Aria fritta e sostanza

Berlusconi, oggi, intervenendo a Milano, potrebbe inaugurare una sorta di “Predellino 2”. Potrebbe comunicare urbi et orbi la volontà di andare ad elezioni anticipate, per risolvere in questo modo i problemi esistenti all’interno della propria maggioranza (leggasi: Fini), e per rimediare all’attacco proveniente dalle “Procure militarizzate”. Al momento in cui scriviamo, siccome non disponiamo di poteri divinatori, cosa di cui ci scusiamo, non siamo in grado di prevedere cosa deciderà il Cavaliere. Siamo in grado, però, di ragionare su altro.

Innanzitutto, qualsiasi cosa possano dichiarare in questo periodo i politici, non va presa seriamente in considerazione (questo vale anche per il Cav.): c’è da definire ancora il “capitolo Regionali”; c’è da decidere le candidature; a chi spetti diventare assessore in caso di vittoria; quanto potere tocchi all’uno, quanto all’altro, e via dicendo. Trattasi di periodo in cui le nomenklature partitiche sono in fase di negoziazione: “Se io ti do il mio appoggio, tu cosa mi dai in cambio?”.

Per questa ragione, bene farebbero i commentatori ad evitare di prendere per oro colato ciò che, in questo istante, asseriscono i politici dell’uno e dell’altro schieramento. I quali, ora come ora, non fanno che “parlare a nuora perché suocera intenda”; e dunque siedono al tavolo verde, giocando una partita che, data la negoziazione in corso, non può che contemplare la necessita del bluff, onde alzare la “posta” e il proprio “potere contrattuale” (o di ricatto, che è la stessa cosa).

In tal senso, ovviamente, va presa la sortita di Casini. Il quale, da bravo democristiano qual è, vuole massimizzare la propria funzione di utilità individuale, in questo momento. Tradotto: vuole ottenere quante più poltrone è possibile per il proprio partito. E, siccome è un fottutissimo puttano – che negozia con la sinistra e con la destra, ma sogna di allearsi soprattutto con la seconda, in vista di un ritorno alla “casa madre” alle prossime Politiche -, sta ricattando il Cavaliere, usando la suddetta tecnica del “parlare a nuora a che suocera intenda”. Ovvero: sta invitando “gentilmente “ il Berlusca a concedergli quante più prebende e cadreghe sia possibile, altrimenti – questa, la sua “minaccia” – egli prenderà armi e bagagli e si trasferirà definitivamente nello schieramento cattocomunista. Ovviamente è un bluff; e solo i fessi, e quanti ce ne sono nelle redazioni dei quotidiani italici!, possono perdere tempo a dare credito alle sue affermazioni. Capitolo Casini chiuso.

Capitolo Fini isterico.

Non c’è molto da dire sul Presidente della Camera, se non che, in questo istante, egli sta comportandosi come il leader dell’Udc, al fine di ottenere per i propri uomini quanti più posti di potere sia possibile. Terminata la negoziazione per le Regionali, il buonuomo addiverrà a più miti consigli.

Capitolo tenuta governo Berlusconi.

Il governo Berlusconi, checché ne dicano 9 commentatori su 10, in ispecie quelli che scrivono su Libero e su Il Giornale, non cadrà a causa dell’imboscata di Gianfranco Fini. Cadrà, se non riuscirà a soddisfare le richieste che provengono da più parti, a cominciare da quelle che promanano da un segmento dei cosiddetti “poteri forti”: gli imprenditori.

Quest’ultimi chiedono: liberalizzazioni e privatizzazioni; riforme economiche strutturali e, dunque, innalzamento dell’età pensionabile (anche perché, a causa dell’aumento della disoccupazione e della diminuzione degli occupati e della contrazione del Pil, si fa più pressante il rischio, paventato anche dal berlusconiano Giuliano Cazzola, che si debba fronteggiare, prima del previsto, il problema noto come “gobba pensionistica”; e cioè il rischio che non si abbiano soldi a sufficienza per pagare le pensioni); riduzione drastica della spesa pubblica e del debito; intervento per abbassare le aliquote (tasse) e per mandare in soffitta la riforma introdotta dal vampiro Visco. Queste, molto sommariamente, le richieste provenienti dagli imprenditori.

Se Berlusconi le soddisfa, rimarrà in sella; altrimenti, i suddetti si daranno da fare per disarcionarlo.

Naturalmente, non basta l’intervento della succitata parte dei “poteri forti” per mandare a gambe all’aria il Cav.. Molti altri tramano per giubilare Silvio; e tra questi, c’è chi lo fa onde regolare “conti” in sospeso con lui.

Come ad esempio Camillo Ruini. Questi, non vede l’ora di “vendicarsi” per l’affronto patito nell’affaire Dino Boffo. Ora, gli scherzi da prete, come noto, sono parecchio pericolosi. Per questo motivo, bene farebbero i direttori di Libero e de Il Giornale, a verificare, mediante puntiglioso censimento, quanti “politici clericali” siano presenti al Senato tra le fila del Pdl; divulgandone al più presto l‘identità. Perché, c’è da starne certi, ove mai Ruini rivolgesse loro l’Ordine di far cadere Berlusconi, onde regolare i conti con lo stesso, i suddetti politici – fedeli al Vaticano più che alla Repubblica (ubi major minor cessat) – obbedirebbero all’alto prelato e, “casualmente“, si assenterebbero in blocco il giorno in cui, guarda caso, dovesse essere presente in calendario una votazione campale, una di quelle, per intenderci, su cui il governo ha messo la fiducia (quel giorno, anche su questo è possibile scommettervi, i finiani sarebbero tutti presenti per allontanare da sé ogni sospetto). E Silvietto nostro si troverebbe col culo per terra.

Cosa si può fare per tenere buono Ruini? Non certo la legge sul testamento biologico. Non quella, perlomeno, scritta dall’esponente dell’Opus Dei Raffaele Calabrò. In quanto essa è incostituzionale, come ben sanno lor signori del Vaticano (che, infatti, “spingono” perché si arrivi ad un testo diverso). No, quello che può indurre Ruini a non vendicarsi è altro: ad esempio l’introduzione del “quoziente familiare” (altamente dispendioso, e dalla dubbia utilità per i meno abbienti; ma, apparentemente, molto “cattolico” e pro-family).

Se Berlusconi introduce il quoziente familiare, la “gonnella” d’Oltretevere se ne starà cheta cheta. Altrimenti, avverrà quanto su scritto. Non esistono dubbi, al riguardo.

Capitolo veri traditori e finti traditori.

Dunque, Libero e Il Giornale, come noto, da settimane manganellano, un giorno sì e l’altro pure, Gianfranco Fini. Imputandogli qualunque cosa; innanzitutto la volontà di far cadere Silvio.

Ora, è bene precisare – ma questo lo capisce anche un bambino di tre mesi – che Gianfranco, solo soletto, non può fare – come dicono a Ginevra – un beneamato cazzo! Gianfranco, se Silvio cade, può trarne giovamento, ovviamente; e subentrargli in qualità di Presidente del Consiglio di un eventuale governo di “unità nazionale”. Ma, solo soletto, non ha il potere di far cadere Silvio in Parlamento. Non ne ha i mezzi.

Sono i succitati “poteri forti”, nella loro vasta articolazione, che possono agire per defenestrare Silviuccio. Non Fini.

Fini, semmai, non vede l’ora che Silviuccio cada per prenderne il posto. Ma questo, per quanto “moralmente” riprovevole, è “politicamente” naturale, normale, inevitabile e scontato.

È tutte queste cose, perché Silviuccio, sbagliando non poco, non si decide ad affrontare la madre di tutte le questioni: quella della sua successione. E siccome Silviuccio non accenna ad affrontare la questioncella, appare ovvio che i Delfini – tutti, i Delfini, non solo Fini – scalpitino.

Ma, e c’è un “ma” grande come una casa; anzi, come una cattedrale: Gianfranchino, ad oggi, ha fatto presentare ai propri uomini una serie di proposte di legge – mi riferisco segnatamente a quelle sulle questioni economiche, avanzate da Mario Baldassarri & C. – finalizzate a “soddisfare” i desiderata degli imprenditori. Cioè di quei soggetti che, come su detto, se non ottengono ciò che chiedono, è altamente probabile arrivino a mobilitarsi per far cadere Silvio.

Domanda. Se Fini fa presentare una contro-Finanziaria per abbassare le tasse, ridurre la spesa pubblica ed introdurre il quoziente famigliare, e cioè avanza proposte per soddisfare una parte delle richieste provenienti da coloro che potrebbero disarcionare Silvio: fa un favore a quest’ultimo, per renderlo più forte e “invulnerabile” agli attacchi che potrebbero arrivargli, o invece lavora contro lo stesso? Più chiaramente ancora: chi presenta proposte per migliorare la politica economica del governo Berlusconi, e renderla conforme ai desiderata di chi potrebbe farlo cadere se non ottenesse ciò che chiede, fa un favore al governo in carica, o no?

Domanda. Se Tremonti (che vuol dire: Lega) rifiuta tutte le proposte economiche avanzate da Baldassari/Fini (per soddisfare le richieste dei “potenziali cospiratori”), fa l’interesse del governo in carica, o agisce per facilitarne la caduta?

Questa, è sostanza; il resto, è aria fritta. Certo, per capire queste cose, occorrono tre neuroni. E, a quanto pare, quelli che scrivono su Libero e Il Giornale ne posseggono al massimo due.

Per concludere.

Il governo Berlusconi, se non fa le cose che qui sommariamente si è elencato, cadrà a maggio. In tempo utile perché un nuovo esecutivo di “salvezza nazionale” possa redigere il Dpef.

Cadrà a maggio, come s’è detto, per il concorso di più fattori: 1) Campagna mediatica e giudiziaria; 2) Boicottaggio ad opera di una parte del mondo ecclesiale; 3) Insofferenza da parte del mondo imprenditoriale; 4) “Sabotaggio” ad opera di chi, Tremonti, per mettere all’opera il Federalismo fiscale (cosa che gli frutterà la candidatura a Premier del centrodestra, in quota Lega), è intenzionato a non abbassare le tasse, e ciò, malgrado le risorse per farlo ci siano (ma esse devono essere accuratamente risparmiate, perché l’avvio del suddetto federalismo comporta un esborso che oscilla tra i 100 e i 150 miliardi di euro); 5) infine, c‘è il “sabotaggio” da parte di Fini.

Il Paese ha bisogno di riforme strutturali e di riduzione del carico fiscale, perché altrimenti ritornerà ai livelli pre-crisi tra 7 anni: questo, gli imprenditori – ma anche tutti gli altri cittadini, a cominciare da coloro che sono disoccupati – non possono accettarlo.

Per questo chi ne ha il potere, farà cadere il governo in carica se dovesse rendersi conto che lo stesso non è in grado di portare a termine alcun progetto autenticamente “riformatore” (nel senso appena esposto).

Per questo, se Berlusconi vuole “sopravvivere”, deve: calendarizzare tutte le questioni economiche di cui si è parlato; rinviare l’avvio del Federalismo fiscale, onde avere a disposizione le risorse per tagliare quanto prima le tasse; risolvere, una volta e per sempre, la questione della sua successione.

I veri berlusconiani sono quelli che segnalano queste necessità, perché vogliono il governo rimanga in carica. Fino a scadenza naturale.

Gli altri, quelli che queste cose non dicono – o peggio: quelli che “bombardano” il miglior candidato possibile alla successione di Silvio, cioè Fini -, fanno il gioco, pur non rendendosene conto, di coloro che tramano per farlo cadere. E in più, rischiano di produrre la “polverizzazione” del Pdl.

D’altra parte, come noto, i coglioni abbondano.

P.S. Ovviamente non è casuale il fatto che Tremonti abbia dichiarato che finché sarà lui il ministro dell’Economia, non si farà la riforma delle pensioni.

P.S2. La campagna d’odio de la Repubblica, del neofascista Di Pietro, dei Travaglio e dei Santoro, purtroppo, produce i primi effetti. Solidarietà a Berlusconi (stiamo tutti calmi!). Adesso il Pd deve prendere le distanze, una volta e per sempre, dall’Italia dei Valori. Se è davvero una forza democratica.

Berlusconi aggredito foto

Berlusconi aggredito foto

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13 Responses to "Aria fritta e sostanza"

  • Simone82 says:
  • dissenso says:
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  • minnanon says:
  • camelot says:
  • Simone82 says:
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