Il crepuscolo dell’Idolo

Il sottoscritto, causa live-blogging, stanotte ha dormito poche ore ed è oltremodo stanco. Il post ne risente (siate clementi, per favore).

Un’analisi esaustiva del voto potrà farsi soltanto tra qualche giorno: quando saranno disponibili tutti i dati utili. Per intanto è possibile solo abbozzare qualche modesta considerazione.

La prima. Berlusconi ha perso, e di brutto. Ha voluto trasformare il voto di Milano (in particolare), e questa tornata elettorale amministrativa (in generale), in un referendum sulla propria persona, e i milanesi, per di più suoi concittadini, al pari di altri italiani e senza esitazione alcuna lo hanno bocciato. Non solo impedendo alla sua candidata, Letizia Moratti, di vincere al primo turno, e attribuendo alla stessa meno voti che al di lei avversario comunista (un vero e proprio smacco!); ma finanche assegnandogli meno preferenze di quante gliene avevano date nel 2006 (28.000 anziché 53.000) – e dire che lo stesso Berlusconi, qualche giorno fa, a riguardo era stato molto esplicito: “Segnate il mio nome come capolista. Se prendo meno delle 53 mila preferenze della volta scorsa, l’opposizione mi fa il funerale”.

Il cosiddetto berlusconismo, dunque, è finito? Il Cavaliere che nemmeno due anni fa riusciva nel miracolo di far eleggere il figlio del proprio commercialista, il più che sconosciuto Cappellacci, alla guida della Regione Sardegna, “asfaltando” il noto e ricco Renato Soru, è oramai soltanto un ricordo sbiadito? Silvio non “tira” più?

Così sembrerebbe, a giudicare dall’esito di queste votazioni-referendum. Gli italiani si sono stancati: di lui, dei suoi problemi giudiziari e della sua inconcludenza politica (parla parla, ma per il Paese fa poco o punto). Come direbbero a Lugano: ne hanno le palle piene.

La classe dirigente del Popolo della Libertà, se tale fosse davvero, ne dovrebbe prendere coscienza; intimandogli di fare un passo indietro. Così come dovrebbe indire un congresso, autenticamente democratico, per individuarne il successore. Temo, tuttavia, non accadrà né l‘una né l‘altra cosa. E ne pagheremo tutti le conseguenze, e per anni.

L’esito del voto, inoltre, rende plausibile lo scenario descritto in questo post: la Lega potrebbe cogliere l’occasione offertagli da Napolitano, la discussione in Parlamento sulla nomina dei nuovi sottosegretari, per defenestrare Silvio e sostituirlo con Tremonti (o Maroni). I numeri per varare un nuovo esecutivo, magari allargato all’Udc e Fli, d’altra parte, ci sono, eccome. Quindici giorni ancora e vedremo se accadrà.

Veniamo al Terzo Polo.

Se si eccettuano Napoli e Siena (e forse qualche altro caso isolato) – dove i candidati sponsorizzati da Fini, Casini e Rutelli hanno ottenuto un buon risultato -, il nuovo polo ha conseguito percentuali complessivamente modeste. E tuttavia, va tenuto presente ch’esso si è misurato, e per di più per la prima volta da quando è nato, con una consultazione elettorale amministrativa che è ben altra cosa rispetto ad un’elezione per il rinnovo delle Camere (quando s’appalesa, con un peso giammai trascurabile, anche il cosiddetto “voto d’opinione”). Questo non vuol dire, però, che la nomenclatura di Futuro e Libertà possa permettersi il lusso di sottovalutare le percentuali micragnose che il partito ha ottenuto. Contestualizzare, sì; far finta che sia andato tutto alla grande, no. E, in ogni caso, il risultato, nel bene come nel male, è solo colpa o merito di Italo Bocchino, Fabio Granata, Carmelo Briguglio e Filippo Rossi. Fini, furbamente, s’è tenuto ai margini (e ha fatto bene).

Che altro dire?

L’avanzata delle “estreme” e dei loro candidati (De Magistris, Pisapia e tutti quelli messi in campo da Beppe Grillo), così come l’arretramento del Popolo della Libertà e del Partito democratico (almeno in alcune aree metropolitane), segnalano quanto gli elettori siano insoddisfatti dell’indecisionismo politico dei due principali partiti italiani, e quanto forte sia in loro il bisogno di un “cambiamento purchessia“ (anche a costo di affidarsi ad un pazzo). In particolare, l’irrompere sulla scena del Movimento 5 Stelle – col suo coniugare istanze di estrema sinistra e di estrema destra, in tutto e per tutto eguale ai movimenti neofascisti quali le Front National -, dovrebbe allertare tutto il ceto politico democratico del Paese. Quando c’è chi agita la forca ed invoca soluzioni semplicistiche e spicce, sotto la ghigliottina, in genere, non cadono solo le teste dei presunti potenti. Ma anche le democrazie.

Questo è quanto (per ora).



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11 Responses to "Il crepuscolo dell’Idolo"

  • Carlo says:
  • camelot says:
  • Giancarlo says:
  • camelot says:
  • Edo says:
  • camelot says:
  • diggita.it says:
  • Carlo says:
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