Società partecipate dai Comuni: al centrosud sono in rosso, complessivamente, per più di 85 milioni di euro

L’Anci, l’associazione dei Comuni italiani presieduta dal pidino Graziano Delrio, in collaborazione con Infocamere, ha realizzato un interessante studio, di natura contabile, sulle aziende tra i cui soci, alla data del 31 dicembre 2010, figurava almeno un Comune. L’analisi ha portato ad individuare 4.206 società partecipate. Dalle quali, ai fini dell’indagine, sono state escluse quelle ch’erano in liquidazione, o che nei tre anni precedenti non avevano presentato un bilancio, e quelle quotate (per facilitare il confronto tra i dati). Alla fine l’attenzione si è concentrata su 3.181 aziende.

Ebbene, diversi sono i dati interessanti che emergono da questa indagine.

Innanzitutto, la Regione che presenta il più alto numero di società partecipate è la Lombardia: che ne vanta 597. Seguita dalla Toscana, con 330; dal Piemonte, con 320; dall’Emilia-Romagna, che ne ha 304; dal Veneto, che ne vanta 275; e dal Trentino-Alto Adige, che ne ha 231. Questo al centro-Nord.

Nel Mezzogiorno, invece, è la Campania, con 237 società partecipate, a detenere il record. Seguita dalla Sicilia, che ne ha 163; dalla Puglia, che ne vanta 156, e dalla Calabria, che ne ha 101.

Nel centro-Italia, la parte del leone è giocata dalle Marche, con 186 società partecipate. Cui seguono l’Abruzzo, con 147, e il Lazio, con 141.

Il secondo dato interessante riguarda il numero di aziende operanti nel settore dei Servizi pubblici locali: 1.470. Di cui 368 attive nel trasporto pubblico; 268 nel ciclo integrato dell’acqua; 329 nell’energia; 296 nel comparto rifiuti; e 210 impegnate nei Servizi sociali e assistenziali.

Sempre in tale ambito, si può rilevare (anche dalla tabella ingrandita) come ad avere i conti in rosso siano soprattutto le società partecipate che operano nel settore denominato “Servizi pubblici locali – Altri servizi pubblici”. Le quali registrano, sia pur considerate nel loro insieme e non singolarmente, un risultato di esercizio netto complessivo negativo e pari a -60.825.087 euro. Negativa è anche la performance, valutata sempre in modo aggregato, delle partecipate attive nei Servizi sociali e assistenziali: -22.969.883 euro.

L’aspetto sicuramente più interessante dell’intero studio (che per molti versi è lacunoso), poi, è quello relativo all’utile, la perdita e il risultato netto d’esercizio di queste aziende (sempre considerate nel loro insieme).

Ebbene, l’utile complessivo delle società in utile, come si può appurare dalla tabella, alla data cui fa riferimento l’indagine, è pari a 824.662.289 euro. La perdita complessiva delle società in perdita ammonta a -581.216.033 euro. Il risultato di esercizio netto complessivo, invece, è pari a 243.446.256 euro.

In relazione a quest’ultimo dato aggregato, poi, si deve rilevare come a riportare una performance negativa, e ad avere i conti in rosso, siano tutte le società partecipate dai Comuni delle Regioni del centro-Sud (e delle Isole).

A cominciare dal Lazio, che registra un -122.028.568. Per poi passare alla Puglia, con un rosso di -24.496.672 euro; alla Campania, con un disavanzo di -17.555.46 euro; alla Sardegna, con un -12.528.527 euro; all’Abruzzo, con un passivo di -10.384.279 euro; alla Calabria, con un rosso di -5.212.372 euro; e per finire col Molise, che registra un -3.032.772 (per un totale di 85.412.904 euro).

Ecco, quest’ultimi dati consentono di affermare, obbiettivamente e senza tema di smentita, che nel Meridione d’Italia (soprattutto), e come tante volte qui sottolineato, le municipalizzate non facciano altro che produrre perdite; essendo utilizzate dai politici locali, quasi esclusivamente, per assumere amici, parenti, amanti e clientes.

La cosa che ci si augura è che parecchi connazionali, alla luce di questa indagine e sempreché i mainstream media ne vengano a conoscenza e vi dedichino un minimo di attenzione, inizino a convincersi del fatto che privatizzare le municipalizzate, almeno in parte, sarebbe oggettivamente una buona cosa.

Innanzitutto per il portafogli.

Aggiornamento delle 18.33.

Nemmeno a farlo apposta, l’Ocse ci ha appena rivolto un invito a privatizzarespecialmente nei settori dei media televisivi, dei trasporti, dell’energia e dei servizi locali».



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