Un altro ostacolo alle elezioni anticipate

Due giorni dopo il D-Day, due giorni dopo l’Apocalissi che deciderà le sorti di Berlusconi (o resta in sella o si va ad elezioni anticipate?), si terrà una importantissima riunione del Consiglio d’Europa.

Il 16 dicembre, nello specifico, dal vertice dei capi di stato e di governo europei, e dall’Ecofin straordinario convocato per quella data, potrebbe arrivare all’Italia una richiesta precisa: varare un’ulteriore manovra di aggiustamento dei conti pubblici. Si parla di 49 miliardi di euro, ma forse sono “negoziabili” e alla fine all’Italia potrebbe essere richiesta una correzione di “soli” 25 miliardi.

I nostri conti pubblici, infatti, checché se ne dica, fanno acqua da tutte le parti: abbiamo un elevato rapporto deficit/Pil (stimato al 4,9% nel 2010) ed un insostenibile rapporto debito/Pil. Dobbiamo dunque tagliare ulteriormente la spesa corrente, e farlo per davvero: cioè con tagli strutturali e non con semplici riduzioni del suo saggio di crescita (come si è fatto con l‘ultima Finanziaria).

La cosa rilevante, però, è che il Consiglio europeo potrebbe chiedere al nostro paese di presentare un “piano di rientro” già a partire dal gennaio del prossimo anno. Il che significa che se Berlusconi il 14 dicembre non ottiene la fiducia e “cade“, ad elezioni anticipate non si potrà comunque andare: un governo in carica solo per l’”ordinaria amministrazione“, quale diverrebbe quello del Cav. qualora fosse sfiduciato e Berlusconi intendesse andare al voto, infatti, non potrebbe far fronte ad impegni del genere; non ne avrebbe il potere. Dunque dovrebbe essere necessariamente sostituito da un altro esecutivo che fosse dotato di pieni poteri per onorare le richieste europee.

Che l’Europa si accinga a formularci la succitata richiesta, inoltre, è confermato sia dal senatore del Pdl Raffaele Lauro, che da Enrico Morando (del Pd). Quest’ultimo, in particolare, intervistato da Il Riformista ha fornito alcuni dettagli:

Io non userei la parola “manovra correttiva” perché dà l’idea di una “manovra straordinaria””.

E invece con la nuova governance europea, da gennaio dovremmo fare un piano sul rientro del debito e sul deficit di lungo periodo al 2020, con un obiettivo quantificato annualmente”.

Saremo obbligati a farlo? (chiede il giornalista).

Certo, ce lo imporrà l’Europa. Dal prossimo gennaio 2011 dovremo presentare un’operazione di respiro. Un piano decennale di riduzione del debito che includa anche alcune riforme: bisognerà consegnare il programma nazionale di riforme 2020, che riguarda tutte quelle riforme strutturali che puntano all’innalzamento della produttività”.

Per tale ragione, conclude l’esponente liberal:

Dopo la fiducia del 14 dicembre bisognerebbe fare un nuovo governo istituzionale con tutti i grandi partiti, in particolare i due più grandi Pd e Pdl. Alla guida, una personalità forte che, terminata la fase della stesura del piano da consegnare a Bruxelles, non si impegni nella battaglia politica centrodestra contro centrosinistra“.

Berlusconi, che non crede in questa sfida, non potrà guidare quel governo. Lui si sta preparando a trovare i numeri sufficienti per ottenere la fiducia alla camera. Ma si dimentica che il giorno dopo dovrà andare al Consiglio europeo e lì cosa dirà? Il piano decennale di intervento sul volume globale del debito, il programma nazionale di riforma li farà perché ha trovato il 316esimo deputato che è stato eletto con l’opposizione, ma che gli ha promesso di votare la fiducia? Non è credibile una cosa del genere”.

Chi vivrà, vedrà.

Un salvataggio irlandese non risolverà il problema fondamentale, ovvero il fatto che la crescita economica nei periferici è stata annullata da una combinazione di contrazione monetaria e rafforzamento dell’euro. Senza crescita, i piani di consolidamento fiscale non funzioneranno, spingendo altri paesi sulla linea del fuoco” (Simon Ward, capo economista alla Henderson Global Investors di Londra).

Gli investitori internazionali sono intenti a ridurre la loro esposizione proprio verso il debito italiano a metà ottobre pur mantenendo posizioni long e il cambio di comportamento degli investitori esteri verso le obbligazioni italiane è riflesso della loro attività contemporanea sul mercato spagnolo.

Con i grafici che dimostrano come le vendite nette su Grecia e Portogallo abbiano ormai compiuto la loro corsa nella metà di quest’anno, è palese che ora il focus si focalizzi sull’Irlanda e la Spagna. Più in generale, questi dati dimostrano come gli investitori internazionali abbiano largamente ignorato la situazione all’interno di questi mercati, almeno fino alle ultime settimane quando hanno sì scaricato posizioni di esposizione a breve ma mantenendo quelle a lungo termine. Il fatto che l’attivismo su posizioni italiane a breve paghi lo scotto a un interesse maggiore verso i bond – e quindi i rendimenti – spagnoli, parla purtroppo la lingua di una strategia di investimento che dà già per certo il contagio” (Simon Derrick, Bank of New York Mellon).

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16 Responses to "Un altro ostacolo alle elezioni anticipate"

  • Giacomo says:
  • camelot says:
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