Berlusconi s’impegni solennemente a ridurre le tasse entro maggio. Altrimenti si dimetta da Premier e da presidente del PdL

Metà legislatura è passata, e buona parte del programma con cui Berlusconi s’è presentato agli elettori è ancora lettera morta:

1) Non si è provveduto ad abolire il bollo auto, né le Province.

2) Non c’è stata alcuna riduzione della pressione fiscale, ed anzi essa – sia pur per ragioni prevalentemente inerziali – è aumentata.

3) L’unica liberalizzazione varata è quella dei servizi pubblici locali, ma è stata sapientemente annacquata per venire incontro alle esigenze clientelari dei Crociati – già Druidi – del Carroccio.

4) Di privatizzazioni, poi, nemmeno l’ombra, ed infatti il nostro debito pubblico – lungi dal contrarsi – ha acquisito ancor più significativa consistenza.

5) L’iter per la realizzazione di nuove centrali nucleari, a quanto pare, ha subito una battuta d’arresto.

6) I nuovi alloggi popolari – che a diecine di migliaia ci veniva promesso sarebbero stati realizzati – forse hanno visto la luce su Marte.

7) Del quoziente famigliare non v’è traccia.

8 ) Nessuna riforma degli ammortizzatori sociali è venuta a vita, così come non si è provveduto ad innalzare l’età pensionabile (col rischio che dal 2015 l’Inps non abbia i soldi per pagare i vitalizi).

9) Lareintroduzione del “bonus bebé” per sostenere la natalitàe lagraduale e progressiva riduzione dell’IVA su latte, alimenti e prodotti per l’infanzia” sono rimaste ecumeniche promesse elettorali (da marinaio).

10) Ilgraduale e progressivo aumento delle pensioni più basse” è un telefilm che forse è stato trasmesso sul satellite.

11) L‘abolizione delle tasse sulle successioni e sulle donazioni reintrodotte dal governo Prodi” deve essere andata in onda su Al Jazeera, e per di più a notte fonda.

12) Il“bonus locazioni” per aiutare le giovani coppie e i meno abbienti
a sostenere l’onere degli affitti
”, per un disguido, deve essere stato cancellato dal palinsesto.

In compenso, però, Berlusconi s’è cucito addosso una leggina “ad aziendam” (pro Mondadori) per chiudere un contenzioso tributario che andava avanti da 20 anni, e che l’avrebbe visto – quasi sicuramente – soccombente in Cassazione (dopo due assoluzioni); come ha raccontato a Libero il coordinatore dell’ufficio studi del Consiglio nazionale dei commercialisti, Enrico Zanetti, interpellato per fornire un parere “tecnico”:

La Cassazione può ribaltare il giudizio? (chiede il giornalista).

I fatti recenti dimostrano che la Cassazione sta adottando numerose pronunce a senso unico a favore del fisco. L’ultima pochi giorni fa, il 13 agosto scorso, quando ha affermato che i compensi pagati agli amministratori sono indeducibili dal reddito delle società di capitali (…)”.

Una posizione favorevole all’Erario…

Indubbiamente, di questi tempi, se fossi un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, il ricorso in Cassazione lo terrei sempre in cima alle mie opzioni”.

Insomma, Mondadori – grazie alla succitata leggina “ad aziendam”, redatta dal titolare dello studio legale che si è occupato della “pratica” fin dal 1991: tale Giulio Tremontiha potuto chiudere la faccenda con un esborso di 8 milioni e 653 mila euro, in luogo dei 173 milioni che avrebbe dovuto pagare qualora fosse stata condannata in terzo grado; cosa che, evidentemente, finanche i suoi legali consideravano come altamente probabile: altrimenti perché mai avrebbero suggerito al proprio cliente di pagare 8 e passa milioni di euro? Inoltre, chi è innocente paga una somma ingiustamente pretesa dall’Erario? Difficile da credere.

Tutto ciò per dire che Berlusconi, domani, dinanzi al Parlamento pronuncerà – a quanto pare – un discorso solenne. Ed illustrerà il programma che intende portare a termine entro la fine della legislatura.

Da questo programma (che dovrebbe esser un sunto di quello sin qui disatteso in 9 punti su 10), ne siamo certi già da oltre un anno (e lo abbiamo ribadito anche di recente), sostanzialmente sarà espunta la “madre di tutte le promesse elettorali” (anche se formalmente ciò non avverrà): quella di ridurre sensibilmente le tasse (mediante contestuali tagli strutturali e selettivi alla spesa pubblica).

Per noi il mantenimento di tale promessa è “questione non negoziabile”: abbiamo votato Berlusconi, infatti, non perché s’impegnasse a risolvere le proprie grane giudiziarie; ma perché desse seguito a quella promessa, su tutte le altre, sì da rimettere in moto la nostra economia che da oltre un decennio è in palese affanno.

Per noi, come per milioni di altri cittadini di destra e di centrodestra – imprenditori o lavoratori dipendenti, poco conta – quel provvedimento è Sacro almeno quanto la nostra stessa vita.

Per noi – come per milioni di altri cittadini di destra e di centrodestra, ne siamo certi – o Berlusconi indica una precisa road map per arrivare entro maggio (al compimento, cioè, del terzo anno di legislatura) ad un taglio della pressione fiscale, o ha il dovere di dimettersi – da Premier e da Presidente del Popolo della Libertà – per tradimento del “patto” contratto con gli elettori (e il tradimento, come attestano in via esemplificativa i 12 punti elencati nel post, è già stato consumato).

Se non è in grado di mantenere quel patto, si ritiri a vita a privata e consenta a qualcun altro di prendere il suo posto e di portare il Paese fuori dal pantano: ciò che non gli è riuscito in sedici anni di politica; giammai liberale; giammai di destra.

È l’ultima sua legislatura: la impieghi al meglio.

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27 Responses to "Berlusconi s’impegni solennemente a ridurre le tasse entro maggio. Altrimenti si dimetta da Premier e da presidente del PdL"

  • Luca says:
  • daniele burzichelli says:
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  • camelot says:
  • NATALINO TROMBONE says:
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