Federalismo fiscale. Più tasse da pagare?

Sono necessarie alcune premesse. 

Innanzitutto, checché se ne pensi, il Federalismo fiscale – almeno in teoria – può risultare utile al Mezzogiorno d´Italia, più che al Settentrione.

Perché?

Per un semplice motivo: le amministrazioni locali del Sud Italia, hanno sempre sprecato ingenti risorse economiche. E lo hanno fatto, sapendo che Pantalone – lo Stato centrale – avrebbe poi messo le cose a posto, trasferendo altri danari, onde ripianare i disavanzi di bilancio.

Ora, con il Federalismo fiscale, quest´andazzo non potrebbe più continuare (teoricamente). E per il Meridione sarebbe cosa utile: le risorse economiche verrebbero impiegate con maggiore parsimonia; non verrebbero sprecate per fare clientele; il cittadino potrebbe avere, a fronte delle tasse che paga, servizi più efficienti.

Dunque, almeno teoricamente, a fare il tifo per l´introduzione del Federalismo fiscale, dovrebbero essere prima di tutto i meridionali.

Questa, la prima premessa; passiamo alla seconda.

Quando il governo Berlusconi, l´estate scorsa, varò la manovra triennale – che prevedeva, tra le tante cose, l´abolizione totale dell´Ici e la detassazione di premi, incentivi e straordinari -, Tremonti ebbe a dire che l´abbattimento generale della pressione fiscale, sarebbe arrivato – in futuro – comedividendo del Federalismo fiscale“.

Un modo abbastanza chiaro, per dire quanto segue: “Soldi per abbassare le tasse, non ce ne sono. Siccome, però, stiamo lavorando all´introduzione del Federalismo fiscale; e siccome lo stesso dovrebbe spingere le amministrazioni locali ad un uso più oculato dei danari dei cittadini (e generare, dunque, risparmi), la riduzione generalizzata delle tasse avverrà  ad opera delle Regioni (e delle Province e dei Comuni), quando il Federalismo stesso sarà  pienamente operativo”.

Se ne dovrebbe desumere, quindi, che il Federalismo fiscale – quale “tratteggiato” dalla Bozza Calderoli – abbia in sé tutte le caratteristiche per garantire, una volta entrato in vigore, un abbassamento generalizzato della pressione fiscale.

Ma le cose stanno davvero così?

Assolutamente no! E questo è il problema.

Ad esserne convinti, sono in tanti: anche molti leghisti.

Quando, ad esempio, la Bozza Calderoli fu presentata, il responsabile economico della Lega – Massimo Garavaglia – ebbe a dichiarare:

Più che di risparmio immediato, da domani si avrà  un sistema più competitivo“.

E la riduzione delle tasse?

A regime, ovvero nel giro di cinque anni, il risparmio a famiglia si aggirerà  attorno ai 500 euro all’anno, sempre se si riuscirà  ad aggredire il mostro: ovvero l’evasione fiscale, che è distribuita in maniera molto difforme, e la spesa pubblica improduttiva, anche questa distribuita in modo assolutamente difforme“.

Ricapitolando: se domani dovesse essere introdotto il Federalismo fiscale, noi cittadini non avremmo un risparmio immediato: per conseguirlo, dovremmo aspettare circa 5 anni (e guadagneremmo, comunque, poco: 500 euro annui a famiglia). Inoltre, tale risparmio potrebbe appalesarsi – nella forma della riduzione della pressione fiscale – solo se si riuscissead aggredire il mostro: ovvero l´evasione fiscale“, e solo se si riuscisse a tagliarela spesa pubblica improduttiva“.

Che un po´ come se io dicessi che comprerò una Ferrari, il giorno che mi capiterà  di trovare per strada 500.000 euro. Né più, né meno.

Non solo.

Sempre la Bozza Calderolie qui lo si è detto fin da subito – prevede (a favore di Comuni e Province) la possibilità  di far ricorso a nuovi balzelli:

per particolari scopi quali la realizzazione di opere pubbliche ovvero a finanziare oneri derivanti da eventi particolari quali flussi turistici e mobilità  urbana“.

Cioè: non solo non v´è certezza che il Federalismo fiscale comporti un abbattimento delle tasse; ma è possibile, addirittura, che esso generi un aumento della pressione fiscale. Traduco: più tasse per tutti!

Questo genere di asserzioni, non le fa solo il terroncello che qui scrive, le fanno anche molti settentrionali (e per di più di centrodestra). Libero ed Il Giornale (scritti e letti soprattutto da “polentoni”), ad esempio, fin da quando la Bozza Calderoli è stata presentata, hanno lanciato l´allarme: “Attenti: sembra ch´essa prefiguri l´introduzione di nuovi balzelli”!

Mario Cervi:

Prima osservazione. Nelle sintesi delle agenzie la bozza somiglia molto a un elenco di nuove tasse. Chiamate con il loro nome oppure camuffate con termini come «razionalizzazione dell´imposizione fiscale relativa agli autoveicoli e alle accise sulla benzina e gasolio» e «razionalizzazione dell´imposizione fiscale immobiliare». Il contribuente sa, per amara esperienza, che quando di parla di razionalizzazione a proposito di tasse è in arrivo, piccola o grande, una stangata“.

Ciò detto, va fatta una precisazione.

La Bozza in questione, contiene – all´articolo 21 – una clausola di salvaguardia finanziaria, che recita quanto segue:

L´attuazione della presente legge deve essere compatibile con gli impegni finanziari assunti con il patto europeo di stabilità  e crescita e non deve comportare oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato e la finanza pubblica nel suo complesso“.

Quindi, a rigor di logica, non dovrebbe costare nemmeno un euro in più, l´introduzione del Federalismo fiscale.

Eppure, come s´è già  detto, più di un analista ha rilevato come materialmente sia impossibile che la sua introduzione avvenga a costo zero.

Oltre a svariati giornalisti di Libero e de Il Giornale, si è cimentato in alcune analisi anche il professor Luca Ricolfi. Che, è bene precisare, è favorevole al Federalismo fiscale (come riforma). E tuttavia, teme che così com´esso è stato congegnato, possa produrre costi aggiuntivi per il contribuente.

Si è già  avuto modo di parlare di una sua analisi (che invito a leggere), nella quale egli stima possibile – per effetto del Federalismo fiscale – un aumento della spesa sanitaria nazionale di 650 milioni di euro:

Scegliendo la Toscana (ossia la più costosa delle regioni virtuose), la spesa sanitaria nazionale aumenterebbe di 650 milioni all´anno e ben 11 regioni su 20 sarebbero rifinanziate, ossia riceverebbero più soldi di prima (perché spendono meno della Toscana)”.

Sul numero odierno di Panorama, poi, Ricolfi è ritornato sull´argomento.

Scrivendo quanto segue:

“Il lato B del federalismo è il meccanismo di perequazione delle differenze di capacità  fiscale dei vari territori. Tramontata la vecchia idea secondo cui ogni territorio ha diritto di trattenere una quota fissa del proprio gettito fiscale, la nuova idea che (soprattutto per merito, o demerito, del Pd e delle regioni meridionali) si è affermata negli ultimi mesi è che sia lo Stato centrale ad assicurare ai territori con minore capacità  fiscale, tipicamente le regioni del Mezzogiorno, le risorse finanziarie di cui hanno bisogno per erogare i servizi essenziali“.

“Già , ma che cosa significa capacità  fiscale? Più precisamente: qual è il deficit di capacità  fiscale che lo Stato si impegna a perequare? Le risposte possibili sono due”.

“Prima risposta: il deficit da perequare è solo quello che deriva da un minore reddito pro capite, che ovviamente limita il gettito potenziale. Seconda risposta: il deficit da perequare è quello che deriva da un minore gettito effettivo, che a sua volta può dipendere sia da un deficit di sviluppo sia da un eccesso di evasione fiscale. Le regioni meridionali soffrono di entrambi ma, come si vede dal grafico in basso, l´ampiezza del deficit di gettito è circa il doppio di quella del deficit da sottosviluppo, e diventa addirittura il triplo per imposte molto evase come l´Iva”.

“Il problema tecnico-politico del lato B del federalismo è dunque questo: se un territorio ha bisogno di 100 per pagare i servizi che deve erogare, e in base al suo reddito potrebbe pagare 90 di tasse, ma in realtà  paga solo 70, lo Stato colma soltanto il deficit da sottosviluppo (10) o anche quello da evasione fiscale (20)? Detto in altre parole: una volta colmato il primo deficit (10) in base a un principio di solidarietà , lo Stato si ferma qui, e impone al territorio evasore di aumentare le tasse locali, o ripiana anche il deficit da furbizia?”.

“Ad ascoltare la retorica della riforma federalista si direbbe che la risposta sia che lo Stato ripianerà  solo i deficit da sottosviluppo. A leggere le varie bozze di federalismo, che non prevedono mai un meccanismo chiaro per impedire la perequazione ingiusta (da evasione), si direbbe invece il contrario: lo Stato finirà  per assicurare a tutti gli amministratori locali le risorse di cui hanno bisogno, a prescindere dal fatto che i cittadini dei rispettivi territori paghino le tasse oppure no”.

“Quindi prepariamoci: la somma fra il lato A (risorse in base ai compiti) e il lato B (perequazione completa) ci regalerà  più tasse di prima“.

Ora, voi capirete che se analisi accurate e serie – e prive di pregiudizi politici o ideologico/dogmatici -, arrivano a paventare la possibilità  che dal Federalismo fiscale scaturiscano nuove tasse, quelli come me – e tanti ce ne sono – qualche interrogativo iniziano a porselo. Soprattutto a causa della crisi economica internazionale.

Sarò ancora più chiaro.

Non abbiamo quattrini per ridurre le tasse; Tremonti ha detto che la riduzione della pressione fiscale verrà  come conseguenza delle virtù “magiche” del Federalismo fiscale; a quanto pare, però, non solo il suddetto Federalismo non appare idoneo – per stessa ammissione del responsabile economico della Lega – a garantire come certa, una riduzione delle tasse; ma in più, numerosi analisti postulano che dalla sua introduzione potrebbero derivare costi aggiuntivi per il contribuente.

La domanda, dunque, non può che essere una: stante la crisi economica internazionale che rende improcrastinabile una riduzione del carico fiscale (per le fasce di reddito più basse della popolazione, e per le imprese); e stante il fatto che dal Federalismo fiscale potrebbero arrivare nuovi balzelli per i cittadini; non sarà  forse opportuno accantonare l´idea di introdurre tale riforma, visto che non possiamo permetterci il lusso di aspettare che le tasse diminuiscano, un giorno lontano, come eventuale – e per nulla certo – “dividendo del Federalismo fiscale“?

Ci si rende conto, o no, che nel mondo intero, i Capi di governo (o di Stato) stanno modificando i loro programmi di legislatura, mettendo da parte – in molti casi – progetti che avevano promesso di attuare in campagna elettorale, perché la crisi economica internazionale ha imposto nuove e più importanti priorità ? Ci si rende conto, o no, che finanche l´Uomo Nuovo – Obama – ha dichiarato che non potrà  estendere, almeno nell´immediato, l´assistenza sanitaria a quei cittadini che oggi non ne usufruiscano (come aveva promesso in campagna elettorale), perché la crisi internazionale impone che i soldi vengano usati per ridurre le tasse, e aumentare la domanda? E ci si rende conto, o no, che la promessa di estendere la “copertura sanitaria”, è stata uno dei cavalli di battaglia più importanti di Obama, forse il principale, e grazie ad esso ha vinto?

Se lui cambia programma di governo, per adeguarlo alla crisi, possibile che non lo faccia anche il governo italiano?

Ma scherziamo, o cosa?

Il governo Berlusconi ha il dovere di attuare alcune misure, tutte indispensabili:

Aumentare le risorse destinate agli ammortizzatori sociali (cosa che pare intenzionato a fare). E affrontare con coraggio e responsabilità , il tema relativo alla necessità  di rivedere l´età  pensionabile. Traduzione: abrogare la controriforma Prodi, che costa 10 miliardi di euro (spalmati su 10 anni), e usare il risparmio derivante – dall´innalzamento dell´età  pensionabile – come “copertura finanziaria” dei suddetti ammortizzatori (assieme ad altre risorse). Non si può consentire che dei bambini di 58 anni vadano in pensione; soprattutto se questo preclude la possibilità  di garantire ammortizzatori sociali ai giovani, e per di più precari! Non risponde ad equità . Figli disoccupati, per garantire la pensione ai padri baby-pensionati?

Ancora.

Tagliare spesa pubblica e sprechi, magari con una manovra correttiva, onde reperire risorse finanziare da destinare ai lavoratori con redditi bassi, e alle imprese: ai primi, attraverso un ulteriore esborso una tantum – come il bonus per le famiglie -, tarato, questa volta, soprattutto sulle esigenze dei nuclei familiari più numerosi, e da erogarsi non più tardi di maggio, al fine di garantire una ripresa della domanda interna, indispensabile per contenere la decrescita del Pil, ed indispensabile per scongiurare l´eventualità  funesta che, da tale decrescita, abbia a scaturire un peggioramento del rapporto deficit/Pil e del rapporto debito/Pil; alle seconde (cioè le imprese), invece, occorre dare ossigeno per il tramite di una riduzione del carico fiscale (da attuarsi come possibile), onde metterle nelle condizioni di far fronte, al meglio, al calo della domanda – interna ed estera – che le riguarderà ; in modo che esse non abbiano a dover licenziare (o che lo facciano il meno possibile).

Incentivare ogni misura passibile di contrastare la decrescita del Pil, anche quelle minime; ad esempio mettendo mano – di concerto con la Confcommercio – alla deregolamentazione (o liberalizzazione) dei saldi nel commercio al dettaglio (stabilendo, magari, che si possa vendere con i saldi, almeno una volta mese): prezzi più bassi; più consumi; più guadagni per i mercanti (dettaglianti e grossisti. E, quindi, anche più guadagni per: agenti di commercio, mediatori, commissionari ed industriali); più entrate per lo stato.

Ancora.

La crisi porterà  alla chiusura di molte imprese. E questo, per quanto appaia un dramma (anche per i posti di lavoro che si perderanno), è al contempo un´occasione di profitto per taluni. Se nelle crisi, infatti, alcune aziende chiudono i battenti, questa situazione rende profittevole per molti fare impresa: la chiusura di attività  di impresa, infatti, libera quote di mercato che qualcuno andrà  ad accaparrarsi.

Opportuno e ragionevole, dunque, appare ogni tipo di intervento teso a facilitare – mai come in questo momento – l´intrapresa. Più alto sarà  il numero di nuove imprese – e più rapidamente esse nasceranno -, e minore sarà  l´impatto della crisi sul Pil e sull´occupazione.

Il governo, ammesso sia possibile (e ammesso non esistano già  provvedimenti analoghi), dovrebbe prevedere misure di questo tipo: stabilire con nuova legge da promulgare, che per dieci anni ogni nuova impresa abbia a pagare zero euro di tasse. Purché garantisca alcuni obiettivi di “interesse collettivo”: entro il quinto anno dalla sua nascita, per continuare a fruire della completa defiscalizzazione, l´impresa dovrà  aver assunto almeno un lavoratore. Garantendo questa condizione, potrà  continuare a fruire di altri 2 anni di tasse zero. Al termine dei quali, e se vuole continuare a non pagare tasse per i restanti 3 anni, dovrà  aver garantito almeno un altro posto di lavoro. In questo modo, attraverso questo scambio – zero tasse a favore delle nuove imprese, in cambio di nuove assunzioni -, il governo – ripeto: ammesso sia possibile -, potrebbe intervenire per frenare fortemente la disoccupazione. Unioncamere, qualche tempo fa, stimava che in condizioni normali ogni anno nascano 200.000 nuove imprese. In condizioni normali. Nonostante la crisi, e grazie alla possibilità  di pagare zero tasse per 10 anni (in cambio di due assunzioni), potrebbero nascerne anche di più.

Per chiudere.

Per rendere minimo l´impatto della crisi sulla nostra economia, c´è tanto da fare.

Questo comporta – necessariamente – la ridefinizione del programma di governo.

Dal quale, e per le ragioni che si è esposto, va espunto il Federalismo fiscale.

Update del 18:

Devo fare una rettifica. Leggendo, infatti, un articolo di Marino Longoni apparso ieri su Italia Oggi, ho scoperto che la clausola di salvaguardia finanziaria cui si è fatto riferimento in questo post (“L´attuazione della presente legge (…) non deve comportare oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato e la finanza pubblica nel suo complesso“), è scomparsa dalla Bozza Calderoli. Scrive Longoni: “La prima versione della bozza Calderoli conteneva la clausola dell’invarianza della pressione fiscale complessiva: l’attuazione del federalismo cioè non avrebbe potuto comportare un esborso a carico dei contribuenti. Questa clausola è sparita. Con il rischio che, se fino a oggi il federalismo fiscale era percepito come una minaccia al Sud e una speranza al Nord, adesso il timore cominci a propagarsi anche nelle zone più industriali del paese, che sarebbero chiamate a pagarne i costi“. Dunque i timori espressi dal sottoscritto (e non solo), sono ancora più fondati.

Se volete, votate Ok.

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13 Commenti a “Federalismo fiscale. Più tasse da pagare?”

  1. Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

  2. diggita.it scrive:

    Federalismo fiscale. Più tasse da pagare?…

    Sono necessarie alcune premesse. Innanzitutto, checché se ne pensi, il Federalismo fiscale – almeno in teoria – può risultare utile al Mezzogiorno d´Italia, più che al Settentrione. Perché? Per un semplice motivo: le amministrazioni locali del Su…

  3. Ottimo post!

    Tutto santo e giusto quel che scrivi, ma c’è un ma… Chi lo spiega alla Lega?
    Cioè, loro sono lì da 15 anni ad aspettare il federalismo, ci sono andati già  vicini una volta, e ora sono ad un millimetro. Cosa pensi faranno se gli si dicesse che “a causa della crisi” (la scusa che oggi usano tutti, anche quelli che non sanno manco cosa sia la crisi, per fare i propri comodi) se ne riparlerà  (quasi sicuramente in un’altra legislatura, oltretutto)?

    Capisco che si chiamano “provvedimenti impopolari” proprio per questo, ma in Italia la questione è molto più sentita che altrove (negli USA non votano ogni 6 mesi come qui).
    C’è qualcuno, in Italia, disponibile ad un suicidio politico (visto che pur facendo le cose migliori, i benefici si vedranno nel medio-lungo periodo) simile?
    Io non credo. E penso che il primo a non accettare di cambiare il programma sia proprio il presidente del consiglio, visto che è lui che ha promesso ed è lui che ci perderebbe la faccia, nonostante tutti capiscano che il momento non è dei migliori…

  4. camelot scrive:

    Risposta a unpirlaqualsiasi:
    Ovvio che sia un problema, soprattutto – ma non solo – per la Lega. Ma anche gli elettori della Lega, immagino, siano dotati di raziocinio (così come i politici di questo partito).
    In tutto il mondo si stanno ridefinendo i programmi di governo. Il caso di Obama è eclatante, perché sta proponendo cose profondamente diverse da quelle promesse in campagna elettorale. Non è una scusa, è una necessità .
    Il problema non è nel Federalismo fiscale in sè, ma nel modo in cui è stato “scritto”, per compiacere soprattutto il Pd – che va ricordato: governa l’80% dei Comuni; il 70% delle Province, e la maggioranza delle Regioni -, onde evitare che in un futuro possa essere cambiato. Il problema è che strada facendo, questo federalismo, s’è fatto spendaccione. E dunque, incompatibile con la condizione attuale.
    Poi c’è il nodo delle Province, altra questione fondamentale, che dovrebbero essere abolite: perché se le abolisci, elimini un livello di imposizione fiscale. Se le lasci in vita – e la Bozza Calderoli prevede che le stesse possano mettere nuovi balzelli -, allora è matematico che la pressione fiscale, stante quello che asseriscono i “tecnici” (e non questo pirla), salirà .
    E’ ovvio: il Federalismo fiscale è il cavallo di battaglia della Lega.
    Ma il mondo vive la più grande crisi economica dal ‘29. Non si può far finta che tutto vada bene, e che non si debbano fare rinunce.
    Ripeto: non è il federalismo fiscale in sè, il problema; è come è stato scritto…

  5. Ciao, blogger… ti ho conferito il Premio Dardos. Per maggiori informazioni vai sul mio blog. Buona domenica!

  6. camelot scrive:

    Risposta a Walter:
    Catena di S. Antonio (meme)?
    Appena posso ne scrivo, grazie ;)

  7. Ma io lo capisco il problema: non il federalismo ma *questo* federalismo, ora.
    Spero che lo capisca la politica, tutta, non solo la Lega e i suoi elettori.

  8. camelot scrive:

    Risposta ad unpirlaqualsiasi:
    Me lo auguro anch’io…il problema è che il progetto non sarà  accantonato a breve, questo mi preoccupa….

  9. [...] fiscale deriveranno vantaggi economici trascurabili, al cittadino; quando non addirittura maggiori costi (più tasse, come già si è avuto modo di [...]

  10. [...] il Federalismo fiscale non solo è incompatibile con la riduzione immediata delle tasse; ma, visto che prevede l’attribuzione di nuovi balzelli a Province e Comuni, e visto che potrebbe far aumentare la spesa sanitaria nazionale di 650 milioni di euro annui e [...]

  11. [...] esborso “una tantum”). Ora, si trovano 100 miliardi di euro per varare il Federalismo fiscale, la cui utilità è tutta da verificare, e non si riesce a trovarne 30 per falcidiare le [...]

  12. monzi scrive:

    Ottimo post ed ottima analisi. però alcuni punti bisognerà affrontarli prima o poi. Se anche non si riesce a gestire la spesa la sud, almeno coi costi standard si saprà quali enti sprecano e quanto. In più, se la sanità costasse 650 mln/anno in più ma non facesse debito sarebbe grasso che cola visto che ogni anno si fanno 3,5 mld (MLD) di euro di debito (di cui 80% da lazio e meridione). Non si può continuare a sottrarre risorse per pagare buchi, sprechi, clientelismi etc.etc.: abbiano un università che fa schifo, sottofinanziata abbestia ed incapace sotto tutti i punti di vista. abbiamo i più bassi investimenti d’europa in ricerca e sviluppo e infrastrutture da dopoguerra. Bisogna investire in queste cose e se i soldi non ci sono, bisogna chiudere i rubinetti. che piaccia o no, o così o fra 20 anni saremo al novero di grecia, spagna, portogallo e compagnia bella. E una nota finale: visto che molti concordano che questo federalismo così com’è non va bene, sarebbero gradite proposte concrete per migliorarlo da parte del PD, che si è astenuto dall votarlo in aula

  13. Giulio MANCABELLI scrive:

    Per un federalismo efficiente urge anche rivolgersi a sistemi elettorali a “new normal” – nuove soluzioni che infondano effettiva concorrenza e non la solita stagnazione! Quanto ad esempio il SEMIALTERNO propugna “per sturare una siffatta bloccata situazione elettoral-istituzionale in continuo degrado” ed addivenire ad un sistema ad effettivo bipolarismo concorrenziale aperto!
    Pertanto il Sistema SEMIALTERNO si struttura su una base proporzionale e viene sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale!
    E’ propri l’inframmettenza pubblica di tasse alte che gravano sul lavoro impiegato e che penalizzano investimenti e nuove tecnologie, di vincoli amministrativi asfissianti per la già eccessiva “plutoburocrazia” tendente a sempre più rigonfiarsi dimostrandosi capace di girare all’incontrario rispetto ai ben governativi dichiarati proposti di che liberalizzare per un congruo contenimento della pressione fiscale arrivate armai al 43% ciononostante i livelli burocratici tendono sempre più come un Moloch ad ingigantirsi dimostrando che l’eliminazione delle province era stato un semplice abbaglio!
    Ora, federalismo fiscale indubbiamente rappresenterà inizialmente un moltiplicare di centri di costi pertanto, per non rischiare di finire in senso negativo come sembra svilupparsi la situazione spagnola dove l’eccessivo indebitamento regionale sta diventando una seria minaccia per la Spagna ed anche di riflesso per il federalismo italiano M. Bottarelli …Giacché Berlino sa che le sue banche sono esposte in maniera pesante sui mercati periferici dei paesi PIIGS! Pur riconoscendo che la debolezza dell’euro creata dall’alto dei debiti appunto dei Pigs è stato il motore della rinascita tedesca: mors tua, via mea! Conseguentemente, la crisi politico-istituzionale in Italia se diventare sempre più patologica potrebbe per esasperazione mettere sempre più in dubbio lo sviluppo del già avviato processo verso il federalismo fiscale. Al di là delle rassicurazioni di Calderoli nei confronti anche del Card. Bagnasco… Quindi, affinché il federalismo possa diventare un’autentica opportunità oltre che a lavorare molto per promuovere sviluppo, lavoro e dare inizio ad una progressiva riduzione della finanza derivata che a lungo termine come un “must” dovrà terminare e per sussidiarietà diventare autonomi. Principalmente per rendersi effettivamente competitivi servirà tagliare di molto il lardo buroplutocratico che ci avvolge ed opprime su molti fronti e livelli determinando uno strutturale ridimensionamento del numero degli addetti ad ogni livello degli apparati burocratici. Iniziando secondo un’effettiva concreta progressione del numero degli addetti in ogni dove, al fine di rendersi idealmente a soli due strutturati prevalenti livelli ad organica filiera corta grazie ad un accorto utilizzo delle nuove tecnologie informatiche solo così ci si potrà rendere strutturalmente competitivi! Quanto il Sistema SEMIALTERNO permetterebbe infondere concorrenza! Sistema si struttura su una base proporzionale e viene sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale! Come quanto già sin dall’inizio i paesi emergenti si risultano strutturarsi attingano copiosamente alle potenzialità insite nelle nuove tecnologie questo è uno degli aspetti preponderanti che permettono a sempre nuovi paesi di sempre più competitivamente inserirsi nel compendio mondiale: quella facilità data da quanto i sempre nuovi elaboratori aumentando in potenziale per la legge di More a ridurre sempre più per semplificazione d’accessibilità all’utente il loro utilizzo ma, trasferendo potenziale nella struttura delle loro organizzazioni che sempre più non possono che sparigliano ogni riferimento all’obsolescenza strutturale con la quale senza mai voler cambiare, come vecchi paesi, continuiamo anacronisticamente ad incartarci giorno dopo giorno e conseguentemente a ritrovarci sempre più spiazzati. Ragion per cui detti paesi emergenti possono innestarsi nel mercato globale senza alcuno handicap strutturale grazie alle loro ben più leggere architetture organizzative, a filiere corte, senza dover smagrire d’ogni genere di strutturale elefantismo corporativo, politico, sindacale, ecc. del quale purtroppo, restiamo sempre più avvinghiati come Occidentali specialmente, noi in Italia, dato dal quanto ce ne ritroviamo in groppa giacché risultiamo ultimi in graduatoria al 1,1% rispetto ad ogni altro superiore percentuale dei paese Ocse! Pertanto, il processo di smagrimento burocratico si rende irrinunciabile per poter conciliare ed estendere una concreta potenziale sussidiarietà ed attivare un virtuoso federalismo responsabile! Aspetti che i ben più pragmatici Britannici hanno già affrontato nel voler impegnarsi prossimamente ad alienarsi la camera dei “Lords” semplicemente: autoestinguendola! Rispetto a noi, invece, che pur avendo da decenni più volte preannunciato prima d’ogni passata elettorale l’intenzione di ridurre il numero dei Parlamentari e sopprimere le Province le abbiamo nel frattempo aumentate di numero così come tante agognate liberalizzazioni restano delle semplici illusioni*… giacché tutti gli annunciati ed elencati impegni e propositi in ogni programma elettorale da tutti i partiti italiani rimangono “bolle e balle!” E, così, risultiamo conseguentemente essere effettivamente l’unico paese di sostanziali autentici conservatori europei sempre più impaludati “La grande palude” E.G. della Loggia. Specialmente, se continueremo a seguire la pifferaia logica del continuare a ribadire l’inesistenza di leggi elettorali complete e o perfette e farne un’auto convincimento quale cinica giustificazione del voler gattopardescamente mantenere inalterate le cose ancorate a quel solito gioco dell’oca tali, da permettere così alla casta sempre più comodamente d’aumentarsi ulteriormente la posta in gioco e rendersi intransitiva ed autoreferenziale: abbiamo i politici più matusa e strapagati rispetto ad ogni altro paese dell’Eurozone ed Ocse! Pertanto, la dimostrazione del collasso sistemico dell’italica classe politica per mancanza anche di effettivi meccanismi elettorali capaci d’ingenerare sistemica concorrenza è facilmente desumibile dal fatto che indipendentemente dalla formale collocazione dei nostri politici a destra, a sinistra o al centro, tutti in modo “bi e poli-partisan” dimostrano di appartenere senza esclusione alcuna alla stessa medesima intransitiva casta intenta a mantenersi sempre più transitive attraverso rese transitive ed incomplete leggi elettorali giacché il loro immobilismo resta funzionale al proprio mantenimento e perpetuazione per rendersi sempre più autoreferenziali. Situazione analoga a quanto per parallelismo, lo era stata la Francia nel ‘700 dato l’imperante afasia e totale. L’immobilismo vi regna giacché mai si vogliono introdurre strutturale innovazioni, aggiornamenti se, non quella di continuare a cambiare modello elettorale o per rendere lo stesso sempre più efficace per aumentare la distanza fra elettorato passivo con quello attivo per aumentare essenzialmente l’autoreferenzialità alla casta! Già da questo si dovrebbe evincere l’autentica esistenza di una cappa autoreferenziale appunto, di una vera casta che ci opprime. Una (s)classe politica che eludendo ogni impegno e proposito continuamente s’autonomina e s’auto ripropone in eterno includendo tutti indipendentemente dalla loro formale collocazione politica ad ulteriore riprova che tutti i ricambi anche generazionali restano bloccati giacché da decenni sono rimessi alla sola anagrafe segno della loro (intoccabile) longevità come casta, rispetto alla media europea ad ulteriore riprova della sua radicata privilegiata potenza segno dell’incapace d’affrontare ogni genere di smagrimento: “nessun potere s’autolimita!”
    Nonostante il momento topico s’intende abbandonare la miopia che impone casarecce visioni per ulteriormente incastrarci ed impaludarci quanto racconta: “La grande palude” E. Galli D. Loggia. Continuiamo a seguire la pifferaia logica, filastrocca e litania ribadendo l’inesistenza di leggi elettorali complete e farne un’auto convincimento tale permettere alla casta di diventare sempre più autoreferenziale. E, poi stupirci che la casta così può ancor più permettersi con sempre maggiore cinismo di giustificarsi del voler sempre cambiare tutto per poi, gattopardescamente mantenere sostanzialmente sempre più inalterate le cose, ancorandosi a quel solito gioco dell’oca: del rendere transitive le leggi elettorali per mantenersi come casta intransitiva e sempre più così comodamente infeudarsi se non aumentandosi ulteriormente la posta in gioco con altre “porcate elettorali”! Quando per mancanza di meccanismi che ingenerino concorrenza quanto il SEMIALTERNO permetterebbe restiamo sempre più impaludati! Senza renderci conto che abbiamo i politici più matusa e strapagati rispetto ad ogni altro paese dell’Eurozone ed Ocse riconfermato dalla pratica che “l’Italia è ferma nell’ingorgo degli ‘ex’” M. Ainis (ci ritroviamo perfino anche quelli che per veltroniana vocazione maggioritaria al moto” Yes we can!” Quelli che pur avendo espresso il missionario voto di trasferirsi in Africa! Si sono comodamente riparcheggiati nell’autentica “american way” nel nostro Parlamento!? Just take my hand is Paradise!) E’ la vera classe politica, che dimostra e conferma più o meno volutamente di volersi così mantenere intransitiva mantenendo transitivi ed incompleti i meccanismi delle leggi elettorali! E, così sempre più caricando d’obsolescenza la cittadinanza pretendere da (un sempre più addomesticato) Pantalone che risulti competitivi nel compendio mondiale; con siffatti anacronisticamente strutturati fardelli e modelli elettorali: porcata!?
    Quando la realtà reclamerebbe soluzioni attraverso sistemi integri e completi, elastico flessibili adattivi, in tutte le loro articolazioni in modo da ingenerare concorrenza a bipolarismo aperto quanto il sistema SEMIALTERNO propugna. Affinché i processi democratici diano alternative e ricambi sia politici e generazionali e, tali da incrementalmente auto correggersi e che massimizzino: governabilità – decisionalità, economicità per evolvere verso una responsabile incrementale sussidiarietà! Questo risulta indispensabile per potersi dichiarare e reputare semplicemente sistemi capaci di chiudere il ciclo per così liberare opportunità che permettono d’espandere e contestualmente aumentarle: “entitlements, provisions & chances! Dahrendorf
    Pertanto, improrogabile esimerci dal doverci migliorare sin dagli ingressi, dai meccanismi elettorali per renderli della massima integra compiutezza del -”both and or” criterio e tale da mantenere costante e permanente l’effetto concorrenziale indotto. Questo per riprodurre un’altrettanto pervasiva efficienza sia verticalmente, quanto orizzontalmente in una resiliente dinamica propedeutica a riverberarne più virtuosi efficaci effetti per tutta la galassia di cui si compone politics, policy and polity!
    Quindi, urge munirsi di coraggio per cambiare pagina, spartito, paradigma serve un salto di qualità! Diversamente tutto resterà illusorio senza la minima opportunità di potersi liberare da quanta melma c’affligge e/o si frapponga in modo parassitario rispetto ai due soli prevalenti livelli che una “new normal” impostazione strutturale dell’architettura istituzionale reclamerebbe! Quando, se non si provvederà al riguardo si rischierà lo scatafascio giacché, ogni livello aggiuntivo farà semplicemente aumenterà l’imposizione fiscale senza alcun tornaconto, in quanto già la pressione fiscale è a ben al 43%! Pertanto, Pantalone oltre al carico degli usuali tassi interessi dell’indebitamento pregresso e delle varie cicliche fallimentari banche, aziende e bolle finanziarie dovrà sobbarcarsi d’un anacronistico abnorme fardello continuativo d’un crescente abnorme italico costo della politica! La quale non intende demordere dai suoi propositi quando i nostri Parlamentari mediamente percepiscono tre volte tanto rispetto alla media Europea d’ogni altro rappresentante dell’€urozone invece l’equiparazione ai 65 anni alle donne (brunette) deve avvenire a spron battuto al just in time?! Ulteriore segno dell’insensibilità equiparativa della casta che invece di dimagrire in numero ed in gonfiore del taccuino si permette così di penetrare cinicamente in ogni dove, per allargare sempre più la propria influenza. E, come una metastasi tende infeudare a dismisura sempre più il territorio: lo spazio tempo. Secondo quel suo solito ancestrale vizio: pluri-poli-partigiano criterio del clan familistico e tribale dove, il nepotismo e la cooptazione imperano per promuoversi come casta fino all’eternità! Aspetti e comportanti sempre più difficile da estirpare e debellare se non si inizierà ad iniettare sistemica strutturare concorrenza sin dalle front line la piega potrebbe rendersi irreversibile giacché siamo privi d’equilibrio anche sul fronte dell’istituto referendario non avendo il referendum propositivo quando in ogni un efficace sistema equilibrato a check & balance & feed back criterio dovrebbe oltre al permettere di togliere con i referendum elettorali ci dovrebbe esistere anche l’opportunità di aggiungervi con quello propositivo! Appunto, i Californiano è col referendum che con la proposition 14 si stanno emancipando… invece, noi restiamo squilibrati anche col meccanismo elettorale quando per lo stesso codice stradale sarebbe impossibile omologare un mezzo che induttivamente vada solo dritto al centro quanto il Proporzionale permetterebbe oppure che vado solo induttivamente o solo a destra oppure solo a sinistra quanto il Maggioritario permette di capre che un vero sistema non può che per rendersi funzionale e fisiologico non può che enucleare entrambe queste induzioni quanto il Sistema SEMIALTERNO permetterebbe! Sistema si struttura su una base proporzionale e viene sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale! Questione della quale perfino, se ne stanno rendendo conto i Britannici che con il varo del governo Cameron una coalizione Tory e LibDem hanno schiuso il pandora Box giacché intendono dopo un referendum di passare dal Maggioritario all’uninominale per abbracciare un Proporzionale – quello che abbiamo (casualmente) abbandonato noi, con la Prima Repubblica!? Ovvero stanno percorrendo lo stesso tragitto nostro ma all’inverso giacché noi dopo aver abbandonato il Proporzionale della I Repubblica ed esserci da decenni impantanati negli attuali impaludanti modelli limati e limitanti Mattarellum quanto l’attuale Porcellum gli astuti nostrani politici di casta intendono propinarci un altrettanto intrinsecamente limato e limitante modello “Maggioritario all’uninominale” quello stesso che hanno appena per downgrading squalificato come sistema inadatto ai tempi gli stessi Britannici che per l’appunto intendono al più presto abbandonare il Maggioritario modello Westmister per il Proporzionale implicata soluzione propedeutico al SEMIALTERNO! Ulteriore implicita riprova che per aver un completo sistema elettorale si rende indispensabile dover possedere un meccanismo articolato in modo che permetta di andare a destra od a sinistra quanto al centro questo sarebbe semplicemente quanto strutturalmente permetterebbe di strutturalmente ricreare il sistema SEMIALTERNO per concorrenzialmente ingenerare un autentico virtuoso bipolarismo aperto in modo tale da chiudere il ciclo induttivo centripeto, centrifugo ed avere un manubrio elettoral-istituzionale semplicemente “omologato!”
    Invece, che cercare soluzioni efficaci ed efficienti e rendere magro e snello strutturalmente il sistema Paese, i partiti in modo sempre più sornione fanno melina. Pertanto restiamo in presenza di assemblee plutocratiche ad istintiva declinazione ed inclinazione conservativa. Restiamo fermi al periodo mesozoico paternalistico della democrazia dove tutta la casta all’unanimità si dimostra essere sempre più per convenienza conservativa pluri-poli-partigiana ed criterio del “too big to fail”! Tutto rimarrà invariato in modo tale che per “porcellum” moriremo obesi di plutoburocrazia! Lo stesso criterio che è stato globalmente adottato per le banche con le bolle finanziarie ora, la medesima opzione, la si estende anche agli ambiti ed apparati assembleari politici e burocratici in un siffatto anacronistico modo dove tutto e comunque sarà pagato a piè di lista dal solito Pantalone!
    Palese dimostrazione che siamo in presenza di una vera e propria degenerazione che immancabilmente, produce scarsa competitività essendo il nostro paese ultimo al riguardo e con uno scarto sempre in negativa progressione or giunto al 2,7% rispetto al 2008! Ulteriore indice che la politica senza una strutturale competitività fa acqua da tutte le parti siamo ed essendo ormai arrivati al solo insulto dove la volgarità non scandalizza più C. Magris oltre a dimostrarci che non ci sia più trippa per i gatti il parallelismo settecentesco francese sembra sempre più concretizzarsi giacché ormai non si distingue l’etica dalla cotica! Tabacci: il Porcellum docet ed imperversa!
    Aspetto che ulteriormente conferma e riprova che il nostro BelPaese non dimostra essere un organico Sistema Paese bensì imballato per dette strutturali inadempienze. L’attuale crisi governativa del centro destra lo attesta quanto quella precedente del 2008 col centro sinistra che dimostra quanto il sistema per mancanza di effettiva concorrenza tende sempre più per autoreferenzialità ad auto avvitarsi! Giacché la melina, l’inconcludenza diventa lo sport prevalente!
    Tant’è che così continuando si rischia l’auto soffocamento per eccesso imposizione fiscale data l’oggettiva strutturale “obesità plutoburocratica”. Un elefantismo che determina e mantiene anacronistiche rischiose incrostazioni che fanno collassare il Sistema Paese e portano in consunzione il già precario welfare, sempre all’ordine del giorno giacché, per il 2009 s’è riscontrato un aumento della spesa del 4%. Dimostrazione che gli sperperi sono ovunque, essendo riscontrato che i capitolati di spesa girano autonomamente e, che aggiungendosi a quella sempre più assurdo che si sostiene per andare a giocare ai soldatini in remote contrade e lande, senza alcuna speranza di vittoria! Tutto questo non farà altro che continuare a massacrare e sperperare il nostro welfare e quello in coalizione dell’Occidente in generale che si rivela sempre meno competitivo rispetto alle tigri orientali (astenendosi dal “war game” dei due litiganti!), i fatti ed i dati della crescita del PIL quotidianamente lo attestano! Come potremmo esserlo diversamente con siffatti anacronistici fardelli poter risultare competitivi!? Dove, tutto si sta mascherando dietro quella solita cinica coltre d’ipocrisia giustificativa del dover esportare la democrazia!? Quando questa, giorno dopo giorno si sta dimostrando fallimentare e priva d’ogni genere di fondamento e scusante sotto ogni profilo; quella del partecipare a siffatte “mortali” spedizioni! Secondo quale etica o morale giustificativa si può continuare a giustificare tutto questo quando nei paraggi ci sono milioni di persone in attesa d’aiuto perché afflitti dalle ultime catastrofiche devastazioni! Disastri che purtroppo prossimamente aumenteranno sempre più, in ogni dove, data la sempre maggiore urbanizzazione conseguente all’esplosione demografica e per effetto dei cambiamenti climatici quanto della ciclicità di terremoti: tsumani, siccità, fuoco e quant’altro! Quindi, urgerebbe cambiare registro anche su questo fronte e considerare gli aiuti umanitari l’assistenza, la solidarietà la vera prossima guerra da combattere per non continuare ad essere più o meno consciamente schiavizzati dalle direttive dei soliti Militaristi di turno dopo aver appena superato l’oppressione dei Finanzieri creativi! Basterebbe semplicemente richiamarsi ad un saggio “buon senso” dell’incontrovertibilità del diritto/dovere alla non ingerenza… per istantaneamente ritirarci da quelle polverose impaludanti lande! Nel merito, dovremmo ben riflettere, giacché gli Olandesi se ne sono già andati ed i Canadesi lo faranno a breve!
    Molte cose sono da combattere su molti fronti per cambiare giacché l’elefantismo burocratico unito all’inopportuno militarismo… ingenerano rischi di corruzione pubblica, di malversazione essendo stato rilevato statisticamente che siamo arrivati a ben 56 miliardi di euro all’anno nella sola “Europa” corrispondenti a 154 milioni al giorno che se ne vanno in “bustarelle” in sperperi con ogni genere d’esasperazione ed eccessi. Senza al riguardo contare l’evasione e l’elusione fiscale quanto, l’usura per le quali si potrebbe già in tempo reale grazie alle nuove tecnologie efficacemente contrastare. Ma la volontà politica, se priva di qualità etiche e morali sembra lasciare il tempo che trova! Difficile invertirne le cose se non si provvederà in altrettanto modo ad iniettare maggiore concorrenza e snellirsi – smagrendo per rendersi strutturalmente elastico-flessibili ed adattivi.
    Diversamente nel breve in Europa ed in Occidente per obesità plutoburocratica il declino sarà sempre più irreparabilmente irreversibile! Urge un salto di qualità su molti fronti quanto la realtà per rendersi competitivi reclama “new normal” concorrenziali per erogare servizi più efficienti tagliando gli sprechi! Giacché le nuove tecnologie se utilizzate appropriatamente possono generare virtuosi sviluppi e capacitarci a meglio dissipare e contrastare perniciose deterrenze ed anacronistici ingessanti corporativi monopoli! E’ l’elefantismo che presenta maggiori rischi creando interstizi dove lasciar coltivare facili tolleranti perniciose speculazioni che fanno ingrassare conniventi collusive cricche. Sprechi tendenti a sempre più sfrenatamente moltiplicarsi ed a rendere sempre più irreversibile ogni proposito di miglioramento!

    Urge attrezzarsi ed acquisire sistemi che risultando strutturalmente competitivi che possano fisiologicamente far convivere democrazia e mercato essendo ormai largamente comprovato da più parti essere entrambi facce della medesima medaglia che solo quando questi vengono inquadrati in regole concorrenziali, chiare e trasparenti “a check & balance & feed back criterio” si possono facilmente contrastare collusive reciproche autoreferenzialità ed accendere quel virtuoso processo prosperoso capace di mantenere in equilibrato rapporto il quanto di Stato rispetto al quanto di Privato e viceversa per far girare dinamicamente l’insieme! Facilito da filiere corte grazie all’ausilio di quanto le nuove tecnologie permetterebbero impedire che “il controllore risulti essere lo stesso controllato!” Solo così in un contesto concorrenzialmente strutturalmente aperto si potrà in modo effettivamente bipartisan per democrazia e mercato conciliare sviluppo sostenibile e senso d’appartenenza ed appunto elevare il cittadino a persona per considerare l’etica quale elemento fondamentale per riverberare una più consapevole responsabile cittadinanza a senso d’appartenenza. Aspetto indispensabile per proattivamente divenire civil prosumer ed infondere prerogative di prosperità in coerenza a quanto appunto Schindler invita quale sgorgante moltiplicatore economico e non solo come comandamento morale! Ovviamente, il tutto sarebbe meglio garantito se entrambi: democrazia e mercato, fossero rimessi appunto in gara entro quel suddetto solido quadro di regole chiare e trasparenti, affinché vi si possa riconoscere in modo pervasivo il dovuto merito all’impegno degli operatori che si prodigheranno nel merito su tutti i fronti siano essi nella funzione di politici, economisti, finanzieri, panettieri o macellai e/o quant’altro, purché carichi di consapevole responsabilità del rispetto della persona e del ruolo!
    Pertanto, urge munirsi di coraggio e con un balzo di qualità sganciarci dalle catene dell’obsolescenza e cambiare registro, spartito giacché, alcuna democrazia può continuare a reggersi sul perenne sproloquio e/o concedersi al coccolamento perpetuo derivato dal fatto che il grosso dei nostri legislatori, e del personale mediatico possa permettersi di continuare a pappa galleggiare nell’inconsistenza… liberi e carichi d’arroganza nel permettersi quel vizioso anacronistico proposito per alzarsi in continuazione la posta in gioco a scapito dell’intero paese che continua a soccombere. Giacché si stanno sempre più riscontrando effettive analogie col la Francia del secondo ‘700 per “Parallelismi storici” e non solo per “divertissement” (G. Belardelli)… Giacché i Politici continuano a dilungarsi senza mai afferrare la differenza tra l’elezione diretta di un presidente (sistema presidenziale) e l’elezione diretta del capo del governo in un sistema parlamentare come il nostro Italico, che resta pur sempre di quel verso parlamentare! Inaccettabile risulta che di tutto e tutti si continui far melina e vengo gestito furbescamente in modo da rendere impossibile qualsiasi sostanziale democratico confronto sul da farsi. Questo per portare semplicemente tutto all’esasperazione per poi, mediaticamente più o meno direttamente imporre e/o far passare soluzioni populiste demagogiche anacronistiche quali il Presidenziale?! Allo scopo di rendere la nostra Repubblica ancor più infeudata e dinastica?! Data la manifesta volontà tesa ad ostacolare ogni ricerca innovativa per più attuali feconde soluzioni! Giacché si tende ricorrere alla solita retorica giustificazione dell’inesistenza di modelli elettorali perfetti per così escludere volutamente ed aprioristicamente ogni confronto e l’aspirazione all’indagarne e testarne d’inediti new normal ad esempio quanto il SEMIALTERNO propugna e permette essendo appunto, il SEMIALTERNO un sistema elastico flessibile adattivo in linea con le attuali esigenze che l’era informazionale reclama! Sistema che si struttura su una base proporzionale e viene sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale!
    Un presuntuoso sistema il SEMIALTERNO che permetterebbe in modo asintote incrementare le potenzialità del nostro Belpaese per massimizzare: governabilità – decisionalità, economicità per evolvere verso una responsabile incrementale sussidiarietà e come idealtipo sistema elettorale completo coerentemente declinare responsabile sostenibilità ed “accountability” secondo le prerogative della “triple bottom line” sotto il profilo economico, sociale ed ambientale!
    Il SEMIALTERNO rappresenta una proposta risolutiva giacché curioso risulta rilevare che in Italia pur vantando ben 27 diversi modelli elettorali non se ne perfezioni alcuno quanto lo sarebbe di facile deduzione “reperirlo” per semplice “benchmark” comparativo raffronto ed estrapolarlo dai vari e diversi modelli elettorali che ogni singolo paese presenta nella compagine mondiale date le loro architetture elettoral-istituzionali dalle quali si dovrebbe facilmente evincerne l’implicita loro intrinseca perfettibilità?! Specialmente vivendo un siffatto momento storico di mutazione antropologica non può che aprirci ad un’inedita “new normal” narrazione dati gli evidenti strutturali cambiamenti in corso che avvengono ad ogni latitudine che impongono glocali adeguamenti su tutti i fronti e livelli specialmente sulle front line! Pertanto, impossibile esonerarne al riguardo, l’incompiutezza insita nel nostro anacronistico Porcellum non potrà sottrarsi al processo innovativo in attuazione che il tempo reclama data la sempre maggiore, presente e manifesta effervescenza che ormai ad ogni latitudine, fa capolino, data la sempre più cangiante e liquida realtà! Bauman.
    Realtà che sta intagliando un nuovo ciclo a livello globale, che sarà intensamente sempre più pervasivo caratterizzandosi in modo profondamente diverso rispetto al passato che non potrà più essere lo stesso per tutto e tutti nello spazio tempo. Giacché tutto irreversibilmente precipita per essere diversamente declinato e coniugato in un inedito convergente per “mainstream” attrazione “new normal” modo per affrontare le cose! Pertanto, sempre più assurdo risulterà continuare ad incartarsi nella solita compassata obsolescenza continuando a mordere sempre le stesse ossa fatta di compassati modelli elettorali farciti di criticità per poi propinarli. E, poi, con sfacciata spudoratezza domandarsi il perché del continuare ad annaspare impantanati ed incastrati nella medesima “melma” quando si sta in continuazione ripristinando lo stesso gioco dell’oca: a porte girevoli!
    Uno spasso di casta (falconiera) strutturato e mantenuto per effetto di quei ciclici (speculativi) momenti istituzionali: “pitstops” fatti d’inutili referendum e/o sempre nuove infruttuose bicamerali e/o governi tecnici per mantenere sempre gli stessi meccanismi elettorali transitivi e rendersi appunto, come casta politica sempre più intransitiva! Per forse ancor più spudoratamente riconfermare la litania che: alcun potere si auto limita!? Evidenziando l’incapacità dedotta dal non voler trovare soluzioni adeguate ai tempi! Quando armai essendo cambiato il contesto ad ogni latitudine non si possono che delineare strutturali nuovi orientamenti migliorativi… Miglioramenti che costringono ad incurvarsi perrino i più classici modelli o considerati fino a ieri tali: inviolabili ed intangibili come per supposta congenita (octroyèe) si intendevano riservare al modello Westminster! Ma, purtroppo per anche per i “demodé rivolutionnaire” anche questo sto modello giorno dopo giorno sta perdendo lo smalto d’invulnerabilità ed adeguarsi al “new normal”! Per l’appunto i Britannici essendo “molto pragmatici” ora, per rendersi strutturalmente competitivi oltre, all’attivarsi per prossimamente “auto sopprimersi” come suddetto la Camera dei Lords, considerando anacronistico un sistema bicamerale per il terzo millennio! “Too fat” per l’era dell’informatizzazione proattiva agli accessi essendo sempre più ormai glocalmente orientati a prossimamente introdurci nell’era dell’entanglement e della singolarità!? I Britannici sapendo fare di necessità virtù per meglio aggiornarsi ed attrezzarsi rispetto a noi, si dimostrano non paghi dello smagrimento dato dalla soppressione della camera dei Lords: gli stessi Britannici si spingono oltre e varando l’inedita coalizione governativa Cameron di Tory e LibDem con il progetto di abbandonare dopo un referendum quel loro classico Maggioritario all’uninominale per abbracciare un Proporzionale – quello che abbiamo (casualmente) abbandonato noi, con la Prima Repubblica!?
    Quindi, i Britannici stanno affrontando la medesima “Odissea” che stiamo attraversando noi in senso però contrario ovvero abbandonano il Maggioritario per il Proporzionale ad ulteriore implicita riprova che per aver un completo sistema elettorale si rende indispensabile dover chiudere il ciclo-cerchio induttivo centripeto, centrifugo che entrambi detti modelli enucleano e che per complementarietà il Maggioritario non può che coniugarsi per necessaria reciprocità col Proporzionale e viceversa! Pertanto, I Britannici si vedono inseriti in un siffatto irreversibile processo che qualcuno dei nostrani impulsivi esterofili politici intende farci percorrere all’inverso! Giacché noi dopo aver lasciato il Proporzionale della I Repubblica ed esserci impantanati da decenni negli attuali impaludanti modelli limati e limitanti essendo ibridi il Mattarellum quanto l’attuale Porcellum mai potranno fregiarsi degli attributi di sistema! Ciononostante i sagaci nostrani politici di casta intendono propinarci un altrettanto intrinsecamente limato e limitante modello “Maggioritario all’uninominale” quello stesso che hanno appena riconosciuto incompleto per downgrading gli stessi Britannici che per l’appunto intendono al più presto abbandonare date le molte criticità che questo enuclea!
    Da cui l’implicito insegnamento ovvero, che la strategia per il prossimo futuro non potrà che risiedere nell’articolazione dell’architettura dei meccanismi elettoral-istituzionale per poter superare le precedenti obsolescenze, quanto per lo stesso strategico motivo ciclicamente “accade” (frutto d’un’ovvia ricerca) per l’ingenerare innovazione in informatica, in altrettanto modo scaturisce dall’elaborazione storica a suggello il SEMIALTERNO quale idealtipo sistema! Serve allora, far tesoro di quanto in movimento per addivenire ad un sistema a bipolarismo concorrenziale aperto frutto del richiamarsi semplicemente al buon senso, quello che per understatement risiede insito nelle cose, estrapolato appunto dalla storia… senza scomodare Bhagavata Purna – Indusimo come l’ape, che raccoglie il miele da fiori diversi, il saggio accetta l’essenza di diverse scritture e vede solo il bene… oppure quanto per il Taoismo risegga tutto nel dinamico equilibrio o quant’altro!?
    Serve un sistema concorrenziale non discriminativo bensì inclusivo perché non possiamo permetterci di continuare con la politica dello struzzo e soprassedere o non considerare, i sintomi che l’astensionismo sottende! Quando si stanno in continuazione drenando le opportunità “identitarie” alle diverse opzioni politiche e cavalcando il “mercatismo” si propinano standardizzazioni per infondere un ethos infantilistico per sopprimere ogni sincera aperta possibilità di confronti democratici tagliando sul nascere ogni possibile più fecondo dialogo! Il policentrismo per fisiologicamente virtuosamente convivere abbisogna semplicemente di una real governance multi livellare che ingeneri induttivamente polarizzazioni a bipolarismo concorrenziale aperto auto-correttivo, diversamente si rimarrà al marasma allo spezzatino senza alcuna identità e privi d’ogni senso d’appartenenza! E’ in corso un tentativo di compressione giacché anche nei media gli spazi di visibilità ai liberi cittadini diventano sempre più ridotti specialmente nei blog! Gli spazi si riducono ovunque scarseggiano rispetto a quanto diversamente accade nelle culture democratiche protestanti dove, al dibattito politico pre-elettorale o per altre evenienze può partecipare direttamente ed interattivamente il pubblico (sia pur ovviamente in parte) e porre direttamente domande al politico od al candidato di turno, rispetto a quanto sempre più accade in Italia dove, tutto deve essere mediato dal giornalista di turno elevato a sacerdote-metropolita quale (tutore?) intermediario per la casta, evidente testimonianza d’un insopprimibile retaggio – imprinting (cattocomunista!?) del dover evidenziare la differenza fra dominanza e dipendenza!?
    Quando, l’astensionismo ne è il più che palese evidente indicatore, monito di quanta kafkiana distanza si frapponga sempre più fra cittadino e palazzo! E, di quanto sempre più si stia costantemente drenando la partecipazione democratica che, qualcuno interpreta come stupefacente rassegnazione generale. Quando non si dovrebbe essere dimentichi e/o miopi che se le dimensioni dell’assenteismo via via van sempre più assumendo proporzioni mai viste in passato dato che le cifre stanno aumentando ad ogni tornata elettorale questo dovrebbe venir riconosciuto come un indicatore di rischio d’implosione!? Quindi, la casta non potrà permettersi di tirare troppo la corda giacché l’indignazione della gente comune prossimamente potrebbe per esasperazione giungere perfino a dover inchiodare alla porta del Parlamento tutte quelle istanze elencate come propositi in ogni programma elettorale prima d’ogni tornata elettorale ma mai risolte iniziando dalla riduzione dei Parlamentari, ecc. * Questioni che se non si provvederà bisognerà proprio appenderle alla porta del Parlamento, come fece Martin Lutero nel 1517 alla chiesa di Wittenburg inchiodandovi le sue 95 tesi che desiderava discutere!
    Quindi, attenzione che facendo scomparire i confronti l’assenteismo resta un palese indicatore per misurare il gap che distanzia il politico passivo da quello attivo! Divario che sbrigativamente non può essere facilmente furbescamente colmato ricorrendo ai collegi all’uninominale come qualcuno suppone d’ammansire il cittadino, utente, consumatore! Questa sbrigativa soluzione si rileverà un formale palliativo, una congettura giacché sostanzialmente la risoluzione per “new normal” acquisizione non potrà prescindere da radicali integre soluzioni e più complete quanto il SEMIALTERNO propugna!
    Urgono adeguamenti e provvedimenti su molti fronti e piani da intraprendere quelli che tutti sappiamo che vengono perennemente annunciati ed enfatizzati prima d’ogni campagna elettorale che vengono inseriti in ogni programma elettorale come specchietti per le allodole, ma che non vengono mai affrontati ed applicati! Giacché appunto il “bene comune” è uscito di scena, e rimane un’espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza per leggi ad personam od ad aziendam (Mondadori)! Giacché quanto necessario al Paese alla cittadinanza resta un semplice esercizio celebrativo di retorica di balle & bolle!
    Riprovevole pertanto, risulterà mancare di “new normal” elementari adeguamenti quanto col SEMIALTERNO si propone Questo significherebbe snobbare le nuove tecnologie essendo prossimi alle possibilità che le “entanglement” tecnologie permetterebbero di strutturarci secondo un’integrata interattiva vera “comunicrazia”! D. De Kerkhove Quindi, sarebbe già da tempo suonata la campana per iniziare ad abbondare l’obsolescenza, in quanto ancora per M. McLuhan: i giorni della democrazia politica come noi la conosciamo, sono oggi finiti. L’urna elettorale è il prodotto della cultura occidentale alfabetica, una scatola calda in un fondo freddo e perciò antiquato. La volontà tribale è conseguentemente espressa dall’interazione simultanea di tutti i membri della comunità, che profondamente coinvolta e unita da rapporti reciproci e che considererebbe il riempire la scheda personale di votazione, in una cabina protetta da una tendina, un grottesco anacronismo… “Dall’occhio all’orecchio”. La modernità occidentale ha investito l’energia sociale sulla figura idealtipica del cittadino, la postmodernità prende forma a partire dalla soggettività del consumatore di merci e di comunicazioni (Habermas) Ciò reclama prestare attenzione al cittadino che potrà diventare un autentico interattivo civil-prosumer essendo coinvolti in un processo che oltrepassa la stessa postmodernità dagli assembramenti emozionali, dagli attraversamenti in rete di blog, flash mob, ecc e, dalla comunicazione attorno al consumo, ecc non più riconducibili ad alcuna narrazione o a qualsivoglia “funzione del diritto pubblico”, dove all’impegno politico si sovrappone il gioco, alla tensione verso il futuro si sostituisce la conquista del presente ed alla centralità dell’opera d’arte si oppone il valore transpolitico dell’esperienza. In questa direzione sembra volgersi lo sciamare festivo della cultura postmoderna e delle sue piattaforme tecno sociali.
    Quindi, ritornando al presente e da quanto in corso, prima di padellare qualsivoglia soluzione “elettoralistica” per non finire dalla padella alla brace, sarebbe opportuno riflettere ed acquisire soluzioni a congruo tasso di reversibilità ed evincere la reciproca complementarietà del modello Proporzionale rispetto al Maggioritario e che si rendono vicendevolmente indispensabile per ingenerare un effettivo virtuoso sistema a bipolarismo concorrenziale aperto quanto il sistema elettorale SEMIALTERNO propugna! Essendo appurato che per ingenerare virtuosa concorrenziale e qualità non bisogna lasciare aperto il ciclo quanto gli attuali parziali modelli elettorali induttivamente conseguentemente originano essendo questi, frutto di statuizioni formalmente corrette! (Weber) Modelli che stanno diventando sempre più corrotti!? Giacché immergendo questi vetusti modelli in un totalmente cambiato contesto essendo tramontato il genere paternalistico discenti cui facevano riferimento non potranno dare le risposte volute essendo in contesto diventato più “scaltro e competente”. Anche se per D. de Kerckhove: Il cittadino medio è sempre un tipo neanderthaliano. Questo perché abbiamo politici neanderthaliani. La cultura digitale è la fase cognitiva dell’elettricità. Così come abbiamo di certo attraversato la fase muscolare, altrettanto certamente stiamo vivendo questa nuova fase. La trasformazione che sta avendo luogo è inconsapevole come lo fu al tempo quella del concilio di Trento, quando si cercò di inserire un vecchio ordine in una religione che fu completamente minata da una nuova concezione dell’uomo.
    Così anacronisticamente continuando data la loro intrinseca limitatezza di detti obsoleti tradizionali modelli tenderanno a drenare sempre più concorrenza negando e precludendo opportunità senza mai liberare virtuosi spazi concorrenziali operativi quanto diversamente richiederebbe un più completo sistema per sintonizzarsi ad una siffatta nuova cangiante dinamica realtà. Quanto il SEMIALTERNO permette, grazie alla sua articolazione, di aprire ed espandere coerentemente sempre nuove fisiologiche opportunità per contestualmente aumentare: “entitlements, provisions & chances (Dahrendorf) ed affrontare attrezzati con sicurezza le sfide che il futuro ci attende! Quale modalità per incrementare qualità e rendere virtuoso nel suo insieme l’intero Sistema Paese nel suo complesso con altrettanto virtuoso pervasivo riverbero nell’insieme della galassia di cui si compone per politics, policy and polity!
    Imperocché il sistema SEMIALTERNO obbliga – permette chi intendesse scendere in competizione elettorale, vincendole di assumersene la responsabilità di governo e conseguentemente per ”accountability” doverne rispondere, senza potersi mai permettere di glissare, bypassare, tergiversare, posporre e/o cambiare ogniqualvolta le regole del gioco per rendersi ed ancor più intransitivo e/o immunizzato! Pertanto, per voler cambiare urge semplicemente il coraggio di voltare pagina ed adottare “new normal” spartiti, paradigmi… coerenti a quanto la tecno-scienza permette non altro scopo che non sia il suo massimo auto-potenziamento per far sì che anche la democrazia possa rendersi strutturalmente autocorrettiva e sempre più proattivamente progressivamente svilupparsi verso l’auto-poietica?!
    Soluzione che potrebbero apparire imbarazzante ai tanti maître a penser od ad intellettuali di razza e croupier elettorali di casta quando sono delle semplici scompaginanti “new normal” acquisizioni per understatement palesemente lì, sottotraccia in pirandelliana attesa d’essere riportato alla luce ovviamente non più in modalità alterna disgiunta ma, per essere sistematizzati ed articolati per avvalorarne l’implicita complementarietà del Proporzionale col Maggioritario e viceversa per tradursi in un più fisiologico sistema quale il SEMIALTERNO rappresenta!
    Poiché molto si sta muovendo dato che in altrettanto inedito modo i Californiani dal 2011 intendono adottare “la Proposition 14 – TOP TWO” a seguito di un referendum propositivo stanno dimostrando di saper buttare in avanti la palla della democrazia per definitivamente emanciparsi e stappare quel anacronistico bipartisan inciucio che li blindava impacchettati dentro un anacronistico autoreferenziale bipartisan: repubblicani e democratici! Uno zoo politico assurdamente concepito per una fauna ridotta a soli elefanti e somari: appunto, a bipartisan autoreferenzialità! Trovandola totalmente in contrasto quel quell’altra faccia della medaglia del mercato rispetto alla democrazia. Pertanto, i Californiani con la Top Two riusciranno ad abbattere una dei tanti anacronismi ed irragionevolezze che le tante cricche strutturali permangono insite nei compassi modelli elettorali frutto di statuizioni formalmente corrette (Weber). Quelle che noi per esterofilismo stiamo anacronisticamente importando alla sola vetusta maniera per ulteriormente dimostrando di voler mantenere transitivo il sistema elettorale e rendere così sempre più intransitiva la casta. Soprassedendo a quei tanti bei proposti degli anni ’80 di voler introdurre il referendum propositivo per equilibrare l’istituto del referendum aspetto del quale nonostante tanta acqua sia passata sotto i ponti ne restiamo al riguardo, tuttora orfani! Quale ulteriore riprova di quanto infeudamento da parte della nostra casta politica sia in corso tanto da soprassedere ad ogni volontà d’estendere cittadinanza, democraticità!
    Pertanto, per mancanza di questa semplice opportunità che le prospettive dei referendum propositivi racchiudono, ci sarà preclusa ogni opportunità di e poter esprimere ogni cambiamento dal basso rischiando inequivocabilmente di morire per Porcellum castrati nel diritto di liberamente poter scegliere come cittadini i propri rappresentanti politici da una siffatta Porcata! Schiavi della cattività indotta da siffatti compassati modelli elettorali “chimere” quanto lo era stato il precedente Mattarellum considerati incompleto e parziale!
    Urgerebbe cambiare registro iniziando con l’adottare sistemi elettorali più elastico flessibili adattivi e più completi per abbondare la presuntuosa miopia di casta che cosi continuando ci sprofonderà ulteriormente nella “melma”! sere badare a quanto sta già succedendo nella compagine mondiale giacché i Californiani, quanto i Britannici si stanno muovendo per semplicemente iniettare maggiore concorrenza e promuovere concorrenziale efficienza aumentando le opzioni e non anacronisticamente per sottrarle nei meccanismi elettorali come si sta intentando da noi in Italia dove la casta si arrabatta per sempre più ridurle e moncarle rimettendo ad un manipolo di politici di casta la designazione dell’intero Parlamento ancora Bicamerale!
    Quando, assurdo risulta combattere l’irreversibile trascorrere della storia ed incaponirsi quando la trasformazione è da tempo in atto e sta concretamente avendo luogo quanto lo fu più o meno inconsapevolmente al tempo quella del concilio di Trento, quando si cercò di inserire un vecchio ordine in una religione che era completamente già stata minata da una nuova concezione dell’uomo.
    Giacché viviamo un irreversibile periodo di trasformazione dove le nuove tecnologie ed internet – la cultura digitale rappresentano tutte insieme la fase cognitiva dell’elettricità. Così come abbiamo di certo attraversato la fase muscolare. In altrettanto modo anche per la democrazia stiamo ineluttabilmente vivendo questa nuova fase impossibile da poter ostacolare o frenare pensando di poterci propinare ancora quella del compassato “notabiliare-dinatico”, in cui il potere sulle menti e sul voto veniva esercitato come controllo sociale da parte del notabile del luogo sull’elettorato della sua circoscrizione, quando ormai da tempo abbiamo superato anche quello dei partiti di massa carica di quel pernicioso paternalistico discente che ha caratterizzato il Novecento dove ogni partito grazie ai propri apparati: culturali e sociali svolgeva da catalizzare ideologico per infeudare il territorio e lo spazio tempo (M. Salvati) e che taluni alfieri e cavalieri intendono ripercorrere schiacciandoci dentro un innaturale Maggioritario a bipartitismo forzoso della supponenza per poter continuare col solito gioco dell’oca! Il Maggioritario all’uninominale ingenera non calza per le italiche esigenze i fatti ineluttabilmente lo stanno a dimostrare giacché la politica da decenni langue giacché “non ci può essere alcuna partita a solo due” (M: Gotor) al di là, dell’esposizione descrittiva di quanto oggigiorno abbiamo in campo di R. D’Alimonte del “…perché la riforma elettorale del «Porcellum» non si farà” non fa altro che sottendere l’esigenza di addivenire a draconiane – salomoniche soluzioni quanto il SEMIALTERNO prefigura per rendere fisiologica la governabilità!! Questo per oggettivamente sopperire e superare l’attuale impaludamento che così continuando sta erodendo ormai sia il sociale ed intaccando l’istituzionale.
    Ovviamente su molti fronti urgono aggiustamenti e non ultimo provvedere a dare opportuna regolamentazione all’art. 49 affinché il tutto non continui ad avvitarsi su se stesso diventano sempre più autoreferenziale, urge rendere simmetriche le cose sul versante dei meccanismi delle leggi elettorali provvedendo innanzitutto a renderli completi quanto il SEMIALTERNO enuclea per sintonizzarci ai tempi che una moderna democrazia reclama potersi sviluppare lungo la traiettoria segnata da aspirazioni ideali che sempre sopravanzano le condizioni reali in asintote miglioramento incrementale per dissipare deterrenza, autoreferenzialità rischi autoritari… e ridurre sempre più quel gap che s’insinua tra ciò che la democrazia dovrebbe essere dall’esserlo in quanto: “Ciò che la democrazia è non può esser disgiunto da ciò che la democrazia dovrebbe essere!” Sartori Allora, essendo la democrazia un mezzo abbisognerà come prerequisiti anche meccanismi elettorali che potranno aumentarne sempre più efficienza ed efficacia quanto più risulteranno allo scopo strutturalmente integri e completi e capaci di riprodurre un bipolarismo concorrenziale aperto per coloro che la vorranno cavalcare, vivere e condividere!
    *Breve elenco delle istanze inevase e dei propositi perennemente rimandati:
    • Ridefinire i poteri tra Esecutivo e Parlamento e rafforzare il potere del governo sul processo legislativo ricorrendo anche a legge ordinaria o con modifiche dei regolamenti, senza il complesso iter delle riforme costituzionali per conferire al premier il diritto di fissare priorità per l’ordine del giorno, stabilendo l’obbligo del parere favorevole del Tesoro (e/o art. 81) su leggi che comportino aumenti di spesa o diminuzione di entrata, dando priorità e tempi certi per i progetti del Governo;
    • Istituzionalizzare il metodo con una legge che colleghi il finanziamento pubblico dei partiti, all’articolo 49.
    • Occorre un concreto dimezzamento del pletorico numero dei Parlamentari (a 300 alla Camera e 50 al Senato) rispetto alla misera anacronistica riduzione in percentuale prevista dalla bozza Violante… un abbozza che umilierebbe il tanto vantato italico Europeismo!? Giacché basterebbe semplicemente recepire dal Parlamento europeo le direttive, le normative senza frenarne con la solita “nostrana plutocratica retorica” quelli opportuni adeguamenti là legiferati! Perché un netto dimezzamento numerico dei Parlamentari dimostrerebbe una più attenta volontà e propensione alla razionalizzazione;
    • Che il federalismo riconosca centralità alle città e non solo alle regioni che spesso si rilevano essere dei semplici carrozzoni burocratici;
    • Dimostrare nel contempo quella necessaria sensibilità ad accogliere ed introdurre quella reale “governance documentale” come già sta avvenendo da tempo in molti paesi del nord Europa in quanto solo razionalizzando i flussi documentali si potrebbero risparmiare economicamente fino al 30%. Questa potrebbe rappresentare un’ulteriore prerogativa per liberarsi dalla nostrana pluto burocrazia e dall’inefficienza per diventare così veri imprenditori di se stesse sintonizzandoci come veri “civil citezen prosumer – in a real stakeholder citizen engagement” come suggerisce A. Toffler futurologo!
    Giacché solo avendo a cuore il proprio destino si potrà perseguire e realizzare quella propria personale ambita autonomia indispensabile a potersi riscattare da quell’ancoraggio in si permane condizionati da un siffatto italico imprinting che si caratterizza per varie costanti ricorsività date da: un paternalismo discente, una pervasiva cooptazione, un famelico nepotismo ed un endemico familismo, ecc.
    Pertanto, indifferibile risulterebbe poter:
    • Rendere più specifiche le funzioni delle Camere rispetto all’attuale ridondate doppione legiferante quindi, chiudere il bicameralismo “perfetto” per dare consistenza ad un Senato Federale;
    • Altrettanto auspicabile risulta la riduzione dei lauti appannaggi rispetto ad ogni media dei “Parlamentari dell’€urozone” giacché gli adeguamenti non dovrebbero valere solo per la parità dei 65 anni bensì per tutti glia altre palesi incongruenze;
    • Eliminazione del Quorum ai Referendum abrogativi per introdurre “per un fisiologico necessario equilibrio” anche il Referendum Propositivo! Vedonsi California ultimamente e la loro patria per antonomasia: la Svizzera;

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