“Non ammettere Formigoni e la lista del Pdl nel Lazio è un golpe”

Dunque, siccome m’è capitato di leggere sesquipedali minchiate in giro, forse è opportuno chiarire alcuni concetti che, evidentemente, sfuggono a tanti.

Innanzitutto, non esiste possibilità alcuna di paragonare la “vicenda Polverini” alla “vicenda Formigoni” (almeno dal punto di vista “tecnico“). Proverò a spiegarne il perché.

Allora, nel Lazio il Pdl non ha potuto presentare la lista nella Provincia di Roma, non solo per la nota vicenda del pirlacchione che si sarebbe allontanato per mangiare un panino (o per fare chissà che); ma anche perché ai danni del suddetto pirlacchione, e come documenta in modo sufficientemente chiaro il video riportato all’inizio del post, sono stati commessi – probabilmente – alcuni illeciti; che, non a caso, formano oggetto di denunce all’autorità giudiziaria.

Gli illeciti sono stati due: innanzitutto, i rappresentanti dei Radicali (e di altre formazioni del centrosinistra), presenti nel Tribunale ove andavano depositate le liste, ad un certo punto hanno materialmente impedito al pirlacchione di cui sopra di accedere all’ufficio elettorale. In secondo luogo, sempre ai danni di questo emerito cazzone, il responsabile del succitato ufficio elettorale ha tenuto un comportamento VIETATO DALLA LEGGE che disciplina la materia.

Si legga, a pagina 26, quanto statuiscono le “Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature”:

Il cancelliere non può rifiutarsi di ricevere le liste dei candidati, i relativi allegati e il contrassegno o contrassegni di lista neppure se li ritenga irregolari o se siano presentati tardivamente“.

E’ necessario aggiungere altro? Penso proprio di no!

Veniamo alla Lombardia.

Qui, la situazione è diversa: sono state riscontrate irregolarità in 514 firme presentate a sostegno del cosiddetto “listino” di Formigoni. A causa di queste irregolarità, il suddetto “listino” – risultando privo del numero di firme necessarie alla sua ammissione – è stato estromesso dalla competizione elettorale; e ciò, a norma di legge, ha provocato la DECADENZA AUTOMATICA di tutte le liste collegate (compresa quella della Lega Nord), e del candidato Roberto Formigoni. Più chiaramente ancora: in questo momento, in Lombardia non esiste un candidato governatore di centrodestra; gli elettori, se le cose non saranno risolte, non avranno la possibilità di votare per la coalizione di Berlusconi, e potranno scegliere di dare la propria preferenza soltanto al centrosinistra o a qualche candidato estraneo alle due coalizioni principali. Punto.

Premesso tutto ciò, veniamo al dunque.

Dal punto di vista meramente formale, non v’è dubbio – almeno nel caso della Lombardia – che non si sia rispettato il “dettato” della legge (ci si riferisce alle 514 firme irregolari); così come non può esserci dubbio sul fatto che il pirlacchione laziale non avrebbe dovuto allontanarsi dalla postazione per fare un déjeuner sur l‘herbe (ammesso questo abbia fatto); così come, allo stesso modo, non può esserci dubbio sul fatto che il cancelliere abbia commesso un abuso nei confronti del pirlacchione, perché a norma di legge non avrebbe dovuto precludergli l’ingresso nell’ufficio, impedendogli così di presentare la lista.

Ciò detto, da questa situazione come se n’esce? Proibendo al centrodestra – e al Popolo della Libertà – di partecipare alle elezioni? Impedendo agli elettori di questa parte politica di trovare sulla scheda i contrassegni che lo rappresentano?

Credo – e spero – di no. Credo – e spero – che le forze politiche tutte, a cominciare da quelle dell’opposizione, si mostrino responsabili e accettino una “soluzione politica”: la riammissione di tutti, e il ripristino di una condizione di “normalità”.

Voglio aggiungere una cosa (che risulterà scontata a chi legge abitualmente questo modesto blog): il sottoscritto – come avrebbero fatto tanti altri che sostengono il centrodestra – se una cosa analoga fosse capitata al Partito democratico, avrebbe chiesto la stessa cosa: una soluzione politica e la riammissione delle liste escluse. E lo avrebbe fatto per ragioni di sportività, correttezza, lealtà e cavalleria: principi irrinunciabili per chiunque sia di destra. E che di tanto in tanto – e la cosa mi fa molto piacere – “contagiano” anche la sinistra. Com’è avvenuto nel caso di Mario Adinolfi, giornalista e membro della Direzione Nazionale del Pd, che sul suo blog ha scritto:

Dite quello che vi pare, ma a me dei giudici che impediscono a Roberto Formigoni di candidarsi in Lombardia e al Pdl di candidarsi a Roma, fanno venire in mente un golpe. Fosse successo ai nostri, staremmo già tutti in piazza. Voglio che il centrosinistra vinca le elezioni, senza scorciatoie e soprattutto senza appoggiarsi alla magistratura“.

Ma Adinolfi ha detto anche di più.

In un altro post, infatti, ha ricordato alcune cose che meritano attenzione:

Qualcuno mi chiede: “Perché insisti tanto sulla questione delle liste Pdl non ammesse, battendoti in loro difesa? Non ti conviene, ti fai solo nemici”. Vero, il tema non incontra la simpatia né l’attitudine al ragionamento dei militanti di centrosinistra, che ripetono la solita litania: le regole sono state violate, le liste non vanno riammesse. Io però sono testardo e voglio provare a dimostrare che questa vicenda mette in luce il solito vizio, il vizio che rende il centrosinistra perdente, il vizio dei due pesi e delle due misure (..).

Sulla materia del contendere ho una lunga esperienza. Ho presentato le liste di Democrazia Diretta alle amministrative del 2001 e del 2003, raccogliendo le firme una ad una e so quanta fatica ci voglia per fare le cose per bene. In tutti e due i casi, le liste competitrici della nostra furono oltre trenta, alcune accompagnate da firme palesemente false. I magistrati chiusero un occhio e ammisero sempre tutti. L’andazzo cambiò minimamente alle regionali scorse, quelle del 2005, quando Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini presentò sempre a Roma le sue liste, sempre accompagnate da firme palesemente false (i giudici un anno dopo accertarono la presenza di 871 firme false e condannarono per falso ideologico a un anno e sei mesi i responsabili della lista) (…) (molte firme furono garantite alla Mussolini dal centrosinistra, nota di camelot).

Il problema è che le firme false accompagnavano una lista funzionale al centrosinistra, perché la Mussolini aveva litigato ferocemente con Fini e Storace e si era candidata proprio per rubare consensi a quest’ultimo (…) e ricordo bene la campagna di stampa filo-mussoliniana tendente a favorire la riammissione di Alternativa Sociale. La Mussolini venne riammessa, delle firme false nessuno si ricorda più, prese una percentuale decisiva per togliere la regione Lazio a Storace e affidarla nelle mani di Piero Marrazzo, che fece i tristi errori che tutti ormai conosciamo e da essi fu travolto.

Ora il centrosinistra fa il contrario, i giornali di area usano le leve dell’indignazione così come nel 2005 raccontavano invece con toni eroici e simpatizzanti lo sciopero della fame di Alessandra Mussolini in camper davanti al tribunale per far riammettere la sua lista. Il combinato disposto di azione della magistratura e attivazione dei meccanismi informativi, crea l’ondata di opinione pubblica. E le ragioni della politica da questa ondata rischiano di essere sommerse (…).

Fa bene al centrosinistra continuare a usare il doppiopesismo, attendendo la soluzione della propria debolezza politica da fattori esterni? Non sarebbe molto più utile politicamente sottolineare l’evanescenza, la sciatteria, l’incapacità della classe dirigente del centrodestra, che non riesce neanche a presentare correttamente le liste, dicendoci però disponibili a trovare una soluzione politica per il rispetto che dobbiamo ai cittadini di centrodestra che debbono essere liberamente essere messi in condizione di votare partiti e candidati di centrodestra?

Davvero preferiamo questa formula oggettivamente golpista per cui l’esito delle elezioni si decide nelle aule di tribunale? Nel Lazio, lo ripeto, è già successo nel 2005. Quel risultato fu falsato dall’intervento dei giudici e le 871 firme false di Alessandra Mussolini fecero governatore della Regione il prode Marrazzo al posto dell’orrido Storace. Vogliamo usare questo metodo anche alle regionali 2010?

Mi pare un errore di portata colossale, democraticamente assai diseducativo, politicamente pericoloso. Ci si ritorcerà contro. Battiamoci, come vorrebbe Voltaire, per il diritto dei nostri avversari. Dimostriamo di essere adeguati al valore altissimo della parola “democrazia”“.

Grazie, Adinolfi.

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29 Responses to "“Non ammettere Formigoni e la lista del Pdl nel Lazio è un golpe”"

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