La stragrande maggioranza degli italiani chiede riforme liberali. Lo tengano a mente quelli del Pdl

I mammasantissima del Popolo della Libertà sono in piena crisi: il partito continua a perdere voti ed essi non hanno idea di come arrestare questa emorragia di consensi. In più, le incognite e gli interrogativi sul futuro sono tanti: come sopravvivere al dopo-Berlusconi? quale identità darsi? come evitare che larga parte della ciurma, vedendola affondare, abbandoni la nave anzitempo per mettersi in salvo altrove (segnatamente nell’Udc)? continuare ad appoggiare l’esecutivo tecnico o staccargli, al più presto, la spina?

Ecco. Magari se lor signori iniziassero a farsi un serio esame di coscienza; se, prima di chiedersi perché mai il partito abbia perso 2,5-3 punti percentuali da quando appoggia Monti, si interrogassero sulle ragioni che l’hanno condotto a perderne 12 nei tre anni di governo del Cav. (forse l’aver disatteso tutte le promesse elettorali? forse l’aver fatto una politica economica nient’affatto liberale e interamente di sinistra, tutta tasse e zero riforme di sistema?); se iniziassero a preoccuparsi di ciò che interessa alla maggioranza degli italiani, e non di ciò che sta a cuore alle corporazioni e a chi gode di rendite di posizione: ecco, se ripartissero da qui, forse riuscirebbero a ricostruire un rapporto di fiducia e di interlocuzione con gli elettori; e, magari, capirebbero che la via maestra da seguire, per salvare la ghirba e tornare ad essere vincenti, non è quella di riesumare la Democrazia cristiana, come vorrebbero Gianfranco Rotondi e molti altri pidiellini, ma quella che conduce a recuperare lo spirito del ’94 – quello della Rivoluzione liberale sempre annunciata e mai realizzata.

D’altra parte, i sondaggi parlano chiaro: la stragrande maggioranza degli italiani chiede riforme liberali. Osteggiarle, dunque, come il Pdl sta facendo con le liberalizzazioni decise da Monti, è semplicemente controproducente. E a sostenerlo, con un sondaggio divulgato oggi da Il Sole 24 Ore (a pagina 17), si badi bene, è finanche la sondaggista di fiducia del Cav., Alessandra Ghisleri.

Come è agevole appurare, la stragrande maggioranza degli elettori di ogni partito si dichiara a favore delle liberalizzazioni: il 56% di chi vota il Pdl; il 74% di chi parteggia per la Lega; l’88% di chi accorda la propria preferenza all’Udc; il 71% di chi sostiene il Pd e l’Idv; addirittura il 66,8% di chi vota per la sinistra estrema (Vendola e comunisti vari).

Tutto questo, sempre a detta della Ghisleri, fa sì che: «Il 75% dei cittadini del Nord dà sostegno al Governo e vuole che duri fino al 2013, al Sud la percentuale si riduce fino al 60%, mentre la media nazionale è del 65%». Per quanto riguarda la fiducia accordata a Monti, invece: «Il dato nazionale è del 56,7%, quello del Nord supera di un po’ il 60%, quello del Sud è di poco più basso del 50%. Vorrei chiarire che la fiducia riassume una serie di indicatori come la competenza, la credibilità, la capacità di riuscita e che è risalita dopo essere scivolata molto in basso subito dopo la manovra. Va detto, poi, che Monti è visto come un “buon prodotto” del Nord».

Liberalizzazioni, privatizzazioni, riforme strutturali, tagli incisivi alla spesa corrente, deregolamentazioni, riduzione della pressione fiscale: questo chiedono gli elettori di destra e di centrodestra (quelli che, nel 2008, hanno votato il Pdl).

In poche parole: meno stato e più mercato.

Da qui si deve ripartire.



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