La scelta perdente del Pd

Massimo D'Alema gioca a tennis foto

Un Pd spostato più a sinistra e dal profilo decisamente più laico, onde intercettare meglio il voto degli elettori progressisti; alleato con una forza di centro, l’Udc, cui si demanda il compito esclusivo di raccogliere i suffragi degli elettori moderati: questo, il “piano” di D’Alema, che dovrebbe preludere alla nascita di un nuovo centro-sinistra.

Un progetto miope e che rivela timori, in verità; quello, soprattutto, di non essere in grado di interloquire con settori rilevanti della società: “ceto medio”, “partite Iva”, piccoli imprenditori; un “universo”, insomma, che si dichiara di non volere – o di non essere capaci di – rappresentare, e perciò si chiede a terzi di farlo.

Una dichiarazione d’impotenza, da parte dei vertici del Pd; e, allo stesso tempo, l’ammissione di non essere in grado di decifrare i tempi.

Viviamo in un’epoca massimamente contrassegnata da identità politiche “ibride”, meticcie; un’epoca che spinge verso l’omogeneità i profili ideologici e programmatici dei partiti.

Destra e sinistra, naturalmente, non sono categorie del passato: sono vive e vegete. E, tuttavia, oggi si assomigliano; sono molto più simili, in Europa e nel mondo, di quanto non fossero venti o trent’anni fa.

Tutto ciò non è un male, anzi: è cosa utile e positiva per i cittadini. E’ il portato, potremmo dire, di un certo tipo di “darwinismo”, che ha spinto i partiti a bandire – nel tempo – certe posizioni, perché vetuste, e a sostituirle con altre. Questo spiega, ad esempio, perché la più parte delle sinistre europee non sia più ostile al mercato (un tempo difeso soltanto dalla destra); e, allo stesso modo, perché la più parte delle destre europee abbia fatto propria la bandiera dei “diritti civili” (un tempo difesi unicamente dalla sinistra).

In Italia le cose vanno un po’ diversamente, in verità: la destra non apre ai diritti civili, la sinistra non apre al mercato. E, tuttavia, la prima – lo dimostra l’operato dell’esecutivo in carica – ha scelto di “riposizionarsi”, come direbbero gli analisti, onde apparire meno “liberista” e più “sociale” d‘un tempo (“social card“, “carta famiglie“ ecc. ecc.). Insomma: la coalizione berlusconiana, e per il sottoscritto è un male, ha scelto di “vestire i panni” del centrosinistra moderato, in politica economica; anche se ha continuato a fare la destra, propriamente detta, sulle “questioni sicuritarie” (reato d‘immigrazione clandestina, pacchetto sicurezza, decreto anti-stupri ecc. ecc.).

Rispetto a questo “riposizionamento” del centrodestra italiano – molto apprezzato dagli elettori, a giudicare da tutti i sondaggi – la scelta dei vertici del Pd di abbandonare la linea del “Lingotto”, appare priva di senso e logica.

Se la destra non fa la destra in politica economica, lascia insoddisfatta una parte della “domanda elettorale”. E questo, giocoforza, dovrebbe avvantaggiare la controparte, cioè la sinistra. Che, però, sceglie di non sfruttare l’assist e di spostarsi ancora più a sinistra.

Un nonsenso.

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11 Responses to "La scelta perdente del Pd"

  • fabio says:
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