I conti con la realtà

Dario Franceschini love boat foto

Prima ancora che iniziasse lo spoglio delle schede elettorali, Franceschini si era premurato di convocare un “caminetto allargato” a molti esponenti del Pd, per mettere a punto la versione ufficiale che il partito avrebbe dovuto sostenere all’esterno, dinanzi all’opinione pubblica, per commentare l’esito delle elezioni: “Se perdiamo, se il Pd subisce una dura batosta, la parola d’ordine dovrà essere una: “tenuta”. Abbiamo retto, nessun crollo”.

Questa “versione ufficiale”, come noto, ci è stata propinata in tutte le salse, e da tutti i dirigenti del Nazareno. Anche quando dalle urne era oramai emerso l’impietoso verdetto popolare.

Sicché, pur avendo perso 7 punti percentuali e oltre 4 milioni di voti rispetto alle Politiche, nei due giorni successivi al voto per le Europee e per le Amministrative, dalle bocche dei mammasantissima democratici sono uscite solo parole di soddisfazione. D’altra parte, sempre durante il “caminetto allargato”, Franceschini, in vista dei ballottaggi del 21 giugno, ai suoi aveva anche chiesto di prolungare la “tregua” tra le diverse anime del partito: “Rimandiamo al 22 la resa dei conti. Fino ad allora prevalga l‘unità”.

Dopo 48 ore, però, l’accordo del “caminetto allargato” è saltato.

Enrico Letta:

Siamo sopravvissuti, ma c’è poco da brindare. E’ un voto sul quale riflettere bene per pensare al futuro”.

Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma:

Non sono d’accordo con la deriva autoconsolatoria che si è aperta nel partito. Dopo il ballottaggio sarà necessario interrogarsi sulla sconfitta”.

Marco Follini:

Sento reazioni assolutamente consolatorie. Abbiamo perso 7 punti, 4 milioni e rotti di voti, un impressionante numero di bandierine locali; eppure ascolto un parco analisi troppo indulgente”.

Enrico Morando, commissario napoletano del Pd:

Il risultato è stato negativo, molto negativo e, in quadro nazionale di difficoltà, bisogna aggiungere in Campania (dove il Pd ha preso il 23,4%, mentre il Pdl è arrivato al 43,5%, nota di camelot) le specifiche ragioni di una crisi che conoscevamo e che hanno pesato sul voto. La soluzione per uscire dalla crisi è affidata a un lavoro di lunga lena”.

A proposito di Napoli e della Campania, poi, è intervenuto anche il filosofo di sinistra – già Pci, poi Pds e ancora Ds – Biagio De Giovanni. Il quale ha individuato le ragioni della sconfitta campana del Pd, nel malgoverno attribuibile a Bassolino. Malgoverno consistente nella:

Assoluta carenza della realizzazione di qualsivoglia progetto, a cominciare dalla riconversione della zona industriale di Bagnoli, laddove Barcellona è stata completamente rinnovata in sette anni. E poi l’illegalità diffusa, la camorra ovunque. Napoli è in questo momento una città senza speranza”.

Per non parlare, poi, dei rifiuti:

Sono il segno di un territorio distrutto. Ma se queste cose non sono colpa della politica di chi è la colpa, lo vogliamo dire?”.

Il rinnovamento del Pd e del centrosinistra passa anche per il rinnovamento della sua classe dirigente, a livello locale e nazionale, ma se poi non si sa dove e chi andare a pescare il rinnovamento è parola vuota e inutile”.

Alla fine, per non risultare troppo ridicolo, anche Abbece-Dario ha dovuto ammettere la sconfitta. Ma lo ha fatto nel modo peggiore, perché si è autoassolto e non ne ha attribuito la responsabilità alle scelte gossippare ed antiberlusconiane del suo partito (che hanno solo rafforzato Di Pietro):

Abbiamo avuto un risultato negativo, frutto del vento di destra“.

Abbiamo perso città e province vinte nel 2004, condizionati oggi nella scelta dai venti di destra che abbiamo visto soffiare così forti in Europa”.

Balle! Avete perso perché non siete apparsi credibili. Perché non avete avanzato una proposta che fosse una. E perché l’antiberlusconismo è un’arma frusta, che aiuta solo l’eversivo Di Pietro.

Ma Di Pietro, è di passaggio: oggi ha l’8%, è vero; ma non rappresenta un’alternativa di governo possibile e credibile. Tra 4 anni gli italiani si saranno rotti le palle delle sue urla e dei suoi slogan. E tornerà a prendere il 3-4%.

Per ambire al governo della Nazione, ci vuole altro: ci vogliono serietà e progetti credibili e condivisibili.

Questo governo, pur essendo di centrodestra, sulle questioni economiche ad oggi ha solo espresso posizioni da “centrosinistra moderato”. Il Pd, se volesse davvero fare opposizione costruttiva e credibile, dovrebbe contrastare “da destra” questo esecutivo. Dovrebbe pretendere si adoperasse per abolire le Province, per liberalizzare i servizi pubblici locali, per ridurre ulteriormente la spesa pubblica, per alzare l’età pensionabile ed utilizzare i risparmi derivanti – 10 miliardi di euro – per aumentare le risorse da destinare agli ammortizzatori sociali.

Solo così, sarebbe credibile l’azione del Partito democratico. Solo così, acquisterebbe appeal presso tutto l’elettorato – anche quello moderato – e sarebbe davvero “concorrenziale“.

All’opposto, se continuasse a berciare e ad affidarsi all’antiberlusconismo, si condannerebbe a restare all’opposizione per i prossimi 20 anni!

Lo capite, o no?

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9 Responses to "I conti con la realtà"

  • Simone82 says:
  • GiovanniPaolo says:
  • camelot says:
  • camelot says:
  • Gab says:
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