Dottor Monti e Mister (Tre)Monti?

La manovra che Monti ha redatto, non convince: gravida, com’è, di tasse e priva di tagli significativi alla spesa pubblica corrente, nonché di privatizzazioni e liberalizzazioni. Un boccone amaro, insomma. E la cui paternità, lor signori politici – la faccia di tolla e l’attitudine a praticar sempre lo scaricabile – provano ad attribuire, per intero, al bocconiano: se il manicaretto è tanto indigesto, prendetevela con lo chef che ne ha scelto gli ingredienti; noi non abbiamo avuto nemmeno accesso ai fornelli. Questo sostengono.

Ma sarà vero? A giudicare da certi articoli scritti – in passato – dal Professore, si direbbe proprio di no. La manovra non può che essere stata elaborata da Bersani, Casini ed Alfano.

Ma perché è così debole, oggi, l’economia italiana? (…). Rispetto ad altre economie europee, quella italiana sta pagando il prezzo di un’operazione di risanamento che è stata più pesante (perché maggiore era lo squilibrio di partenza), più concentrata nel tempo (…) e, in queste condizioni, basata più su temporanei aggravi fiscali che sul contenimento strutturale della spesa corrente (…)”.

Non sono mai stato un fautore della concertazione, ritenendo preminente – e a salvaguardare nell’interesse di tutti i cittadini – il ruolo del Parlamento e del governo rispetto a quello pur rilevante delle parti sociali (…). Concèrtino, anziché steccare, le tre parti della concertazione, ma soprattutto agiscano con rapidità governo e Parlamento (…)”.

La riduzione programmata delle imposte è necessaria, ma il suo passo sarà purtroppo reso lento, rispetto ad altri Paesi, dal carico del debito pubblico italiano. Ecco perché è ancora più importante, per l’Italia, procedere speditamente ad accrescere le flessibilità: non solo nel mercato del lavoro, ma anche nelle professioni, nel settore pubblico, nel sistema creditizio (…)”.

È cruciale la ristrutturazione del carico fiscale, nell’ambito di un peso complessivo decrescente. Occorre, in Italia come in Europa, fare posto a una minore pressione fiscale e contributiva sul lavoro e sull’impresa (…) riducendo la spesa pubblica corrente (…), ma anche aumentando l’imposizione fiscale sui prodotti energetici e sui redditi di capitale delle persone fisiche (…)” (Mario Monti, il Corriere della Sera, 10/12/1999).

E ancora.

Purtroppo, né nel programma nazionale delle riforme né nella manovra ora varata il governo affronta adeguatamente il tema della crescita, cioè di come fare aumentare il Pil dell’Italia, che da molti anni cresce parecchio meno che negli altri Paesi europei. La Commissione europea, nelle sue raccomandazioni, ha insistito molto sulle misure necessarie a questo scopo. Ma il governo, forse per non creare scontento in categorie sociali che ancora sembrano sostenere questa maggioranza, è stato particolarmente timido”.

Va nella direzione giusta la liberalizzazione degli orari dei negozi (anche se sperimentale e molto limitata) ma poco o niente viene fatto per immettere più concorrenza nel settore dei servizi in generale, nelle industrie a rete (trasporti, energia, telecomunicazioni), nelle professioni. E poco viene fatto per ridurre, subito e in misura significativa, il peso sull’economia e sulla società italiana degli esorbitanti costi del sistema politico, peraltro scarsamente “produttivo” in termini di decisioni prese tempestivamente per la crescita del Paese” (Mario Monti, il Corriere della Sera, 03/07/2011).

Ecco, a meno che il Professore non abbia cambiato opinione sull’inutilità della concertazione con le parti sociali; a meno che non abbia mutato idea sulla necessità di mettere ordine nei conti pubblici facendo ricorso, prevalentemente, al taglio della spesa corrente, anziché all’incremento della tassazione; a meno che non abbia cambiato opinione finanche sulla necessità di liberalizzare e aprire alla concorrenza ogni singolo segmento di mercato; a meno che, insomma, non abbia subito una trasformazione a tal punto radicale da aver preso le sembianze del mostro noto ai più col nome di Mister (Tre)Monti, la manovrina che ha presentato al Parlamento non può che essergli stata dettata, e quasi per intero, dai partiti.

Ed è a questi, pertanto, che dovremmo indirizzare le nostre doglianze (per non dire di peggio).



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12 Responses to "Dottor Monti e Mister (Tre)Monti?"

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