Tonino faccia di bronzo

Tra qualche lustro, nei manuali di psichiatria, alla voce “Disturbo narcisistico della personalità” si citerà, come caso concreto, quello di Tonino Di Pietro.

Ma questa non è l’unica ragione per cui il leader del movimento neofascista Italia dei Disvalori passerà alla storia.

Il Ducetto di Montenero di Bisaccia, infatti, sarà ricordato soprattutto per un motivo: aver predicato bene e razzolato malissimo.

Partiamo da questa sua recente dichiarazione:

È un messaggio importante dire ai lettori: guardate, noi candidiamo solo gente perbene. Io stesso, nel mio partito, sono molto vigile”.

Di Pietro è “molto vigile”, non c’è dubbio. Ne è convinto anche il deputato Idv Franco Barbato; che lo ha ribadito in più circostanze (31/12/2008):

Mi sospendo dagli incarichi dell’Italia dei Valori in Campania perché qui nel partito spuntano i camorristi, strane facce, gente alla quale io nemmeno stringerei la mano. Questo è il primo passo. O facciamo pulizia o me ne vado”.

Ma che vuole che sia la storia di Cristiano. Rispetto alle grane che abbiamo è una pagliuzza. Corriamo il rischio di diventare il partito taxi su cui salgono quelli che vogliono rubare, arraffare, farsi i fatti propri”.

Io che sono il guardiano del dipietrismo in Campania dico che i conti dell’Idv non tornano. Ma le pare che quando riapre la Camera mi debba sedere a fianco del collega di partito Amerigo Porfidia, indagato per camorra dal brillante e coraggioso pubblico ministero che conduce le inchieste sui Casalesi?“.

Mentre Di Pietro vigilava, il 4 gennaio 2009, ad Alessandra Arachi – sul Corriere della SeraBarbato aggiungeva:

Se un giudice coraggioso come Raffaele Cantone ha messo sotto accusa Porfidia per il 416 bis, ovvero la criminalità organizzata di stampo camorristico, qualche domanda ce la dobbiamo porre”.

Quanti parlamentari ha l’Italia dei Valori in Campania? (chiede la giornalista)

Tre deputati e due senatori. Ma io mi riferisco a tutti gli uomini del partito: ai consiglieri regionali e a tutto un apparato di sottogoverno e di tanti altri amministratori locali”.

Cosa succede?

I panni sporchi si lavano in famiglia”.

Va bene, ma per capire.

Per capire bisognerebbe aver assistito ai tanti esecutivi regionali ai quali ho partecipato io”.

Cosa succedeva?

Si proclamava l’acquiescenza alla camorra”.

In quegli esecutivi ho sentito frasi tipo: “In politica la legalità va bene dal Nord al Garigliano. Poi dal Garigliano bisogna applicare altre regole“”.

Non pago di queste affermazioni, e mentre Totonno seguitava a “vigilare”, il 15 gennaio 2009, ancora intervistato da Alessandra Arachi, Barbato rincarava la dose:

In Campania l’Italia dei Valori rischia di essere travolta dal sistema affari-politica-camorra”.

Lei l’ha già fatta questa denuncia. E Nello Formisano, il segretario regionale dell’Italia dei Valori in Campania, l’ha invitata a fare i nomi (afferma la giornalista).

Ah sì? Eccone uno, forse il più importante: Nicola Marrazzo. Ci sono molte brutte storie legate allo scandalo della sua famiglia, suo fratello Angelo, le loro aziende dei rifiuti e il legame con il clan dei Casalesi, ma…”.

Per Nicola Marrazzo non c’è bisogno di scomodare la famiglia”.

E’ stato appena eletto capogruppo dell’Italia dei Valori alla Regione: Marrazzo ce lo ha messo nel suo curriculum di quando faceva l’assessore a Casandrino?”.

Doveva mettercelo?

Casandrino, il comune da lui amministrato, venne sciolto per infiltrazioni camorristiche. I carabinieri di Napoli (rapporto 013365/115) hanno indicato Nicola Marrazzo come legato ad un clan della camorra, i Puca. In quel comune, come risulta dalla relazione dei carabinieri, gli amministratori si dividevano in correnti alquanto particolari”.

Perché particolari?

Perché le correnti anziché avere come referenti i politici avevano i clan della camorra: da una parte i Puca, dall’altra i Verde. Ma vogliamo parlare anche di Cosimo Silvestro?”.

E’ stato il capogruppo alla Regione di Italia dei Valori prima di Marrazzo. Poi, a fine ottobre, il Corriere del Mezzogiorno ha molto ben raccontato un altro scandalo di camorra che lo travolto: Cosimo Silvestro metteva a disposizione il badge magnetico e la paletta della regione Campania al suo assistente, Ciro Campana, che in auto blu portava a spasso due persone affiliate ai clan di Pomigliano D’Arco”.

E cosa è successo?

Di Pietro si è arrabbiato molto. Lo ha allontanato dal partito”.

Bene, dunque, no?

Già. Peccato che Nello Formisano abbia appena reinserito Silvestro nel partito”.

Ne è sicuro?

Purtroppo sì”.

Non c’è che dire: Tonino è sempre “molto vigile.

P.S. Naturalmente, come tutti gli esponenti dell’Italia dei Valori, anche Franco Barbato predica bene e razzola malissimo.

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14 Responses to "Tonino faccia di bronzo"

  • Tana says:
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