Ma nell’inchiesta di Napoli non doveva essere coinvolta anche l’Italia dei Valori?

Spia foto

Dunque, prim´ancora che si abbattesse su Napoli la tempesta giudiziaria che ha travolto diversi esponenti della Giunta Iervolino, si sapeva già  tutto: si sapeva, cioè, che l´inchiesta avrebbe coinvolto alcuni assessori di centrosinistra; così come si sapeva che sarebbero stati tirati in ballo anche alcuni parlamentari. 

Queste cose erano note a tutti, beninteso: alle persone che contano, così come alla gente comune. Ed erano note, anche perché la stampa ne parlava.

Ad esempio.

In data 5 dicembre – cioè 12 giorni prima che la Procura di Napoli disponesse l´arresto di alcuni assessori napoletani del Pd -, Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, rivelava l´identità  dei parlamentari che, secondo le indiscrezioni che filtravano dalla Procura, sarebbero stati coinvolti – di lì a poco – nell´inchiesta partenopea:

“Italo Bocchino, quarantenne in ascesa, vicecapo dei deputati del Pdl, è uno dei tre politici nazionali – con Renzo Lusetti del Pd e Nello Formisano dell´Italia dei Valori – che, secondo le indiscrezioni, sono citati nelle telefonate di Alfredo Romeo, l´imprenditore al centro del “caso Napoli”: un cortocircuito tra giustizia e politica che pare solo all´inizio”.

Come noto: Renzo Lusetti e Italo Bocchino, alla fine sono stati tirati in ballo nell´inchiesta giudiziaria. Nello Formisano dell´Italia dei Valori, invece, no.

Possibile che la “gola profonda” – che ha imbeccato il giornalista del Corsera – abbia sbagliato un nome, dopo averne “indovinati” due?

In teoria, sì. In pratica, forse, no. Se è vero – come è vero – che nel Palazzo si sospetta che la Magistratura abbia voluto aiutare Di Pietro, escludendo dalle vicende giudiziarie in corso, un suo uomo. Lo sostiene, ad esempio, il senatore a vita Francesco Cossiga:

I magistrati stanno aiutando Di Pietro, l’unico che può chiedere loro di non infierire sul Pd. L’unico a cui danno ascolto e anche una mano“.

Perché nelle inchieste i pm si fermano davanti all’Idv. Mi dicono che a Napoli avevano trovato qualcosa su qualcuno, ma non si sono mossi. D’altronde Tonino li difende, e loro devono pur avere un partito di riferimento in Parlamento…“.

E non è l´unico a pensarla così.

Nel Pd, infatti, c´è chi si lascia andare ad affermazioni che suonano addirittura come una sorta di confessione. E´ il caso del Ministro ombra per le politiche comunitarie, Maria Paola Merloni:

Secondo me dietro tutte queste inchieste giudiziarie che riguardano il Pd c’è Antonio Di Pietro, che peraltro è l’unico che ci guadagna. Forse la magistratura ha scelto il suo partito come il nuovo referente“.

Che vuol dire: “forse la magistratura ha scelto il suo partito come il nuovo referente“? Vuol dire che si ammette che in passato la Magistratura abbia chiuso un occhio – se non tutti e due – per salvare un partito, che aveva scelto come “referente”? E si confessa, dunque, che il Pds (Ds), nella prima Tangentopoli, si sia “salvato” solo perché ha beneficiato di una forte protezione da parte delle procure italiane?

In ultimo: si sta dicendo agli italiani, che certe procure agiscono “politicamente”, colpendo gli avversari e proteggendo gli amici?

Inquietante.

Se volete, votate Ok.

Leggi altre news su per il Popolo delle Libertà .


Tags: ,

15 Responses to "Ma nell’inchiesta di Napoli non doveva essere coinvolta anche l’Italia dei Valori?"

Leave a Comment