La tabella pubblicata all’inizio di questo post è stata elaborata qualche settimana fa dall’Eurostat. Essa, com’è facile appurare, descrive il tasso di disoccupazione presente, alla fine del secondo trimestre 2009, in ciascuno dei paesi europei. Tuttavia, il dato che si riferisce all’Italia, è del marzo 2009. Perché quando l’Istituto statistico europeo ha realizzato la propria indagine, mancavano informazioni aggiornate sul livello occupazionale del nostro paese nel 2° trimestre 2009.
Ebbene, oggi queste informazioni sono state divulgate dall’Istat.
Secondo l’Istituto nazionale di statistica, il tasso di disoccupazione del nostro paese è arrivato nel secondo trimestre 2009 – aprile/maggio/giugno – al 7,4%; ed è cresciuto, rispetto al primo trimestre dello stesso anno, dello 0,1%.
Questo significa, dunque, che l’Italia, almeno per ora, ha un livello di disoccupazione che è il più basso tra i grandi dell’Unione Europea (Eurostat dixit); è che da noi si “bruciano” meno posti di lavoro.
Ecco, se avessimo degli economisti seri, in questo paese, leggeremmo questa notizia ovunque: visto ch’essa è – un minimo – “confortante e positiva”. E invece, com’è agevole constatare, essa viene semplicemente occultata (censurata?). Come non esistesse.
Ciò detto, e già che ci siamo – e visto che in questo paese l’informazione è demandata ai blog, perché la carta stampata fa cagare tutta, senza distinzione alcuna – è bene ricordare qualche dato macroeconomico di un certo rilievo, che viene puntualmente taciuto.
Innanzitutto, la disoccupazione nel nostro paese (ahinoi) ha cominciato a crescere nel primo trimestre 2008 (gennaio/febbraio/marzo), quando al governo c’era ancora il tanto amato (dagli italiani) governo Prodi; appoggiato, giova sempre ricordare, dal Pd, dall’Italia dei Valori e dai Radicali del duo Pannella-Bonino:
“La disoccupazione in Italia torna a crescere dopo una lunga fase di discesa. Lo rileva l’Istat, annunciando che nel primo trimestre il tasso di disoccupazione è tornato sopra al 7%, al 7,1%, contro il 6,4% dello stesso periodo dello scorso anno. Si tratta del livello più elevato degli ultimi due anni. Nel primo trimestre 2006 il tasso di disoccupazione era pari al 7,6%”.
Non dissimile, purtroppo, è stato anche il dato del secondo trimestre 2008 (aprile/maggio/giugno):
“Il tasso di disoccupazione è aumentato di un punto percentuale in un anno posizionandosi al 6,7%. Lo annuncia l’Istat. In confronto al primo trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è aumentato di due decimi di punto. Si tratta, precisa l’Istat, del più elevato tasso di disoccupazione degli ultimi due anni se si confrontano i dati destagionalizzati“.
In secondo luogo, la domanda interna, i consumi degli italiani, sono in calo consistente – e su base annua – dall’aprile 2008 (governava Prodi): -3,4% nel comparto dei beni non alimentari; -0,8% nel settore dei beni alimentari (la Repubblica dixit):
“Consumi in caduta libera ad aprile: le vendite al dettaglio sono calate su base annua del 2,3%. E’ il dato peggiore dall’aprile 2005, quando il calo fu del 3,9%. Lo comunica l’Istat”.
In terzo luogo, il nostro Pil se la passa male dal primo trimestre 2008 (governo Prodi in carica): quando ha fatto registrare una crescita su base annua dello 0,3%, e dello 0,5% su base congiunturale (altre informazioni qui).
Giova anche ricordare che nella precedente legislatura, il tanto amato governo Prodi, ha aumentato la pressione fiscale di tre punti percentuali in due anni, facendola lievitare dal 40,5% (lasciato in eredità da Berlusconi) al 43,3% del Pil (“La pressione fiscale infatti, sempre secondo l’Istat, salita nel 2007 al 43,3% del Pil, il massimo dal 1997, l’anno dell’ «Eurotassa» nel quale toccò il 43,7%“). E ciò ha portato l’Italia ad essere il sesto paese più tartassato al mondo:
“Secondo i dati aggiornati al 2007, l’incidenza sul Pil del gettito fiscale nella media dei 30 Paesi Ocse «si è quasi fermata nel 2007» registrando un calo in ben 11 Paesi. In Italia, al contrario, la quota delle tasse sul Pil è salita di 1,2 punti percentuali al 43,3% contro il 42,1% del 2006, uno degli incrementi più consistenti dopo quelli registrati in Ungheria (2,2%) e in Corea (1,9%). Dal 1975 ad oggi inoltre la pressione fiscale del Paese è aumentata di ben 17,9 punti percentuali: non altrettanto i servizi ricevuti in cambio delle ritenute.
Il balzo più forte dell’onere fiscale in Italia si è avuto tra il 1975 e il 1985 (dal 25,4 al 33,6), mentre l’unico calo si è registrato dal 2000 al 2005 con percentuali passate dal 42,3 al 40,9.
Come se non bastasse l’Italia si distingue anche per il più forte incremento dal 2006 al 2007 della tassazione diretta sui redditi da lavoro e d’impresa in percentuale al Pil (i soldi si prendono dove si riesce a prenderli più facilmente): nel Paese è salita dello 0,8 al 14,8 sopra la media Ocse del 13% (dato del 2006)”.
In conclusione.
L’onere di affrontare la crisi economica (internazionale), ovviamente, è del governo Berlusconi. Ma va sempre ricordata l’eredità lasciata dal centrosinistra (e forse gli esponenti del Pd, per provare ad essere più credibili, dovrebbero dissociarsi dalla nefasta politica economica del governo Prodi).
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Tag: Disoccupazione in Europa, Disoccupazione in Italia, Eurostat, Istat, Pressione fiscale in Italia, Tabella pressione fiscale in Italia, tasso di disoccupazione



















Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
L’Istat conferma i dati di Eurostat…
L’Istat conferma Eurostat: la disoccupazione in Italia è la più bassa tra i grandi dell’Ue…
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però il dato forse più importante è quello sull’occupazione.
Se la gente smette di cercare il lavoro non risulta nei disoccupati ma nei non occupati.
Risposta a Definitivo:
E’ difficile da misurare perfettamente…io credo che il dato significativo, almeno per ora, almeno a giugno 2009, è che da noi si siano bruciati meno posti di lavoro che altrove. Il che significa che con un tasso di disoccupazione più basso, e un numero maggiore di persone occupate, persone che non perdendo il lavoro possono sostenere la domanda, la ripresa può poggiarsi – almeno in teoria – su basi un po’ più solide rispetto a quelle di altre nazioni dove, a causa del crollo occupazionale, i consumi sono destinati ad essere stagnanti ancora a lungo..
Il tasso di occupazione è misurato normalmente dagli istituti di statistica ma in Italia non viene molto considerato ( forse perchè la media italiana è del 57% mentre negli altri paesi europei è tra il 65% e il 70% ).
ma mentre il tasso di occupazione può esere falsato dai lavoratori in nero, che ovviamente non vengono conteggiati, il numero di persone che cercano lavoro è più realistico da questo punto di vista.
ieri mi è capitato di leggere qualunque cosa pur di “sminuire” questo dato…
si vede che non ci vogliono proprio stare.
Risposta a domenico:
La cosa è molto più seria perché riguarda e coinvolge anche i nostri: nessuno ha dato la notizia in questi termini.
Dei quattro giornali che leggo ogni giorno – Corriere, Libero, Italia Oggi e Il Giornale – nessuno ha messo in evidenza questa statistica. Idem come sopra in Rete! Dalle mie parti si dice: “Signori si nasce e cretini si muore”. Se ciò fosse vero, la più parte di quelli che stanno a destra non sarebbe mai nemmeno nata…
Hanno fatto riferimento a questi dati soltanto il vice direttore de il Giornale, Nicola Porro (ieri a Primo Piano, Tg3), e chi ha scritto questo pezzo su Crusoe.it:
“la buona notizia è che la disoccupazione in Italia ovviamente aumenta, ma meno che altrove. Naturalmente la cosa deve essere nascosta dai nostri giornalisti, come si è già spiegato qui. Anyway, da noi aumenta di 0,6 punti percentuali. In Spagna di 7,2 (sette virgola due)“
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