La sinistra inizia ad istigare alla violenza

C’è una parte della sinistra che, in queste ore, sogna possa accadere in Italia qualcosa di simile a quanto sta verificandosi in Libia e a quanto è successo in Tunisia (e in Egitto). C’è una parte della sinistra che non teme nemmeno di istigare apertamente alla violenza:

Perché non ci ribelliamo? (…). Basterebbe una spallata di due giorni, come quella tunisina, una rivolta popolare disarmata ma violenta disposta a lasciare sul campo qualche morto per abbattere queste oligarchie (…). Ma in Tunisia l’età media è di 32 anni, da noi di 43. Siamo vecchi, siamo rassegnati, siamo disposti a farci tosare come pecore e comandare come asini al basto. Solo una crisi economica cupissima potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi. Perché quando arriva la fame cessa il tempo delle chiacchiere e la parola passa alla violenza. La sacrosanta violenza popolare (…)”.

A pronunciare questi deliri nazifascisti (o nazicomunisti, se preferite) è stato Massimo Fini, ieri, sul giornale simbolo del nazifascismo (o nazicomunismo) italico: Il Fatto Quotidiano.

Massimo Fini è un socialista, sia pure antiprogressista, reazionario e demaistriano: come lo era Benito Mussolini e come continuano ad esserlo coloro che si richiamano al fascismo. Ed infatti ha scritto, negli ultimi tre lustri, su numerose riviste neo o post fasciste: da Il Borghese, cui ha collaborato non a caso anche Marco Travaglio, a L’Italia Settimanale.

Non m’interessano le sue posizioni. Non m’interessa il fatto che sia un reazionario antimodernista, antiborghese, anticapitalista. Non m’interessa nemmeno sia un ammiratore del fanatismo islamista ed un maschilista. Ognuno ha diritto di esprimere le proprie idee, anche le più ignobili.

M’interessa soltanto il fatto che con il suo “pezzo”, ieri, Massimo Fini abbia istigato a commettere un reato. Il che, piaccia o meno, ricade in ciò che è vietato e punito dall’articolo 414 del codice penale:

“Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione:
1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti (…)”.

Possibile che nessun pubblico ministero lo abbia iscritto nel registro degli indagati? Possibile, soprattutto, che l’Ordine dei giornalisti, sempre pronto ad intervenire ogniqualvolta ci sia da redarguire un giornalista di centrodestra, non ne abbia censurato pubblicamente l’articolo, aprendo a suo carico un procedimento disciplinare?

Sempre in tema di deliri, poi, si segnala anche quello espresso da un prete, tale Don Giorgio De Capitani, su Facebook.

Questa gente mi fa orrore.

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46 Responses to "La sinistra inizia ad istigare alla violenza"

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