Quali misure a favore dei lavoratori?

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Partiamo da una breve premessa-digressione, assai polemica. La seguente: gli economisti non capiscono un cazzo di economia. Bene farebbero, dunque, a tacere, a non fare previsioni, e se è possibile: a non dare alcun tipo di consiglio o suggerimento sulle politiche che andrebbero poste in essere, per scongiurare la crisi economica. 

Perché?

Provo a spiegarlo.

Fino all’altro ieri, Lorsignori era concordi sul fatto che la “grande crisi” economica che si è abbattuta su di noi, avrebbe prodotto una situazione di stagflazione.

Che cos´è la stagflazione?

Presto detto.

E´ una situazione economica che si caratterizza per la presenza di una stagnazione nella crescita del Pil, e di un forte aumento dei prezzi. Una roba, dunque, micidiale. Perché se l´economia già  arranca a causa del fatto che i consumatori abbiano contratto la domanda, la circostanza che i prezzi continuino a salire – a causa dell´aumento del costo delle materie prime, petrolio in primis -, produce un´ulteriore diminuzione della domanda al consumo, che non può che ingenerare un ulteriore rallentamento nella crescita economica.

Fino a ieri l’altro, lorsignori economisti, italiani ed europei, descrivevano questo tipo di scenario. Fino a ieri l´altro, ripeto.

Ieri, invece, pare abbiano cambiato idea.

Dal cilindro, infatti, hanno estratto una nuova ipotesi: la crisi economica produrrà  deflazione.

Ohibò. E cosa cacchio è, la deflazione?

E´ una situazione di stagnazione economica, che però è accompagnata da una diminuzione dei prezzi al consumo. Quest´ultima, però, non si presenta come un fatto vantaggioso, e per un semplice motivo: chi produce (o vende) abbassa i prezzi perché i consumi ristagnano, e spera che così facendo, i consumatori aumentino la domanda; ma i consumatori, a loro volta, procrastinano le scelte d´acquisto, in attesa di un´ulteriore diminuzione dei prezzi. In questo modo, l´economia va a rotoli (il meccanismo è ben più complesso, ma accontentatevi della spiegazione terra terra, da me fornita).

Ora, se chi è un economista, se chi ha dunque studiato a fondo l´economia, non riesce nemmeno a capire i fenomeni di cui discetta, al punto tale che il giorno A si sveglia, e dice: “Ci sarà  un aumento dei prezzi“; mentre il giorno a seguire, fa un´inversione a 180 gradi, e postula: “Ci sarà  una diminuzione dei prezzi“; ecco, se non capisce le dinamiche di cui parla, forse farebbe bene a tacere. Perché le sue parole possono condizionare le scelte di centinaia di migliaia di persone (soggetti economici, a vario titolo).

Per capire l´economia, forse, sarebbe più opportuno rivolgersi ad uno charcutiere.

La verità , e concludo questa digressione, è che gli economisti hanno dogmi: dunque interpretano gli accadimenti economici, secondo la propria “ideologia di riferimento”. E pur di difenderla, come dei politicanti d´accatto, a volte mentono. Infatti la spirale inflattiva che fino ad due mesi fa infestava l‘economia europea (e non solo), era dovuta ad una speculazione finanziaria che riguardava il petrolio (e le materie prime). Ma alcuni economisti, negavano che l´aumento del prezzo del greggio potesse imputarsi alla speculazione finanziaria. E ne attribuivano, invece, la responsabilità , a fattori di “rigidità  dell´offerta” di petrolio. Così non era. Chiusa la parentesi.

Veniamo all´Italia, e alle politiche che il governo vuole porre in essere, per aiutare le famiglie ad affrontare la crisi economica.

Partendo, però, da una premessa: che delle misure in questione, si sa ancora poco, perché l´esecutivo non ha preso una decisione definitiva. Tuttavia, quel poco che si sa, induce il pirla che vi scrive – pirla non certo più degli economisti, che da 6 mesi a questa parte non ne hanno indovinata una -, a giudicare gli interventi che il Gabinetto Berlusconi intende adottare, assolutamente insufficienti per sostenere il reddito dei lavoratori, per rilanciare i consumi, e per questo tramite l´economia.

Va anche detto, che qui si intende considerare solo le politiche rivolte alle “persone fisiche” e non anche alle imprese.

Bene.

A quanto pare, dovrebbero essere destinati alle prime, circa 2-3 miliardi di euro (il condizionale, però, è d´obbligo): lo riferisce il Corriere della Sera.

Che, dopo aver escluso l´ipotesi della detassazione delle tredicesime (perché troppo costosa), e aver giudicato poco fattibile un intervento sugli acconti Irpef (perché riguarderebbe solo una parte dei lavoratori), sostiene che:

Ogni misura, in ogni caso, sarà  una tantum, e dovrà  essere coperta, spiegano al ministero dell’Economia, con nuove entrate, anche queste straordinarie“.

Nuove entrate? Straordinarie?

E che vuol dire: che si aumenterà  la pressione fiscale a carico di alcuni, per finanziare interventi a favore dei redditi più bassi?

Mi auguro che così non sia, o che io abbia capito male. Perché, mai come in questo momento, un aggravio della tassazione sarebbe micidiale.

Inoltre, l´importo di 2-3 miliardi di euro è davvero esiguo, modesto. E´ vero che danari, a quanto pare, non ce ne sono. Ma è altresì vero che il governo – a causa della Lega – ha dolosamente accantonato alcuni tagli, che avrebbero potuto garantire un ingente bottino, utile per abbassare le tasse: mi riferisco all´abolizione delle Province, delle Comunità  montane e delle Circoscrizioni (o Municipalità ).

Lo dico sommessamente: questi tagli vanno fatti. Abbiamo bisogno – se non nell´immediato, almeno nel medio termine – di reperire parecchi miliardi di euro da destinare al ripristino del potere d´acquisto di salari, stipendi e pensioni (per il tramite di una riduzione dell´imposizione fiscale). Non possiamo accettare i diktat della Lega.

Inoltre, se risorse da destinare all´abbattimento delle tasse non ci sono, allora si deve pensare ad altro. A qualcosa che possa incrementare i consumi, pur avendo un costo zero per le casse dello stato: mi riferisco alle liberalizzazioni.

E´ mai possibile che nessuno, nel governo, parli di liberalizzazioni?

Aumentare la concorrenza in qualunque comparto (a questo servono le liberalizzazioni), porta i prezzi a scendere. E ciò, a parità  di reddito netto, aumenta il potere d´acquisto reale dei lavoratori (perché se scendono i prezzi, con gli stessi soldi, comprano più beni).

Perché non affrontare questo capitolo? Perché non ricorrere a questo tipo di interventi?

Giusto stamane, Michela Ravalico – su Libero Mercato – ha intervistato il presidente di Federmoda-Confcomercio, Renato Borghi. E gli ha rivolto alcune domande sulla liberalizzazione dei saldi (su questo blog, se ne parla da tre anni, invocandola).

L´esponente dei commercianti, ha espresso perplessità  su un intervento del genere – almeno nell´immediato -, per scarsa lungimiranza. Infatti ha dichiarato:

Capisco il punto di vista dei consumatori, ma non si può chiedere ai commercianti di sacrificare i margini sull´altare del fatturato. Soprattutto in ragione del fatto che la merce è già  stata acquistata a prezzo pieno. Prima di rivedere la politica dei saldi, è indispensabile ridiscutere i rapporti con la grande distribuzione“.

Però ha aggiunto:

Siamo disposti ad aprire una discussione. Che però dovrà  avvenire in due fasi: primo uniformare la data dei saldi in tutt´Italia; secondo convocare una conferenza Stato Regioni per coordinare le esigenze del commercio con quelle del turismo. Con questa premessa, potremmo dare il via alla liberalizzazione dei saldi con la prossima stagione estiva“.

Costui, evidentemente, non ha capito la gravità  della crisi economica in corso. E men che meno ha capito, che diecine di migliaia – se non addirittura centinaia di migliaia – di commercianti al dettaglio, con i chiari di luna che ci sono, chiuderanno bottega prima che arrivi non dico l´estate, ma la primavera!

Se mancano soldi per abbassare le tasse, si deve agire liberalizzando i saldi. Certo, magari procedendo con i piedi di piombo: cioè introducendo una liberalizzazione “soft”, e dando libertà  ai mercanti di fare saldi “soltanto” una volta al mese.

In questo modo, i consumatori potrebbero tornare a respirare, a spendere un po´ di più, e a garantire un minimo di ripresa economica (che significa più entrate per lo stato, più denari da usare per ridurre le tasse; ma anche più probabilità  di non “bruciare” posti di lavoro).

Allo stesso tempo, il fatto di introdurre una liberalizzazione “a metà “, metterebbe al riparo quanti tra i mercanti – godendo di posizioni di rendita -, vedono come fumo negli occhi una liberalizzazione completa e assoluta dei saldi, temendo la concorrenza dei venditori più piccoli (che avendo costi fissi più bassi, possono più proficuamente vendere le loro merci a prezzi più contenuti).

Si deve agire su meccanismi del genere, se non si possono ridurre di molto le tasse ai lavoratori.

Perché non si parla di liberalizzazioni?

P.S: in ogni caso dovrebbe essere confermata anche nel 2009, la detassazione di premi, incentivi e straordinari.

Se volete, votate Ok.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .


30 Responses to "Quali misure a favore dei lavoratori?"

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