Gianfranco, hai rotto

Inizia francamente a dar fastidio, il comportamento del Presidente della Camera; il suo continuo intervenire su qualunque argomento, e spesse volte evidenziando, sulle singole questioni, un punto di vista diverso – se non addirittura: opposto – rispetto a quello della maggioranza che lo ha eletto. Inizia a dar fastidio finanche a me, che sono un finiano, e che condivido – il più delle volte – le sue posizioni.

L’intervento di oggi, con cui ha affermatoIl Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso. Il dibattito sulla bioetica è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perché queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze”, è inutile quanto controproducente, soprattutto nella sua prima parte: siamo in campagna elettorale, mancano meno di tre settimane al voto, e la sua sortita rischia di allontanare l’elettorato cattolico praticante che, in misura non irrilevante, guarda con favore al Popolo della Libertà.

Inoltre – e lo dico da laico, da persona scettica sull’esistenza di Dio e che non ha alcuna simpatia nei confronti dei teocon (o cattolicisti vari), ma nemmeno nei confronti dei laicisti anticlericali -, la questione pertinente il modo più appropriato con cui affrontare i temi eticamente sensibili, non la si risolve – semplicisticamente – affermando che le leggi non debbano essere orientate all’ossequio di precetti religiosi. Perché le leggi, sono fatte anche da persone che hanno il legittimo diritto di avere una fede religiosa, da cui farsi guidare nella soluzione delle mai facili questioni che afferiscono alla cosiddetta biopolitica; e di certo non si può dire loro: “Guardate, viviamo in uno stato laico, e dunque dovete cancellare la vostra fede, e genuflettervi ad un punto di vista diametralmente opposto al vostro, e tacere”. Non è questo, il modo più saggio e giusto – per non dire: liberale! – per affrontare temi complessi come quello del “fine vita”.

Occorre la capacità di fare sintesi, tra posizioni diverse, e quella di raggiungere un compromesso alto. Non si tratta di vincere una guerra (laici versus cattolici), di affermare il proprio punto di vista a discapito dell’”avversario”, quasi si stesse disputando una gara che ha come scopo quello di appurare chi sia il più bravo e forte. L’obiettivo non può che essere un altro: dar vita ad una legge che sia la più liberale possibile; una legge che riesca a soddisfare il maggior numero di laici e di cattolici presenti in Parlamento (e nel Paese), onde evitare che la più parte di essi si senta “schiacciata” e umiliata da una norma contraria ai propri valori “non negoziabili“ (e di valori non negoziabili, anche i non-credenti ne hanno).

E’ chiaro che, se fosse per noi laici – di destra o di sinistra, non fa differenza -, la legge sul testamento biologico sarebbe già pronta, e sarebbe ispirata ai seguenti principi: “Per noi l’idratazione e l’alimentazione artificiali sono cure normali, e quindi possono formare oggetto di una dichiarazione anticipata di trattamento. Con una legge che consentisse questo, voi cattolici non avreste nulla a temere: potreste comunque ossequiare il Catechismo della Chiesa, non redigere un biotestamento, e se anche decideste di farlo, potreste comunque scrivere che mai e poi mai a voi dovrebbero essere sospese l’idratazione e l’alimentazione”. E’ chiaro che, il punto di vista dei laici – anche se più correttamente, si dovrebbe dire: dei liberali -, sia quello più inclusivo, perché lascia a ciascuno la libertà di scelta (come prevede la Costituzione), e non impone ad alcuno il proprio punto di vista.

Ma la vita non è mai facile. E non si può pretendere lo diventi quando in ballo ci sono questioni di questo tipo: quando c’è da legiferare sul “fine vita”, sul confine tra ciò che è esistenza e ciò che è morte.

Inoltre, ed è noto a tutti, Berlusconi – quando ha manifestato l’intenzione di voler al più presto arrivare ad una legge in materia, che accontentasse i cattolici più tradizionalisti -, lo ha fatto solo per ragioni elettorali: voleva che il Pdl arrivasse all’appuntamento delle Europee, con un “argomento” capace di far presa sull’elettorato dell’Udc, al punto da convincerlo a votare per il suo partito, onde “annichilire” – politicamente parlando, e una volta e per sempre – Pierferdinando Casini.

Gianfranco Fini, queste cose le sa. Per questo il suo agitarsi scomposto è assolutamente fuori luogo ed illogico (visto che, quando si tornerà a parlare di testamento biologico, con ogni probabilità, le Europee saranno state archiviate, e anche i parlamentari più cattolicisti avranno avuto modo di essere ricondotti a più miti consigli, considerato che la leggina non potrà più essere usata per carpire il voto dei credenti più ortodossi, e per ottenere l’appoggio elettorale della Santa Sede).

E allora perché rompe così tanto le palle, il Presidente della Camera?

Inoltre, una leadership – se affermare questa, è l’obiettivo di Fini – non si costruisce mica solo attorno alla propria laicità. Anche perché, con la laicità – per dirla à la Totò – ci si pulisce il culo! Nel senso che le questioni eticamente sensibili, non interessano a nove italiani su dieci.

La “gente“, e soprattutto ora, chiede altro: non perdere il proprio posto di lavoro (o trovarne uno, se si è disoccupati); pagare meno tasse e recuperare il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni; pagare per beni e servizi prezzi più bassi; avere una crescita dell’economia sostenuta e durevole, onde poter legittimamente migliorare la propria condizione di vita, e quella della propria famiglia.

Sua Eccellenza Gianfranco Fini, invece di occuparsi di cose che interessano solo le élite che scrivono sui giornali, dovrebbe farsi carico di sollecitare il Parlamento (e il governo) a varare alcune misure: liberalizzazione dei servizi pubblici locali; deregolamentazione nel commercio al dettaglio e nel settore della grande distribuzione; riforma delle pensioni e conseguente innalzamento dell’età per poter accedere al rapporto di quiescenza; forte riduzione della spesa pubblica, soprattutto nella parte in cui essa faccia riferimento alla Casta (abolizione delle Province, e della pletora di enti inutili).

Insomma, se vuole fare il liberale – e quindi emulare il Berlusconi del ‘94 – lo faccia fino in fondo.

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37 Responses to "Gianfranco, hai rotto"

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