Lasciamo la politica fuori dalla cronaca nera

Dunque, come noto, le Forze dell’Ordine – cui va il nostro ringraziamento – sono riuscite ad assicurare alla giustizia colui che, secondo le prove raccolte, parrebbe essere proprio lo stupratore seriale di Roma, cui si dava la caccia da diversi giorni.

L’auspicio, ovviamente, è che si sia acciuffato il vero responsabile delle violenze sessuali consumate nella Capitale: se così fosse, non avremmo un criminale pericoloso ancora a piede libero; e tutti ne saremmo felici.

Corre l’obbligo di ricordare, tuttavia, che viviamo in uno stato di diritto e in una democrazia liberale. Dunque fino a prova del contrario, e fino a sentenza definitiva di condanna, chiunque – finanche un presunto stupratore – è innocente (ciò statuisce la nostra Costituzione, al comma 2 dell’articolo 27). Se vivessimo, viceversa, in uno stato fascista (o comunista o nazista), in uno stato in cui fosse sufficiente un indizio a decretare la colpevolezza di un uomo; in uno stato in cui fossero sospesi i diritti umani o venisse misconosciuto il diritto dell’imputato ad avere una difesa, ed un giusto processo (come avviene nelle dittature); in uno stato come quello che sognano i fascisti Giuseppe D’Avanzo, Antonio Di Pietro e Marco Travaglio: ecco, se vivessimo in uno stato del genere, avremmo già un colpevole certo, e tanto basterebbe a chiederne, perché no, la condanna a morte (quantunque non contemplata dal nostro ordinamento). Ma in quel caso avremmo solo giudizi sommari, e si moltiplicherebbero a dismisura le condanne ignominiose agli Enzo Tortora di turno. E, oltretutto, i Marco Travaglio e gli Antonio Di Pietro – avendo avuto, e a tutt’oggi avendo processi anche penali in corso, a loro carico – sarebbero già dietro le sbarre, condannati a respirare aria fresca soltanto per un’ora al dì!

Per questi motivi, si abbia la pazienza di attendere l’esito del processo. Sarà quest’ultimo – attraverso tre gradi di giudizio -, e non altro, a decretare la colpevolezza, ove provata, dell’uomo fermato ieri dalle Forze dell’Ordine.

D’altra parte, le donne che sono cadute vittima dello stupratore romano, vogliono sia condannato il loro carnefice. Non certo uno purchessia.

Detto questo, non si può fare a meno di notare come in questa vicenda, purtroppo, abbia fatto la propria comparsa la peggiore delle strumentalizzazioni: quella di natura politica.

L’uomo arrestato, infatti, fino al momento del suo fermo, ricopriva l’incarico di segretario di un circolo capitolino del Partito democratico. Un fatto assolutamente irrilevante, rispetto alle accuse che gli vengono mosse.

E tuttavia, certi ambienti di centrodestra, a cominciare da alcuni quotidiani, hanno usato questo dettaglio per attaccare – ancorché velatamente – il Pd; in questo modo mostrandosi affatto diversi dai fascisti D’Avanzo, Di Pietro e Travaglio, o da quella modesta – ed infima – persona che è Concita De Gregorio. Una che da quando dirige l’Unità, non fa altro che dimostrare quanto le donne, in fatto di meschinità, immoralità e stronzaggine, non abbiano alcunché da imparare dagli uomini; ma solo e soltanto da insegnare.

I figuri appena citati, come noto, negli ultimi 14 mesi hanno provato a strumentalizzare qualunque accadimento, finanche il più tragico, pur di attaccare Berlusconi e il suo governo.

Così è stato per la morte di un ragazzino, avvenuta – mesi orsono – in una scuola e cagionata dalla rottura di un tubo malamente riparato nel 1985. All‘indomani del luttuoso evento, si disse (ad esempio da parte de l‘Unità): è colpa dei “tagli” posti in essere dal governo Berlusconi. Un’accusa degna di un pezzo di merda!

Venne la volta, poi, del tragico terremoto in Abruzzo. Mutato il contesto, non mutò l’addebito: è colpa del governo Berlusconi che non è riuscito a vigilare attentamente. Se Dio esiste, chi ha formulato queste considerazioni sataniche passerà la vita ad essere sodomizzato da una mandria di tori superdotati.

Veniamo, infine, a tempi più recenti, alla tragedia di Viareggio. Anche in questo caso, l’infausto evento dovuto alla rottura di un asse di ferro, è stato attribuito alla responsabilità dell’esecutivo in carica. Che Dio, se esiste, non si mostri compassionevole e condanni questi figuri ad un eguale destino di fiamme e sofferenze atroci.

Ciò posto, mi chiedo: è possibile che un plotone di coglioni sedicenti di destra, voglia imitare gli escrementi parlanti che vanno sotto il nome di D’Avanzo, Di Pietro, De Gregorio e Travaglio, usando la militanza partitica di un presunto stupratore, come argomento utile per attaccare i propri avversari politici?

Capisco che la più parte di coloro che si definiscono di destra, non abbia neanche minimamente idea di cosa voglia dire esserlo, e di quali e quanti imperativi morali debba essere ricca la sua anima, perché tale – di destra – possa avere l’ardire di definirsi. Lo capisco.

E tuttavia sappiano – coloro che stanno usando la militanza partitica dello stupratore, come argomento per fare lotta politica – che: innanzitutto, non hanno parentela alcuna con la destra, e dunque farebbero bene a militare altrove, e a togliersi dai coglioni; e in secondo luogo, che sono dei pezzi di merda fumante!

Come Travaglio, Di Pietro, Concita De Gregorio e D’Avanzo.

Né più, né meno.

Feccia!

Le speculazioni e le strumentalizzazioni concernenti tragici eventi, lasciamole alla sinistra. Che morale non ha.

Noi, siamo altro e meglio. E non odiamo alcuno.

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me.

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40 Responses to "Lasciamo la politica fuori dalla cronaca nera"

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