Considerazioni sparse

Siamo arrivati ad un punto tale che ci si può augurare solo due cose: che Berlusconi prenda in mano la situazione, s’imponga all’interno del governo e della sua maggioranza, e per rimettere in sesto il Paese dia avvio a serie – e non più procrastinabili – riforme di sistema (privatizzazioni, liberalizzazioni, riforma dell’età pensionabile ecc. ecc.); o che si dimetta da Presidente del Consiglio, apra formalmente la crisi, e crei le condizioni perché possa nascere un esecutivo tecnico che assuma su di sé il compito – e qui sta il paradosso – di dare attuazione al programma economico del Pdl che lo stesso premier non riesce a portare a termine.

Per capire quali problemi abbiano l’esecutivo e la maggioranza, si può partire da alcune cifre: dal primo gennaio ad oggi, sono passati 298 giorni, il Parlamento ha licenziato soltanto dieci leggi; l’Aula di Montecitorio si è riunita 126 volte; quella del Senato, 92.

In questi numeri, l’impotenza del governo Berlusconi e della sua maggioranza; in una fase in cui, e l’uno e l’altra, dovrebbero essere massimamente attivi nell’adottare provvedimenti utili a riportare il Paese fuori dal pantano. Numeri, poi, che smentiscono – e clamorosamente – gli slogan che, ogni due per tre, ci vengono ammanniti: questo è il governo del fare; questa maggioranza lavora senza requie. Purtroppo i fatti, che sono argomenti testardi, dicono altro.

La questione, allora, è una sola: si può andare avanti così? Il Paese può permettersi di avere un governo che non vuole – o non riesce ad – affrontarne le emergenze, e tradurre in fatti il programma con cui si è presentato agli elettori?

Duole essere ripetitivi: abbiamo il terzo debito pubblico al mondo, per consistenza, e il primo in Europa. Ridurlo, in valore assoluto, mediante corpose privatizzazioni, è una priorità. Se non si provvede in tal senso, e in tempi rapidi, potremmo andare incontro – a breve – a seri problemi. Allo stesso modo, se non ci si adopera per rilanciare l’economia, onde portarne il saggio di crescita al 2% annuo, potremmo trovarci, in caso di aumento dei tassi d’interessi, a non avere entrate sufficienti a garantirci la possibilità di fronteggiare le spese. Il rischio default incombe sul nostro paese. Far finta che il pericolo non esista o sia passato, è da sconsiderati.

Il governo, invece, per colpa soprattutto di Tremonti – che a volte pare vivere in una dimensione spazio-tempo parallela – resta sordo a qualunque richiesta d’intervento; o, peggio, pare interessarsi esclusivamente a cose – leggasi: Lodo Alfano e riforma della Giustizia – che priorità non sono.

Eppure, di misure che potrebbero essere varate senza onere economico alcuno per l’Erario, ne esistono molteplici: è il caso proprio delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni (le quali, tra l’altro, sono ricomprese nel programma del Popolo della Libertà).

E allora veniamo al punto: ciò che Berlusconi non capisce è che a logorarlo è solo l’inazione del suo governo (non il teatrino della politica): è questa che restituisce ai cittadini l’immagine di un esecutivo per nulla produttivo; e che, nella migliore delle ipotesi, “galleggia” e campa alla giornata. È il suo vero nemico. E per sconfiggerlo ha solo una possibilità: afferrare il toro per le corna e annunciare al Paese di voler avviare, da subito, una stagione di riforme sistemiche.

Perché non lo fa? Perché seguita a farsi del male? Perché seguita a lasciare intatte le condizioni che, prima o poi, lo porteranno inevitabilmente a dover abbandonare Palazzo Chigi a beneficio di un altro premier?

Non lo si capisce.

Così come è altrettanto incomprensibile l’atteggiamento della cosiddetta “stampa amica”: ci si riferisce a Libero e a Il Giornale.

Le due “testate” potrebbero svolgere una proficua attività di stimolo nei confronti dell’esecutivo: sollecitando, ad esempio, l’adozione di taluni provvedimenti; e segnalando ciò che non va nel suo operato. E invece si perdono quotidianamente in polemiche inutili, che altro non fanno se non aumentare il disgusto che i cittadini nutrono nei confronti della classe politica.

I sondaggi parlano chiaro, d‘altra parte: da quando Libero e Il Giornale hanno iniziato a manganellare il “cattivo” di turno, in particolar modo Fini, il Popolo della Libertà ha incominciato a perdere significativamente consensi; al pari del governo. Il “metodo Boffo”, oltreché immorale, dunque, è controproducente. E, ciò che è peggio, contribuisce a restituire l’immagine di un esecutivo e di una maggioranza che non fanno un beneamato cavolo, e i cui componenti paiono più interessati a questionare con gli avversari che a rimboccarsi le maniche per fare qualcosa di utile per il Paese.

Gli slogan o le polemiche sono inutili: il cittadino vota col portafogli, e col portafogli vede se sta meglio o peggio di ieri.

E quando da gennaio aumenteranno le tasse locali, per effetto dei tagli previsti dall’ultima Finanziaria, sarà difficile fargli credere ancora che vada tutto bene.

A quel punto, la fiducia nel governo e in Berlusconi colerà a picco. Il centrodestra andrà male alle elezioni amministrative. E si creeranno le condizioni perché possa nascere – a maggio – un esecutivo tecnico.

È così difficile da capire?

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7 Responses to "Considerazioni sparse"

  • bruno says:
  • camelot says:
  • Fra says:
  • camelot says:
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