De Magistris ai ferri corti con la propria maggioranza

È una congiura, signora mia, non può essere diversamente. Capitano tutte a lui.

Ha messo piede a Palazzo San Giacomo, e in strada sono piovute tonnellate di munnezza anche lì dove non se n’era mai vista l’ombra. Ha messo una toppa al problema, aiutato dal governo e dalle amministrazioni locali di mezza Italia, ed esce fuori un’altra grana: SeL e Federazione della Sinistra, che appoggiano la sua giunta, gli rimproverano di essere un autocrate che decide tutto da solo e senza consultare gli alleati. «Ci sentiamo un ingombro, una presenza non gradita», ripetono in coro. E non va bene. Dunque cambi rotta, entro Natale, o per lui saranno guai.

Antonio Fellico, consigliere comunale di Federazione della Sinistra:

«Siamo come all’inizio di un fidanzamento che non si sa diventerà matrimonio».

«Finora, ci siamo incontrati una volta sola. Il sindaco è troppo occupato per dialogare con noi».

«Qualche notizia di quel che accade nella giunta, di cui pur facciamo parte, siamo riusciti a saperla grazie alla pubblicazione sui giornali».

«Per ora è tutto rose e fiori. Aspettiamo le ulteriori difficoltà. Evitando critiche intempestive. Fino a Natale, però. Poi, punteremo i piedi».

Trattare così un tale genio, una persona che il mondo intero c’invidia, un individuo le cui doti sono più uniche che rare, è davvero da sconsiderati.



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