Tagliate la spesa corrente o sarà rivolta

I politici incrementano a dismisura la spesa statale – che da noi raggiunge il 51% del Pil, un livello abnorme – per comprare il consenso, il voto, di alcuni cittadini. Per fare ciò, essi ne tassano in modo a dir poco vessatorio altri: arrivando a chiedere loro, in tasse, oltre il 60% di ciò che guadagnano. Un furto. Come se non bastasse, quelli che vengono trattati come bestie da soma, schiavi, bancomat cui attingere per ottenere moneta sonante, a fronte del versamento del 60% di ciò che con fatica hanno prodotto, ricevono servizi degni di un paese del Quarto Mondo. E c’è chi parla ancora di democrazia e di stato di diritto.

Codesti tartassati, quasi sempre appartenenti al ceto medio, inoltre, sono i soggetti cui lor signori politici, di sinistra e di destra, si rivolgono ogni qualvolta hanno bisogno di danaro ulteriore per finanziare nuove compravendite di voti. Lo abbiamo visto anche di recente.

C’è da far quadrare i conti? Non si vuole aumentare l’età pensionabile per portarla al livello di qualunque altra nazione europea, perché altrimenti si scontenta i parassiti (chi vive alle spalle degli altri, soprattutto se si tratta dei figli, lo è sempre) che votano Lega Nord? Bene. Ci si rivolga a coloro che guadagnano 3.700 euro netti al mese, 90.000 euro lordi l’anno (e magari hanno moglie e due figli a carico), e gli si chieda un “contributo di solidarietà”. Tanto, abitualmente sono tenuti a pagare solo il 40 e passa percento del loro reddito. Che volete che sia un ulteriore e sostanzioso obolo? Mica sono cittadini, individui, persone dotate di diritti naturali ed inalienabili. Sono solo schiavi.

Ad un certo punto, però, questi schiavi s’incazzano e decidono di ribellarsi. Avendo due modi per farlo, uno pacifico ed uno cruento, scelgono quello non violento: visto che la classe politica non li considera cives ma unicamente distributori di moneta da usare per foraggiare qualsivoglia “campagna sociale”, essi decidono di evadere il Fisco, di venir meno ai propri doveri di contribuenti.

Sbagliano, commettono un illecito o ricorrono semplicemente alla legittima difesa?

Ciascuno di noi risponda come meglio crede. Sta di fatto che tutto ciò avviene, che la relazione funzionale (causa/effetto) è questa, e non lo si può ignorare: alcuni contribuenti non versano quanto devono allo stato perché quest’ultimo è oltremodo vorace e li deruba di buona parte dei loro averi.

Posto questo, come se ne esce?

Ci sono due modi, profondamente diversi, per rimediare alla cosa. Il primo, è quello autoritario, illiberale e prediletto dalla sinistra. E lo si può riassumere nel motto “pagare tutti, pagare meno” – con il che si fa credere al cittadino gonzo che l’elevata pressione tributaria sia dovuta all’infedeltà fiscale di taluni contribuenti, e non all’esoso e criminale peso del Leviatano e della spesa pubblica.

Codesto metodo, non riconoscendo legittimità democratica alcuna alla protesta non violenta dei cittadini posta in essere con la disobbedienza fiscale, trova concreta attuazione nell’adozione di misure volte a restringere il perimetro delle libertà individuali. Chi lo sostiene, d’altra parte, ritiene il dominus del Contratto sociale sia lo Stato, il Leviatano, l’Orrida e Fetida Creatura, non certo il Popolo (e men che meno l’Individuo); il quale può essere sottoposto, pertanto, a qualunque tipo di vessazione ed umiliazione non avendo alcun diritto naturale.

I vessilliferi del “pagare tutti, pagare meno”, dunque, sono gli ultimi eredi del Machiavelli assertore de “il fine giustifica i mezzi” – che è sempre stato anticamera di regimi illiberali e dittature; e non manifestano scrupolo alcuno nel proporre misure degne del Regime del Terrore di giacobina memoria.

Ad esempio. Essi ritengono plausibile e finanche commendevole: 1) proporre una schedatura di massa dei contribuenti, quantunque essa integri una violazione di molteplici leggi della Repubblica – è avvenuto nel 2008 con la pubblicazione online della dichiarazione dei redditi di milioni di italiani. Operazione immediatamente censurata e bloccata dal Garante della Privacy, per manifesta infrazione della legge di tutela della medesima, e che ha dato luogo ad un’inchiesta penale; 2) imporre loro modelli comportamentali e stili di vita ritenuti “virtuosi”, per correggerne l’inclinazione naturale che li induce (essi ritengono) a delinquere, assoggettandoli all’obbligo di effettuare transazioni economiche con strumenti di pagamento che lascino tracce e dunque siano controllabili (e pazienza se tutto ciò comporti un ulteriore esborso economico per i contribuenti, nonché l’instaurazione di una dittatura orwelliana); 3) calpestare norme di tutela della dignità del cittadino, quali lo Statuto dei diritti del contribuente, nonché principi inderogabili di civiltà giuridica suggellati in molteplici norme di diritto positivo, e che impediscono allo stato di applicare retroattivamente balzelli e di rimangiarsi la parola data (in ossequio al pacta sunt servanda), con proposte quali quella di tassare i cosiddetti “capitali scudati”.

In poche parole, essi considerano del tutto accettabile, socialmente e moralmente legittimo, trattare i cittadini quali schiavi ed imporre loro qualsivoglia angheria; restringere, fino a sopprimerle praticamente del tutto, le libertà fondamentali dei medesimi; comminare agli stessi misure da Stato di Polizia tributaria che, quantunque abbiano lo scopo di punirne solo alcuni, e segnatamente quelli che si macchino di violazioni di legge, finiscono per renderli tutti null’altro che detenuti in regime di carcerazione preventiva, soggetti ad una deminutio capitis permanente e alla perdita di ogni diritto e libertà; violare leggi ch’essi stessi hanno approvato, e che costituiscono il basamento sui cui poggia e si fonda la credibilità della Istituzione Stato, al fine di reprimere i comportamenti illeciti di alcuni di essi. Banditismo di stato: questo il loro metodo (criminale).

Quello che ad esso si contrappone, e che parte da presupposti liberali e democratici – e che perciò costituisce, o dovrebbe costituire, la bussola dell’azione politica dei governanti di destra -, muove da tutt’altre considerazioni: dal rispetto dei diritti naturali dell’Individuo (la salvaguardia della sua incolumità e l’intangibilità dei suoi diritti di proprietà); dal considerare la Persona quale Alfa e Omega del Contratto sociale; dal ritenere lo stato, il Leviatano, l’Orrida e Fetida Creatura quale servo del Cittadino e la cui ingerenza, nella vita del medesimo, sia perciò morale e doveroso limitare.

Siffatto punto di vista, dinanzi a fenomeni quali un’evasione fiscale generalizzata, inevitabilmente si traduce – volendo ricorrere anche in questo caso ad un motto – in questo tipo di indirizzo: “pagare meno, pagare tutti”.

In questo caso, però, ad orientare le scelte politiche è innanzitutto il realismo, ovvero la considerazione dei dati empirici (cui si aggiunge la salvaguardia dei principi morali non negoziabili ed assoluti suesposti).

Partiamo da quest’ultimi. Com’è facile appurare dalle tabelle di seguito riportate, pubblicate da Bankitalia e che si riferiscono al 2009, l’Italia, tra i principali paesi europei, è quello con la più alta pressione fiscale (e la stessa, per effetto delle due ultime finanziarie, nel 2013 raggiungerà un livello record: il 48,4%), uno di quelli in cui maggiore è il peso della spesa pubblica complessiva e l’incidenza delle prestazioni sociali, incluse quelle previdenziali ed assistenziali, sul Prodotto Interno Lordo.

Se a questi si aggiungono altri dati, il quadro è completo: nel nostro paese, negli ultimi nove anni la spesa pubblica corrente è aumentata di 220 miliardi di euro (al netto, evidentemente, dei tagli operati dai vari governi); e con la sola Finanziaria del 2010, di ben 26. Ciò nonostante, nessuno di noi ha avuto modo di vedere miglioramenti nella qualità dei servizi per cui versa tasse. I quali servizi, tra l’altro e ça va sans dire, sono i più scadenti d’Europa.

Ecco. Se la nostra pressione fiscale è, e nei prossimi anni ancor più sarà, la più alta del panorama internazionale, ciò è dovuto all’evasione fiscale o forse al fatto che il peso della spesa pubblica complessiva sul Pil è il più consistente tra i paesi europei?

Se nel nostro paese una fetta più che rilevante della popolazione evade il Fisco, ciò avviene perché ha una forte attitudine a far cose à la D’Alema, o perché la pressione fiscale è oltremodo alta in quanto deve finanziare una spesa pubblica immensa (e del valore di 800 e passa miliardi di euro)?

Ad un governante di destra, la risposta dovrebbe essere nota.

Ragion per cui, se fosse possibile, consiglieremmo ai sedicenti politici destrorsi oggi al potere di concentrarsi sui tagli alla spesa pubblica corrente, per far quadrare i conti, e non su ulteriori – rispetto a quelle già varate – misure da Stato di Polizia tributaria – il riferimento è, ovviamente, alla pubblicazione online delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti e ad altre misure nazicomuniste di eguale tenore (e per di più contrarie ai principi dello Statuto dei diritti del contribuente).

Ad esempio, sempre se fosse possibile, faremmo presente che negli ultimi 6 anni la spesa per consumi intermedi (forniture) nella Sanità è aumentata del 50% (come racconta da anni l’unico economista serio e competente esistente in Italia: Mario Baldassarri). Ben oltre quanto sarebbe stato logico attendersi per ragioni di mera rivalutazione monetaria, di indicizzazione, ovvero di recupero dell’inflazione. Come mai ciò è avvenuto? È aumentato del 50%, e in soli 6 anni, il costo delle siringhe e delle garze? O forse, e la risposta giusta è questa, è aumentato il peso della intermediazione politica, ovvero degli illeciti, degli intrallazzi, delle tangenti a causa delle quali, nelle varie Regioni italiche, si è deciso di acquistare forniture non già da chi praticasse prezzi giusti, ma da chi fosse disposto a pagar mazzette, e pazienza se questo avrebbe significato comprare siringhe, garze e protesi varie a prezzi maggiorati rispetto a quelli di mercato? (Ogni riferimento a Gianpi Tarantini, Sandro Frisullo, Alberto Tedesco ed altri esponenti dalemiani del Pd pugliese è del tutto casuale).

La spesa in tale ambito ammonta a circa 70-80 miliardi di euro. Ridurla di 10 e passa miliardi, non può che essere una passeggiata di salute (è proprio il caso di dirlo). Perché non lo si fa? Perché si prendono tangenti? Non può esservi altra spiegazione.

Ancora. Si stima che attorno alla prostituzione ci sia un “giro d’affari” di circa 8 miliardi di euro l’anno (8-9.000.000 di clienti e più di 60.000 meretrici). Domanda. Perché non si legalizza la prostituzione, s’istituisce l’albo delle “operatrici (e degli operatori) del buonumore” e si fa pagare le tasse anche alle “lucciole”? Come mai? Non va forse di moda, di questi tempi, dire “paghi chi non l’ha fatto mai”? Beh, dal secondo dopoguerra ad oggi, le prostitute – e non per colpa loro – le tasse non le hanno mai pagate. Perché non le si legalizza, allora? Per dogma di Fede? Per minchionaggine? Non può esservi altra spiegazione, visto che da questa legalizzazione l’Erario ricaverebbe un gettito strutturale assai cospicuo.

Ancora, e sempre per restare al tema – molto amato da Bersani, ultimamente – “paghi chi non l’ha mai fatto”. In Italia esistono centinaia di migliaia di insegnanti che impartiscono lezioni private a fronte delle quali ricevono pagamenti in nero. Lo sappiamo tutti. È agevole stimare che, per ogni ora di lezione, essi ricevano (come minimo) 15-20 euro; che, moltiplicati per tre ore al giorno e per cinque giorni lavorativi a settimana, fanno tra i 900 e i 1.200 euro netti al mese (tra i 10.800 e i 14.400 euro all’anno). Molti artigiani e piccoli commercianti che evadono il Fisco, lo fanno per i medesimi importi e perché, se dichiarassero ogni singolo euro guadagnato, data l’elevata pressione fiscale dovrebbero chiudere bottega. Tuttavia, al contrario dei docenti che impartiscono lezioni private in nero, essi vengono quotidianamente trattati come delinquenti e sottoposti a misure vessatorie di ogni tipo, tra cui i cosiddetti “studi di settore”. Perché mai lo stato consente che alcuni suoi dipendenti evadano il Fisco e non li tratta come tutti gli altri evasori? Perché considera alcuni, quelli che votano a sinistra, come “figli” (gli insegnanti), e gli altri, che votano a destra, come “figliastri” (i commercianti e gli artigiani)? Non è tollerabile. “Paghi chi non l’ha mai fatto” e, per di più, fino a qualche lustro or sono andava finanche in pensione a 51 anni.

Dieci miliardi certi da tagliare senza colpo ferire e, soprattutto, senza ridurre le prestazioni sanitarie; otto su cui grava una certa alea, è vero, ma di sicuro non maggiore di quella che pesa sulle misure da Stato di Polizia tributaria che il governo in carica è intenzionato ad adottare. E chissà quanti altri soldi facendo pagare le tasse agli insegnanti che mai lo hanno fatto.

Una piccola contromanovra che, però, da sola basterebbe a coprire la correzione dei conti pubblici ora all’esame dell’esecutivo.

Perché non tenerne conto? Perché si vuole una rivolta?

E l’avrete, statene certi; l’avrete. E rimpiangerete il giorno che avete deciso di prenderci per il culo.

Parola d’onore.

P.S. Se pubblicheranno online le nostre dichiarazioni dei redditi, noi pubblicheremo i loro indirizzi di casa e numeri di telefono. Occhio per occhio.



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