Primarie del centrosinistra tra brogli e sconfitte di Bersani

A Bersani, ultimamente, le cose non vanno un granché bene.

Si prenda Piacenza, praticamente la sua seconda città natale. Due domeniche fa vi si sono tenute le primarie di coalizione per individuare il candidato sindaco. Ebbene, il Nostro, che sponsorizzava tale Francesco Cacciatore, vi si è recato per sostenerlo con il proprio voto.

Si dirà: beh, trattandosi dell’uomo del capo, ‘sto Cacciatore non potrà che aver vinto. E invece no: il succitato ha rimediato una sonora bastonatura ad opera del candidato appoggiato dagli ex margheritini. Per il segretario del Pd, insomma, una figura barbina.

Come se non bastasse, più di un militante ha denunciato brogli e compravendite di voti. Ecco cosa ha dichiarato il segretario cittadino del partito, Vittorio Silva:

«Qualcuno ha pagato stranieri per andare a votare, ci sono state irregolarità, con gente che fotografava la propria scheda e la cui preferenza veniva comprata con 5 euro».

Cose di inaudita gravità e sui cui ci auguriamo la Magistratura indaghi al più presto. Anche se, giova ricordare, in casa democrat, pratiche del genere non sono una novità: basti ricordare, come egregiamente fa il video di seguito riportato, quanto avvenne a Napoli, sempre in occasione di alcune primarie, non più tardi di un anno fa; e su cui sta indagando, per possibili infiltrazioni camorristiche, anche la Direzione Distrettuale Antimafia.

Ma ritorniamo alle primarie.

Ieri l’altro, a Genova, le cose sono andate maluccio per i candidati di via del Nazareno: tutti sconfitti, inclusa Marta Vincenzi, da un candidato di Sinistra Ecologia e Libertà. Parliamo di Marco Doria: comunista da sempre; docente universitario di storia economica; marchese di antico lignaggio e tra i cui avi figurano anche un cardinale e tre senatori del Regno d’Italia.

Bersani ha attribuito la sconfitta al malcontento che serpeggerebbe tra gli elettori del Pd a causa del sostegno che quest’ultimo sta fornendo al governo Monti. Una spiegazione, sia concesso dirlo, che non sta né in cielo, né in terra, né in mare. E per due semplici ragioni.

Innanzitutto, perché da quando supporta l’esecutivo tecnico, il Pd ha visto crescere i propri consensi (virtuali) in tutti i sondaggi; e come mai era avvenuto nei due anni precedenti. Segno che gli italiani gradiscono l’appoggio al governo in carica.

In secondo luogo, perché quanto si è verificato a Genova non rappresenta un unicum: i candidati democrat, infatti, hanno perso contro gli esponenti della sinistra radicale anche alle primarie di Napoli e Milano di un anno fa. Dunque va ricercata un’altra spiegazione.

Probabilmente, se gli elettori, nel capoluogo ligure come sotto la Madonnina, ad un candidato del Pd ne hanno preferito uno di Sel, è perché tra i due partiti ci sono troppo poche differenze; e tra l’originale (Sel) e la fotocopia (il Pd) è ovvio si opti per l’originale. Dà più garanzie.

Invece di inseguire Vendola, e continuare a spostare il partito a sinistra, Bersani, forse, farebbe meglio a rendere il Pd un po’ più attraente agli occhi degli elettori moderati (che, in questo momento, “militano” copiosi nelle file degli indecisi e sono alla ricerca di un approdo elettorale). È a questi che dovrebbe provare a rivolgersi, recuperando l’originario spirito del Lingotto e la cosiddetta “vocazione maggioritaria”.

D’altra parte, l’esperienza insegna (o dovrebbe farlo): il Pd, da quando esiste, è riuscito a raccogliere il massimo dei consensi proprio quando è apparso non troppo sbilanciato a sinistra (alle Politiche del 2008).

Inoltre, gli italiani, anche quelli che guardano con favore al Pd, sanno bene che è finita l’epoca del social-comunismo e del keynesismo; e che i problemi economici del nostro Paese, a cominciare dall’immenso debito pubblico e dall’asfissiante pressione fiscale, nulla hanno a che vedere con la crisi economica internazionale, essendo anteriori ad essa ed originando, per di più, proprio da quelle opzioni politiche. Chiedono una sostanziale rupture. E lo fanno, ripeto, anche gli elettori del Pd. I quali, come emerge ad esempio da questo sondaggio riservato commissionato a SWG dal Nazareno, sono finanche a favore dell’abolizione dell’articolo 18.

Se vuole ritornare a vincere, dunque, Bersani guardi avanti.

Non al secolo passato e alle sue ideologie mortifere.



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9 Responses to "Primarie del centrosinistra tra brogli e sconfitte di Bersani"

  • salferraro says:
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  • Luca says:
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  • salferraro says:
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