Piccolo elogio del “destro” Nanni Moretti

Qui non si parla di “Habemus Papam” perché ancora non lo si è visto.

Dite quello che vi pare, ma per me Nanni Moretti – in virtù dei suoi valori, del suo bisogno “laico” d’assoluto, del suo individualismo libertario e del suo elitismo – sta più a destra di tanti sedicenti destri. I suoi film hanno per protagonisti sempre e solo Individui. E le sue critiche non sono mai rivolte al “sistema” (alla società), ma sempre e solo a certi comportamenti e a certi tipi umani. In più, come motteggia lui i “compagni”, come ne ridicolizza i vezzi e i tic, non riesce a nessuno. La sua adesione alla sinistra è razionale, non dovuta a scelte di cuore, pancia, istinto e natura. È un destro (inconsapevole, ma pur sempre destro).

Nel suo lessico, anche cinematografico, non c’è mai spazio per il “noi”, per il gruppo, per il collettivo marxianamente inteso e divinizzato. L’unica comunità cui Moretti accetti di appartenere e cui attribuisca dignità e importanza, è quella degli “affini”. Quella degli amici e degli affetti. Quella della famiglia. Quella, insomma, scelta, voluta, ricercata con sforzo e dopo avere operato un discrimine: ché la vita non può e non deve essere un “volemose bene” a tutti i costi; un’avventura che si accetti di affrontare con il primo che ti capita a tiro, e sol perché qualcuno t‘ha detto che siamo “tutti eguali“ (una stronzata!).

C’è, nel suo essere, nella sua intima essenza, un rifiuto integrale ed un rovesciamento dei dogmi storicamente imposti dalla sinistra.

Al vertice della piramide, Moretti colloca l’Individuo. Che venera a tal punto da non avere timore di rappresentare – anche se quasi sempre si tratta di un’auto-rappresentazione – finanche con le sue (apparenti) fragilità: fatte di tic, nevrosi e psicopatologie (piccole o grandi che siano). Le quali, però, al contrario di quanto avviene nello splendido “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” di Carlo Verdone, non sono mai indice di debolezza; e perciò non inducono lo spettatore a ritenere siano sintomatiche della modestia e della finitezza di un essere umano. Al contrario.

Nei film di Moretti, il racconto delle nevrosi dei personaggi (anche se a volte è canzonatorio perché serve a demolire taluni tipi umani, e perciò assume, ma solo in casi del genere, una connotazione almeno in parte negativa), finisce per essere un elogio della diversità. Cioè della devianza (da diversus) rispetto a ciò che è imposto dalla maggioranza delle persone. Un modo per pronunciare un aristocratico, libertario e risoluto “Je m’en fous” nei confronti della “collettività”. Un modo per dire: io sono così, e mi vado più che bene; non accetto di cambiare per piacere agli altri; anche perché la maggioranza dei cosiddetti altri non mi piace affatto. È un elitista, Moretti, in ogni sua fibra. Piaccia o meno.

Anche il viaggio (e le emozioni che ne derivano) per lui non è mai – né può essere – un’esperienza di gruppo. Il viaggio (la vita) è innanzitutto individuale, o, al massimo, esperienza da condividersi con un affine (perché in grado di comprenderla e apprezzarla allo stesso modo).

Lo si vede in Caro Diario; ad esempio nel suo girovagare solitario, pensoso e contemplativo in Vespa – “Chi si sente destinato alla contemplazione e non alla fede, trova tutti i credenti troppo rumorosi e importuni: si mette al riparo da loro” (F. N.). Lui, “splendido quarantenne” che, così facendo, sottolinea un punto di vista fortemente anti-gauchista: l’Individuo non è un “meno algebrico” che solo sommandosi ad altri riesce a diventare un “più”. Niente affatto. L’Individuo è già un “più”.

Ancora.

In Moretti c’è un bisogno laico d’assoluto, una ricerca continua di valori alti e nobili – l’onore, la fedeltà e la lealtà – che, in Bianca, lo portano addirittura al gesto estremo: l’assassinio di taluni amici rei di tradimento (mi ricorda l‘Alceste di Molière).

Non vedo in lui niente, ma proprio niente, di sinistra. Nonostante abbia girato il Caimano e capeggiato i cosiddetti Girotondi.

Trovo in lui molti più elementi di affinità di quanti ne trovi in un Gasparri, in uno Stracquadanio, in un Bocchino o in un Granata.

Pertanto dite pure ciò che vi pare, ma per me resta un grande (uomo di destra).

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7 Responses to "Piccolo elogio del “destro” Nanni Moretti"

  • Paolo says:
  • camelot says:
  • vertigoz says:
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