Di Pietro, l’impunito

Antonio Di Pietro è probabilmente l’unico politico dell’Occidente evoluto cui venga accordata una sorta di protezione totale, dai mainstream media: è indiscutibilmente un fascista; mostra senza alcun timore forme di aperta ostilità nei confronti della democrazia liberale; a chiacchiere difende la Carta salvo vilipendere, ogniqualvolta gli risulti conveniente, le Istituzioni da essa riconosciute (si pensi agli insulti che rivolge al Capo dello Stato, e che, oltretutto, integrano illeciti puniti dal nostro codice penale agli articoli 278 e 279); vorrebbe istituire una sorta di Stato di Polizia che, in spregio al dettato costituzionale del secondo comma dell‘articolo 27, considerasse colpevole, fino a prova del contrario, il cittadino accusato di un reato; si fa vessillifero della cosiddetta questione morale eppure ha un partito pieno zeppo di inquisiti, piduisti, presunti mafiosi e camorristi; si scaglia contro chiunque cerchi, nei modi previsti dalla legge, di sottrarsi alla giustizia, e però poi s’avvale della immunità parlamentare – cui potrebbe rinunciare – per non finire condannato nei processi intentati a suo carico.

A chiacchiere si dichiara fiero avversario della criminalità organizzata, e però viene fotografato, una volta in compagnia di un boss mafioso bulgaro, e un’altra in compagnia di un esponente della ’Ndrangheta; un giorno si fa paladino dell’energia atomica, e il giorno dopo ne diventa acerrimo nemico; un giorno vuole venga realizzato il Ponte sullo Stretto di Messina, e quello dopo ne dichiara la totale inutilità; un giorno afferma di non avere un piffero a che spartire con la teppaglia comunista, e l’indomani candida personaggi che nel proprio Dna hanno – indelebilmente – impressi la falce ed il martello; un giorno contesta vibratamente l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova, e il dì successivo pretende quella commissione veda la luce; un giorno vota un provvedimento per inibire la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, e il giorno dopo si scaglia contro un’analoga misura votata dal centrodestra; un giorno presenta una proposta di legge per liberalizzare l’acqua, e il giorno dopo raccoglie firme per indire un referendum che abroghi la legge votata dal centrodestra e che l’acqua liberalizza; un giorno inveisce contro Berlusconi qualificandolo come Mussolini, e il dì successivo celebra un congresso-farsa del proprio partito, una cui norma statutaria – da lui stesso prontamente redatta – statuisce nessuno possa scalzarlo dalla postazione di capo supremo, neanche fosse il Duce di Predappio redivivo; un giorno sacramenta contro un condono varato dal centrodestra, ma il giorno prima s’è premurato di vararne tre (A, B e C), di cui uno valevole come amnistia.

Nonostante questo, e molto altro ancora, Di Pietro resta sempre al suo posto.

Impunito.

Grazie ai mainstream media.

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24 Responses to "Di Pietro, l’impunito"

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