Maledetto capitalismo! Per la prima volta, il numero dei poveri è in calo ovunque

È che agli anti-capitalisti – comunisti, fascisti e fondamentalisti cattolici – non gliene va mai bene una, signora mia.

Costoro, infatti, speravano che la crisi economica – nata, occorre sempre ricordarlo, da un eccesso di indebitamento privato causato, a sua volta, da una politica monetaria troppo, e troppo a lungo, espansiva – potesse essere un argomento valido per convincere l’opinione pubblica mondiale ad accettare politiche autoritarie ed illiberali, atte ad affossare il sistema libero-scambista loro tanto inviso. Lo sognavano. Finanche ad occhi aperti.

E per fare proseliti, e a mo’ d’esempio, lor signori citavano la crescente povertà che andava registrandosi in ogni dove, a loro dire, e soprattutto ove la crisi era esplosa.

E invece cosa si scopre? Si scopre, grazie a The Economist, che, nonostante la stagnazione globale, il sistema capitalistico, soprattutto per effetto della tanto vituperata globalizzazione, funziona ancora assai bene e, per di più, aiuta proprio i più poveri (la traduzione è di Giordano Masini):

«Gli ultimi quattro anni hanno visto la peggiore crisi economica dal 1930 e i più significativi aumenti dei prezzi alimentari dal 1970. Questo deve avere sicuramente gonfiato le fila dei poveri.

Sbagliato. Le migliori stime per la povertà nel mondo provengono dal Development Research Group della Banca Mondiale, che ha appena aggiornato dal 2005 i suoi dati su coloro che vivono in povertà assoluta (non si faccia confusione con la misura relativa comunemente usata nei paesi ricchi). Le nuove stime mostrano che nel 2008, il primo anno della crisi finanziaria e alimentare, sia il numero che la percentuale della popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno (a prezzi 2005, la soglia di povertà più comunemente accettata) si contraevano in ogni parte del pianeta. Questo è stato il primo esempio di declino della povertà su tutta la linea da quando la banca ha iniziato la raccolta dei dati nel 1981 (vedi tabella)».

Qualcuno lo racconti a Fassina e Vendola, mi raccomando.

P.S. In alcuni casi i miglioramenti, a quanto riferisce The Economist, sono dovuti anche a politiche keynesiane (per ragioni di onestà, occorre dirlo). Ma tra le aree in cui si registra una riduzione della “povertà assoluta”, e dal 2000, ci sono anche quelle dell’Europa dell’Est, cioè dei Peco. Ovvero i paesi ex comunisti oggi governati, quasi tutti, da partiti che realizzano politiche liberiste. È il caso della Polonia, ad esempio.



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