Di Pietro e l’assegno da 50.000 dollari

Quelli del Corriere della Sera non riuscirebbero a fare uno scoop nemmeno per errore. Sicché non stupisce che oggi abbiano pubblicato un articoletto che non è altro che una scopiazzatura, e alquanto modesta, dei “pezzi” scritti da Gianluigi Nuzzi, l’autore di Vaticano Spa, per Libero.

Ma veniamo al dunque.

Tutto ciò che in questi giorni si sta abbattendo su Di Pietro, a cominciare dallo tsunami rappresentato dalle foto che lo ritraggono assieme a uomini dei Servizi segreti, è opera, se così si può di dire, di un suo ex collaboratore, Mario Di Domenico. Questi, è bene precisare, ha partecipato alla fondazione dell’Italia dei Valori e ne ha redatto lo Statuto. Nel 2004, però, ne è stato espulso: il Ducetto di Montenero di Bisaccia, infatti, non tollerava che Di Domenico gli “facesse le pulci”, e che gli chiedesse spiegazioni in ordine a strani movimenti di danaro, e alla gestione “personalistica” – e per nulla trasparente – dei finanziamenti pubblici destinati all’Italia dei Valori.

Di Domenico, in quanto ex sodale di Totonno, ne conosce vita, morte e miracoli. Così come conosce ogni aspetto, anche il più recondito, della genesi di Italia dei Valori. Ciò premesso, veniamo a parlare dell’assegno di 50.000 dollari, emesso all’ordine dell’Italia dei Valori, e di cui oggi ha riferito il Corriere della Sera.

La storia è questa.

Tra la fine del 2000 e l‘inizio del 2001, intento a racimolare palanche onde finanziare la propria creatura politica, Tonino vola negli Stati Uniti accompagnato dalla fedelissima Silvana Mura. Negli States, Totonno entra in rapporti con un imprenditore italiano, Gino A.G. Bianchini.

Chi sia costui, ce lo racconta l’ottimo Gianluigi Nuzzi:

(…) Ma di chi si tratta? Deve essere un personaggio poco chiaro se proprio un omonimo Gino A. G. Bianchini alla fine degli anni ‘80 venne coinvolto in processi per truffa e bancarotta in Virginia”.

La corte del distretto della Columbia: “Valutando il ricorso di alcuni clienti per un assegno sparito da un milione di dollari, Gino A. G. Bianchini, presidente di Enercons, venne accusato di aver fatto fare all’assegno una serie di giri a vuoto per bypassare le norme sulla sicurezza”. Ancora. Lo stesso Bianchini, definito truffatore, viene accusato di aver organizzato un sistema fraudolento di finte esportazioni per sottrarre circa 16 milioni di dollari a banche italiane e straniere col fine di fallire e tenersi i finanziamenti. Appello venne fatto da Banca Emiliana, banca di Sondrio, Banca Agricola Mantovana, ma Bianchini si salvò perché aveva usato un’altra società come scudo”.

Abbiamo inquadrato, dunque, chi sia Gino A. G. Bianchini.

Perché era rilevante saperlo? Perché costui, in data 22 marzo 2001, emise – all’ordine dell’Italia dei Valori – un assegno post-datato del valore di 50.000 dollari, da incassarsi il 13 maggio 2001. Ecco l’assegno:

Fin qui, però, poca roba. Le cose rilevanti sono altre; tre, per l‘esattezza: la prima, è che il 13 maggio 2001 si votò per il rinnovo del Parlamento italiano; la seconda, è che un certo Gino Bianchini (un omonimo?) fu candidato – come ho appurato grazie a Wikipedia – nel collegio senatoriale Roma Trieste (eccovi l’immagine ingrandita).

La terza, ed è la notizia più importante, è che il signor Gino A. G. Bianchini, 24 ore dopo le votazioni, indirizzò a Di Domenico una missiva dal contenuto assai inquietante, che Libero ha pubblicato (ed il Corriere della Sera, no), e che vi riporto:

Rimango ovviamente con Di Pietro ma debbo rientrare a curare le mie cose in Toscana e poi in Usa. E’ ormai penosamente chiaro che non sono stato eletto quindi strappa il mio assegno di 50.000 dollari che annullo. Nel caso di un miracolo, ve lo sostituisco con altro BEN MAGGIORE (…). Un abbraccio a Antonio e a te”, Ing. Gino Bianchini, 14-05-01.

Di Domenico, su Bianchini, ha dichiarato che fu:

Segnalato da Di Pietro in quanto proveniente da ambienti politici vaticano-americani, ma che io ravvedendo in quella forma di finanziamento piuttosto un acquisto di cariche politiche e quindi una certa pericolosità mi sono rifiutato di portare all’incasso”.

E sull’assegno incriminato, ha precisato:

Una sera Bianchini mi allungò un assegno di 50 mila dollari, ma con scadenza “13 maggio 2001”, il giorno delle Politiche, con la ragione causale “elections”. In pratica, mi veniva detto dai suoi sostenitori che quello sarebbe stato solo l’anticipo della ben più cospicua somma di finanziamento. Si parlava addirittura di somme dieci volte maggiori…”.

Va detto, però, che Di Pietro – a Liberoha provato a chiarire:

Non ho mai visto quell’assegno, anzi vorrei capire a che titolo Di Domenico lo aveva in mano e perché non lo ha distrutto come gli chiedeva Bianchini”.

Non resta che sperare la magistratura indaghi al riguardo (non ridete!).

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