Economisti alle vongole

Dunque, Antonio Martino, che è l’unico economista serio esistente in Italia, svariati mesi orsono, ai suoi colleghi intenti a far predizioni sugli sviluppi della crisi economica internazionale, rivolgeva – dalle pagine di Libero – questo monito: “Non fate previsioni. Soprattutto sul futuro”.

Lo avessero ascoltato, gli economisti di casa nostra si sarebbero risparmiati gaffe imbarazzanti. E invece, dopo aver spernacchiato l’avvocato Tremonti perché andava profetizzando – con diversi mesi di anticipo, rispetto al suo appalesarsi – l’avvento di una crisi di portata tale da poter essere paragonata a quella del ‘29, i Nostri incominciarono a fare previsioni sull’andamento di quella stessa crisi che, fino al giorno prima, non avevano nemmeno intravisto.

Qui si è già avuto modo di parlarne. Si è avuto modo di evidenziare come gli economisti-Wanna Marchi abbiano in principio parlato di un rischio stagflazione; salvo poi correggersi, ripudiare l’ipotesi della stagflazione e far riferimento ad un pericolo di deflazione; salvo poi correggersi ancora, negare di aver mai vaticinato il rischio di una deflazione, e arrivare a parlare di disinflazione. Tra sei mesi, invece, discetteranno amabilmente di reflazione. Parola di Camelot.

Ma la questione è ancora più complessa. In fondo, avessero solo preso cazzi per cazzuole, sarebbe tutto sommato ancora poca roba.

Il problema è che gli economisti cartomanti di casa nostra, della crisi in corso, non hanno capito – come direbbero a Lugano – una beneamata mazza! A provarlo, non le affermazioni del pirlacchione che scrive questo post. Ma le loro.

Partiamo da Alberto Alesina, considerato unanimemente uno dei più grandi economisti viventi. Perentoria, sin dall’incipit, la sua analisi datata 27 settembre 2007:

Finora non è accaduto nulla di catastrofico, né a mio parere accadrà. E’ straordinariamente difficile prevedere quali saranno le conseguenze sulla crescita dell’instabilità dei mercati iniziata in agosto. Nessuno sa bene che cosa succederà nei prossimi mesi. Quasi sicuramente nulla di disastroso”.

Si è visto!

Andiamo avanti, poi, con un altro economista ritenuto tra i più bravi: Francesco Giavazzi. Il Nostro, il 4 agosto 2007, asseriva:

La crisi del mercato ipotecario americano è seria, da qualche settimana ha colpito anche le Borse, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata. Nel mondo l’economia continua a crescere rapidamente: in Oriente, in Europa e nonostante tutto anche negli Usa (+3,4% nel secondo semestre dell’anno). La crescita consente agli investitori di assorbire le perdita ed evita che il contagio si diffonda”.

Infatti nessun “contagio” s’è diffuso!

E’ la volta, poi, del professor Giacomo Vaciago (ordinario di politica economica alla Cattolica di Milano). Ecco la sua analisi, datata 29 febbraio 2008:

Io non sono pessimista come Roubini, né per gli Usa né per l’Europa e tantomeno per l’Italia. Grazie al dollaro debole, come sempre fanno, gli Stati Uniti stanno esportando un po’ dei loro problemi. Per questo, la loro recessione non sarà così grave (…)”.

L’Italia, a sua volta, eredita questi scompensi e dovrà tirare un po’ la cinghia. Si sentono tanti allarmi, tanti bla-bla. Ma se i nostri fondamentali sono buoni – e sono buoni – che importa se per un anno, questo, ci sarà crescita zero?”.

Eh, già: crescita zero e per un solo anno!

Ma anche al di fuori di casa nostra, le Wanna Marchi dell’economia se la cavano egregiamente. Come nel caso dell’ex capo economista di Morgan Stanley, Stephen Roach. Il quale, in data 31 gennaio 2007, affermava:

Stiamo parlando di un soft landing, di un atterraggio morbido e di un intervento chirurgico nel mercato immobiliare americano che lascerà il resto dell’economia praticamente illesa”.

Illesa, come no!

Altri preziosissimi ed illuminanti vaticini sono contenuti nel libro – in vendita dal 27 aprile – “Bluff – Perché gli economisti non hanno previsto la crisi e continuano a non capirci niente”, edito da Orme, e scritto dal giornalista di Panorama, Marco Cobianchi.

Ma mica finisce qui.

Perché di sesquipedali cazzate, gli economisti di casa nostra riempiono ogni loro analisi (o ciò che contrabbandano come tale).

Ad esempio.

A noi tutti è noto che le Wanna Marchi del sito vicino al Partito democratico, La Voce.info, abbiano raccontato come il mancato accorpamento del Referendum alle elezioni europee, costerà a noi tutti la bellezza di 400 milioni di euro.

Il problema, però, è che il numero in questione – 400 milioni di euro – è completamente inventato! Come dire: formulato a cavolo di cane. In puro stile economista cartomante.

Non mi dilungo in spiegazioni (perché ho da fare: devo limarmi le unghie), leggetevi l’articolo del maestro Franco Bechis, e quello di Emilio Gioventù.

A mio avviso, bastano queste tabelle:

Tabella costi Referendum Italia Oggi

Aridatece Wanna Marchi, quella vera!

P.S.: i più accorti tra gli economisti cartomanti, seguono il metodo Friedrich Nietzsche. Che consiste semplicemente nel dire – e predire – tutto e il suo esatto contrario. Dimodoché, qualsiasi cosa si verifichi, essi potranno vantarsi di averla prevista. Un po’ come fa Gennaro D’Auria.

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21 Responses to "Economisti alle vongole"

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