sostiene le soperchierie dei baroni.
Come noterai, infatti, c’è anche chi ha difeso – in un commento, magari è un professore universitario – le diecine di corsi di laurea inutili e le sedi distaccate per città che hanno una popolazione di 15.000 abitanti (nel mio quartiere, se ne contano di più)….questi dati, occorre prendere in considerazione…poi ognuno faccia ciò che ritiene più opportuno…
e vero che la tassa universitaria aumentera a 4 o 5 mila euro?
Risposta a mariaconcetta:
Ma assolutamente no, amica mia. Questa è soltanto una delle tante balle che stanno dicendo quelli che protestano, per convincere le matricole e gli studenti, della bontà delle loro proteste…è puro terrorismo spicologico, privo di alcun rapporto con la realtà …stai tranquilla, si tratta di menzogne…
come ha fatto notare il professore perotti nel suo libro sull’università e come cito da un articolo di stella:
«il vero problema dell´università italiana è la mancanza di fondi». Non è vero. Meglio: è vero che «le cifre assai citate della pubblicazione dell´Ocse “Education at a Glance” danno per il 2004 una spesa annuale in istruzione terziaria di 7.723 dollari per studente» appena superiore ad esempio a quella della Slovacchia o del Messico. Ma se si tiene conto che metà degli iscritti è fuori corso e si converte più correttamente «il numero di studenti iscritti nel numero di studenti equivalenti a tempo pieno», la spesa italiana per studente «diventa 16.027 dollari, la più alta del mondo dopo Usa, Svizzera e Svezia »
Probabilmete è l’ultimo post che mando anche perchè di discussione ne vedo veramente poca….dai in continuazione dei politicizzati a noi che portiamo dati e facciamo domande quando in tutti i post dalle risposte sembri molto l’avvocato di Berlusconi. Ho letto un sacco di post con posizioni opposte alla tua tra l’altro anche argomentate e con delle domande specifiche e le risposte sono state: cito il candidato di sinista(ovviamente quelli che ti viene comodo), perchè non avete protestato quando c’era Mussi (come se centri a validare la 133: non avete protestato con Mussi = la 133 è buona…..boh), la riforma che faranno sarà selettiva sui problemi reali (per ora non esiste quindi ci credi tu che sei ottimista, io che vedo sfasciare le istituzioni da 20 anni da destra e sinistra lo sono meno, comunque rimane un opinione alla cieca perchè per ora c’è solo la 133 di cui si sta discutendoe non la riforma), dici che verranno colpiti i baroni (dove sta scritto, noi ti abbiamo postato dati che esistono vorrei anche tu mi facessi leggere dove compare questo dato di fatto).
Scusami se me la prendo a male ma ci fosse un contenuto in quello che dici avrebbe un senso o potremmo valutare le diverse idee ma più che dare degli ignoranti agli altri e dire che siamo dei comunisti non vedo alcun argomento.
Vorrei per l’ennesima volta fartelo notare:
risposta a Claudio:
“Partiamo dai dati Ocse.
Tu citi un link, che fa riferimento ad una pagina, dove sono presenti centinaia di altri link. Non si trova alcuna tabella. La mia impressione – è quasi una certezza – è che molti di quelli che citano questi dati Ocse, guarda caso contrari alle ragioni di chi vuole i tagli, faccia un copia/incolla da un sito – magari tenuto da qualcuno contrario alla legge 133 -, e non controlli alla fonte se le cifre siano giuste.”
Mi pare che subito dopo ti abbia smentito ed è anche palese che non fossi mai andato sul sito dell’OCSE ,manco di sfuggita, quindi quello che riporta stralci di giornale o idee scritte da altri (che vengono comodo) sei tu e basta vedere gli url che posti per capirlo:
corriere
blog.panorama
Repubblica
intervista a Umberto Eco
OCSE visto che si discute di quelli……boh….non pervenuto…..solo idee di altri.
Proseguiamo con i baroni: ogni tua risposta ha dentro la mala gestione fondi alle università , il potere dei baroni, gli sprechi…..
Tutti quelli che stanno proponendo argomentazioni diverse te lo hanno scritto: SIAMO D’ACCORDO
Continui a urlare su questa cosa su cui siamo d’accordo tutti e eviti di nuovo le domande e la domanda è una:
perchè non hanno prima proposto una riforma seria? Hanno paura che non sia seria come tutte quelle proposte in questi ultimi anni?
I dati OCSE che secondo te appiccichiamo in giro e non esaminiamo servono a questo….ci dicono che si spende poco e si spende male = dovremmo eliminare gli sprechi, curare il sistema e iniettare in esso nuovi fondi! per ora, dati alla mano, la 133 taglia e basta (così saremo ancora più bassi rispetto agli altri paesi). Mi dici cosa ci trovi di positivo nei soli tagli proposti sin ora? Sei masochista e ti piace quando il govrno taglia? e non mi puoi rispondere che poi faranno un decreto serio….rispondi che siamo indottrinati e poi tutto il tuo castello gioca su un dato che si fonda sulla fiducia nelle decisioni future del governo, su qualcosa che non esiste? Un po’ debole come tesi!
RIsposta a Lucky:
Non credo affatto tu o altri siate d’accordo con il fatto che occorra eliminare gli sprechi: altrimenti non avreste a lamentarvi dei tagli, che come ho già spiegato saranno selettivi, perchè da qui a qualche settimana saranno emanate linee-guida, al riguardo.
Il fatto, invece, che tu ed altri continuiate a non prendere in considerazione questo fatto, mi dà l’impressione che muoviate accuse solo strumentali; che lo status quo vi piaccia, e che non vi freghi nulla della gestione clientelare, spendacciona e nepotistica degli Atenei.
Inoltre, mi pare di aver risposto a tutti, con un post alquanto articolato, diciamo così…forse non l’hai letto appieno, ma non è colpa mia….inoltre faresti bene a leggere il commento di darling3…molto rilevante…
ti ringrazio per questo quadro generale, leggendo la Riforma Gelmini cercavo qualcuno che la pensasse come me, dato che nel modo odierno tutto si dipinge di rosso, molti dei quali per i puro piacere di affidarsi alla massa…che vergogna!grazie ancora!!
Risposta a giusy:
Grazie a te, e tra poco arriva un post su “L’università truccata”, il libro del professor Perotti, che indica tutti gli sprechi e le inefficienze dell’università ! Altro che le chiacchiere prive di fondamento, di quelli che occupano gli Atenei
A tutti:
Leggere anche questo:
http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2008/11/08/roberto-perotti-la-universita-truccata-si-spende-tanto-e-male/
ho letto il post e dv dire ke lo trovo interessante.
Concordo sicuramnte cn te cam qnd dici ke l\’università italiana è inefficente e corrotta…lo dimostra il fatto che non rietriamo tra nessuna delle classifche delle università migliori al mondo (nemmeno in europa se x qst). Ke ci siano dei sprechi penso che siamo tutti d\’accordo, anche coloro che protestano ne sono ben consapevoli. Ma penso che non sia qst il punto. Cam scommetto che non sei mai andato in una manifestazione di qst mesi vero?xkè se no nn ti faresti tante domande sul xkè si protesta. Ti chiedi xkè x la riforma Mussi nn c\’è state grandi proteste di piazza??te lo dico io: xkè in italia siamo apatici, nessuno se ne frega di niente, ci lamentiamo a cose fatte xò. Ognuno pensa al suo, senza preoccuparsi di sacrificarsi qlc volta x una causa maggiore. Io lo trovo un segno POSITIVO ke gli studenti finalmente si stiano mobilitando, che finalmente stiano facendo sentire la loro voce!!!finalmente fanno vedere che non se ne fregano, che loro ci sono.
La Gelmini (anke se si sa, non c\’è sl lei dietro tutto qst)ha secondo me il grande merito di avere messo finalmente la scuola (riforma delle elementari al quanto dubbia) e le università al centro dell\’opinione pubblica!!per troppo tempo si è fatto finta di niente, che le nostre università non facessero schifo (è ovvio nn tutte,ma qst vengono penalizzate dal sistema in generale)!!
Nn sai xkè si protesta??te lo dico io: si protesta non contro la riforma, ma X UNA RIFORMA, una riforma finalmente fatta cn i fiocchi, e non a muzzo, cm hanno sempre fatto tutti (sinista e destra come hai ricordato). La Gelmini ha semplicmente avuto la sfortuna di ritrovarsi in mezzo a qst \”risveglio\” studentesco. Xkè diciamomocela tutta, una riforma ha come presupposti il taglio di 7.5migliari nel giro di pochi anni, nn mi sembra che parti nel modo giusto. XKè nn si ri-investono quei soldi nella stessa universita???xkè nn si utilizzano x creare veri poli di eccellenza??
E scusami tanto, ma ti chiedi come si fa a razionalizzare un taglio alla scuola?\’be tu e io forse non lo sappiamo, ma loro accidenti dovrebbero saperlo!!!è il loro lavoro!!o forse anke ai vertici del sistema abbiamo i \”baroni\”, gli amici degli amici e parenti dei parenti?persone che sn li, ma nn hanno il merito di esserlo,xkè totali incapaci?forse il sistema di corruzione nn si limita all\’università ma scorre nelle vene di ogni istituzione italiana??facciamo dei tagli anke al parlamento se è su qst ke ci basiamo, xkè anke li è sicuro ke non mancano!!
ps. ti prego di guardarti qst filmato e di commentarlo. xkè ci tengo ad avere finalmente l\’opinione \”dell\’antogonista\”(perdonami il termine:)ke cmq sa il fatto suo e non commenta a caso. Ho cmq veramente apprezzato il modo costruttivo in cui cerchi di far capire il tuo punto di vista, nonostante sia diverso dal mio, almeno si fonda su qlc e nn semplicemente su quello che si è visto sui telegiornali (cioè nulla di serio).
bye
Â
ma vaffanculo
Risposta a Tanze:
Perdonami, tu parli di cose che tra loro nesso non hanno. Un conto è la scuola, un conto è l’università . Nell’uno come nell’altro caso, si dicono un sacco di menzogne! E sulla base di queste, si cerca di ottenere consensi a favore delle proteste.
Partiamo dalla scuola: ci saranno tagli, certo, ma verranno pagate di più le insegnanti. Lo sai, questo?
http://notizie.it.msn.com/topnews/articolo.aspx?cp-documentid=9701439
Quindi si risparmia, per reinvestire: dubito che questo lo sappiano quelli che protestano.
Università , idem come sopra: si risparmia, per reinvestire. Ad esempio la Gelmini ha aumentato gli stanziamenti a favore del diritto allo studio:
http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-6/governo-frena/governo-frena.html
“Il decreto contiene misure per favorire il diritto allo studio: aumento dei posti nelle residenze universitarie e 135 milioni per le borse di studio a favore degli studenti meritevoli e i capaci. “Per la prima volta- spiega in conferenza stampa l’inquilino di viale Trastevere – il paese coprirà le necessità di tutti gli studenti aventi diritto ad una borsa. Di solito gli esclusi sono 40.000: in tutto 180 mila ragazzi avranno la borsa”.
Inoltre, rispetto alla originaria formulazione, la legge 133 è stata corretta. Adesso, sono stati introdotto correttivi:
“Gli atenei-cicala, cioè quelli che spendono troppo per il personale, non potranno assumere docenti e ricercatori. Per atenei-formica, quelli con i conti in ordine, il blocco del turn over (a quota 20 per cento) salirà al 50 per cento e le assunzioni dovranno favorire i ricercatori, a tempo indeterminato e determinato. E dal 2009 il 5 per cento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) verrà ripartito in base alle pagelle che il Cnvsu (il Consiglio nazionale di valutazione del sistema universitario) assegnerà ai diversi atenei. Si tratta di 500milioni che, per il ministro Gelmini, sono “un segnale significativo per dimostrare che possiamo spendere meglio le risorse e puntare alla qualità della ricerca”.
Ti consiglio, inoltre, di leggere anche questo post:
http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2008/11/08/roberto-perotti-la-universita-truccata-si-spende-tanto-e-male/
grazie x la risposta…umm forse il nesso del discorso non l’hai capito tu, ma c’è…si tratta di avere un idea più ampia di quello che succede…tutto è collegato…ma se non lo hai capito da solo, certo che non posso scriverti pagine per spiegarlo!!!almeno qst è il mio pensiero…
E cmq tutte le cose ke mi hai scritto, al contrario di quello che pensi, li sapevo già …nn sei l’unico a essere informato sai:) nelle università si organizzano assenblee serie, dove vegono esposti tutti i punti di vista danno possibilitò allo studente di scegliere da che parte stare.
ti ripeto non credo che l’idea di una riforma sia sbagliata anzi!!!ma trovo ridicolo che siano i più corroti di tutti (i politici) a puntare il dito contro la corruzione dell’università …..come se la situazione di adesso non fosse colpa loro quanto dei cosidetti “baroni”.E cmq nn credi che le modifiche positive della legge siano proprio il risultato delle proteste??
purtroppo credo che sarebbe inutile continuare a discuterne, tanto ognuno rimane delle sue idee!!!xò sbagli a pensare che chi protesta sia una mandria di pecoroni che non sanno cosa succede veramente, come io sbaglierei se pensassi che tutti quelli pro-gelimini sn una mandria di scemi!!!!è sl che ognuo ha le sue ragioni….mi auguro solo che il contrapporsi delle due posizioni possa portare a qualcosa di buono….qlc di serio e bilanciato che aiuti la nostra università veramente , che aiuti noi studenti, professori, ricercatori e tutti coloro che vivono a stretto contatto cn l’università ad assicurarsi un futuro migliore….bye!!!
Risposta a Tanze:
Perdonami, forse sei molto giovane, io non tanto: ho 35 anni.
Ciò detto, si organizzano assemblee serie? Ma serie di che?
Ieri hanno sfilato 30.000 ragazzi soltanto:
http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2008/11/15/30-mila-persone-in-piazza-piu-che-una-onda-una-goccia/
Le occupazioni vengono fatte, nelle singole facoltà o nelle singole scuole, da 100 persone. Ma di cosa stiamo parlando?
Qui si parla di una minoranza risicatissima, che occupa ledendo il diritto altrui di studiare e di frequentare le strutture scolastiche o universitarie, e che nulla sa. Tra due settimane è finito tutto
ai pro e contro gelmini: sono convinto che da qualche parte bisogna iniziare, quindi reputo necessari i tagli e l’avviamento a forme paraprivate di organizzazione delle università . sono anche convinto che i tagli colpiranno, purtroppo, i meritevoli e i non meritevoli (mi pare logico pensare che tra i “protetti” esistano persone di grandi capacità e non, e così pure tra i non protetti, considerato il caos che anima le forme di valutazione quando viene meno il criterio della raccomandazione). sicuramente una manovra di taglio, in assenza di criteri selettivi, non porrà fine allo sfacelo e alla mancanza di chiarezza nel sistema universitario, ma pure in qualche modo darà un piccolo segnale quantitativo. insomma la qualità della ricerca e della didattica non ne guadagnerà , ma la quantità della spesa verrà oggettivamente ridimensionata. c’è il rischio che a fare ricerca restino i peggiori? un pochino si corre anche quello! effettivamente l’applicazione reale del taglio sarà messa nelle stesse mani di chi ha già sprecato. come se ne viene fuori? purtroppo non se ne viene fuori. alla generazione dei curricula precari, di quelli cui è stato detto di imparare l’inglese, l’informatica, di fare esperienze all’estero, di avere una conoscenza economica di base, di aprirsi alle implcazioni del mercato, di rinnovare se stessi e le proprie discipline di riferimento… alla generazione he queste cose ha fatto… è richiesto (imposto) l’ennesimo sacrificio. unitule rimarcare differenze sociali. va da se che chi ha alle spalle genitori che possono, potrà . chi no, in qualche modo si arrangerà . a tutti però resta la sana possibilità generazionale di generare un’altra generazione. forse ai nostri figli andrà meglio.
quanto alla gelmini, per me resta una straordinaria gran bella donna, e sicuramente il ministro più carino mai avuto, con quel piacevole accento, la postura sicura e femminile, quegli occhiali intriganti… e su questo concordo con camelot… effettivamente bisognava protestare con mussi, di gran lunga meno sexy…
Risposta ad s.:
Faccio notare che da quando è stato scritto questo post, sono intervenute delle modifiche apportate con il decreto – cosiddetto – Gelmini:
http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2008/11/15/30-mila-persone-in-piazza-piu-che-una-onda-una-goccia/
Inoltre, faccio presente che sono state introdotti alcune cosette affatto trascurabili:
Stanziamento di 135 milioni di euro, per borse di studio, a favore di 180.000 studenti universitari. Come ha ribadito la Gelmini: “è la prima volta che il Paese riesce a coprire tutte le necessità e a garantire tutti gli aventi diritto. In genere venivano esclusi circa 40 mila ragazzi, per la prima volta 180 mila ragazzi riceveranno questa borsa di studio”.
Destinazione di ulteriori 500 milioni di euro a favore della ricerca (il 5% del Fondo di finanziamento ordinario), che saranno ripartiti tra gli Atenei, non “a pioggia”: ma premiando il merito.
Eerogazione di 150 milioni di euro per assumere, a partire dal 2009, 3.000 nuovi ricercatori.
Impiego di ulteriori 65 milioni di euro destinati alle residenze universitarie, grazie a cui saranno creati 1.700 posti letto aggiuntivi per gli studenti.
Totò, con ironia, diceva: è la somma che fa il totale. Vanno valutati i singoli elementi della sommatoria, tutti.
…totò diceva pure: ogni limite ha una pazienza… e parli come badi…
insomma, il montaggio delle parole, come delle azioni, dei singoli elementi della sommatoria, non è cosa trascurabile. io sperò vivamente che sia come dici, che dei criteri di merito si trovino e si lascino non solo agire, ma soprattutto interagire.
l’impressione, a volte, è che questa parola, “merito”, abbia un’accezione positiva unicamente nel significante, mentre quando se ne valutano implicazioni e conseguenze risulti spiacevole… ma questo non credo possa essere un peso della gelmini, o di singoli poteri. quindi bene i tagli e bene gli incentivi, bene le fondazioni (io auspicherei pure una privatizzazione più radicale… ma pare non sia tempo), nella speranza che i loro interpreti, per un caso qualunque, vogliano muoversi in altre direzioni da quelle già battute.
da quello che ho letto non appartieni al mondo universitario, quindi una maggiore dose di fiducia è giustificata… e poi non fa mai male. dall’interno le cose sono molto diverse, e quindi mi sentirei pure di giustificare la maggiore dose di sfiducia di alcuni.
forse parlare un pochino di più del merito, di cosa sia e come individuarlo, è una strada da seguire. avevo letto un commento che citava l’impact factor delle pubblicazioni… cosa dalla quale non sarebbe male partire, come dai comitati scientifici di riviste e convegni, dall’editoria scientifica e altro ancora… si tratta di un bel nodo che va approfondito prima di prendere posizione… la frontiera del merito è prima di ogni altra cosa là , almeno nella sua versione eroica, quella dei titolati dalla comunità scientifica e accantonati dalle commissioni per ricercatore, associato e ordinario… capire come funzione e come si evolve non sarebbe male… e riserverebbe credo non poche sorprese…
…mariastella è sempre più affascinante…
Risposta ad s.:
Non faccio parte del “mondo dell’università ”, ma l’università l’ho fatta. E in ogni caso, questo blog è “popolato” di ricercatori e di prof che non mancano di spiegarmi nel dettaglio, quanto sia fasullo e truccato tutto il mondo universitario; proprio perchè non incentrato sul merito. La riforma vera del mondo accademico, il merito cercherà di premiare. Almeno questo è ciò che la Gelmini ha detto…
non è un demerito fare altro nella vita, intendiamoci, certo è che ci sono questioni specifiche da analizzare in ogni contesto. il punto non è il trucco o la falsità , che in qualche modo è presente nell’intero sistema italiano, tanto che da fuori ci dipingono spesso come furbacchioni, ma la specificità meritocratica cui si vuole dar inizio e seguito.
il merito va inteso come una metodologia, un protocollo che gestisca le funzioni nelle e delle università , in relazione a se stesse e ai contesti allargati in cui operano.
l’assenza di merito è un fatto. la qualità dei risultati è un altro fatto. paradossalmente si potrebbero ottenere ottimi risultati incentivanto procedure non meritocratiche, e pessimi con il merito. bisogna capire che una procedura meritocratica, prima ancora di relazionarsi ai risultati, si relaziona alle sue stesse regole. potremmo ad esempio dire che il merito è sancito dalla corrispondenza tra regole e azioni applicative delle stesse, assumendo come principio che verso queste regole si ripone la fiducia di individuare ciò che è meglio e giusto per tutti. in inghilterra ad esempio la reference, la parolina di uno che vale, la selezione libera senza concorso, è regola che permette un buon funzionamento del sistema universitario. insomma bisogna rendersi conto che la meritocrazia è essa stessa gestita da un supporto retorico, politico. credo che nella maggior parte dei commenti firmati dagli universitari sconteti (sono davvero così tanti su questo blog?) si ponga in qualche modo l’attenzione sul ruolo politico nell’individuazione dei criteri. il merito non è là , fermo in un angolo, col suo carico di forza creatrice e di rinnovamento, al modo che quando si vorrà tenerlo in consideraziona sarà pronto per essere usato. il merito va delineato, costruito, creato. e una funzione della attività politica e di governo (di qualsiasi colore e parte), e di tutti noi certo, è anche questa. quindi se qualcuno mi dice che premierà i meritevoli, io mi chiedo con quali criteri individuerà il merito. sulla questione ricerca di base/ricerca applicata, ad esempio, bisogna prendere posizioni non ideologiche, ma di sistema. possiamo ipotizzare un sistema forte sulla ricerca di base, con una parte agile di ricerca applicata, magari funzionale solo al nostro mercato, oppure rovesciare il peso della ricerca di base e trasformarci. insomma il merito non è una direzione indicata, è una scelta da fare, una strada da costruire… e in fretta.
Risposta a s.:
Procediamo per gradi: innanzitutto, questo post è stato scritto il 26 ottobre, oggi è il 20 novembre.
Secondo: il post commentato da chi ha provato a fare la carriera universitaria, senza riuscirvi (perchè non aveva santi in Paradiso), è quest’altro:
http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2008/11/08/roberto-perotti-la-universita-truccata-si-spende-tanto-e-male/
Terzo, mi permetto di consigliarti l’uso di un linguaggio meno fumoso e più concreto. La chiarezza non è affatto una cosa negativa, lo è magari per chi sia snob.
Fosse per me, io abolirei i concorsi pubblici (tutti truccati), e inserirei la chiamata diretta (ma conto nulla, non decido io). Sono d’accordo sul resto che hai scritto…ma per giudicare la cosa, dobbiamo aspettare che la Gelmini presenti un progetto di riforma dell’Università (la 133, non lo è)…
I miei più sentiti complimenti!
Non avevo ancora trovato una risposta così ben articolata alle manifestazioni che da mesi stanno interessando il mondo universitario; di solito si trovano solo meri riferimenti politici…non è il suo caso dato che adduce argomentazioni che vanno oltre a ciò.