Pd e clientele

A parlare è il dimissionario assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Riccardo Realfonzi. Colui che – subentrato pochi mesi or sono ad Enrico Cardillo, finito in galera -, per rimediare ai danni finanziari fatti dal centrosinistra e dal Partito democratico, ha pensato bene di stuprare fiscalmente noi contribuenti napoletani, deliberando un aumento della Tarsu del 60%!

Vediamo cosa racconta, e come giustifica le sue dimissioni:

Quando assunsi l’incarico, da un lato c’era il disastro finanziario ereditato dalla precedente gestione, e dall’altro incombeva una gravissima crisi economica. Dichiarai quindi che avrei portato avanti l’unica linea razionale possibile, fondata sul contenimento dei costi della macchina amministrativa, sull’abolizione degli sprechi e delle consulenze, sulla messa in efficienza delle aziende comunali. Precisai che avrei declinato tale politica in senso progressista, in difesa dei cittadini colpiti dalla crisi e contrastando le linea delle privatizzazioni che in genere portano vantaggi per pochi e incrementi tariffari per tutti”.

Fermiamoci un instante, per un breve commento.

Realfonzi, come tutte le persone di sinistra, ovviamente racconta balle. Racconta balle, perché la sua azione di “contenimento dei costi della macchina amministrativa” è stata miserrima! Volete i numeri?

Eccoli (guardate la tabelle ingrandita):

A fronte di un aumento del 60% della tassa sui rifiuti solidi urbani, pagata dal contribuente, sono stati operati modestissimi tagli alle spese legate alla politica e ai politici:

Spese per auto blu: -7% (costo previsto per il 2009: 902.500,00 euro; costo nel 2008: 975.500,00 euro).

Spese per missioni e spese di viaggio: -3% (costo previsto per il 2009: 430.069,00 euro; costo nel 2008: 546.532,47 euro).

Spese per telefonia mobile e fissa: -7% (costo previsto per il 2009: 2.036.894,00 euro; costo nel 2008: 2.923.256,66 euro).

Detto questo, procediamo con l’intervista rilasciata da Realfonzi:

Il problema è un altro, e verte sulla volontà o meno di far funzionare la cosa pubblica. Purtroppo, salvo rare eccezioni, la realtà delle società partecipate del Comune di Napoli resta figlia di un modo di fare politica che ha avuto la meglio in questi anni, che si è annidato soprattutto tra le frange egemoni del Partito democratico e che sta evidenziando i suoi limiti e le sue degenerazioni. Mi riferisco a un complesso scoordinato di strategie che puntano a proteggere interessi particolari, e che tendono a usare le partecipate come macchine per il consenso , legate a prebende e a privilegi. Sono criteri di gestione che finiscono col mortificare i cittadini e gli stessi lavoratori delle aziende comunali, in larghissima parte onesti e volenterosi (…)”.

Non ero affatto considerato un portatore di buone intenzioni, nell’apparato… Tutt’altro. Ad ogni modo, col passare dei mesi la situazione politica si è normalizzata, i margini d’azione si sono via via ristretti, fino ad annullarsi. È diventato difficile per l’assessorato persino acquisire informazioni. Per ottenere dall’amministratore delegato di Napoli Servizi alcuni semplici notizie su curriculum e incarichi dirigenziali è stata necessaria la vostra campagna di stampa e la sollevazione del Consiglio comunale. Un caso simile è quello dell’ex assessore Cardillo, che fu assunto in tempi record come direttore generale dalla società Stoà, nel dicembre scorso, tre giorni dopo le sue dimissioni dalla giunta e due settimane prima di essere arrestato. Ebbene, anche in questo caso non sono riuscito ad avere informazioni sugli incarichi. L’unica cosa che ho capito è che quella società non ha rispettato il codice etico per le assunzioni approvato dal Comune”.

Un ulteriore esempio è dato dalla Elpis, una società mista — al 51% del Comune e al 49% della srl mila­nese Aip — che si occupa di affissioni e pubblicità. La Elpis è una specie di buco nero (…)“.

I problemi che pongo vanno ben al di là dell’esperienza specifica mia o del Comune di Napoli. A me pare infatti che in questi anni le forze di centro-sinistra, soprattutto nel Mezzogiorno, abbiano assecondato uno scivolamento verso un uso particolaristico dei servizi pubblici, forse anche in base all’idea che le politiche di effettivo interesse collettivo non avrebbero reso, in termini di voti, quanto le gestioni piegate a fini specifici, e al limite clientelari (…)”.

Negli ultimi tempi gli spazi per una vera azione di rinnovamento della pratica politica cittadina si sono ridotti, fino a scomparire. Per questo ieri ho rassegnato le mie dimissioni. È stata una decisione meditata e sofferta, necessaria per rimanere coerente con gli obiettivi di rigore, trasparenza e tutela dell’interesse collettivo che ho sempre perseguito”.

Forse ciò che ha raccontato Realfonzi meriterebbe di essere approfondito nelle aule di Giustizia.

P.S. Vi consiglio di guardare il video pubblicato all’inizio del post, tutto.

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5 Responses to "Pd e clientele"

  • gigi says:
  • camelot says:
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