Quando Di Pietro voleva il bavaglio

Antonio Di Pietro, lo abbiamo raccontato più e più volte, cambia opinione politica, su qualsivoglia questione, a seconda della convenienza del momento.

In tema d’intercettazioni, ad esempio, nell’Anno Domini 1996 aveva una posizione ben diversa da quella attuale:

“In questo clima di asfissiante ricerca dello scoop, della notizia clamorosa da sbattere in prima pagina, ogni indiscrezione, vera o presunta, circa le attività dei magistrati è da anni strumento di lotta politica, di esaltazione o di affossamento di singoli o partiti.

Per questa ragione le intercettazioni telefoniche riguardanti numerosi cittadini italiani, che per una ragione o per l’altra erano considerati personaggi di attualità, sono state a più riprese utilizzate dalla stampa e consegnate agli occhi di tutti con lo scopo immediato di ‘informare’ ma anche con un intento, spesso non celato, di delegittimare i propri avversari.

In questo modo milioni di persone hanno potuto conoscere le conversazioni private di privati cittadini che nulla avevano a che vedere con le indagini in corso e che comunque si prestano ad equivoci o interpretazioni dettate dalla evidente differenza che esiste tra lo scritto e il parlato, specie telefonico.

Ma il problema di cui ci occupiamo ci pare sia solo una conseguenza di un’altra questione ben più grave. A quale scopo le conversazioni telefoniche intercettate devono diventare di pubblico dominio, tutte indistintamente? E’ giusta una legislazione che consente a chiunque di accedere a notizie circa la vita privata del cittadino? Infatti, se la Costituzione prevede, in determinati casi, che sia violata la libertà e la segretezza delle comunicazioni, è anche vero che concede questa facoltà solo a pubblici funzionari per fini di indagine, non certo per mettere in piazza i discorsi privati dei cittadini. Le recenti notizie sui telefonini clonati, sulle valanghe di intercettazioni e sull’uso di microspie rendono sempre più necessario un intervento legislativo che riveda con serietà tutta questa delicata materia” (“Educazione civica con elementi di diritto ed economia. Per il biennio delle scuole superiori”, 1996, Edizioni Larus, pp. 297-298, Antonio Di Pietro).

Da leggere anche: “Tonino faccia di bronzo” e “Tonino faccia di tolla.

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18 Responses to "Quando Di Pietro voleva il bavaglio"

  • Polìscor says:
  • camelot says:
  • daniele burzichelli says:
  • camelot says:
  • Simone82 says:
  • camelot says:
  • Carlo says:
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  • Carlo says:
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