L’eterno ritorno dell’autolesionismo

Passa il tempo, si avvicendano le stagioni, e in casa Pd nulla cambia: faide interne c’erano ieri, e faide interne ci sono oggi.

Il congresso bussa alle porte; tre candidati alla segreteria sono ai nastri di partenza: dovrebbero discutere di programmi, progetti e proposte. E invece?

E invece ricorrono alla clava, agli insulti e alla delegittimazione dell’avversario interno: un film già visto, un film che è sempre lo stesso.

Tutto ha preso avvio da Franceschini: “Mi candido perché non posso riconsegnare il partito a quelli che c’erano prima di me, molto prima di me”.

Poi è stata la volta della Serracchiani, che si è schierata con lui e contro Bersani. Che, a suo dire:

Rappresenta l’apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un’espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall’avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto”.

Di qua c’è il progetto del Pd, dall’altra parte c’è D’Alema. Io sto col Pd”.

Se vincesse Bersani sarebbe un salto all’indietro”.

Ha risposto, allora, D’Alema, con il suo argomentare sobrio e sempre conciliante. Ha parlato dell’esperienza del duo Veltroni-Franceschini:

Un gruppo dirigente modesto che ha fallito, ora bisogna cambiare”.

Non si è limitato, però, a questo. Ha detto anche molto altro, baffino:

La candidatura di Franceschini non regge, avrei capito se si fosse presentato con un appello unitario e invece ha detto “mi candido per impedire che tornino quelli di prima”. Ma prima quando? Gli ultimi leader di Ds e Margherita, Fassino e Rutelli, stanno con lui… Dopo aver perso le elezioni neppure un’autocritica, quando persi le regionali me ne sono andato e basta”.

Ma come si fa a fare politica con il disprezzo delle generazioni precedenti, demolendo la storia e le personalità che hanno governato? Questo è puro autolesionismo, è un’assurdità. E poi quali apparati? Non ci sono più, il partito purtroppo è molto destrutturato. Leggere che si fa un congresso con l’obiettivo di distruggere D’Alema è sconcertante”.

E il governo Prodi, chi l’ha fatto cadere?

Ha ragione Romano, il Pd ha impresso una accelerazione bipartitica che ha fatto cadere il governo”.

E ancora:

Possibile che io debba essere insultato dal mio partito? Possibile che io che ho fatto il ministro degli Esteri, e ad agosto ero a lavorare per la pace in Libano anziché andare alle Maldive, debba subire questo? E’ ragionevole?”.

Di nuovo parlando dell’attuale gruppo dirigente del partito, impegnato a suo dire a:

Demolire le sue personalità principali, che sono incommensurabilmente migliori di quelle che ci stanno adesso”.

Infine è intervenuto Fassino:

D’Alema si è definito uno statista, e ha paura della Serracchiani?”.

E sulla responsabilità della sconfitta alle Europee e alla Amministrative, ha aggiunto:

Questo voto ci riguarda tutti, anche D’Alema: non ha detto di aver fatto 120 iniziative elettorali per le europee e le amministrative? E allora c’è pure lui. Scaricare su Franceschini un esito elettorale che difficilmente poteva esser diverso, è ingiusto“.

E siamo solo agli inizi.

Il meglio potrebbe arrivare a fine congresso.

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16 Responses to "L’eterno ritorno dell’autolesionismo"

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