Le perplessità di Baldassarri e Brunetta sul Federalismo fiscale

Su questo modesto blog, lo si dice da circa un anno: il Federalismo fiscale disegnato dalla Bozza Calderoli è incompatibile con una riduzione in tempi brevi della pressione fiscale.

E’ incompatibile perché la sua messa all’opera richiede un esborso di oltre 100 miliardi di euro. Una somma ingente, evidentemente; a tal punto, che a via XX Settembre non si fa altro che risparmiare danari, per poterlo tenere a battesimo secondo i tempi stabiliti. E siccome non si fa che risparmiare soldi, si sottraggono risorse al taglio immediato delle tasse.

Il che, tra l’altro, non è un mistero. Un annetto fa, infatti, lo ha dichiarato apertis verbis Umberto Bossi:

Tremonti dice che deve fare i conti, che sta cercando di risparmiare i soldi per il federalismo fiscale”.

Lo stesso titolare dell’Economia, d’altra parte, ha chiarito come la riduzione delle tasse verrà solo per effetto dell’entrata in vigore del Federalismo fiscale:

La riduzione delle tasse verrà come dividendo del federalismo fiscale”.

In tempi recenti, poi, il Giornale di Milano – una fonte, evidentemente, più che attendibile – ha ribadito questo aspetto:

“Sul punto (il taglio dell’Irap, ndr) il Cavaliere è stato categorico, soprattutto dopo che gli hanno spiegato nel dettaglio perché per abbassare la pressione fiscale bisognava attenderel’entrata a regime del federalismo fiscale”. Che, tradotto, significa la prossima legislatura, anno 2013”.

Giova ricordare, inoltre, che secondo il responsabile economico della Lega, i vantaggi derivanti dalla succitata riforma si “limitino” a questo:

Più che di risparmio immediato, da domani si avrà un sistema più competitivo”.

A regime, ovvero nel giro di cinque anni, il risparmio a famiglia si aggirerà attorno ai 500 euro all’anno, sempre se si riuscirà ad aggredire il mostro: ovvero l’evasione fiscale, che è distribuita in maniera molto difforme, e la spesa pubblica improduttiva, anche questa distribuita in modo assolutamente difforme”.

La questione politica, dunque, è la seguente: il centrodestra può permettersi di non abbassare le tasse in questa legislatura pur di dare avvio al Federalismo fiscale?

La risposta, non può che essere una: no. Non può permetterselo, non solo perché il Paese ha bisogno di un riduzione della pressione fiscale in tempi brevi; ma anche perché se non tagliasse le tasse in questa legislatura, il centrodestra tradirebbe le promesse elettorali e si condannerebbe a perdere le prossime elezioni.

Per queste ragioni, si deve avere il coraggio di affrontare questa questione, e occorre chiedersi fino a che punto il Federalismo fiscale sia ancora compatibile, visto il mutato e peggiorato quadro economico, con la promessa – fatta in campagna elettorale -di ridurre l’imposizione fiscale.

Non a caso, due esponenti di peso dell’attuale maggioranza, Mario Baldassarri e Renato Brunetta, hanno iniziato a muovere obiezioni alla riforma.

Il primo è stato Baldassarri. Che, parlando della necessità di ridurre la spesa pubblica onde ridurre le tasse, ha fatto presente che:

Si tratta cioè di mettere mano “ai livelli” di spesa pubblica ed ai livelli di tassazione. Questo significa fare le “riforme strutturali”. Oggi la spesa pubblica è pari a circa il 52% del Pil, il totale delle entrate pubbliche è sopra il 47%”.

E’ ovvio e totalmente condivisibile non aumentare di un solo euro il deficit pubblico. Ma questo non vuol dire accettare quel moloch di oltre 800 miliardi di euro all’anno della spesa pubblica, per di più decisa per oltre la metà dai governi locali (a partire dalle Regioni che gestiscono la sanità) che invece hanno la responsabilità di raccogliere le entrate solo per il 15%”.

Certo, una soluzione dovrebbe e potrebbe venire dal federalismo fiscale che renderebbe chiare ai cittadini le contestuali responsabilità di spesa e di tassazione. Ma il federalismo fiscale si realizzerà non prima di tre anni e potrà dare i primi effetti non prima di cinque anni”.

Nel frattempo quel moloch continuerà a procedere inarrestato ed inarrestabile e potrebbe complicare di molto la stessa attuazione del federalismo fiscale”.

Ancora più esplicito è stato il ministro Brunetta:

Prima della crisi, l’Italia aveva un differenziale di crescita del 30% rispetto al resto d’Europa: se gli altri crescevano di 3 punti, noi di 2. Nella crisi siamo scesi come gli altri: il differenziale è stato azzerato in negativo. Ora dobbiamo crescere come gli altri, azzerare il differenziale in positivo. E il federalismo fiscale da solo non sarà la soluzione. Anzi, rischia di peggiorare le cose”.

Se lo vareremo senza aver fatto le riforme economiche e quelle istituzionali, senza aver modernizzato le burocrazie e il sistema politico, non faremo che creare altri centri di spesa”.

Traduco: il Federalismo fiscale non solo è incompatibile con la riduzione immediata delle tasse; ma, visto che prevede l’attribuzione di nuovi balzelli a Province e Comuni, e visto che potrebbe far aumentare la spesa sanitaria nazionale di 650 milioni di euro annui e comportare oneri economici aggiuntivi per lo stato centrale, rischia addirittura di aumentare la pressione fiscale e di tramortire definitivamente il Paese.

Per questo motivo, prima di metterlo all’opera, bisogna ridurre la spesa pubblica improduttiva, soprattutto quella gestita dagli enti locali. In modo tale che quest’ultimi divengano virtuosi, e non approfittino del potere loro attribuito dalla Bozza Calderoli per aumentare le tasse e continuare a scialacquare i soldi del contribuente.

Tagliare la spesa pubblica improduttiva; ridurre le tasse e favorire la crescita; e solo dopo dare avvio al Federalismo fiscale.

O si fa questo, o il Paese e il centrodestra affogano.

Non dirlo, significa fare il tifo per il centrosinistra.

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10 Responses to "Le perplessità di Baldassarri e Brunetta sul Federalismo fiscale"

  • Shadang says:
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  • alfio says:
  • camelot says:
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