nov 10
20

Se questo paese non si fosse ridotto ad essere lo spettro di se stesso; se non avesse perso a tal punto la voglia di vivere da mostrarsi del tutto indifferente a quanto gli capita; se non fosse attraversato da un inspiegabile quanto folle cupio dissolvi e non avesse deciso di mettere al bando la parola futuro; se non si fosse rassegnato ad essere rappresentato – all’estero – come un vespasiano a cielo aperto, e pure in rovina (o in alternativa come un lupanare malfamato), finendo – per di più – per riconoscervisi; se avesse ancora un ceto politico degno di questo nome e lungimirante; se ancora fosse culla di cultura e pensiero; se avesse degli intellettuali capaci di guardare appena un po’ più in là del proprio ombelico o del proprio Ego; ecco, se l’Italia fosse ancora quel paese che è riuscito, a più riprese, a “colonizzare” e civilizzare il mondo intero ridisegnandolo a propria immagine e somiglianza, sol perché si sentiva unito ed uno ed era perciò invincibile, alta e forte si leverebbe una richiesta indirizzata a Silvio Berlusconi, in questo istante, e a pronunciarla sarebbero innanzitutto coloro che gli sono più vicini, politicamente e umanamente: si dimetta, Presidente, e consenta al Paese di andare avanti e di costruire il proprio futuro senza di lei; che è diventato un impaccio.
E invece niente: la politica ridotta a rissa continua, a lotta tra fazioni cieche e rancorose, a guerra di religione tra sette, seguita a scandire slogan bellicosi e a spargere fango e veleni; impedendo alla Nazione di uscire dal tunnel e d’imboccare una strada diversa, e magari in discesa.
E così ci tocca contare le ore che ci separano da quel fatidico 14 dicembre: il giorno dell’Apocalissi. Quello in cui Berlusconi si troverà a fronteggiare i propri nemici, che, ça va sans dire, lo sono anche del Popolo sovrano: la Consulta, i poteri forti, i politicanti del Palazzo; le cancellerie di mezzo mondo che lo avversano perché non è funzionale ai loro interessi, e perciò vogliono disarcionarlo; i soliti complottardi demoplutogiudaicomassonici (spalleggiati, questa volta, anche dalle lobby gay e da quelle dei cacciatori di frodo) che vogliono abbattere l’Italia per spartirsene i tesori.
Ecco, sospesi, in attesa: così viviamo. Con la certezza, però, e questo è il dramma, che se anche Silvio dovesse riuscire a superare indenne le Forche Caudine che l’attendono, il giorno dopo nulla cambierebbe per il Paese: non una riforma economica seria e strutturale; non una misura per rilanciarne l’economia e favorirne l’occupazione. Ché se queste fossero le sue priorità, avrebbero già visto la luce in diecine di provvedimenti.
E intanto l’uomo comune inizia a perdere la pazienza: non ne può più, ne ha le palle piene.
E diventa pericoloso, perché non capisce. Non capisce perché l’unica strada possibile, quella maestra, non venga percorsa: perché Silvio si ostini a non volersi fare da parte.
Basterebbe questo, in fondo, e tutto cambierebbe, ora come ora.
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Se questo paese non si fosse ridotto ad essere lo spettro di se stesso; se non avesse perso a tal punto la voglia di vivere da mostrarsi del tutto indifferente a quanto gli capita; se non fosse attraversato da un inspiegabile quanto folle cupio dissolv…
Se solo Silvio facesse un passo indietro…
Se questo paese non si fosse ridotto ad essere lo spettro di se stesso; se non avesse perso a tal punto la voglia di vivere da mostrarsi del tutto indifferente a quanto gli capita; se non fosse attraversato da un inspiegabile quanto folle cupio dissolv…
Se solo Silvio facesse un passo indietro…
Se questo paese non si fosse ridotto ad essere lo spettro di se stesso; se non avesse perso a tal punto la voglia di vivere da mostrarsi del tutto indifferente a quanto gli capita; se non fosse attraversato da un inspiegabile quanto folle cupio dissolv…
[...] Roberto Formigoni, l’altro papabile al trono, intanto, se la ride: il tapino, infatti, pensa di poter trarre vantaggio da questa guerriglia contro il titolare di via XX Settembre; non ha capito, però, che il prossimo bersaglio sarà lui: è solo questione di tempo. E fa niente che abbia un potere di ricatto assai elevato – o diventa candidato premier del centrodestra, o se ne va portandosi dietro Comunione e Liberazione (che conta diecine di migliaia di aderenti distribuiti in modo uniforme lungo tutta la Penisola). Oramai la pazzia s’è impadronita del centrodestra. [...]