Ballarò, l’evasione fiscale e le manipolazioni di Massimo Giannini

Massimo Giannini sta al giornalismo come Rosy Bindi sta ad Eva Henger, e alla verità come Antonio Di Pietro sta a Cecco Angiolieri (o come il mio “armamentario voluttuario” sta a quello di Rocco Siffredi).

Il vice direttore de La Repubblica, infatti, più che un cronista è un militante politico (al pari di Santoro e Maicol Travaglio). Il che non sarebbe un problema, se non fosse però ch’egli è iscritto ad un ordine professionale – quello dei giornalisti – che stabilisce precise regole deontologiche cui devono attenersi tutti coloro che ne fanno parte. Pena la radiazione.

Le suddette regole posso riassumersi cosi: i giornalisti esprimano opinioni supportate dai fatti, ed evitino di manipolare quest’ultimi onde suffragare le proprie affermazioni. In fondo, l’unica differenza tra un militante politico – un propagandista – ed un giornalista che scriva di politica, sta proprio in questo: il militante manipola i fatti per usarli a proprio piacimento; il giornalista, invece, ai fatti deve attenersi scrupolosamente.

Premesso ciò, veniamo al dunque.

Ieri sera, a Ballarò, il sempre supponente Giannini, more solito, ha raccontato una sequela esponenziale di balle. Più precisamente: ha attribuito a Mario Draghi dichiarazioni che quest’ultimo mai ha fatto (come vedremo in seguito); ha accusato Berlusconi d’aver istigato, talvolta, i cittadini ad evadere il Fisco; ha affermato che con l’attuale esecutivo, il numero dei contribuenti infedeli e gli importi sottratti all’Erario siano aumentati.

Iniziamo, allora, da quest’ultimo punto; facendoci aiutare da alcuni articoli apparsi su un giornale scelto a caso: La Repubblica. Ecco cosa scriveva il quotidiano di Largo Fochetti il 15 settembre 2009:

Dieci miliardi di euro evasi al Fisco scoperti e contestati, 2,8 miliardi recuperati alle casse dello Stato, più di 6 mila verifiche mirate, maggiore attenzione nei controlli ai grandi contribuenti: è questo il bilancio dell’attività antievasione nei primi 8 mesi del 2009 tratteggiato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.

Il “bottino” recuperato è aumentato del 47% rispetto allo stesso periodo del 2008, quando erano rientrati nelle casse dello Stato 1,9 miliardi. Aumentate anche le imposte recuperate subito, senza finire in contenzioso con il contribuente: 1,22 miliardi, il 34% in più dell’anno scorso.

Quasi 4 miliardi di euro nascosti all’estero recuperati dalla Guardia di Finanza in otto mesi e mezzo di indagini: residenze fittizie all’estero; movimenti finanziari nei paradisi fiscali; imprese estere non dichiarate. Mille verifiche hanno scoperto il pentolone dell’evasione fiscale oltre confine, e altre 5.000 accertamenti sono già programmati. Le Fiamme Gialle orgogliose mostrano i risultati delle indagini fiscali condotte dal primo gennaio”.

Ancora La Repubblica, questa volta in data 10 dicembre 2009:

La lotta all’evasione fiscale ha portato risultati migliori rispetto alle previsioni. A novembre le entrate da accertamento ammontano a 7,4 miliardi di euro contro i 7,2 stimati per l’interno 2009. Il direttore dell’Agenzie delle Entrate, Attilio Befera, non esclude di migliorare ancora il risultato: “abbiamo raggiunto un record, sono tutti quattrini in piu’ che portiamo nelle casse dello Stato – ha detto a margine della cerimonia di premiazione dei sei migliori funzionari dell’Agenzia -. Puntiamo ad arrivare a 8 miliardi di euro”.

Naturalmente, si potrebbero citare altre fonti (anche più recenti), ma lo scopo – sbugiardare il vice direttore de La Repubblica – è già stato raggiunto.

Proseguiamo.

Il Pinocchio di Largo Fochetti, il giovane-vecchio Massimo Giannini, poi, ha raccontato un’altra bubbola. Questa: Mario Draghi ha affermato che l’evasione Iva è aumentata di 30 miliardi di euro col governo Berlusconi.

Ovviamente, il governatore di Bankitalia, nella sua relazione, qualche giorno fa ha dichiarato ben altro. Questo:

Si può valutare che tra il 2005 e il 2008 sia stato evaso il 30% della base imponibile Iva, che in termini di gettito significano oltre 30 miliardi l’anno, 2 punti di Pil”.

Ogni altra considerazione è inutile.

Veniamo all’ultima accusa che il vice direttore de la Pravda, il bugiardo Giannini, ha scagliato all’indirizzo del Premier: questi, in più di una circostanza, ha magnificato l’evasione fiscale.

Bene. Berlusconi, in due occasioni, ha dichiarato altro.

Il 27 febbraio 2004, in una conferenza stampa, ebbe a dire (qui c’è il video):

Se io lavoro, faccio tanti sacrifici e poi lo Stato mi chiede il 33% di quel che ho guadagnato, sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi dà. Se lo Stato mi chiede il cinquanta e passa per cento, sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere per quanto posso questa richiesta dello stato”.

Concetto meglio chiarito, poi, il successivo 11 novembre, durante una visita alla Guardia di Finanza:

Ringrazio tutti voi per quello che fate (lo dice ai Finanzieri, nda) voi agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre a un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo.

C’è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio dei servizi che lo Stato ti offre. Ma se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c’è una sopraffazione nei suoi confronti: e allora ti impegni per trovare sistemi elusivi o addirittura evasivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità che non ti fanno sentire colpevole.

Noi dovremmo arrivare a questo un terzo unanimemente considerato come limite massimo”.

Riassumo: se lo stato chiede al contribuente più di un terzo di ciò che guadagna, il contribuente si sente sopraffatto e legittimato ad eludere o evadere il Fisco; per evitare questo, bisogna portare il prelievo fiscale che grava sui cittadini alla soglia massima del 33%.

Valutazioni sacrosante, enunciate – tra l’altro – nei saggi di diecine di filosofi liberali, e che il sottoscritto, per quel poco che vale, condivide appieno. Tra l’altro, Berlusconi non parlava di sé, mi pare ovvio: si è limitato a rappresentare quello che, a suo avviso, era il sentimento diffuso tra i contribuenti; dando voce ad esso (da qui, il ricorso alla prima persona singolare).

Inoltre, come bene ha ricordato Piercamillo Falasca, il presidente americano Thomas Jefferson, nel discorso inaugurale d’insediamento alla Casa Bianca, ebbe a dichiarare (nel 1801):

Un governo saggio e frugale, che frena gli uomini dall’offendersi l’un l’altro, dovrebbe lasciarli liberi di regolare i loro propri obiettivi di produzione e sviluppo, e non dovrebbe prendere dalla bocca del lavoratore il pane guadagnato. Questa è la cifra del buon governo”.

Prelevare a qualcuno, perché si pensa che con la sua attività e quella dei suoi padri abbia guadagnato troppo, per distribuire ad altri (…) è un’arbitraria violazione”.

Anche Jefferson istigava ad evadere il Fisco? O, piuttosto, indicava quale dimensione e quale funzione dovesse avere il prelievo fiscale?

In ultimo.

A Giannini, se potessimo, consiglieremmo di evitare di parlare di evasione fiscale: visto che il suo capo, Ezio Mauro, ha dichiarato di aver pagato in nero parte del prezzo di una casa; e quando da più parti è stato accusato d’essere un evasore fiscale, ha taciuto e non ha querelato.

Zero tituli.

P.S. Berlusconi ha sbagliato ad attaccare Pagnoncelli, e ha fatto una pessima figura.

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27 Responses to "Ballarò, l’evasione fiscale e le manipolazioni di Massimo Giannini"

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