Quali misure a favore dei lavoratori?

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Partiamo da una breve premessa-digressione, assai polemica. La seguente: gli economisti non capiscono un cazzo di economia. Bene farebbero, dunque, a tacere, a non fare previsioni, e se è possibile: a non dare alcun tipo di consiglio o suggerimento sulle politiche che andrebbero poste in essere, per scongiurare la crisi economica. 

Perché?

Provo a spiegarlo.

Fino all’altro ieri, Lorsignori era concordi sul fatto che la “grande crisi” economica che si è abbattuta su di noi, avrebbe prodotto una situazione di stagflazione.

Che cos´è la stagflazione?

Presto detto.

E´ una situazione economica che si caratterizza per la presenza di una stagnazione nella crescita del Pil, e di un forte aumento dei prezzi. Una roba, dunque, micidiale. Perché se l´economia già  arranca a causa del fatto che i consumatori abbiano contratto la domanda, la circostanza che i prezzi continuino a salire – a causa dell´aumento del costo delle materie prime, petrolio in primis -, produce un´ulteriore diminuzione della domanda al consumo, che non può che ingenerare un ulteriore rallentamento nella crescita economica.

Fino a ieri l’altro, lorsignori economisti, italiani ed europei, descrivevano questo tipo di scenario. Fino a ieri l´altro, ripeto.

Ieri, invece, pare abbiano cambiato idea.

Dal cilindro, infatti, hanno estratto una nuova ipotesi: la crisi economica produrrà  deflazione.

Ohibò. E cosa cacchio è, la deflazione?

E´ una situazione di stagnazione economica, che però è accompagnata da una diminuzione dei prezzi al consumo. Quest´ultima, però, non si presenta come un fatto vantaggioso, e per un semplice motivo: chi produce (o vende) abbassa i prezzi perché i consumi ristagnano, e spera che così facendo, i consumatori aumentino la domanda; ma i consumatori, a loro volta, procrastinano le scelte d´acquisto, in attesa di un´ulteriore diminuzione dei prezzi. In questo modo, l´economia va a rotoli (il meccanismo è ben più complesso, ma accontentatevi della spiegazione terra terra, da me fornita).

Ora, se chi è un economista, se chi ha dunque studiato a fondo l´economia, non riesce nemmeno a capire i fenomeni di cui discetta, al punto tale che il giorno A si sveglia, e dice: “Ci sarà  un aumento dei prezzi“; mentre il giorno a seguire, fa un´inversione a 180 gradi, e postula: “Ci sarà  una diminuzione dei prezzi“; ecco, se non capisce le dinamiche di cui parla, forse farebbe bene a tacere. Perché le sue parole possono condizionare le scelte di centinaia di migliaia di persone (soggetti economici, a vario titolo).

Per capire l´economia, forse, sarebbe più opportuno rivolgersi ad uno charcutiere.

La verità , e concludo questa digressione, è che gli economisti hanno dogmi: dunque interpretano gli accadimenti economici, secondo la propria “ideologia di riferimento”. E pur di difenderla, come dei politicanti d´accatto, a volte mentono. Infatti la spirale inflattiva che fino ad due mesi fa infestava l‘economia europea (e non solo), era dovuta ad una speculazione finanziaria che riguardava il petrolio (e le materie prime). Ma alcuni economisti, negavano che l´aumento del prezzo del greggio potesse imputarsi alla speculazione finanziaria. E ne attribuivano, invece, la responsabilità , a fattori di “rigidità  dell´offerta” di petrolio. Così non era. Chiusa la parentesi.

Veniamo all´Italia, e alle politiche che il governo vuole porre in essere, per aiutare le famiglie ad affrontare la crisi economica.

Partendo, però, da una premessa: che delle misure in questione, si sa ancora poco, perché l´esecutivo non ha preso una decisione definitiva. Tuttavia, quel poco che si sa, induce il pirla che vi scrive – pirla non certo più degli economisti, che da 6 mesi a questa parte non ne hanno indovinata una -, a giudicare gli interventi che il Gabinetto Berlusconi intende adottare, assolutamente insufficienti per sostenere il reddito dei lavoratori, per rilanciare i consumi, e per questo tramite l´economia.

Va anche detto, che qui si intende considerare solo le politiche rivolte alle “persone fisiche” e non anche alle imprese.

Bene.

A quanto pare, dovrebbero essere destinati alle prime, circa 2-3 miliardi di euro (il condizionale, però, è d´obbligo): lo riferisce il Corriere della Sera.

Che, dopo aver escluso l´ipotesi della detassazione delle tredicesime (perché troppo costosa), e aver giudicato poco fattibile un intervento sugli acconti Irpef (perché riguarderebbe solo una parte dei lavoratori), sostiene che:

Ogni misura, in ogni caso, sarà  una tantum, e dovrà  essere coperta, spiegano al ministero dell’Economia, con nuove entrate, anche queste straordinarie“.

Nuove entrate? Straordinarie?

E che vuol dire: che si aumenterà  la pressione fiscale a carico di alcuni, per finanziare interventi a favore dei redditi più bassi?

Mi auguro che così non sia, o che io abbia capito male. Perché, mai come in questo momento, un aggravio della tassazione sarebbe micidiale.

Inoltre, l´importo di 2-3 miliardi di euro è davvero esiguo, modesto. E´ vero che danari, a quanto pare, non ce ne sono. Ma è altresì vero che il governo – a causa della Lega – ha dolosamente accantonato alcuni tagli, che avrebbero potuto garantire un ingente bottino, utile per abbassare le tasse: mi riferisco all´abolizione delle Province, delle Comunità  montane e delle Circoscrizioni (o Municipalità ).

Lo dico sommessamente: questi tagli vanno fatti. Abbiamo bisogno – se non nell´immediato, almeno nel medio termine – di reperire parecchi miliardi di euro da destinare al ripristino del potere d´acquisto di salari, stipendi e pensioni (per il tramite di una riduzione dell´imposizione fiscale). Non possiamo accettare i diktat della Lega.

Inoltre, se risorse da destinare all´abbattimento delle tasse non ci sono, allora si deve pensare ad altro. A qualcosa che possa incrementare i consumi, pur avendo un costo zero per le casse dello stato: mi riferisco alle liberalizzazioni.

E´ mai possibile che nessuno, nel governo, parli di liberalizzazioni?

Aumentare la concorrenza in qualunque comparto (a questo servono le liberalizzazioni), porta i prezzi a scendere. E ciò, a parità  di reddito netto, aumenta il potere d´acquisto reale dei lavoratori (perché se scendono i prezzi, con gli stessi soldi, comprano più beni).

Perché non affrontare questo capitolo? Perché non ricorrere a questo tipo di interventi?

Giusto stamane, Michela Ravalico – su Libero Mercato – ha intervistato il presidente di Federmoda-Confcomercio, Renato Borghi. E gli ha rivolto alcune domande sulla liberalizzazione dei saldi (su questo blog, se ne parla da tre anni, invocandola).

L´esponente dei commercianti, ha espresso perplessità  su un intervento del genere – almeno nell´immediato -, per scarsa lungimiranza. Infatti ha dichiarato:

Capisco il punto di vista dei consumatori, ma non si può chiedere ai commercianti di sacrificare i margini sull´altare del fatturato. Soprattutto in ragione del fatto che la merce è già  stata acquistata a prezzo pieno. Prima di rivedere la politica dei saldi, è indispensabile ridiscutere i rapporti con la grande distribuzione“.

Però ha aggiunto:

Siamo disposti ad aprire una discussione. Che però dovrà  avvenire in due fasi: primo uniformare la data dei saldi in tutt´Italia; secondo convocare una conferenza Stato Regioni per coordinare le esigenze del commercio con quelle del turismo. Con questa premessa, potremmo dare il via alla liberalizzazione dei saldi con la prossima stagione estiva“.

Costui, evidentemente, non ha capito la gravità  della crisi economica in corso. E men che meno ha capito, che diecine di migliaia – se non addirittura centinaia di migliaia – di commercianti al dettaglio, con i chiari di luna che ci sono, chiuderanno bottega prima che arrivi non dico l´estate, ma la primavera!

Se mancano soldi per abbassare le tasse, si deve agire liberalizzando i saldi. Certo, magari procedendo con i piedi di piombo: cioè introducendo una liberalizzazione “soft”, e dando libertà  ai mercanti di fare saldi “soltanto” una volta al mese.

In questo modo, i consumatori potrebbero tornare a respirare, a spendere un po´ di più, e a garantire un minimo di ripresa economica (che significa più entrate per lo stato, più denari da usare per ridurre le tasse; ma anche più probabilità  di non “bruciare” posti di lavoro).

Allo stesso tempo, il fatto di introdurre una liberalizzazione “a metà ”, metterebbe al riparo quanti tra i mercanti – godendo di posizioni di rendita -, vedono come fumo negli occhi una liberalizzazione completa e assoluta dei saldi, temendo la concorrenza dei venditori più piccoli (che avendo costi fissi più bassi, possono più proficuamente vendere le loro merci a prezzi più contenuti).

Si deve agire su meccanismi del genere, se non si possono ridurre di molto le tasse ai lavoratori.

Perché non si parla di liberalizzazioni?

P.S: in ogni caso dovrebbe essere confermata anche nel 2009, la detassazione di premi, incentivi e straordinari.

Se volete, votate Ok.

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30 Commenti a “Quali misure a favore dei lavoratori?”

  1. Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

  2. diggita.it scrive:

    Quali misure a favore dei lavoratori?…

    Partiamo da una breve premessa-digressione, assai polemica. La seguente: gli economisti non capiscono un cazzo di economia. Bene farebbero, dunque, a tacere, a non fare previsioni, e se è possibile: a non dare alcun tipo di consiglio o suggerimento su…

  3. olè! son tornato nel web! a presto, GB :-)

  4. pietro scrive:

    Gli economisti non capiscono niente di economia?
    Mi sembra esagerato, a parte il fatto che non mi pare proprio che i politici ne capiscano molto di più, ma l’idea che siccome un economista non sa prevedere una crisi non capisce niente è paragonabile a dire che siccome il tuo medico non sa prevedere di che male morirai è meglio andare da uno stregone indiano.
    Alla fine per poco che capiscano gli economisti sono gli unici che studiano l’economia abbastanza a fondo da poterne intravedere il funzionamento, gli altri ( come me ) tirano a indovinare.
    Il fatto che la crescita del prezzo del petrolio fosse dovuta a consumi elevati e produzione rigida e poi in questo momento di recessione ci sia un calo dei consumi che provoca una diminuizione dei prezzi non è una valutazione da economista è elementare logica.
    Forse tu non sai quante industrie in Italia faranno ferie forzate dal 20 dicembre al 12 gennaio e quante hanno gia chiesto la cassa di integrazione per un buon numero di addetti.
    Ma chi lavora in un industria chimica come me vede bene che la recessione è terribile, se si devono fare liberalizzazioni c’è un punto critico in cui andrebbero fatte, non i saldi che sono bazzecole, ma i servizi pubblici, che sono ancora in mano quasi i tutta italia integralmente ad aziende municipalizzate.
    Chiunque abbia un minimo di conscenza dei dati sulla crescita dei prezzi negli ultimi 10 anni può vedere che è proprio nei servizi pubblici che c’è stato il maggior aumento dei prezzi.
    Ma vendere le aziende minicipalizzate comporterebbe cacciare i fanulloni protetti dai partiti politici, che neanche Brunetta avrà  mai il coraggio di toccare.
    Se Alemanno invece di piangere sui debiti di Roma ( di cui stranamente non si parla più, che fine hanno fatto? ) avesse venduto ad un asta i componenti dell’Acea avrebbe pagato tutti i debiti e dimostrato di essere un politico interessato al bene pubblico.
    Ma certe cose non si fanno significa rinunciare a una parte del proprio potere e chiederlo ad un politico è ingenuo……

  5. Asdo scrive:

    Gli economisti sono come i medici. Ognuno ha una diagnosi diversa dall’altro. I saldi, a mio avviso, si potrebbero fare nell’ultima settimana del mese o qualcosa del genere per evitare i cali di consumi e far circolare denaro. Staremo a vedere. L’importante è restare alti in classifica! :-) Forza Milan!!

  6. Per quanto riguarda la polemica-digressione iniziale, non sono convinto che gli economisti (la maggior parte, almeno) non sappia di cosa parla, ma piuttosto che non sia tanto facile fare previsioni su una crisi.
    In primis perchè ogni crisi è diversa, e poi perchè non è una delle solite piccole crisi passeggere.
    è un po’ come prevedere se questo sarà  un inverno piovoso o nevoso: chi lo può dire con largo anticipo?
    Solo che chi si esprime sapendo di non potersi esprimere e tira ad indovinare è un pirla. Ma perchè si sbilancia, non perchè non sa.

    Riguardo alle liberalizzazioni, dissento totalmente: almeno in Italia non produrranno mai il risultato naturale +concorrenza = -prezzi.
    Perchè? Perchè mancano i controli seri sul mercato.
    I pochi settori liberalizzati (telefonia, energia) lo hanno dimostrato in pieno: si sono formati i cartelli per rialzare il prezzo, concordandolo.

    L’unica utilità  delle liberalizzazioni sarebbe distruggere le posizioni dominanti, le nicchie, i privilegi, gli orticelli.
    Quello che aveva cominciato Bersani: notai, farmacisti, taxisti, ecc., ovvero i piccoli monopolisti.
    Però, a parte creare pochi posti di lavoro e modesti risparmi, non danno aiuto all’economia reale. Al limite a quella etica, che però non si mangia.

    Stessa cosa per i saldi: dovrebbero, al contrario, essere proibiti sempre.
    Falsano il mercato, aiutano i negozianti a truffare i consumatori, e invogliano i consumatori a spendere “perchè ci sono i saldi”, anche se non hanno bisogno di acquistare.
    Piuttosto bloccare tutti i tipi di sconto immotivato, finete promozioni, tecniche di fidelizzazione (premi, raccolte punti, ecc.) e approfittare della deflazione (che, da pirla, non credo ci sarà ) per arrivare ad avere i prezzi *veri* dei beni, senza i ricarichi dovuti alle promozioni, pubblicità  miliardarie ecc.
    In pratica che il settore del commercio e dei servizi ritorni alla realtà , invece di lamentasi che la gente – dopo aver comprato l’utile, l’inutile e il superfluo – non compra più.

  7. camelot scrive:

    Risposta a pietro:
    Premessa: dire che gli economisti non capiscano un cazzo di economia, è ovviamente una provocazione (lo capirebbe anche un bimbo).
    Secondo:
    “Il fatto che la crescita del prezzo del petrolio fosse dovuta a consumi elevati e produzione rigida e poi in questo momento di recessione ci sia un calo dei consumi che provoca una diminuizione dei prezzi non è una valutazione da economista è elementare logica”.
    E’ un fatto che, a quanto mi risulta, è destituito di ogni fondamento: non si segnalano, a che io sappia, riduzioni nella domanda di petrolio. Era dovuto a speculazioni il rincaro di mesi fa, il che non è mica un problema. Lo è per quegli economisti che, di fronte agli attacchi portati contro la speculazione, non volendola difendere, hanno cercato altre spiegazioni.
    Quanto alle liberalizzazioni: io intendevo riferirmi a tutte, ovviamente anche a quelle dei servizi pubblici.
    Ma giudicare quella dei saldi nel commercio al “dettaglio”, una bazzecola, significa essere molto ma molto miope: perchè da lì, partono i consumi delle persone. Ed è da lì che si producono danari per lo stato, domanda che finisce per riguardare grossisti ed industriali. E’ grazie ad essa che si alimenta l’economia, le entrate dello stato, e che si conservano posti di lavoro. Se così non fosse, non ci sarebbe nemmeno bisogno di dare più soldi – attraverso la detassazione – ai lavoratori a basso reddito…una crescita economica sostenuta, si bassa su alti consumi di massa….
    E questo è un altro dei tanti elementi che gli economisti – che pare si occupino solo dei massimi sistemi, e delle questioni macroenomiche -, non tengono in considerazione…

  8. camelot scrive:

    Risposta ad Asdo:
    Forza Milan ;)

  9. camelot scrive:

    Risposta a unpirlaqualsiasi:
    In verità , uno dei pochi ambiti in cui le liberalizzazioni – ma si dovrebbe parlare prima di: privatizzazioni – hanno portato benefici, è proprio quello della telefonia: all\’epoca della Sip, io pagavo una bolletta astronomica. Ora con Telecom, non più.
    Quanto alle liberalizzazioni, servono eccome! A parte il fatto che nel caso dei saldi, si dovrebbe parlare più correttamente di deregolamentazione, ma se diecine di migliaia di commercianti, almeno una volta al mese, vendessero con profondi sconti (saldi), e in più se per questo tramite fossero ancora più fortemente messi in concorrenza tra loro, in consumatori avrebbero solo da guadagnare.
    Idem per qualunque altro tipo di concorrenza, soprattutto nei piccoli settori, quella al dettaglio, dove i cartelli sono più difficili a realizzarsi….

  10. Ma se manca la cultura della concorrenza, come puoi crearla? L’equilibrio fa bene a tutti: perchè sprecare risorse a farsi guerra, quando ce n’è per tutti? E se non ce n’è, il più debole chiude.
    Basta guardare cos’è successo all’arrivo dell’euro: in Italia tutti (tutta la filiera) ha convertito 1:1000, in Germania chi ci ha provato è stato penalizzato dai consumatori. Perchè solo pochi ci hanno provato. Ma se l’accordo è automatico, come fai?

  11. pietro scrive:

    Un cosa è parlare di commercio e un altra è pensare che i saldi siano un fattore che può influire in maniera significativa sul’economia.
    Il commercio è già  liberalizzato al 100%, non esiste nessuna legge che proibisca ad un commerciante di effettuare sconti sul prezzo dei prodotti.
    Io facevo solo notare che i saldi ( che come tu ben sai non riguardano beni di prima necessità  ) hanno un influenza assolutamente marginali sul costo della vita, io non ho mai comperato niente ai saldi, semplicemente se non avevo i soldi comperavo cose più economiche.
    E i commercianti non navigano nell’oro.
    A parte quello le cresita economica vera si basa su una produzione di beni e servizi di qualità  sempre migliore a costi sempre inferiori, i consumi di massa finanziati da interventi statali non rappresentano una forma di crescita dell’economia, sono solo un modo di vivere al di sopra dei proprio mezzi che poi si paga o come inflazione o come debito pubblico, storia vecchia….
    A forza di ascoltare Tremonti e Brunetta sei diventato craxiano anche tu.

  12. camelot scrive:

    Risposta a unpirlaqualsiasi:
    Ma non vale per ogni comparto: se consenti ad altri soggetti di vendere benzina, magari un po\’ il prezzo scende.
    Se i commercianti al dettaglio di qualunque cosa, possono vendere a prezzi più bassi – almeno una volta al mese – ci guadagnano loro (i più piccoli, soprattutto) e i consumatori.
    Se i farmaci generici puoi comprarli al supermercato – oltreché in farmacia -, li paghi di meno, perchè i supermercati comprano ingenti quantità  all\’ingrosso, e riescondo a \”spalmare\” i costi fissi su una pluralità  di beni, al punto da venderli ad un prezzo inferiore a quello delle farmacie, li vendono con lo sconto…
    Quando i prezzi salgono, l\’unica possibilità  che un governo abbia a disposizione, per rimediare alla cosa, è aumentare la concorrenza. Solo che se lo fai, i \”piccoli\” o i meno efficienti – che sono incapaci di reggere alla concorrenza – chiudono bottega.
    Da qui, le resistenze espresse dal tizio della confcommercio….
    In America, i saldi si fanno ogni volta che ad un mercante vada di farli. E alla fine, chiunque – compreso il più povero – può comprare beni. E al paese, fa bene: perchè incamera più soldi. L\’economia non va avanti, altrimenti….e infatti noi che siamo un paese ingessato, senza concorrenza e cultura liberale, cresciamo meno di qualunque altro….

  13. etienne64 scrive:

    E’ un filino più complicata, la faccenda.
    Se liberalizzi (più o meno) i saldi, per non esseere fuori mercato molti negozianti faranno saldi. Il che significa che abbasseranno i prezzi. Che bello.
    Però, se abbassano i prezzi, si abbassano anche i profitti. E se si abbassano i profitti, avranno meno capacità  di concedere aumenti salariali e meno capacità  di investire e cioé far circolare ricchezza per produrne, a sua volta, altra.
    D’altra parte mantenere contigentati i saldi riduce il fatturato (e forse il profitto) perché la gente compra di meno.
    Alla fine, hai due situazioni pressoché identiche, salvo il fatto che coni saldi generalizzati hai creato un bel po’ di problemi ai negozianti e, probabilmente, ai loro lavoratori (a cui verrà  chiesto di dare di più a prità  di paga per reggere il ritmo) e hai dato, per un bvreve periodo, la sensazione di aver più soldi disponibili.

  14. camelot scrive:

    Risposta ad etienne:
    Non necessariamente. Perchè se abbassando il prezzo, aumenta la quantità  venduta in misura tale da compensare – parlo di ricavi – con il numero, il minore introito dovuto al minor prezzo di vendita, il ricavo e il profitto può crescere, eccome. Sta al singolo mercante, riuscire a realizzare questa condizione. D’altra parte, come tu stesso hai notato, se la situazione rimane così com’è ora, i mercanti lo stesso non vendono (l’economia ristagna, lo stato incassa poco, non può ridurre le tasse, e l’occupazione può diminuire)…

  15. camelot scrive:

    Risposta a pietro:
    Se i saldi – ma ovviamente così non è – fossero già  liberalizzati, non staremmo a parlarne, e la giornalista di Libero Mercato, non avrebbe rivolto quelle domande al rappresentante della Confcommercio, e non avrebbe ricevuto da quest’ultimo una risposta negativa.
    Inoltre, il fatto che tu non vada a comprare durante i saldi, poco significato ha. Le persone con reddito basso, infatti, da anni, solo in saldi acquistano beni….
    In ultimo: ma di cosa cacchi parli? Io parlo di mercato, di libertà  per i mercanti di fare saldi senza chiedere l’autorizzazione allo Stato, alla Regione e al Comune. E’ operazione a costo zero, per lo stato. Di cosa parli?

  16. camelot scrive:

    Risposta a pietro:
    Inoltre, tutte le economie più floride al mondo – ivi inclusa l’America, che per un decennio ha realizzato performance notevoli – si basano su quanto detto in questo post, e nei commenti…alti consumi di massa…

  17. pietro scrive:

    Lo sconto sul medicinali pari a quello dei supermercati ( 30% ) c’è anche nelle piccole parafarmacie che qui nel norditalia si stanno moltiplicando quindi non dipende dalle grosse quantità .
    Poi volevo farti notare che non esiste in italia nessuna legge che impedisca di fare sconti o di vendere beni a prezzi più bassi, quindi se i commercianti non lo fanno anche liberalizzare i saldi non servirebbe a niente, sopratutto perchè i saldi riguardano un tipo di beni come l’ abbigliamento firmato di cui chi ha problemi economici fa normalmente e volentirei a meno, non certo il pane o la pasta.

  18. camelot scrive:

    Risposta a pietro:
    Certo, e le parafarmacie donde originano, se non da una liberalizzazione?
    Primo.
    Secondo, ripeto: non c’è liberalizzazione – ma dovrebbe dirsi più correttamente: deregolamentazioni – per i saldi. Altrimenti non ne avrebbe parlato il tizio di Confcommercio.
    Inoltre, una cosa è lo sconto, un conto è il saldo: che in genere significa che la merce viene venduta ad un costo assai contenuto.
    Ancora, non è detto riguardi la roba di marca: riguarda tutto. Assolutamente ogni bene di consumo…servono eccome, i saldi! Ripeto quello che ho già  scritto sopra: le economie più floride, si basano su ingenti consumi di massa.
    Inoltre in Italia, l’80% della nostra ricchezza, dipende da domanda interna. E qualunque cosa possa farla aumentare, serve a far riprendere l’economia.
    Non capirlo, è un problema serio…

  19. camelot scrive:

    A tutti:
    A scanso di equivoci, qui si parlava, per rilanciare l’economia, di liberalizzazioni in generale, mica solo nel settore di cui si è parlato alla fine del post..

  20. Rudolf scrive:

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=113&ID_articolo=452
    Bisogna lasciarli fare così i lavoratori e le famiglie avranno finalmente quello che si meritano. Del resto come poteva essere diversamente con l’ Europa costruita a tavolino dagli strozzini e dai truffatori di ogni risma riuniti sotto un unica bandiera col solo scopo di affamare e spremere come un limone 350 milioni e passa di gonzi sul continente.
    Pure a livello nazionale neanche scherzano (ma esistono ancora le identità  NAZIONALI ? Mah…) vedi il giochetto allucinante della privatizzazione totale dell’ acqua passata in silenzio il 6 agosto, con il consenso trasversale dei sinistri. A me vengono i brividi solo a pensare che su un qualcosa possa essere daccordo l’ opposizione barzelletta del tipo di quella che abbiamo correntemente e nel dubbio vorrei vederci chiaro prima di approvare pure un regolamento di condominio, figuriamoci una legge dello Stato.
    Da leggere con attenzione please:
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/14/acqua-la-rivolta-dei-sindaci.html
    Poi dice che uno si butta a SX…

  21. camelot scrive:

    Risposta a Rudolf:
    Va capita la cosa dell’acqua, e soprattutto va ricercata una fonte meno faziosa di Repubblica. Non contesto la notizia, ovviamente. Contesto la rappresentazione degli effetti che Repubblica dà ..

  22. Rudolf scrive:

    Essendo la fonte palesemente faziosa, basta depurarla dalle incrostazioni che ci hanno costruito sopra e la preoccupazione resta lo stesso. Il teorema fondamentale è che se una cosa non l’ hanno gia fatta gli americani (e gli svizzeri) o non funziona oppure è una cagata pazzesca. I nostri figli finiranno per pagare i debiti degli acquedotti (e Dio sa che altro..) come i loro padri hanno pagato per quelli di Alitalia, Parmalat, Cirio e via dicendo, come i loro nonni pagarono per quelli dell’ IRI, della cassa per il mezzogiorno etc.
    Alessà ! Io ho passato da tempo l’ età  per la quale uno crede ancora alla befana.

  23. temporaneo scrive:

    cam
    Domani mi leggerò per bene il post che immagino sarà  ottimo come al solito. Intanto ti chiedo un favore: visto che mi pare tu utilizzi wordpress, potresti per cortesia installarti il plugin WPtouch? Così accedendo con l’iPod touch sarei mega più agevolato sia nel caricamento di tutti i post che nel commentare. Non che ora non sia ok (sto scrivendo questo messaggio dall’iPod touch) però quel plugin (la cui installazione mi pare sia facile e immediata) renderebbe il tuo blog ancora più fruibile dai iPhone e iPod touch.

    Grazie!

    PS però la parte sugli economisti sono arrivato a leggerla: oh come è vero :D

  24. etienne64 scrive:

    Beh, no, Camelot: abbassando i prezzi (ma non i costi fissi, che nel migliore dei casi restano costanti, ma probabilmente, per generare più fatturato, debbono crescere) stai alzando il break even point. Il che, in altre parole, significa che rendi le imprese più fragili. E la fragilità  delle imrpese non è una bella cosa.
    Al solito, non c’é la perfezione, ma una serie di punti in cui si valuta dove collocarsi, sperando che il compromesso tra opposte esigenze sia ragionevolmente azzeccato.
    Ovviamente, imprese solidissime e consumatori alla fame non va nemmeno bene: ma diffido di deregulations fatte per fede.

  25. camelot scrive:

    Risposta ad etienne:
    Etienne, se un mercante non vende, scusa l’ovvietà , fa invenduto, giacenze di magazzino, che sono cavoli!
    Inoltre, parliamo di attività  commerciali che, in genere, non hanno costi fissi – essendo al dettaglio – paragonabili ad un grossista piuttosto che ad un industriale. Ci sono attività  che vengono esercitate facendo ricorso ad un dipendente. In ogni caso: non è la manna dal cielo. E’ una ipotesi, per rimescolare le carte, e creare un po’ di dinamismo per venire incontro alle esigenze di tutti. Se il governo non ha soldi per ampie detassazioni, in qualche modo si deve cercare di attivare i consumi….

  26. camelot scrive:

    Risposta a temporaneo:
    Amico mio, io non sono in grado di fare una mazza che abbia a che fare con l’informatica. Pensa che da tre anni non cambio nemmeno il template, perchè non so come accidenti si faccia! me ne scuso, anche io uso il telefonino per navigare, e so quali fastidi ci siano…

  27. camelot scrive:

    Risposta a Rudolf:
    Ho capito, ma mica è colpa mia? Mica l’agge fatta io, ’sta cosa? :D

  28. Rudolf scrive:

    @camelot
    Ma figurati era solo uno sfogo.

  29. camelot scrive:

    Risposta a Rudolf:
    ;)

  30. bruno scrive:

    Sono un economista a modo mio perche’ cerco di economizzare, ad ogni modo l’Italia e’ un paese troppo ingessato nella PA, nel mercato del lavoro, nella distribuzione e in altri settori.
    Ci sono troppi privilegi da difendere e troppa paura del nuovo.

    C’e’ una tendenza ad ancorarsi al passato piuttosto che a proiettarsi verso il futuro. Con questa mentalita’, quando ci sono i cambiamenti noi siamo sempre gli ultimi arrivati.

    Nel mio piccolo, io ho 62 anni, vivo all’estero e ancora lavoro una media di sei giorni alla settimana, mentre i miei amici in Italia sono in pensione da anni.

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