Come se il problema fosse il nome

Sono ancora febbricitante; siate clementi.

A quanto pare Silvio è intenzionato a cambiar nome al proprio partito. L’ha dichiarato egli stesso, qualche settimana fa, a Matrix.

Il problema, ha sostenuto, è che l’acronimo Pdl non scalda il cuore; non emoziona: perché l’elettore, quando si reca a votare, mica sceglie un partito per il suo programma. Sarebbe una cosa priva di logica e assolutamente eccentrica. Non vi pare?

Similmente, quell’altro genio di Bersani sta iniziando a prendere anch’egli in considerazione l’ipotesi di mutar denominazione al proprio partito: Silvio cambia nome al Pdl, e io dovrei presentarmi al corpo elettorale con una merce avariata, quale indubbiamente è il Partito democratico? Non sia mai detto! Anno nuovo, nome (di partito) nuovo.

È la politica arrivata alla frutta, bellezza. La politica ridotta a disputa nominalistica; a scontro tra slogan; a guerra tra gattopardi che offrono la medesima ricetta (socialdemocratica), ma condita con spezie diverse: in modo da poterla servire a clienti (leggasi: gonzi) differenti.

Perché questo è il punto: tra il Pdl (il centrodestra) e il Pd (il centrosinistra), differenze rilevanti non esistono. Entrambi non praticano politiche liberali; entrambi non hanno alcuna intenzione di ridurre significativamente il peso dello stato, e quando sono costretti a farlo, per ragioni contingenti, ne soffrono; entrambi, anzi, sembrano ancora considerare il Leviatano quale risolutore di problemi (e non già il Problema); entrambi, inoltre, paiono concepire le libertà economiche come elemento che possa essere sacrificato nonché disgiunto dalle libertà politiche (come se quest’ultime potessero esistere anche in assenza delle prime); entrambi, ognora, dimostrano di considerare il cittadino come un suddito, se non addirittura come uno schiavo; entrambi, infatti, ospitano al proprio interno socialisti. Ed è questa la questione da cui partire.

Se si conversasse con un liberal-conservatore inglese o americano, e gli si dicesse che nel principale partito di centrodestra italico trovano riparo molteplici esponenti di sinistra (socialisti), egli, probabilmente, penserebbe ad uno scherzo. Se gli si dicesse, poi, che l’attuale governo di centrodestra ospita, per di più in posti chiave, almeno cinque ministri di sinistra – Tremonti, Sacconi, Frattini, Bondi e Brunetta – egli scoppierebbe a ridere; continuando a pensare ad una burla. Se poi gli si raccontasse anche che uno di tali ministri, per di più coordinatore del principale partito di centrodestra, senza problema alcuno ha dichiaratoIo sono di sinistra. Vorrei un partito come quello di Gordon Brown”, ecco, a quel punto, l’interlocutore liberal-conservatore, a ragion veduta, penserebbe davvero che l’Italia sia un paese del Terzo Mondo: essendo l’unico del globo terracqueo ad esser governato da cleptocrati socialisti, sia che vinca la destra, sia che vinca la sinistra.

È normale tutto ciò, mi chiedo? È normale che in Italia al governo finiscano sempre e solo persone di sinistra? Non sarà forse questo il problema dei problemi (cari Polito e Cappellini)? Quello che c’impedisce di essere un paese “normale“? Quello che ci fa cazzeggiare da tre lustri, senza mai riuscire a risolvere nemmeno un problema e fare un passo in avanti? Quello, per intenderci, che impedisce al centrodestra di attuare la tanto sbandierata Rivoluzione liberale?

Perché vedete, da che mondo è mondo, gli elettori premiano la destra quando vogliono conseguire taluni risultati ben precisi: ridurre il peso dello stato; incrementare la crescita del Prodotto interno lordo; accrescere le libertà economiche; veder diminuire le tasse. Ottenuto questo, gli elettori s’indirizzano a sinistra, tendenzialmente, per avere altro: maggiore redistribuzione e attenzione ai diritti civili. Questa è l’unica tendenza stabile e ciclica che sia possibile riscontrare nel voto.

Per dirla à la Norberto Bobbio, ancora: gli elettori votano a destra quando vogliono maggiore “libertà”; e s’indirizzano a sinistra quando desiderano maggiore “eguaglianza”. Nel nostro caso, invece, sia che vinca la sinistra, sia che vinca la destra, la logica socialista, statalista e dirigista prevale sempre: e con la libertà, il nostro ceto politico, ci si pulisce il culo!

Naturalmente, la colpa della presenza di tanti socialisti nelle fila del centrodestra non è solo imputabile alle note vicende di Tangentopoli (che qui, per ragioni di brevità, eviteremo di ripercorrere). Assolutamente no. Il fatto che numerosi socialisti trovino ospitalità nella coalizione berlusconiana è attribuibile anche all’altra gigantesca anomalia italica: quella di una destra, ci si riferisce all’ex Msi, che destra mai è stata. Che, anzi, affondando le proprie radici nel Fascismo, ha sempre tratto linfa e forza da un altro tipo di socialismo: quello nazionale, quello tricolore, quello demaistriano, reazionario e anti-progessista. Quello che non è mai stato ripudiato nemmeno da Alleanza Nazionale (e non certo per colpa di Gianfranco Fini!).

Questo spiega come sia possibile che nessuno, all’interno del centrodestra, consideri anomala la presenza di socialisti; e chieda loro di abbandonare la coalizione e di andare a sinistra. Come potrebbero farlo gli eredi – mai fin troppo pentiti – dei redattori della Costituzione di Salò; quella, vale a dire, che introdusse il principio della socializzazione dei mezzi di produzione e della compartecipazione dei lavoratori agli utili d‘impresa? (Ipotesi, oggi, fortemente caldeggiata – e non a caso – dai socialisti Tremonti e Sacconi). Come potrebbero farlo i nipotini di quel Benito Mussolini che, in data 22 aprile 1945, ebbe a dichiarare: “I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari, le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero “di sinistra”. Su ciò non può esserci dubbio: noi siamo i proletari in lotta contro il capitalismo. Siamo i rivoluzionari alla ricerca di un ordine nuovo”? Queste parole, ne siamo certi, arrazzano ancora molti ex An; e non dispiacciono nemmeno ai leghisti, ormai anti-mercatisti all’inverosimile, o ai colbertisti anti-globalizzazione come Tremonti (il quale, non a caso, come proprio motto ha scelto il mussoliniano “Dio, Patria e Famiglia“).

E qui arriviamo al dunque (anche se si tratta di cose che abbiamo affrontato più e più volte): le uniche differenze riscontrabili tra il centrodestra e il centrosinistra, alla prova dei fatti, riguardano il modo in cui le due coalizioni affrontano le “questioni eticamente sensibili” e le politiche sull’immigrazione. È in questi due ambiti, e solo in questi, che il centrodestra – il Popolo della Libertà, in primis – si mostra alternativo alla coalizione progressista. Per il resto, esso risulta in tutto e per tutto eguale al centrosinistra: quest’ultimo proponeva lo stato di polizia tributaria quando governava, e il centrodestra lo ha emulato, in questa legislatura, introducendo la tracciabilità dei pagamenti, lo spesometro, il redditometro, il principio di presunzione di colpevolezza del contribuente (in caso di contenzioso tributario) e il “solve et repete”.

Le due coalizioni, duole dirlo, mostrano la medesima visione della società e dello stato. E sono entrambe di centrosinistra: l’una è massimalista e catto-comunista (il cosiddetto centrosinistra); l’altra, invece, è moderata e catto-socialista, e si caratterizza per avere posizioni codine sui temi biopolitici e sull’immigrazione (il cosiddetto centrodestra). L’una e l’altra, inoltre, fanno letteralmente cagare.

Ecco, fossimo in Berlusconi, presteremmo attenzione non al nome, ma all’identità da dare al proprio partito. Perché quelli come me – quelli che vogliono una destra liberale, reaganiana e thatcheriana (e sono la stragrande maggioranza degli elettori di centrodestra) -, ne hanno piene le palle di votare da tre lustri per una pletora di cleptocrati socialisti; e alle prossime elezioni, se la musica non cambia, se ne resteranno comodi comodi a casa.

O scenderanno in piazza per fare una rivolta: liberale, democratica e pacifica, ovviamente; ma pur sempre una rivolta.

Attenti.

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15 Responses to "Come se il problema fosse il nome"

  • ~jm says:
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  • Francesco says:
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