All’armi siam leghisti, le tasse aumentiam come i comunisti – Zaia si prepara a stangare i veneti

È la metamorfosi della Lega, bellezza: da partito laico e ultra-liberista a partito vandeano e anti-mercatista; da partito avversario del Leviatano a partito sostenitore del sondino e dell’interventismo statale in economia.

Ne avevamo avuto prova già quando era ministro dell’Agricoltura, e decise di regalare un centinaio di milioni di euro – sotto forma di aiuti di stato – ai produttori di caciotte reggiane; o quando, col medesimo empito, propose di introdurre i “prezzi amministrati” per i generi di prima necessità: Luca Zaia è un bolscevico, sia pure in salsa demaistriana.

Dunque non stupisce che ora, esattamente come farebbe al suo posto un Vendola qualsiasi, sia intenzionato a stangare i cittadini che lo hanno eletto governatore del Veneto non più tardi di qualche mese fa.

A quanto pare, infatti, il damerino dai capelli impomatati – con la scusa di uno sbilancio nei conti della Sanità, e a causa di un taglio ai trasferimenti statali per un ammontare di 350 milioni di euro – vuole aumentare l’addizionale Irpef dello 0,5% (vanificando, in tal modo, il taglio d’imposta deliberato dal suo predecessore, Galan).

La domanda sorge spontanea (come in altri casi): non esiste alternativa all’aumento delle tasse?

Difficile da credere.

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