Ezio Mauro è un evasore fiscale e un bugiardo, parola dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

Ezio - evado il Fisco e me infischio - Mauro

Ezio - evado il Fisco e me infischio - Mauro

Ezio – evado il Fisco e me ne infischio – Mauro s’è giocato la poltrona di Commander in chief del plotone di largo Fochetti. E’ una questione di giorni, al massimo di settimane; ma, prima o poi, rassegnerà le dimissioni dalla direzione de la Repubblica ed emigrerà all’estero. Su questo non ci sono dubbi (e nemmeno lui ne ha, al riguardo): troppo grande è la figura di merda che ha fatto.

D’altra parte, quale credibilità potrebbero riconoscergli ancora, i suoi lettori? Nessuna, presumibilmente. Li ha ingannati e buggerati. Per anni, infatti, ha lavorato con tenacia e costanza per costruirsi una reputazione da integerrimo Savonarola. E a conti fatti che si è scoperto, in questi giorni? Che è un classico moralista d’accatto: di giorno predica bene; di pomeriggio, invece, razzola malissimo ed evade il Fisco. Vizi privati e pubbliche virtù.

Per carità: a sinistra è una costante, questa. Non desta meraviglia: “sinistra” e “ipocrisia” sono sinonimi, infatti.

Si prenda Enrico Berlinguer. Nel 1981, come noto, enunciò la celeberrima “teoria” della “diversità comunista”. Con la quale evidenziava, tra le tante cose, come il suo Pci si distinguesse dalla marmaglia partitocratica, perché non faceva ricorso a finanziamenti illeciti. Infatti a quella data, il partito delle Botteghe Oscure percepiva soltanto da 30 anni, e illegalmente, danaro dall’Unione Sovietica. Quisquilie.

Quattro anni dopo, poi, Massimino D’Alema – per non mostrarsi meno capace del suo leader – intascava un bel finanziamento illecito per il Pci pugliese, dal patron delle Cliniche Riunite di Bari, Francesco Cavallari. Se Baffino non è finito in galera, dopo essere stato “beccato” con le mani nella marmellata dal Pm Alberto Maritati – cui confessò tutto -, è solo grazie alla prescrizione del reato. Bazzecole.

Per non parlare, poi, della tranche da un miliardo di (vecchie) lire della Tangente Enimont “approdata” al Bottegone. Diciamo che se in quegli anni, ad occuparsi della questione, non ci fosse stato il futuro Ministro – Ulivista – dei Lavori pubblici, l’allora pubblico ministero Totonno Di Pietro, Max D’Alema, Achille Occhetto e Walter Veltroni oggi risiederebbero nel lussuoso albergo Regina Coeli. Pinzillacchere.

Ma veniamo ad Eziuccio Mauro. Il poveruomo s’è rovinato con le proprie mani; lo si è già raccontato ieri.

Riassumo: il direttore de la Repubblica ha provato a spiegare che, quantunque abbia pagato 850 milioni di vecchie lire in nero per acquistare una casa, a suo dire non avrebbe truffato l‘Erario, ed anzi avrebbe sborsato più danaro del dovuto. Bubbole, naturalmente; per di più a tal punto inverosimili, da essere state smascherate con estrema faciltà da un notaio e dal vice direttore del quotidiano giuridico-economico Italia Oggi, Marino Longoni.

Ma a Mauro la sorte non arride, nemmeno un po’. Anche l’ex direttore tributario dell’Agenzia delle Entrate, l’ente pubblico che si occupa di acciuffare gli evasori come Eziuccio, infatti, ha demolito pezzo a pezzo le panzane che il Nostro ha raccontato.

Ecco cos’ha scritto l’ex funzionario dello stato, Giorgio Fabbri:

“L’articolo 52 del Dpr 131/86 (Testo unico imposta di registro) regola il potere di accertamento dell’ufficio fiscale in materia di trasferimenti immobiliari e al quarto comma inibisce l’accertamento da parte dell’ufficio fiscale se è stato dichiarato nell’atto di compravendita un valore o un corrispettivo superiore a quello scaturente dal calcolo automatico con la rendita catastale.

Quindi l’articolo 52 invocato dal direttore-evasore non è una sorta di licenza a dichiarare un importo del corrispettivo tassabile, inferiore a quello pattuito e pagato, come ha lasciato intendere al suo auditorium.

L’articolo 72 dello stesso Dpr 131/86 richiamato dal direttore-evasore si occupa e regola il sanzionamento dell’”Omissione di corrispettivo” e nel caso del direttore-evasore ci dice che egli avrebbe dovuto corrispondere la differenza di imposta non pagata sulla somma di circa 800 milioni che corrisponde a circa 80 milioni di lire (che ha sicuramente evaso) e poi avrebbe dovuto pagare una sanzione amministrativa che l’ufficio fiscale avrebbe irrogato da un minimo di 160 milioni di lire ad un massimo di 320 milioni di lire.

Nel migliore dei casi il nostro direttore-evasore avrebbe dovuto pagare al fisco la “irrisoria” somma di 240 milioni di lire. Se questo fatto fosse venuto fuori entro i tre anni dalla stipula dell’atto di compravendita sarebbe stata l’unica realtà possibile.

Quindi il nostro direttore-evasore è proprio un evasore e basta”.

Dieci domande ad Ezio Mauro, l’evasore fiscale.

(leggere anche: Ezio Mauro mente spudoratamente. E’ un evasore fiscale, parola di notaio; Parla il banchiere che ha ricevuto gli assegni con cui Ezio Mauro ha evaso il Fisco).

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